ALICIA GIMNEZ-BARTLETT.
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VITA SENTIMENTALE DI UN CAMIONISTA.
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Titolo originale: Vida sentimental de un camionero. 1993.
Traduzione di: Maria Nicola.
2004. Sellerio Editore, Palermo.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Presentazione.
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La gente non si muove mai, rimane sempre nello stesso posto, appiccicata a quel che vede dalle finestre di casa, tante volte il muro del vicino, un palo della luce. Lui non ce la faceva. Come camionista lavorava di pi, ma ogni giorno vedeva una citt diversa. Poteva godersi il piacere di correre sul camion mentre gli altri dormivano nei loro buchi, piantati l come alberi in fila. Il ritratto di un uomo ossessionato dal cambiamento, che non riesce a concepire la vita se non come un passare continuo e ricorrente, un fuggire e un tornare, accanto a corpi immobili: corpi di case, di citt, di alberi.
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O corpi di donne: fisicamente immobili, se sono le compagne a pagamento occasionali pescate in un motel; psicologicamente immobili, se sono la moglie e lamante fissa, che diventano insopportabili non appena manifestano un moto autonomo del sentimento. Ma tutto invece si muove intorno a lui, tutti i corpi resistono al suo dominio. Questuomo incontra se stesso in unaltra donna: ho limpressione che  lei che si sta scopando me. Ed  la catastrofe del suo piccolo cosmo esistenziale. .
Ci che colpisce di Alicia Gimnez-Bartlett  lestro puro di scrittore, che riesce a piegare al servizio completo della
propria immaginazione la penna, il sentimento, ogni personale inclinazione, identificandosi in modo mimetico nella personalit di un personaggio diverso; cos in questo romanzo in cui il protagonista  un maschio egocentrico e dongiovanni atteso da una frenetica solitudine. Pubblicato nel 1993 per una collana di impostazione femminista, non contiene in s in effetti alcun intento esplicito di rivendicazione e di edificazione, n di speranza. Questo  scrive lautrice   un romanzo che parla di solitudine e di sentimenti, di passato e di futuro. Allinterno della mia produzione  fra quelli a cui
guardo con maggiore affetto.
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L'AUTRICE.
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Alicia Gimnez Bartlett  una scrittrice spagnola, conosciuta principalmente per i suoi romanzi polizieschi che hanno per protagonista l'ispettrice di polizia Petra Delicado.
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Alicia Gimnez Bartlett nasce nel comune spagnolo di Almansa (Albacete) il 10 giugno 1951, vive la sua giovinezza a Tortosa e dal 1975 si trasferisce a Barcellona. Studia Filologia spagnola presso l'Universit di Valencia e successivamente si laurea in Letteratura Spagnola all'Universit di Barcellona con una tesi sullo scrittore spagnolo Gonzalo Torrente Ballester, di cui pubblicher un saggio nel 1981.
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Inizia la sua carriera all'interno di un ambiente privilegiato, quello della capitale catalana di Barcellona che diede casa ai grandi autori del "boom latinoamericano". Lavora con la nota agente letteraria Carmen Balcells, e nel 1984 pubblica il suo primo romanzo, Exit (Seix Barral). Nel corso degli anni novanta, dopo la lettura di: Quel che rimane, della scrittrice statunitense Patricia Cornwell, compie il suo esordio nel campo dei romanzi polizieschi dando vita al personaggio che si riveler in seguito la chiave per la sua fama di scrittrice di gialli: l'ispettrice di polizia Petra Delicado, protagonista di ben dieci romanzi polizieschi.
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La serie, iniziata con Riti di morte (1996), avr molto successo anche al di fuori della penisola iberica, compresa l'Italia, e le far guadagnare numerosi premi, tra cui il Raymond Chandler nel 2008. Dopo la pubblicazione del primo romanzo di Petra Delicado, Alicia si occupa principalmente della redazione della serie, che sar adattata per la televisione, ma pubblica anche altri romanzi, alcuni saggi e numerosi racconti in collaborazione con autori stranieri.
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Con il romanzo Una stanza tutta per gli altri (1997) mette sono attacco, a partire dall'esame della vita privata e delle relazioni sociali intrattenute, ad esempio con la servit, la figura della scrittrice Virginia Woolf, icona del movimento femminista, notoriamente apprezzata per la sua immagine pubblica rivoluzionaria. Con questo scritto ottiene il premio Femenino Lumen (1997), il suo primo riconoscimento a livello letterario.
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Nel 2011 riceve il Premio Nadal per Dove nessuno ti trover (Donde nadie te encuentre), un romanzo storico sulla vita della rivoluzionaria anti-franchista Teresa Pla Meseguer, alias La Pastora, nascosta nei boschi di Tortosa, presumibilmente violentata nel 1949 dalla Guardia Civil. Gli onori di casa (Nadie quiere saber), pubblicato nel 2013, chiude le avventure investigative della detective spagnola. Alicia sceglie tematiche molto forti per le sue opere e questo perch dimostra di avere a cuore le questioni riguardanti le discriminazioni legate alla sessualit e/o al genere, i pregiudizi sociali che sono causa di emarginazione sociale e non permettono di vivere una vita secondo le proprie scelte.
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Un giorno, mentre prendevo il caff in un bar lungo una strada nazionale, vidi la cameriera
sorridere in direzione della porta. Luomo che stava entrando era il conducente di un enorme camion
parcheggiato l fuori. Era giovane, di aspetto pi che discreto, sorridente. Quando arriv al bancone
salut tutti e fu ricambiato con un calore che denotava confidenza e cordialit. Era evidente che tutto il
personale lo conosceva. Non solo gli fecero domande riguardanti il viaggio, ma chiesero notizie della
sua famiglia e della sua salute. La cosa mi sorprese e mi fece riflettere: quelluomo viveva sulla strada
e sulla strada trovava amici, compagnia, forse anche amore. I miei neuroni narrativi entrarono in
funzione. La vita di una persona che non ha vicini n colleghi, n orari prefissati, che non si siede ogni
sera sulla sua poltrona preferita, deve essere interessante, pensai.
Il primo passo fu parlare con un mio conoscente che per ragioni di lavoro aveva a che fare con
dei camionisti. Lo pregai di sceglierne almeno cinque a caso e di chiedere loro se fossero disposti a
farsi intervistare da me. Nel giro di qualche giorno potei fissare cinque appuntamenti dai quali ero
decisa a ricavare il massimo. Parlando con loro trovai conferma alle mie supposizioni: quegli uomini
non avevano, come gli altri, un ambiente definito, la strada offriva loro un mondo di rapporti
amichevoli, amorosi, lavorativi ed estemporanei. Tutti si avvalevano dei servigi offerti dalle prostitute,
anche se a volte solo per parlare. Tutti erano veri uomini e andavano orgogliosi di un mestiere che
li liberava dalle piccole miserie quotidiane delloperaio ancorato a una fabbrica o dellimpiegato
perennemente costretto alla scrivania. Non uno di loro mi permise di pagare la mia consumazione nel
bar dove ci eravamo incontrati, e nessuno si lasci sfuggire loccasione di sfoderare con me le sue
armi seduttive. L cera materiale umano in abbondanza per un romanzo, altro che.
Cominciai a lavorare e presto giunsi alla conclusione che quei cavalieri del volante
incarnavano un modello maschile che la societ aveva porto loro su un piatto dargento. Che rapporti
potevano avere con le donne? Ah, la cosa non era affatto semplice! Perch quella stessa societ che
consentiva loro di comportarsi come dei piccoli re, ora stava subendo cambiamenti sostanziali in
campo femminile. Le mogli dei camionisti, le loro fidanzate, perfino le ragazze che incontravano a
pagamento, non vivevano pi come prima. Avevano trovato un mucchio di fonti di informazione che
aprivano nuovi orizzonti: le riviste femminili dicevano loro che tipo di orgasmo dovevano aspettarsi, la
psicologa della scuola dei figli dialogava con loro e forniva consigli, i film che vedevano in televisione
non presentavano pi la donna soltanto come oggetto... Cambiamenti, cambiamenti, cambiamenti, e
sempre in direzione della libert e dellautoaffermazione.
Il conflitto era servito: uomini che ripetono sempre lo stesso clich e donne in rapida
evoluzione. Prima conseguenza: la terra su cui finora avevano camminato i maschi, col passo sicuro
dei padroni, improvvisamente cominciava a muoversi sotto i loro piedi. Il problema mi affascin e volli
che a incarnarlo fosse un protagonista maschile chiamato Rafael. Di donne intorno a lui ne inventai
tante e feci in modo che non fossero personaggi tipo, ma creature toccate dallala della realt.
Vi assicuro che scrivendo questo libro mi divertii, scoprendo via via, mentre lavoravo, cose alle
quali prima di allora non avevo mai pensato. Ma un punto mi preoccupava: non intendevo fare del
revanchismo nei confronti del sesso maschile. No, questa non  una storia di donne buone e uomini
cattivi.  una storia in cui tento di avvicinarmi a degli esseri umani, tutti imperfetti e tutti solitari, tutti
animati dal desiderio di contare qualcosa nel mondo. Ed  anche una storia sociale, nella quale
appare la gente che fa i mestieri pi duri.  gente che combatte ogni giorno per costruirsi unidentit,
accorgendosi sempre pi spesso di essere costretta entro ruoli fatti apposta per imporre il silenzio e
lacquiescenza.
Insomma, questo  un romanzo che parla di solitudine e di sentimenti, di passato e di futuro.
Non lo rinnego, anzi, allinterno della mia produzione  fra quelli a cui guardo con maggiore affetto. A
volte mi pare che assomigli a un film di Ken Loach. Non lo so, giudicate voi.
ALICIA GIMNEZ-BARTLETT
Vinaroz, luglio 2010
1
Alla radio ripetevano instancabilmente le canzoni di un tempo. Boleri e ballate che avevano
fatto sospirare tutta una generazione, rabbrividire padri e madri, giovani, allora. Molti avrebbero
rifiutato di mettersi per strada in una notte come quella. Faceva freddo e non cera tempo per dormire,
il carico era urgente. Molti si tiravano indietro davanti al lavoro duro. Doveva far controllare il
riscaldamento, non funzionava bene. Cambi stazione. Un fascio di luce lo abbagli. Le auto che si
avventuravano in una notte come quella avanzavano timorose, tardavano ad abbassare i fari, andavano
piano. Sent il segnale orario, le cinque del mattino. Cera un programma di jazz, gli strumenti
sembravano andare ciascuno per conto suo, ma linsieme suonava compatto e vivace. Il ritmo della
musica si fece pi lento. Sent la voce di una donna che cantava in inglese, trascinando le sillabe come
se trascinasse se stessa. Si pensano tante cose quando si  inchiodati per ore a un sedile, il volante fra le
mani e i piedi sui pedali. Si pensa tanto quanto i guardiani dei fari o i pastori con le greggi nei pascoli.
Le inflessioni erano dolci, sensuali. Si pu spogliare una donna solo sentendone la voce. Si comincia
dalle gambe, le cosce. Al volante i pensieri sono veloci, non si fermano, scorrono ai lati come il
paesaggio, uno dopo laltro. La cantante lanciava un lamento, ripeteva un nome insistendo nel
pronunciarlo. Era buio pesto, lumidit divorava i contorni delle cose, i fari proiettavano un alone
opaco. Anche se le condizioni erano pessime, si proponeva di arrivare in tempo. Ce laveva fatta altre
volte, non aveva mai mancato una consegna urgente. Nei paesi che attraversava la gente dormiva
ancora, non si sarebbero svegliati prima di un paio dore. Allora sarebbero corsi nelle officine o nelle
fabbriche, per rimanerci a lavorare fino a sera. Poi, sarebbero tornati a casa, avrebbero guardato la
televisione, si sarebbero di nuovo messi a letto con le loro mogli. La gente non si muove mai, rimane
sempre nello stesso posto, appiccicata a quel che vede dalle finestre di casa, tante volte il muro del
vicino, un palo della luce. Lui non ce la faceva. Gli era sembrata una cosa normale, allinizio, un lavoro
fisso e alzarsi presto tutte le mattine. Ma non cera riuscito. Si accese una sigaretta. Forse come
camionista lavorava di pi, doveva reggere pi ore senza riposo, ma ogni giorno vedeva una citt
diversa, stava sveglio di notte. Poteva godersi il piacere di correre sul camion mentre gli altri
dormivano nei loro buchi, piantati l come alberi in fila senza protestare. Il brutto erano i pensieri,
lunghe ore per pensare, aveva tutto il tempo che voleva per pensare. Certe volte le immagini del
passato gli si ficcavano nella testa, battute e ribattute come chiodi. Allora doveva dominarle,
allontanarle.
Albeggiava, la luce cominciava a estendersi come una nube bassa, galleggiava sulla strada, tinta
di grigio. Cerano poche auto a quellora, qualche camion. Sent freddo. Forse Los Amigos era gi
aperto. Aveva tutto il tempo per prendere un caff, mangiare qualcosa. Era stata una lunga notte e
laveva trascorsa senza sonno, nessun bisogno di buttar gi anfetamine o di fermarsi a dormire. Non
sempre era cos, la strada ipnotizza, ti fa addormentare come un incantatore di serpenti,  unossessione
accertarsi ogni momento se si  davvero svegli o se si sta crollando. Era una cosa di cui aveva sofferto
spesso, della fascinazione del sonno.
Vide da lontano la grande sala illuminata di Los Amigos, le insegne al neon a forma di
prosciutto. Gli pareva di poter gi sentire il profumo delle salsicce alla griglia. Mise la freccia e diresse
il camion verso la grande spianata davanti al bar. I clienti non erano molti, unautocisterna di San
Sebastin, unauto targata Madrid. Rosa, la padrona, lo salut sorridendo. Loquace e ben sveglia, a
quellora doveva aver gi finito di arrostire i peperoni, di friggere le tortillas di patate. Anche lui
sorrise, quando entr, saltellando per il freddo, strofinandosi le mani, soffiandosi sulla punta delle dita.
Due sole persone mangiavano a due tavoli diversi. Rosa lo conosceva da tempo, scherzava con lui ogni
volta che lo vedeva, lo consigliava sui piatti del giorno, se le polpette erano venute saporite o il coniglio
tenero, glielo diceva. Non volle niente di complicato, due uova al tegamino potevano bastare. Non
digeriva facilmente cose troppo pesanti la mattina. La birra fresca lo rianim. Ruppe i tuorli con la
forchetta e il piatto si copr di un giallo denso. Mangi con piacere, facendo crocchiare il pane in bocca.
Mai, nemmeno quandera pi giovane, si era sentito meglio. Fra qualche mese avrebbe compiuto
trentacinque anni. Adesso era sicuro, solido. La giovent non era stata un periodo doro per lui. Si era
sposato a ventidue anni, con Mercedes gi incinta. Erano cose che capitavano. A quei tempi lavorava
come apprendista in un garage, ma poi aveva mollato. Tirava avanti a stento, i soldi non bastavano mai
per mantenere sua moglie e Silvia, la prima bambina. Lasciare quel lavoro non gli era dispiaciuto,
detestava passare ore e ore sdraiato sotto una macchina, ricevere ordini, fare commissioni. Aveva
trovato un posto come caricatore di camion. Lavorava otto ore al giorno al deposito di una ditta di
trasporti, spostando grandi casse e macchinari industriali avvolti in imballaggi complicati. Quando la
giornata finiva aveva la schiena a pezzi, i muscoli contratti. Di notte la bambina piangeva, e non era
facile riposare. Guardava il soffitto, insonne, e si chiedeva se davvero quella fosse la vita che voleva
fare. Cominciava ad affacciarglisi alla mente il pensiero che sposarsi cos giovane fosse stato un errore.
Si domandava fino a quando avrebbe potuto reggere a una routine senza prospettive di cambiamento.
La mattina, in ditta, incontrava i camionisti che andavano a prendere i camion per mettersi in viaggio.
Aspettavano che fossero carichi, non davano mai una mano, non li si vedeva mai sudare. Mentre
trasportava casse di qua e di l, li sentiva ridere fra loro. Fumavano sigarette americane, parlavano di
ristoranti dove si mangiava bene, dove si beveva del buon vino. Poi salivano in cabina, accendevano il
motore e si perdevano oltre il portone, verso le strade. Cap che quello era esattamente quel che voleva
fare. Si propose di prendere la patente, e ci riusc in poco tempo. Ci volle un anno prima che la ditta lo
assumesse come camionista. Ma alla fine sal su un camion. La prima volta che mise le mani su un
volante, gli parve che bruciasse, le ritrasse stupito, sorrise a se stesso. Il camion. Gliene diedero uno
fisso solo sei mesi dopo. Avevano paura che non lo trattasse bene, che lo rigasse, che fondesse il
motore. Ma non ebbe mai nessun problema. Si sent subito in intimit con quel mostro dalle grandi
ruote. Era un vecchio catenaccio, ma lui lo dominava, sapeva come tirarne fuori il meglio quando era il
caso di correre. Le consegne erano sempre puntuali. Sapeva lavorare, il lavoro non lo spaventava, e
cos finirono per affidargli un camion nuovo, dieci tonnellate, triplo asse, un Mercedes 480 cavalli, un
mastodonte leggero come una piuma. Per otto anni aveva fatto con lui tutte le strade, tutte le autostrade.
Conosceva ciascuno dei suoi pezzi meglio del suo stesso corpo. Conosceva ogni rumore: il cambio, i
freni, gli erano entrati nellorecchio fino a far parte della sua mente, come uneco.
Rosa gli mise davanti un pezzo di torta. Ripul il banco con uno straccio. Al mattino presto
andava sempre peggio. Sembrava che i clienti preferissero buttare gi un panino piuttosto che sedersi a
tavola e godersi un pasto cucinato come si deve. Per fortuna allora di pranzo cera sempre un gran
passaggio. A volte suo marito doveva sistemare diversi tavoli in pi, con una lunga panca. Cos per ci
si stancava, cera tensione, non ci si poteva fermare un attimo a chiacchierare con i clienti n servirli
come si deve. Si trattava soltanto di riempire i piatti e via, portarli subito ai tavoli perch non si
raffreddassero. Gli prepar un caff con gesti precisi, aggiunse un goccio di latte.
 Io i miei clienti li tratto tutti bene, ma questo non vuol dire che non abbia delle preferenze.
 E io sono fra i preferiti.
La donna rise forte, le mani nel grembiule. Gli orecchini oscillarono di qua e di l. Mise la tazza
fumante davanti a Rafael. Lui ci butt dentro la zolletta di zucchero, gir il cucchiaino, cerc le
sigarette. Era ormai giorno fatto. Sui vetri verso la strada erano dipinte delle salsicce, in marrone, una
gran cozza aperta, una paella gialla che sembrava un disco volante. Accanto alla porta cera un
espositore di cassette. I camionisti compravano musica. Canzoni romantiche, per lo pi, ballate
damore per uomini silenziosi. Rafael si avvicin a dare unocchiata. La padrona rimase a guardarlo
facendo finta di niente. Ancora giovane, un belluomo, mai in tuta o in pantaloni corti, la camicia
sempre impeccabile, il giubbotto di pelle. Se fosse stata sua moglie non si sarebbe sentita tranquilla a
saperlo sempre in giro per le strade, mangiare ogni giorno da mani diverse, dormire negli alberghi,
dove poteva incontrare chiss quante donne, senza una casa, solitario. Tutti i camionisti erano solitari,
gente strana, ore e ore sul camion, senzaltra compagnia che la radio. Certe sere ne vedeva tre o quattro
che si incontravano per caso nel suo locale, prendevano il caff, parlavano di carichi, strade, fatti
curiosi a cui avevano assistito, incidenti. Rafael prese un nastro, lo osserv da vicino, lesse i titoli delle
canzoni. Cuando t me miras. La conosceva molto bene. Aveva sentito molte volte la voce della
cantante, umida e calda, come se uscisse dal bagno avvolta in un asciugamano. Siento algo muy
profundo que no puedo evitar. Sapeva molto bene comera quando le donne non potevano pi
evitarlo, quando si lasciavano prendere da quel solletico nel centro del corpo da cui  difficile tornare
indietro.
 Mi dica quanto le devo, signora Rosa. Prendo anche il nastro.
Le donne si assomigliavano tutte, ma cera qualcosa in ciascuna che la rendeva speciale e
diversa. Gli piaceva riuscire a scoprire in cosa consistesse quella differenza. Ti trattavano sempre
sdegnosamente, allinizio; bisognava imparare a essere pazienti. Ma presto si accorgevano se uno non
raccontava balle. Prima che le cose si complicassero lui raccontava sempre tutta la storia, che era
sposato, che aveva due figlie. Erano colpite dalla sua sincerit, e cambiavano atteggiamento. Poco dopo
erano loro a chiedergli di mentire. Ma lui non laveva mai fatto, non gli diceva mai che le amava,
nemmeno nei momenti in cui si perde la testa e si pu dire qualunque cosa. Nemmeno allora. Le donne
avevano finito per riempire molto tempo della sua vita, interi fine settimana. Allinizio Mercedes
protestava, credeva che star sempre sola a casa non fosse quel che aveva desiderato. Ma lui accettava
lavori extra, carichi urgenti, spedizioni che non potevano star ferme neppure la domenica. Guadagnava
bene; erano riusciti a comprare un grande appartamento che a sua moglie piaceva, in un quartiere pieno
di coppie giovani. Poi lavevano riempito di mobili ed elettrodomestici. Era nata Raquel. Sembrava che
Mercedes si fosse abituata a vederlo poco.  facile prendere labitudine alla vita comoda, ma per
potersela permettere ci vogliono soldi. Mandavano le bambine a una buona scuola privata.
Salut la padrona e usc dal bar. Gli era rimasto in bocca il gusto del caff caldo. Sal in cabina,
si tolse il giubbotto, mise il nastro. La voce di una donna pu fare impazzire un uomo. Sapeva di
colleghi che avevano dovuto fermare il camion e precipitarsi in un bordello dopo aver sentito una di
quelle canzoni. Era come sbronzarsi. Allinizio si sente solo la musica, poi la voce sembra una cosa
vicina e la donna non  pi una cantante, diventa una presenza concreta, come se fosse l in cabina, con
te, a sussurrarti delle cose allorecchio.
Torn a immettersi nel traffico, che era cresciuto. Alla fine i conigli erano usciti dalle loro tane,
tutti insieme, rispondendo al richiamo che li faceva saltar gi dal letto e rientrare nella vita. Certe mogli
sarebbero rimaste ancora un po fra le lenzuola, avrebbero salutato i mariti con frasi insonnolite, poi si
sarebbero alzate e si sarebbero guardate nude nello specchio, per controllare se erano ingrassate. Non
gli spiaceva lavorare tanto. Allinizio gli era mancata un po la casa, ma in fondo nemmeno l era molto
piacevole stare. Le bambine rompevano le scatole e Mercedes diventava sempre pi esigente. I fine
settimana gli sembravano lunghissimi. Lei aveva cominciato a rinfacciargli delle cose, che non si
interessava ai problemi della famiglia, che non si assumeva nessuna responsabilit. Ma  sempre cos
quando i soldi non sono pi una novit e sembra che tutto sia sempre stato a portata di mano. Presto si
era abituato a concatenare un viaggio con laltro, a rimanere in strada anche nei giorni di festa. Gli
piaceva, si sentiva libero, poteva fermarsi dove gli pareva, vedere gente sempre diversa, non gli toccava
sentire recriminazioni, n gli strilli delle bambine.
La cassetta era finita. Non laveva ascoltata veramente. Meglio cos, tener lontano il desiderio.
Un camionista passa troppe ore a pensare, non  facile. Cera chi cercava di non avere mai la mente
sgombra, si attaccavano alla ricetrasmittente, ascoltavano la radio, si davano appuntamenti coi colleghi
per prendere il caff. Pezzi duomo come torri, gente con anni di esperienza sulle spalle, che non
riuscivano a stare con se stessi nemmeno un istante. I camionisti, con tutta la loro aria da duri, erano dei
paurosi, e dei fanfaroni. Lui non si era mai vantato in pubblico delle sue conquiste, nemmeno quando
gli altri arrivavano al punto pi interessante del racconto e scendevano nei particolari. Gli sembrava che
ci fosse qualcosa di vigliacco nel farlo, come accendere le luci per paura del buio. Non ce nera
bisogno, anche se stava zitto, tutti sapevano che andava a letto con un mucchio di donne. Star zitti 
meglio, non raccontare niente ai colleghi, non dire mai ti amo. Ma, chiss come, le donne finivano
sempre per innamorarsi. Lunica maniera per fare in modo che non succedesse era cercare sempre
storie brevi, interromperle subito. Fatalmente, questo rovinava tutto il piacere. Era bello fare le cose per
bene, chiacchierare, andare al ristorante, bere un buon whisky, ripetere lappuntamento e incontrarsi la
settimana dopo. Quelle erano le fidanzate, molto diverse dalle ragazze con cui si passa una notte e via.
Di l nascevano complicazioni, ma ne aveva tratto delle soddisfazioni, molte volte. Un camion gli
chiese strada con potenti colpi di clacson, guard nello specchietto e riconobbe Hctor Lpez, che lo
super senza smettere di strombazzare. Lo vide sbracciarsi, salutare a grandi gesti, sorrise e alz una
mano anche lui. Hctor era un veterano, trentanni sui camion. Si incontravano spesso, prendevano una
birra insieme. Rafael ascoltava paziente le sue storie sindacali, lui era della vecchia scuola. Trentanni
al volante, e non aveva fatto altro che mangiare in pensionacce schifose pur di risparmiare, e andare a
riunioni barbose da dove non veniva fuori mai niente di chiaro. Premette anche lui il clacson, un
automobilista che li stava superando lo guard sconcertato. Cera gente che non sapeva vivere, si
accontentava di qualunque cosa. Lui no. Ogni volta sapeva quale marca di cognac gli andava di bere,
protestava col cameriere se la bistecca era troppo cotta. Anche a casa voleva sempre il meglio, per
questo le sue bambine andavano in una scuola dove si insegnavano linglese e linformatica.
Pens ad Adela. Stava diventando un problema. Ormai era troppo tempo che stava con lei, un
record fra le fidanzate. Ma per lui i problemi non erano mai unossessione, gli bastava montare in
cabina. Pochi conflitti resistevano alla vista dellasfalto che spariva sotto il muso del camion, le linee
bianche inghiottite come aria. Adela aveva fatto cose incredibili negli ultimi tempi, gli aveva scritto
una lettera che solo per miracolo non era finita nelle mani di Mercedes. Le sue proteste erano
fastidiose, ma non era ancora pronto a lasciarla definitivamente, a smettere di toccare quelle tettine, a
non sentire pi il suo corpo nudo accanto a s. Quando passava da Valenza andava sempre a trovarla,
era unattrattiva in pi. Gli piaceva telefonarle prima, dirle quando sarebbe arrivato e sentirla tutta
emozionata e contenta. Nessuna puttana poteva dargli niente di simile. Sapeva che, appena messo gi il
telefono, lei si precipitava dal parrucchiere o a comprarsi un vestito nuovo, che lui non avesse mai
visto. Se cenavano a casa sua, preparava la tavola con le candele e i calici di spumante. Eppure, quando
lui arrivava, sulla tavola non cera ancora niente e la cena aspettava nel forno, mentre loro facevano
lamore. Poi cera tempo per mangiare, per parlare, per bere un bicchiere. Adela faceva la cameriera al
Palace. A lui piaceva ascoltare le storie sulla gente che sapeva vivere. Pranzi daffari nei saloni
dellalbergo dove venivano serviti piatti raffinati. Valigie di pelle piene di camicie con le cifre e
gemelli di brillanti. Autisti che passavano a prendere il cliente e lo riportavano allora di cena. Lei
sapeva tutto di loro, sapeva che certi avevano bisogno di piccole automobili per girare i loro
possedimenti, che prendevano laperitivo sui loro yacht mentre parlavano daffari, barche grandi come
ville, con una cabina speciale piena di computer da dove potevano seguire le quotazioni di borsa. Gente
che aveva saputo arrivare fino in cima, farsi strada, lottare. Gente sveglia, preparata per la
competizione. Ostriche e champagne a Parigi, caviale a New York. Poi, dopo la cena, lui e Adela
tornavano ai loro giochi, pi rilassati ora, con tanto tempo per baciarsi, leccarsi. Certe notti le
passavano senza dormire. Il mattino dopo se ne andava esausto, con la testa piena di sonno e le gambe
molli. Per fortuna il suo fisico era forte, resisteva bene.
Vide la citt profilarsi in lontananza, ad appena cinque chilometri. Arrivava puntuale. La vista
delle citt prima di entrarci era piacevole, missione compiuta, consegna effettuata. Poi bisognava
addentrarsi a poco a poco nelle vie, affrontare il traffico senza fretta, cercare di adattarsi allimprovvisa
animazione, ai semafori. Di solito i magazzini delle ditte di trasporti erano in periferia, i quartieri che
attraversava erano pieni di operai, di case alte, una vicina allaltra, di fabbriche e officine.
Unimmagine che lo riempiva di disprezzo e lo faceva sentire superiore. Cerano donne che tornavano
dal mercato con le borse della spesa, meccanici in tuta blu. Gli sembrava di passare in rivista un popolo
di schiavi.
Erano le nove del mattino quando il camion fu scarico. Usc dal deposito a passo deciso. Aveva
cinque o sei ore di tempo per dormire, ma non si sentiva stanco. Prefer fare un giro in centro, assistere
allo spettacolo della citt che si sveglia. Le caffetterie erano piene di gente che faceva colazione, le
strade fervevano di persone che correvano di qua e di l come impazzite. Quando lavorava, lui era
sempre libero, vedeva i campi e il sole, poteva stare a guardare la pioggia che cadeva sul parabrezza.
La sera non era costretto a tornare a casa per cena, a sentire le lamentele di sua moglie. Era lui a
imporre le regole, un po come gli uomini che scendevano al Palace, quelli che avevano saputo
organizzarsi la vita, trarre il meglio dal mondo.
Cominci a sentire le gambe indolenzite. Prese un taxi e and in albergo. Fece una lunga
doccia, insaponandosi molte volte il corpo muscoloso per sciogliere i muscoli. Si strofin
vigorosamente con lasciugamano e si infil nel letto completamente nudo. Sent dei rumori lontani,
clacson gi in strada, qualche porta aperta con strepito. La stanchezza cominci a fargli perdere
coscienza. I capelli bagnati inzuppavano il cuscino. Respir profondamente fino ad addormentarsi.
Quando si svegli era gi tardi, la luce del giorno declinava. Si mise una camicia pulita che gli
accarezz la schiena. Guard dalla finestra, stiracchiandosi. Ci metteva sempre un po a ritrovarsi, e
ogni volta provava un leggero malessere. Ma dopo qualche minuto sapeva di nuovo perfettamente chi
era e dovera. Usc a fare un giro per la citt, lo faceva sempre prima di andare al ristorante. Vide strade
diverse, ora, eppure sempre affollate di gente ansiosa, che correva per arrivare in tempo o rincasare in
fretta. Cerc una cabina telefonica, aveva detto a Mercedes che lavrebbe chiamata. Ud la sua voce
secca e ferma, le sue risposte brevi. Niente di nuovo, non cera quasi mai niente da dire, qualche notizia
prevedibile, che una delle bambine aveva il raffreddore, che una delle sue amiche aveva avuto un
bambino. Cera una nota di rimprovero nel suo modo di parlare, sempre; lui lo avvertiva ogni volta,
anche quando non cera niente di sgradevole nelle sue parole. I bei tempi erano durati poco. Quandera
nata Raquel, Mercedes si era in qualche modo adattata al suo modo di vivere, a stare da sola, a non
vederlo mai, a non aspettarlo pi di una volta al mese. Poi erano tornate le lamentele, come se tutta
quella libert le desse fastidio. Tanto tu di problemi non ne hai, non ti accorgi nemmeno di quel che
succede in casa. Aveva fatto qualche tentativo di essere pi attiva. Aveva svuotato una stanza e
laveva sistemata come un salone di bellezza. Aveva comprato riviste femminili e tutta una serie di
creme e prodotti cosmetici. Venivano le donne del vicinato a farsi depilare le gambe e truccare gli
occhi. Questo la teneva occupata, le dava la sensazione di non stare sola. I sabati in cui restava a casa,
sentiva sua moglie con qualche cliente dietro la porta. Chiacchieravano instancabilmente e poi, di
colpo, scoppiavano a ridere. Si domandava di cosa potessero parlare, che cosa le divertisse tanto. Ma
quellaria di rassegnazione e di fastidio sulla faccia di Mercedes non scomparve. Dopo un po si era
stufata, disfece il salone di estetica, non si seppe mai esattamente perch. Ci fu un periodo in cui lo
informava su quello che altri mariti facevano per le loro mogli: accompagnarle a fare la spesa, portarle
al cinema. Poi era venuta la freddezza totale, freddezza nelle parole, freddezza a letto. Sarebbe stato
cinico sostenere che quello era il motivo per cui andava con altre. Le donne gli erano sempre piaciute,
gli occhi, la bocca, le gambe, il culo. Gli piaceva scoparsele, sentirle quando cominciavano a respirare
ansimando, profondamente, gemere a bassa voce fino ad arrivare a gridare, a volte. Non era mai
riuscito a combattere questa cosa, non ci aveva mai provato. Nessuno sarebbe mai riuscito a
convincerlo che ci fosse una ragione per cui dovesse andare a letto solo con Mercedes. Non era di
quelli che credevano nella famiglia e nel lavoro. Una brava ragazza, un buon lavoro, i figli. Lui aveva
capito a che ritmo camminava la vita e sapeva che non era il caso di fermarsi ai quadretti familiari.
Bisognava andare avanti, saper vivere, tutto era l, a portata di mano: i piatti migliori, i bei vestiti, un
buon bicchiere in compagnia, e le donne. Gli uomini che avevano trionfato godevano soprattutto di
questo, non andavano al supermercato per portare i sacchetti della spesa.
Non fu una conversazione diversa dalle solite. Le bambine stavano bene, andavano bene a
scuola, tutto come sempre. La voce di sua moglie lo rimprover, ma non ci furono domande. Quando
riattacc, aveva fame. Cerc un buon ristorante dove era stato altre volte. Era un piacere essere
riconosciuti dai camerieri; si assicurava che fosse cos lasciando mance generose. Scelse una cena
raffinata e leggera. Molti dei suoi colleghi avevano bisogno di grandi piatti stracolmi, non si erano
abituati a mangiare poco. Ma non era sua intenzione farsi venire la pancia e rimanere imprigionato al
volante, come aveva visto in tanti casi. Nel locale cera una musica piacevole, assaggi il vino. Era
spesato dalla ditta durante i viaggi, ma per una cifra limitata che gli avrebbe permesso di andare solo in
posti modesti. Se voleva un trattamento speciale, metteva la differenza di tasca sua. Ne valeva la pena.
Godeva di ogni particolare, delle posate pesanti, dei bicchieri di vetro sottile, del servizio cerimonioso.
Quando ebbe finito di cenare, ordin caff e cognac. Riscald il liquore col palmo della mano, osserv
discretamente gli altri avventori sparsi ai tavoli vicini, uomini daffari in piccoli gruppi, coppie che si
sorridevano di continuo.
Uscendo, chiese consiglio su qualche locale che offrisse gradevole compagnia femminile. Il
cameriere and a consultarsi in cucina e torn con un indirizzo scritto su un foglietto: Mr Dollar. Era
il locale migliore della zona, il pi discreto. Rafael gli mise in mano una banconota e usc, conservando
nelle orecchie la cortese formula con cui si era sentito salutare: Grazie, signore. Arrivederla, signore.
Il locale era a malapena visibile dallesterno. Una porticina dava su una scala che scendeva in
cantina. Fuori non cerano pubblicit n fotografie di ragazze, solo uninsegna al neon azzurra: Mr
Dollar. Per andarci bisognava conoscerlo, e questo gli parve buon segno. Scese lentamente, sentendo
avvicinarsi la musica. Super le pesanti tende di velluto e si trov in una sala allungata, con i tavolini
rotondi. Da una parte si apriva un palcoscenico esiguo, di poco sollevato rispetto al pavimento. Il banco
del bar si estendeva per lungo, con scaffali colmi di bottiglie riflesse negli specchi. Alcuni clienti, per
lo pi soli, occupavano i tavoli pi vicini al palco, tutti in giacca e cravatta, con laria seria. Era un
posto davvero di classe, si vedeva subito. Rafael conosceva postacci orrendi, capannoni lungo le strade
provinciali, in legno scrostato, retrobottega dove era gi tanto se le ragazze avevano un materasso per
sdraiarsi. Niente lo spaventava. Ma a volte era necessario avere il meglio, sentire di poter apprezzare il
meglio. Si sedette vicinissimo al palco. Di strip-tease ne aveva visti tantissimi, a migliaia, e gli
piacevano. Gli piaceva mettersi vicino alle ragazze, che lo vedevano e gli rivolgevano un sorriso,
sentire il loro profumo, essere sfiorato dagli indumenti che cadevano accanto a lui. Sapeva che cosa
sarebbe successo, i fremiti che fanno vibrare i seni, i colpi danca. Aspett. La musica tacque, si
spensero le luci, e il palcoscenico si copr di fasci di luce che si muovevano qua e l. Con uno squillo di
trombe apparve la prima delle ragazze. Al centro della scena cera un grosso palo. La ragazza portava
una specie di uniforme da pompiere, molto corta, e aveva in mano lestremit tagliata di una manichetta
antincendio. Aveva un sorriso indifferente. Cominci a muoversi in sincronia con la musica senza
davvero ballare, volteggi avvicinandosi ai tavoli, con gli occhi spalancati. Poi rimase ferma vicino al
palo centrale. La musica si fece meno spettacolare, pi insinuante. La ballerina si tolse la giubba, la
butt di lato. Apparvero due seni solidamente serrati da un reggiseno di pietre luccicanti. Continuarono
le evoluzioni, si liber della gonna appoggiandosi al palo, la fece volare con un calcio. Allora
cominciarono le contorsioni, i movimenti sinuosi, serpeggianti. Era una bionda piuttosto alta, con le
gambe lunghe, tanto che il suo corpo sembrava avvitarsi intorno al palo. Si spensero tutti i riflettori,
tranne quello che la illuminava direttamente. Lei guard gli spettatori. Rafael ebbe limpressione che
gli occhi della bionda si soffermassero a lungo su di lui. Non distolse lo sguardo, non cambi
espressione, rimase a succhiare la sigaretta. La ragazza muoveva le mani, ora, passandosi lestremit
della manichetta sulla pelle, con carezze circolari, facendola scorrere avanti e indietro fra le gambe. Si
liber del reggiseno con un gesto invisibile. Lui ne studi i capezzoli, piccoli, corrugati dal freddo. La
danza continu, di spalle, per mostrare al pubblico i muscoli sodi delle natiche. Rafael accavall le
gambe e sent il sesso gradevolmente premuto. La ballerina non smetteva di muoversi, lentamente,
separando con la pompa le natiche vibranti. Aveva smesso di sorridere, socchiudeva gli occhi, gettava
la testa indietro. Allimprovviso apr le gambe, slacci una chiusura laterale e il ridotto triangolo di
stoffa cadde a terra. I riflettori si concentrarono sul suo sesso, molto scuro, quasi rasato a zero, in
brutale contrasto con il biondo dei capelli. Rimase per un istante cos, a gambe aperte, e allora la
pompa cominci a gettare acqua che lei si pass lentamente su tutto il corpo. Rafael trattenne il respiro,
gli pareva che lodore di carne bagnata arrivasse fino a lui. Si spensero le luci e la ragazza spar dietro
una quinta. Risuonarono degli applausi qua e l. Gli spettatori bevvero un sorso o accesero una
sigaretta. Rafael ordin un caff forte. Non era certo il caso di continuare a bere. Si permetteva di fare
tardi, cenare, andare a letto con qualche ragazza se capitava, ma non si concedeva mai troppo alcol se il
giorno dopo doveva guidare.
Tutti i numeri furono belli, vide sfilare sette ragazze diverse, le guard ballare e contorcersi con
movimenti che ricordavano sempre latto dellamore. Osserv brevemente i loro sessi di colori e
frondosit diversi. Ricevette sguardi e li sostenne, senza battere ciglio. Quando lo spettacolo fin, and
al banco, ordin una limonata. Immediatamente gli si avvicin una donna.
 Da quando si beve limonata di sera?
La guard con un sorriso disinvolto.
 Ne vuoi una anche tu?
 Preferisco roba pi forte.
Rafael ordin un whisky per lei. La ragazza lo guard con una smorfia di ringraziamento. Era
alta e angolosa, vestita con una tuta verde.
 Mi pare di averti gi visto qui.
 Strano.
Non era necessario parlare molto. Non lo era mai. Loro parlavano sempre, si esprimevano,
dicevano. Rafael preferiva ascoltare, non faceva mai battute stupide, a meno che non fosse con un
collega, in gruppo era diverso. La guard senza nessuna espressione.
 Io non salgo mai sul palco, anche se potrei, se volessi. Stanca tantissimo. Quando finiscono
qui se ne vanno di corsa allo Snooker. Preferisco il banco, si conosce gente.
Si mise a ridere. Probabilmente quella frase sortiva buoni risultati, di solito.
 E poi non mi piace che gli uomini stiano l a guardarmi. Mi piace di pi lintimit.
Avvicin una gamba alla sua, sfiorandogliela. Lui la guard da vicino, trovandola sciatta.
Aveva una bella ossatura, le spalle alte e diritte, i fianchi poco pronunciati. Avrebbe continuato a
parlare anche se lui non avesse detto niente, anche se avesse smesso di guardarla.
 Ma non mi piace dare confidenza a tutti. Ci sono tipi che non gli andrei neanche vicino. A te
s, ti ho visto da lontano.
Potevano essere diverse, bionde o brune, potevano esser alte o basse, magre o grasse, ma
dicevano tutte la stessa cosa. Bevve la sua limonata con aria scettica.
 Me ne offri un altro?
La accontent di malavoglia. Aveva i tratti duri e cavallini, sembrava un santo di legno. Se
decideva di scoparsela, era meglio non guardarla troppo, non vedere i difetti troppo da vicino. Una
volta si era alzato da un letto perch la puttana aveva una verruca sul collo, rotonda e pelosa. Non era
riuscito a reggerne la vista. Unaltra volta era scappato da un bordello appena si era accorto che la tipa
aveva le sopracciglia dipinte. Gli era stato impossibile toccarla dopo aver scoperto quelle due righe da
pagliaccio sopra gli occhi. Non  bello piantare l una donna, anche se  una puttana, per questo 
meglio non guardarle troppo. La ragazza avvicin una mano alla sua, lui la ritir. Non concedeva mai
gesti affettuosi alle puttane, li riservava alle fidanzate.
 Vuoi che andiamo da qualche parte?
Si volt verso di lei, fece di s con la testa.
 Lasciami finire la sigaretta tranquillo.
La bionda si rilass, si mise a sorseggiare il suo whisky con gusto. Non era stato difficile
risolvere la cosa, ci sono tipi che sfuggono alle domande dirette, che passano il tempo a scherzare, che
non ti offrono nemmeno una seconda consumazione.
Rafael constat con sollievo che aveva smesso di parlare, poteva disinteressarsi di lei. Pens ad
Adela. Non tutte le sue fidanzate erano state come lei, lei avrebbe potuto essere la migliore, se non
fosse stata cos drammatica, cos soffocante. Aveva un bel corpo. Erano quasi due anni che si
vedevano, una storia troppo lunga. Era innamorata, era la donna pi innamorata che avesse mai visto.
Per questo ogni volta voleva di pi, e reagiva sempre peggio quando stavano insieme. Non bastava che
la andasse a trovare, voleva promesse, bugie.
Pag e compr un pacchetto di sigarette. La ragazza and al guardaroba. Torn dopo un istante
avvolta in un impermeabile giallo.
 Andiamo a casa mia?
 Ti piacerebbe farlo su un camion?
Lei alz le spalle, non troppo sorpresa.
 In mezzo alla strada?
 No, in una rimessa.
 Se mi paghi il taxi per tornare...
 Aspetta, devo fare una telefonata.
Dovette aspettare un bel po prima di sentire la voce assonnata di Adela.
 Dove sei? Sono le due del mattino.
 Avresti preferito che non ti chiamassi?
Lei non rispose. Era mezzo addormentata. Lui se la immagin raggomitolata fra le lenzuola.
 Domani passo da Valenza. Mi sono organizzato per passarci la notte.
 Ti aspetto.
Aveva pensato di non andare a trovarla, ma alla fine le aveva telefonato. Non era facile dire
addio a una donna, rimanere senza fidanzata. I viaggi diventavano pi pesanti. Sapere che qualcuno ti
aspetta, e passare in rassegna i ricordi dopo lincontro, quando, al volante, gli tornavano alla mente le
scene della notte prima. Faceva piacere, anche se andare avanti stava diventando troppo complicato.
Presero un taxi. La bionda non sembrava allarmata allidea di accompagnarlo al camion. Di
sicuro aveva accondisceso a richieste molto pi strane. Eppure, quando si fermarono davanti al
deposito, mostr una certa diffidenza. Lui la tranquillizz.
 Ho la chiave, non c problema.
Entrarono nel grande capannone senza luce. Aveva scordato dove fossero gli interruttori, cos
prese la ragazza per un braccio e la guid a tentoni lungo il corridoio centrale. Ai due lati si vedevano
le grandi sagome scure dei camion addormentati. Lei si ferm.
 Hai paura?
 Lo fai sempre sul camion?
 Solo qualche volta. Siamo arrivati.
Pos un piede sul predellino e si diede la spinta per salire. Tese la mano per aiutarla. Rimasero
luno accanto allaltra, a guardarsi.
 Come ti chiami?
 Anabel.
 Voglio solo che me lo succhi.
Lei si mostr del tutto indifferente.
 Dato che mi hai portata fin qui, ti costa uguale che il servizio completo.
In cabina faceva freddo. Ebbe un brivido, seguito da unimprovvisa mancanza di voglia.
Avrebbe voluto mandarla via, dirle di andarsene, ma il desiderio persisteva.
 Dove mi metto?
Rafael pass sul sedile del passeggero, la fece inginocchiare ai suoi piedi. Apr le gambe e butt
la testa allindietro. La donna si accomod come meglio pot. Si fece un silenzio rotto soltanto dal
fruscio dei vestiti. Allimprovviso lui le prese la testa con irritazione.
 No, non cos. Pi piano.
Ci voleva del tempo perch lodore della cabina gli entrasse nel naso, voleva avere la
sensazione di essere in viaggio, sulla strada, in uno di quei momenti in cui una donna sembra la cosa
pi urgente, pi necessaria. Cominci a respirare a fatica. Alz la mano sinistra e strinse forte il
volante.
2
Doveva esserle costata parecchio, forse pi di quel che guadagnava in un mese. Il suo corpo
nudo era appena intuibile sotto la fitta rete di pizzo. E poi cera quella specie di soprabito di garza che
la copriva dal collo fino ai piedi. Non riusciva a farsi unidea di quanto potesse costare, di sicuro
troppo. Cerc le sigarette con un gesto di rabbia. Adela continuava a fare stupidaggini. Non era altro
che una cameriera dalbergo, e una cameriera non pu permettersi una camicia da notte simile. In
condizioni normali se ne sarebbe fregato, ma gliene importava, invece, era come una richiesta
dimpegno, un modo per piegarlo. Se lei spendeva una piccola fortuna in una cosa del genere, lo faceva
per lui, per esibirla quando lui andava a trovarla, per compiacerlo. E questo lo comprometteva.
Significava che era costretto ad andarla a trovare, a ricompensarla, a dimostrarle che anche per lui
quegli incontri erano la cosa pi importante della sua vita. Faceva cose ridicole, senza senso. Una
ragazza della sua et doveva pensare a risparmiare per le cose importanti, magari per farsi un corredo,
per progettare un futuro, non sapeva esattamente cosa, ma qualcosa di pi sensato che comprarsi una
camicia da notte di pizzo nero. Le volt brutalmente le spalle. Lei abbass gli occhi.
 Credevo che ti sarebbe piaciuta.
 Non  questo il punto.
Lei fece la faccia pi innocente del mondo. Rafael aveva gi visto altre volte quellespressione.
E tuttavia era convinto che la dolcezza di Adela fosse un modo indiretto per creargli degli obblighi, e
che lei ne fosse consapevole. Lo faceva apposta.
 Se una cosa ti piace, non vuol dire che puoi averla. Quanto ti  costata?
Adela distolse lo sguardo, fece il muso.
 Coi miei soldi faccio quello che voglio.
 Ma senza mettere di mezzo me. Cosa posso pensare se vedo che hai speso una cifra assurda
per farti vedere bella?
Lei lasci cadere le braccia, delusa.
 Non ti preoccupare, adesso me la tolgo.
And allarmadio. Si sbarazz della camicia da notte con gesti attenti e rimase nuda. La ripieg
pian piano e la mise in un sacchetto di plastica trasparente. Vi infil dentro i nastri di raso che
sporgevano.
 Non puoi riportarla indietro?
Lei gli lanci uno sguardo indispettito.
 Non credo che la riprendano.
Cominci a tirar fuori qualcosa per vestirsi. Lui si accese una sigaretta e si volt dallaltra parte.
Era evidente che Adela faceva di tutto per rendergli le cose difficili. Non si accontentava del tipo di
rapporto che avevano, si ostinava a forzarlo, a farlo sentire in colpa. Ebbe la sensazione di essere
bloccato da un paio di tenaglie. Perch si era comprata uno straccio del genere? Per sedurlo
definitivamente? E come poteva, adesso, tentare un allontanamento, parlarle di un addio, se lei lo
riceveva coperta di soldi dalla testa ai piedi?
 Be, immagino che potr cambiarla con qualcosaltro, biancheria intima, roba del genere.
Fingeva di non esserci rimasta male. Parlava in tono falsamente naturale, come se niente fosse.
Le era venuta voglia di comprarsi quella camicia da notte mentre faceva una passeggiata in centro. Poi,
nel negozio, aveva provato anche il nglig abbinato, e non era riuscita a non prendere anche quello.
Ne aveva vista una simile in una stanza dellalbergo. Laveva trovata buttata sul tappeto. Laveva
raccolta e distesa sul letto, non aveva neanche osato piegarla. Era la cosa pi bella che avesse mai visto,
pizzo nero, inserti di raso. Capitava di trovare tante cose in una stanza dalbergo, si aveva loccasione
di scoprire quali profumi usavano le signore, quali vestiti sceglievano per il viaggio. Rovesciando i
cestini della carta straccia, si capiva se gli ospiti erano stati a teatro, se erano spagnoli o stranieri, quali
riviste leggevano. E poi cerano i bagni, pieni di ogni genere di boccette, creme, ombretti, rossetti.
Facendo le pulizie si sapeva che tipo di persona aveva dormito l, si aveva accesso ai suoi piccoli tesori.
Si abbotton la camicetta. E dire che quel nglig le stava bene. Era un peccato portarlo
indietro.
 Ti preparo qualcosa da mangiare?
 No, lascia perdere, non ho fame.
Ma lei insistette. And in cucina. Lui pens che anche fare una frittata fosse un gran sacrificio
dopo la scena della camicia da notte. La segu di malavoglia. La guard preparare la cena. Non
parlarono. Qualunque cosa avesse detto le avrebbe fatto pensare la solita cosa: lei non era sua moglie,
non aveva diritto a niente, non poteva aspettarsi altro che vederlo andar via dopo una notte in casa sua.
Si sent stupido e in trappola. Non era sempre stato cos, una volta non cerano quei silenzi. Allinizio
lei gli raccontava le cose dellalbergo, i preparativi per i ricevimenti, le grandiosit dei clienti, come
spendevano delle fortune per una sola cena, comerano vestiti quando scendevano a pranzo. Si
dilungava soprattutto sulle storie di sesso, donne di una certa et cariche di gioielli che si facevano
accompagnare da ragazzotti con giacche sportive, oppure strane cose che aveva trovato, un vibratore in
un armadio, riviste pornografiche. Ridevano. Quella gente poteva avere le sue miserie, ma ci non
impediva loro di vivere alla grande. Col tempo, parlare si era fatto pi difficile, ogni cosa la riportava
alla sua situazione, la povera ragazza abbandonata mentre lui tornava a casa dalla famiglia. Momenti di
imbarazzo.
Gli mise davanti delle uova fritte e una cotoletta.
 Non sono nemmeno riuscita a prepararti una cena decente, non sapevo a che ora saresti
arrivato.
Rafael spinse da parte il pane, abbass gli occhi sul piatto. Pass le mani sulle posate, sulla
tovaglia.
 Va bene cos.
La vide sparire di corsa. Rimase solo davanti al piatto, fiss le uova, ancora scoppiettanti. Si
alz per andarle dietro.
La trov in sala da pranzo, che piangeva.
 Senti, adesso basta. Se ti piace tanto quella camicia da notte, puoi tenerla. Ma la pago io.
Daccordo?
Adela scosse la testa, fece uno sforzo per parlare.
 No, non me ne importa niente, non  per quello.
 Tienila.  tanto che non ti faccio un regalo.
Lei volt la faccia rigata di lacrime.
 Passo la vita da sola, senza sapere dove sei n se verrai a trovarmi. Non posso telefonarti a
casa n al lavoro. Non so per quanto riuscir a reggere. Dormo sempre male, il medico dice che sono i
nervi, mi ha dovuto scrivere delle pastiglie.
Rafael si gir e part a passo deciso verso lingresso. Cominci a infilarsi il giubbotto. Lei lo
seguiva.
 Cosa fai?
 Me ne vado.
 No, Rafael, aspetta.
 Sono venuto per passare la notte con te, non per sentire storie.
Lei lo prese per le braccia, gli imped di muoversi. Lui lottava per liberarsi, per raggiungere la
porta. Rimasero per un attimo luno di fronte allaltra. Adela appoggi la testa sul suo petto, lui cerc
di sottrarsi con un abile scarto, ma alla fine la accolse in un abbraccio freddo, la baci sulla bocca,
serio.
 Sono stanco, Adela, ho fatto molta strada. Non complichiamo le cose, va bene?
Lei assent inghiottendo le lacrime che le si erano quasi asciugate per la paura. Sussurr:
 Non te ne andare, Rafael. Rimani.
Lui la baci sulla fronte.
 Andiamo a letto.
Entrarono in camera, abbracciati. Con Adela finiva sempre in un dramma, un dramma che si
sarebbe ripetuto mille volte. Cominci a spogliarla.
 Adela, se ogni volta che vengo  una tragedia, non posso pi tornare.
Si sdrai su di lei, lasciando cadere tutto il suo peso, apposta. La sent sospirare. A letto si era
gi consolata altre volte. La baci dietro lorecchio. Lei cominci a dimenticare il pianto, si rasseren a
poco a poco, si adatt alle sue carezze, respir profondamente. Dopo un istante, era lei a baciarlo, si
cercavano la bocca nel buio, si mordevano le labbra. Rafael le imped a lungo di aprire le gambe, lasci
che lo facesse solo quando cap che il suo desiderio era al massimo, forte come un dolore.
Usc allalba, prima che lei si svegliasse. Era un modo di evitare i commiati. Scese le scale in
fretta, arriv nellatrio decorato con piante di plastica. In strada respir a pieni polmoni, si sgranch le
gambe. Il freddo gli piacque, e anche la solitudine. In casa di Adela cerano troppe cose, quel Budda di
ceramica nera e dorata, gli abat-jour coi fiocchetti, il rosa intenso della trapunta di seta sintetica. Era
soffocante. Teneva in camera una gran quantit di bambole e pupazzi di peluche: orsi con la testa
enorme, asinelli. Certe volte si sentiva osservato nella penombra da tutti quegli animali deformi. Laria
del mattino presto gli faceva bene, gli piaceva sentire il rumore dei propri passi nella strada deserta.
Adela non avrebbe mai potuto capire che se mai lui avesse deciso di lasciare sua moglie, non sarebbe
stato certo per prendersene unaltra, ma per vivere da solo e in pace. Aveva pensato tante volte di
rimanere senza una donna fissa. Forse era ora di dimenticare le fidanzate, di lasciare Adela, di non
mettersi con nessunaltra, solo le puttane. Di sicuro sarebbe stato pi tranquillo. Ma era terribile
rinunciare a scopare con una donna innamorata. Sapeva per esperienza che il sesso, con una donna
innamorata,  la cosa pi dolce del mondo. I baci bruciano, hanno una particolare qualit nella suzione,
lodore della pelle  diverso, la lingua, i capezzoli. Eppure, c un prezzo da pagare per questo. Le
innamorate finiscono per diventare possessive. Quella con cui stava prima di Adela era sposata.
Allinizio aveva pensato che questo potesse metterlo in salvo, ma si era sbagliato. Lei aveva cominciato
a essere gelosa. Non cera modo di spiegarle che non poteva vederla tutte le settimane, che era
impossibile modificare i suoi viaggi. Lei insisteva. Fantasticava sui figli che avrebbero avuto insieme.
Una volta aveva addirittura chiamato la ditta per informarsi sul suo itinerario. Fare lamore con lei era
fantastico, un viaggio insieme sulla luna. Ma poi era diventato insopportabile. Laveva lasciata
bruscamente, le aveva proibito di seguirlo, aveva quasi dovuto insultarla. A un certo punto aveva
temuto che perdesse ogni prudenza e raccontasse tutto al marito. Eppure quella storia era finita in un
ricordo, che gli aveva dato sollievo allinizio, e fastidio dopo.
Vide un bar gi aperto ed entr a prendere un caff. La luce del giorno era intensa. Gir il
cucchiaino sorridendo. Le donne. Era il camion a mandarle fuori di testa. Forse altri potevano tenersi
delle amanti per molto tempo senza subire rivendicazioni amorose. Avrebbe fatto meglio a rinunciare
alle donne da un bel po, sapersi limitare alla praticit e semplicit delle puttane. Doveva essere
difficile per loro stare con un tipo che corre continuamente di qua e di l, non poter telefonare, non
poterlo controllare. Non ce la facevano.
Quando arriv al deposito tutti si davano gi un gran daffare. Casse e pacchi si impilavano
accanto ai camion in attesa di essere caricati. Gli impiegati controllavano le etichette spuntando lunghe
liste. Nel gran capannone squallido e freddo il movimento era frenetico. Sul piano di carico dei veicoli
cerano uomini che ricevevano al volo i pacchi lanciati da sotto, mentre le casse pi pesanti dovevano
essere sollevate con i muletti. I camionisti erano gli unici a non far niente, aspettavano, a gruppi, che i
carichi fossero pronti. Ridevano, si scambiavano sonore pacche sulle spalle, informazioni sulle strade,
le previsioni del tempo per la giornata. Il sole non era ancora penetrato nel capannone, e la luce
giallognola delle lampadine si estendeva su ogni cosa. Rafael apprezzava quei momenti di
cameratismo, partecipava alle chiacchiere, si lasciava prendere in giro per la sua fama di donnaiolo,
non gli dispiaceva che lo chiamassero don Giovanni. Tutti erano al corrente del suo successo con le
ragazze dei bordelli lungo le strade, che lo preferivano agli altri, che lo trovavano un belluomo. Lui
rideva e li lasciava dire. Preferiva quei discorsi alle noiose tirate sui problemi sindacali. Per lui certe
questioni erano risolte da tempo. Lo pagavano il dovuto per il lavoro fatto, e quando faceva consegne
straordinarie o urgenti, nel fine settimana, era pagato il doppio. Era un accordo semplice, non cerano
mai stati problemi, quindi, se mai gli fosse venuto in mente di chiedere di pi o non fosse stato
soddisfatto del trattamento, sapeva gi cosa doveva fare, andarsene da unaltra parte. Al di fuori di
questa semplice regola, non gli sembrava possibile altro. Le rivendicazioni dei delegati erano stupide.
Era gente che finiva per dedicarsi al sindacato e basta, disinteressandosi del camion. Tutti li
conoscevano, non passavano per buoni lavoratori. Le loro richieste di giornate di riposo in pi o di altri
miglioramenti marginali non gli interessavano. Il lavoro per lui era una faccenda personale, individuale,
lui i problemi li aveva quando si trovava sul camion, da solo, e allora nessuno poteva venire a risolverli
al posto suo.
Il vento gelido della mattina si insinuava sotto il tetto del deposito. Presto tutti quei pacchi
sarebbero scomparsi, avrebbero intrapreso il viaggio verso la loro destinazione, a chilometri e
chilometri di distanza. Quel pensiero bastava ad allontanarlo da qualunque tipo di problema, perfino
dalle donne. Era come se la sua vera vita cominciasse nelle rimesse. Poi, quando era seduto da ore al
volante, i problemi si presentavano, ma mai nel momento vibrante dellinizio del viaggio. L aveva
sempre ventanni, stava sempre per affrontare la sua prima consegna. Per certi suoi colleghi era
diverso. I cinquantenni non avevano voglia di fare diversi viaggi di seguito, volevano avere pi tempo
per stare a casa. Erano quelli che lo prendevano in giro sulle ragazze. I vecchi sapevano molto bene
quanto pesi la voglia, al volante, dentro la cabina comoda, calda, quando si ascoltano certe musiche
romantiche alla radio. Tutti i camionisti lo sanno. Vedevano il camion di Rafael parcheggiato nei
piazzali dei bordelli lungo le statali, a qualunque ora, perfino davanti ai posti pi infami. Nessuno
lavrebbe detto vedendo la sua faccia da bravo ragazzo, o entrando nella cabina del suo mezzo, dove
non cera una sola foto o calendario di donne nude. Gli altri s che li avevano, appiccicati alla parete
posteriore o ai finestrini, ragazze dai seni enormi, coi capezzoli turgidi e scuri come cioccolatini.
Rafael, con un gruppetto di autisti, si diresse verso il bar vicino al capannone. Erano solo le
sette, ma il locale era pieno di gente e la cucina funzionava come per una festa. Al di l di una parete di
vetro si vedeva il busto di Feli, la cuoca, con la faccia sudata, china sui fornelli. Sbatteva le uova, i
capelli le scendevano a ciocche sulla fronte. Aveva sempre lo stesso grembiule grigio a fiori gialli.
Rafael pens che non era neanche brutta, forse con un altro vestito, i capelli puliti e scostati dal viso...
Gli avventori mangiavano filetti e frittate, parlavano gridando da un tavolo allaltro, brindavano
sbattendo i bicchieri e giravano i cucchiaini nelle tazze facendo un gran chiasso. Fu bersagliato da altre
battute sulle sue soste ai locali lungo la strada, da pacche compiaciute sulle spalle. Butt gi un caff
forte che gli bruci la gola. Un ragazzo della ditta si affacci sulla porta: Rafael, il camion  pronto!.
Guard Feli per lultima volta, unta e scarmigliata, non laveva mai vista sorridere. Forse con un po di
trucco, con le calze velate e i tacchi alti... Fin il caff in un sorso, salut e fece una breve corsa fino al
portone.
Parecchi camion avevano gi messo in moto, gli autisti facevano ruggire i motori premendo a
lungo sullacceleratore. Il frastuono riempiva laria, copriva ogni altro suono, le grida dei caricatori.
Era come un segnale di partenza su cui tutti fossero daccordo. Rafael pos un piede sul predellino,
appoggi la mano sulla portiera e si sollev di scatto fino al sedile. Sette, dodici ore di guida con le
soste regolamentari, il riscaldamento a posto, a guardare scorrere il paesaggio freddo da dietro il
volante. Alz una mano, e gli altri risposero al saluto. Diede le ultime accelerate prima di uscire dalla
rimessa.
3
Transit per strade periferiche fino a uscire dalla citt. Si immise nel traffico della statale lungo
una corsia di accelerazione. Le marce svilupparono una dopo laltra tutta la loro potenza. Il cielo era
grigissimo. Verific il riscaldamento. Sarebbe stato un viaggio pi comodo, pi tranquillo. Ogni
viaggio era diverso. Questa volta non avrebbe dovuto sopportare le lamentele di nessuno.
Pens ad Adela, alla storia ridicola della camicia da notte. Lei vedeva tante cose allalbergo,
roba di lusso, nelle stanze abbandonate dopo lamore. Gli aveva raccontato che le capitava di trovare
oggetti impensabili fra le lenzuola: bottiglie di champagne vuote, preservativi non usati. Per fare le
pulizie era costretta a raccogliere indumenti disseminati sul tappeto: mutande da uomo, scarpe spaiate.
Quella gente non si preoccupava di mettere in ordine le proprie cose, se ne fregava del fatto che la
cameriera potesse vedere tutto il giorno dopo. Era gente che sapeva quello che faceva, per loro
lopinione del personale di servizio non contava. Rafael pensava che fosse naturale quando si aveva
una certa classe. Adela si scandalizzava per i vestiti buttati a terra, lei non lavrebbe mai fatto, avrebbe
lasciato tutto perfettamente in ordine. Sottomessa e giudiziosa, accettava le regole che gli altri avevano
creato per lei. Leggeva riviste sulla gente del gran mondo e puliva le loro stanze, ma questo non le
serviva a granch, non aveva imparato a comportarsi con classe, solo a desiderare di vestirsi come loro.
Lui le aveva fatto qualche regalo, la portava al ristorante, a bere qualcosa nei locali. Di sicuro aveva
sentito di uomini sposati che non portano fuori le ragazze per paura di essere visti. Non era il suo caso,
lui poteva muoversi liberamente a Valenza. Non arrivava mai con i minuti contati, poteva dedicarle
tutta la notte. Ma lei non si accontentava, voleva di pi. Parole damore, promesse che avrebbe lasciato
la famiglia e sarebbe andato a stare da lei. Ambiva a cose banali, cene tranquille e serate davanti alla
televisione, proprio il pantano dove lui non intendeva pi mettere i piedi. Le donne erano tutte uguali,
non sapevano apprezzare quello che avevano, deformavano la realt. Si ricordava di una ragazza di
Pamplona, una ragazza semplice che serviva in un bar. Si angosciava tutte le volte che andavano a cena
fuori, temeva per la sua reputazione. Come se una ragazza che fa la cameriera in un baraccio
qualunque, dalla mattina alla sera, a distribuire piatti di minestra e piselli lessi, potesse avere
preoccupazioni del genere. Ma sembrava che limportante fosse soffrire, trovare delle difficolt dove
tutto sarebbe potuto andar bene. A quanto ne sapeva, solo le donne coi soldi sapevano tenersi degli
amanti senza farsi dei problemi. I mariti potevano perfino saperlo, ma questo non cambiava niente,
andava bene lo stesso. Nessuna chiedeva di essere amata o si preoccupava di quel che pensavano gli
altri.
Le nuvole si stavano facendo sempre pi scure. Vide cadere le prime gocce sul parabrezza. La
pioggia rendeva pi difficile la guida, ma lo isolava piacevolmente dal mondo esterno. Chiuso dentro il
camion, poteva riposare. Cerano dei colleghi che temevano questo tipo di solitudine, si mettevano a
pensare a cose tristi, come la vecchiaia o la morte. Per lui non cerano problemi, il camion gli appariva
come un rifugio, la sua vera casa.
Si ferm a fare gasolio. Mentre aspettava, and al bar. Due tizi mangiavano con gli occhi persi
nel vuoto. Il rimbombo del televisore riempiva laria. La cameriera serviva i caff senza badare a quello
che faceva. Chiese una bibita, la ragazza gli sorrise. Tutte le ragazze dei bar avevano i capelli
leggermente lucidi di unto. Uno dei tizi che mangiavano si volt.
  suo il camion?
Rafael fece di s col mento. Aspett che luomo riprendesse a parlare, ma quello mastic per un
po prima di andare avanti.
 Anchio portavo i camion, ma ho lasciato perdere. Stanca troppo. Dovevo sempre fermarmi
per dormire. Un giorno sono quasi svenuto dopo aver guidato per dieci ore di fila. Ero completamente
suonato, non sapevo pi dove andavo e da dove venivo.
La ragazza gli sorrise di nuovo. Il tizio gir del tutto la sedia e chiese:
 Ma lei non  mai stanco?
 Certe volte s.
 La strada  come una droga, ma quando guarisci non ci torni pi, anche se fosse lunico
mestiere al mondo. Adesso vendo pezzi per idraulici. Li trasportano gli altri, io me ne sto fermo.
Rafael fece di s col mento, fin la sua bibita e lasci delle monete sul banco. Il tizio continu a
mangiare senza guardare nessuno. Mentre risaliva sul camion, ripens a quella strana storia. Uno che
finisce per non sapere pi da dov partito, dove sta portando il carico. Cerc di immaginarsi a vendere
tubi e rubinetti. Non era cosa per lui.
Accese la ricetrasmittente e lanci un appello al suo amico Luis. Poco dopo lui gli rispose da
Huesca, in transito. Ogni tanto mangiavano insieme, si davano appuntamento a seconda dellitinerario.
Parlavano via radio, certe volte anche a lungo, ciascuno seduto con le mani sul volante. Era facile
parlare cos, come pensare a voce alta. Quando si incontravano, tutto quel che si erano detti dal camion
non contava. Guidando, si facevano discorsi strani, soprattutto a notte fonda. Alle tre del mattino capita
di dire qualunque cosa, di parlare di donne o di lavoro. Luis era un tipo per bene, credeva nella
famiglia, nei suoi diritti di lavoratore. Era inutile raccontargli storie di puttane, rideva e basta, lui non ci
andava mai. Per Rafael, come facesse a divertirsi era un mistero. Giocava a pallone con i figli il fine
settimana. Abitavano nella stessa citt. Gli chiese di Emilia. Soffriva di una piccola lesione alla colonna
vertebrale, e doveva stare a letto giornate intere quando il tempo era umido, ma non era da considerarsi
una cosa grave. Si erano sposati tre anni dopo lui e Mercedes. Erano usciti a cena insieme, allora, e
continuavano a farlo, ma non era mai stato un gran successo fra le mogli. Emilia aveva la faccia
piccola, piena di lentiggini e macchie. Aveva lavorato in unimpresa di pulizie e raccontava cose del
lavoro. Puliva supermercati, uffici, grandi banche, si dilungava su come si inceravano i pavimenti, sui
tipi di prodotti che usava. A Mercedes non sembravano argomenti con cui riempire una serata.
Avevano tre figli, e si preoccupavano che crescessero sani. Vivevano fuori citt, in un quartiere dove
cerano alberi e aria pura. Le sere in cui cenavano insieme, Emilia si metteva certi vestiti a pois e dei
camicioni con grandi fiocchi al collo. Non aveva unaria molto elegante mentre parlava dei pavimenti
che aveva tirato a lucido con quel fiocco che faceva su e gi. Mercedes preferiva le sue amiche, erano
state commesse, manicure, avevano cose pi interessanti da raccontare.
Luis stava ad ascoltare le confidenze di Rafael, le storie delle sue fidanzate. Gli rispondeva
consigliandogli prudenza, un uomo doveva spendere le sue energie per le cose che contavano
veramente, la famiglia, il lavoro. Non poteva passare il tempo a correre dietro le donne. Un bel giorno
la giovent sarebbe finita e non gli sarebbe rimasto niente per cui lottare. Era la stessa cosa che pensava
Rafael, solo che a lui sarebbero rimasti i ricordi, e gli sarebbero rimaste le donne, bisogna essere
davvero vecchi perch non ti funzioni pi. Ciascuno dei due continuava per la sua strada, senza
cambiare idea. Luis avrebbe continuato a giocare a pallone, Rafael avrebbe continuato ad andare a
puttane finch avesse avuto la forza per farlo, ragazze gentili, di quelle che non ti chiedono subito i
soldi n ti mettono fretta, capaci di regalare un po del loro tempo a un camionista, di ascoltarlo.
 Non sei stato a casa nemmeno questa domenica?
Lui s, cera stato, e aveva visto Mercedes. Si erano incontrati al mattino per prendere un
caffellatte, cerano anche le bambine, che gli avevano fatto vedere dei lavoretti di scuola. Le vedeva di
pi Luis le sue figlie, di quanto non le vedesse lui.
 Penso che dovresti stare un po a casa la settimana prossima. Si pu benissimo rinunciare a
guadagnare per un paio di giorni.
 Pensavo di farlo.
Inutile dirgli che aveva avuto dei problemi con Adela, forse non si ricordava nemmeno come si
chiamasse. Luis gli consigliava sempre di lasciar perdere con tutte le sue donne, non si sforzava di
distinguerle o di sapere qualcosa di loro. Ti daranno solo delle complicazioni, questo era tutto quel che
aveva da dire. Se magari, molto di rado, gli capitava di andare con una puttana, non gli sarebbe mai
venuto in mente di uscire con una ragazza normale.
 Non importa che gli racconti delle balle. Loro non perdono mai la speranza.
Mai. Adela sapeva che lui non pensava di lasciare sua moglie, ma di sicuro credeva di aver fatto
dei passi avanti. Una situazione assurda. Eppure, era difficile lasciarle, le ragazze come lei, rinunciare
al piacere delle fidanzate che aspettano e amano. Malgrado lo rimproverasse, Luis lo ascoltava con
piacere. Storie sempre diverse, donne che accettavano richieste impensate. La parrucchiera, per
esempio. Rafael le aveva chiesto di fare lamore nel salone vuoto, fra i flaconi di lacca e lodore di
tinture. Una volta lei laveva accontentato. Lavevano fatto sul pavimento. Lo eccitava pensare che il
giorno dopo quel posto sarebbe stato pieno di donne che si sarebbero fatte fare la messa in piega
tranquille, senza sapere niente. Luis ne era divertito, rideva. Ma per poco. Alla fine tornava a invitarlo
alla prudenza. Tutti sanno che le donne tradite sono nemiche pericolose, che conservano il rancore per
anni. Potevano nascerne incidenti spiacevoli, non era impensabile che una si presentasse un bel giorno
a casa sua e cercasse di parlare con Mercedes. Oppure avrebbe potuto chiamare in ditta, raccontare tutta
la storia. Ai capi non piace che i sottoposti vadano in giro a combinare pasticci. Pensava perfino alla
possibilit che una di loro si rivolgesse a un avvocato dichiarandosi truffata, dicendo che lui le aveva
fatto una proposta di matrimonio. Tutti i giorni si leggono storie simili sui giornali. Rafael si metteva a
ridere.
 S, di, ceniamo insieme sabato prossimo.
 Lo dir a Emilia.
 Ti chiamo. Non voglio stare tutto il tempo da solo con Mercedes.
 Credi che possa sapere qualcosa?
 No, per, sai com.
Lunghi fine settimana con Mercedes sempre seria, risposte ridotte allessenziale. Lei non sapeva
niente di preciso, ma le donne sanno sempre, intuiscono, e si comportano come animali in cerca di un
odore. E poi cera il sesso, sempre con meno passione. Questo  tutto quel che c le aveva detto una
volta dinanzi alle sue proteste, e lei non aveva risposto. Era la verit. Non cera altro.
Interruppe la comunicazione con Luis. I raggi del sole declinante gli arrivavano negli occhi. Il
tramonto veniva molto presto, dinverno, erano solo le cinque. Nella cabina si form latmosfera
speciale dellimbrunire, il tepore del riscaldamento, lodore di sigaretta. Accese la radio, gli parve che
la musica fluisse dallasfalto, mescolata al rumore monotono del motore. Mosse impercettibilmente il
volante a destra e a sinistra, facendo ballare il camion. Sarebbe stato divertente poterlo portare
dappertutto con s, oltre le linee continue della strada, fin nelle stanze dalbergo. Il camion dondol
dolcemente, poi torn alla sua posizione stabile. Dieci ore per arrivare a Siviglia, meglio non fare
sciocchezze, meglio non sognare n perdersi nei vapori di fumo e di ricordi.
Si ferm a dormire in un motel sulla strada. La sala da pranzo era grande, quasi vuota. Una
coppia di vecchi sorbiva la minestra alzando di tanto in tanto gli occhi verso il televisore. Cera il
telegiornale, si vedevano dei parlamentari riuniti in commissione. Not gli impeccabili abiti grigi, le
cravatte a strisce sottili, si davano la mano, sorridevano. Chiese del vino, per accompagnare la cena, e
cominci a mangiare piano, guardando dalla finestra buia. La strada smetteva di esistere finch dei fari
non ne indicavano la presenza. Una serata fredda, cera poca gente ormai. Pens di chiamare a casa,
avrebbe trovato le bambine ancora sveglie. Il telefono era nel corridoio, da dove si vedevano i vecchi
che finivano la cena.
Ascoltava le voci delle bambine contemplando quella masticazione lenta, le due facce
silenziose e assorte. La bambina pi piccola raccontava qualcosa di incomprensibile sulla perdita di
certe chiavi.
 Le hai perse tu?
 No, le ha perse la mamma, poi abbiamo dovuto chiamare un signore per farne delle altre.
Non era facile capire le bambine per telefono, non erano capaci di riassumere o di parlare delle
cose in generale, raccontavano sempre pezzi di storie che poi bisognava riordinare. A volte veniva
coinvolto in piccole liti fra le due sorelle, una accusava laltra di averle preso qualcosa senza chiedere il
permesso, una bambola, una matita. Poteva fare ben poco per mettere pace a distanza.
 Dov la mamma?
 Stasera  dovuta uscire.  venuta a guardarci la Pili. Cera la riunione dei genitori a scuola.
 Diteglielo che ho chiamato.
 S.
La voce della pi grande suonava distratta. Di sicuro, mentre parlava con lui, stava leggendo
qualcosa o guardando la televisione. No, non era facile comunicare con loro, non sapeva mai cosa dire,
si perdevano in spiegazioni inutili o rispondevano a monosillabi. Lui riusciva a malapena a dare un
consiglio, a dire di andare a letto presto, di spegnere il televisore. Si ricord di suo padre. Nemmeno lui
parlava troppo, sempre frasi brevi, ordini precisi.
 Ti ricordi di dirglielo?
 S.
I vecchi si stavano alzando da tavola, avevano finito, luomo camminava con pi impaccio della
moglie, che dovette aspettarlo un momento, seguire con pazienza i suoi preparativi per cominciare a
camminare. Non rimaneva pi nessuno nella sala. Il televisore era ancora acceso. Rafael torn al
tavolo, prese le sigarette e and a dormire.
4
Quel pomeriggio non aveva fretta. Era partito presto da Siviglia, col camion pieno. Lo aspettava
un tranquillo viaggio di ritorno. Aveva mangiato in un ristorante lungo la strada, vicino a Andjar, un
buon pranzo completo di aperitivo e caff. Il fine settimana lo avrebbe passato a casa. Si arrampic in
cabina con la sensazione di essere in perfetta forma, ma dopo qualche chilometro il sonno cominci a
vincerlo e dovette fermarsi per un nuovo caff. Era uno di quei tramonti rossi delle giornate fredde e
soleggiate dinverno. Nel bar cera poca gente. Dentro gli espositori del bancone si vedevano piatti
poco appetitosi: polipi che sembravano affogati nella salsa, patate giallastre. Lo serv il padrone, un
uomo corpulento che asciugava bicchieri con energia. Rafael osserv che le pareti erano coperte di
bottigliette di liquore non pi alte di una sigaretta. Erano allineate a centinaia sugli scaffali come in un
museo. Si avvicin a guardare le etichette. Luomo dietro il banco lo interpell subito.
 Le piace la mia collezione?  chiese, senza smettere di strofinare un bicchiere, con un sorriso
ripetuto da sempre.
 Ne ha tantissime.
 Pi di diecimila.
 Incredibile.
 Ne avevo anche di pi.
Ne scelse una da una fila stipata, la tir gi, ne tolse la polvere e gliela porse.
 Liquore di pompelmo, Francia.
Rafael annu, osservando letichetta semicancellata.
 Ne ho di sak, che vengono dal Giappone, e di liquori di molti monasteri.
Riprese il bicchiere appena posato e ricominci a strofinarlo. Rafael sorrise.
 Bella collezione.
  unica. C chi mi darebbe qualunque cosa per averla . Guard Rafael soppesando laria
con una mano.  Qualunque cifra, se fosse ancora completa.
 Glielhanno rubata?
 No, mia moglie se ne  portata via una buona parte. Quasi tremila pezzi.
 Per venderli?
Il barista non rispose, and da un cliente che voleva pagare. Poi torn a passo lento, prese un
altro bicchiere bagnato e cominci ad asciugarlo coscienziosamente.
 No, se ne  andata di casa sei mesi fa.
Rafael non seppe cosa rispondere.
 Diceva che era stufa di lavorare al bar, e poi di lavorare a casa. Sua moglie lavora?
 No.
 Sa cosera tutto quel che aveva da fare? Passare uno straccio per terra, friggere le patate per le
tortillas, poco di pi. Noi non mangiavamo diverso dai clienti. Il sabato una gran paella, e questo era
tutto. Ma diceva che era stufa di lavorare come una schiava.
Non era la prima volta che Rafael sentiva storie simili, di mogli che improvvisamente si
ribellavano, che se ne andavano di casa. Molti camionisti non ne potevano pi delle lamentele delle
loro mogli, se non erano le faccende domestiche, erano le responsabilit dei figli. Disse qualcosa
cercando di essere cortese.
 Lo sa come sono fatte le donne.
 Eccome se lo so.
Fuori stava venendo buio. Entrarono altri clienti. Un ometto in tuta blu ordin un cognac,
cominci a berlo molto lentamente. Di tanto in tanto si avvicinava a una macchina mangiasoldi e
infilava qualche moneta, che spariva facendo scaturire musichette meccaniche.
 Non ha voluto portare via niente, solo le bottiglie. Pura cattiveria. Era lunica cosa che poteva
darmi fastidio. Ha aspettato che io non fossi in casa e le ha messe in uno scatolone. Quando sono
tornato, non cerano pi. Si rende conto?
Diede una pulita al banco con movimenti circolari.
 Sa cosa le dico, se cerca di tornare?
Rafael fece segno di no con la testa.
 Le dico che non ho pi nessun bisogno di lei, ecco cosa le dico . Fiss la superficie del
bancone.  Anche se  probabile che non torni. Se non aveva voglia di lavorare la cosa pi probabile 
che sia finita in qualche bordello.
Rafael chiese dove fosse la toilette, si inoltr in un corridoio scrostato e umido. Quando torn,
luomo era distratto, canticchiava, lucidando un bordo cromato. Lo salut con una mano. Si arrampic
sul camion. Non capiva come la moglie di quel tipo potesse stare in un bordello, dal momento che
doveva somigliare a lui: cinquantanni suonati, stanca e sciupata. Nel frattempo si era fatta notte. Dai
fossi si levavano nubi di umidit. Di storie come quella ne capitavano. Era una storia ridicola come
tante, un bel giorno una moglie si stufa e prende la porta, ma non dimentica di portarsi via le
bottigliette del marito, la cosa che poteva ferirlo di pi. Forse pensava di trovare un altro, qualcuno
disposto a lavorare per lasciarla riposare. Ma non poteva certo aver avuto tanta fortuna, di sicuro ora le
toccava fare le pulizie nel bar di qualcun altro per tirare avanti. Nessuna donna si accontenta di quello
che ha, Mercedes ne aveva sempre una, Adela voleva vederlo divorziato, pronto per un altro
matrimonio. Non capiva perch non potessero starsene tranquille, apprezzando quello che avevano,
vivendo la vita normalmente.
Sent avvicinarsi una nuova ondata di sonno. Accese la radio. Cera un programma per
camionisti. Ballate romantiche e flamenco, la voce di una speaker chiedeva ogni cinque minuti se tutti
stessero rispettando i tempi di riposo regolamentari. Erano molti i suoi colleghi che seguivano quel
programma, tutte le sere, come se davvero li facesse sentire in compagnia. Uomini grandi e grossi, duri,
di quelli che per loro non c mai niente di nuovo, che se ne stavano ad ascoltare una voce alla radio
come se davvero fosse unamica. I camionisti potevano chiamare in trasmissione da tutte le strade di
Spagna. Magari uno raccontava di una fidanzata che aveva avuto da giovane, diceva che portava le
scarpe di vernice, dove andavano, cosa facevano insieme. Allora la conduttrice si attaccava a quel filo e
parlava delle ragazze che tutti abbiamo avuto e dimenticato. Era come il colpo di pistola che d il via a
una gara. Chiamavano camionisti da tutta la Spagna dicendo che anche loro avevano avuto delle
fidanzate giovani e carine. Rafael pens che lui non avrebbe mai fatto una cosa simile. Commiserava i
fessi che si prestavano a intrattenere gli altri con le loro stupide storie. Cerano anche programmi
peggiori, per, di quelli che ricevevano telefonate, le telefonate di chiunque, a qualunque ora della
notte. A volte gli era capitato di ascoltarli, e non gli pareva vero che potesse esistere tanta spazzatura.
Uomini che quasi piangevano, dicendo che non ne potevano pi delle loro mogli, del loro lavoro, della
loro vita. Uomini che avevano rovesciato la loro storia addosso a tutti quelli che conoscevano, che non
trovavano pi nessuno disposto ad ascoltarli. Bastonati, letteralmente massacrati. Certi erano malati,
altri completamente soli, raccontavano quanto fosse triste arrivare alla domenica e sedersi davanti al
televisore. Tutti immersi fino al collo nei loro problemi e incapaci di uscirne. Era come sentir parlare
dei morti, morti incapaci di trovare una soluzione. Come il tipo del bar, che avrebbe continuato per anni
a raccontare di sua moglie che se ne era andata perch non sopportava pi lodore di fritto. Morti, come
quelli che si vedevano nei bar delle citt, che andavano al lavoro ogni mattina. Aspir una boccata alla
sigaretta, spense la radio. Erano pochi a saper vivere la vita alla giornata. Pochi a poter dire che non
avevano bisogno di nessuno, che avevano la loro libert. Lui era contento di essere riuscito a scegliere
la sua vita, di poter fare quello che voleva.
Decise che avrebbe cenato ad Albacete, e poi avrebbe tirato dritto per non fermarsi a dormire
fuori. Non era pi stanco. Un sabato e una domenica in casa non sarebbero stati troppo lunghi. Almeno
avrebbe visto le bambine. Si divertiva ad ascoltare le loro storie di scuola, per un po. Quando
cominciavano a scocciarlo, Mercedes se le portava via.
Arriv a casa alle dieci del mattino, dopo aver scaricato. Le bambine stavano facendo colazione
in cucina. Lo salutarono come se fossero state con lui il giorno prima. Non gli saltarono al collo, ma gli
parlarono subito con naturalezza. Lui le baci e accarezz i capelli spettinati. Raquel aveva la bocca
cerchiata di latte. Le prese la faccia fra le mani e la pul con cura.
 La mamma non c?
 Dorme.
 Ancora?
 Forse  arrivata tardi ieri sera. Ha detto che faceva tardi.
Rafael prese un biscotto e lo inzupp nella tazza della piccola.
  uscita?
 Certe volte le vicine fanno delle cene. Lei ci va con Pili.
Rafael si alz e and a prendere un pentolino per fare il caff. Silvia corse a dirgli doverano le
tazze. Mercedes aveva la mania di cambiare di posto le cose, anche i mobili. Metteva il divano al posto
delle sedie, toglieva le lampade e ne comprava di nuove. Rinnovo larredamento diceva. Comprava
anche soprammobili, che disponeva sugli scaffali o sul com. Statuine di ceramica, scatole di legno
intagliato, qualche candelabro di ottone. Poi tutto rimaneva l a prendere la polvere finch un bel giorno
lei stessa faceva sparire ogni cosa. Trov le tazze dove sua figlia gli indicava.
 Vi ha detto se dovevate svegliarla quando arrivavo?
 Non ha detto niente.  uscita e non ha detto niente.
 S, invece. Ha detto che oggi tu ci portavi al cinema.
Rafael aveva inzuppato una madeleine nel latte e ce laveva lasciata troppo a lungo. Quando la
tir fuori, gocciolante come una spugna, gli ricadde nella tazza schizzando il tavolo di latte. Cerc di
pulire con un tovagliolino. Nel frattempo la piccola piangeva perch ora la sua tazza era piena di
briciole. Gliela cambi. Tornando al pentolino, si accorse di aver messo poca acqua. Ne aggiunse
dellaltra. Le bambine adesso litigavano perch tutte e due volevano lunico dolce alla cannella rimasto.
Rafael lo divise in due e ne diede un pezzo a ciascuna. Poi le mand in camera a vestirsi. Poco dopo
arriv in cucina il suono stridente della televisione, e cessarono di sentirsi le voci delle bambine. Si
sedette a prendere il caff solubile. La tavola sembrava un campo di battaglia, con pezzi di pane sparsi
dappertutto e macchie di cioccolata. Ricav uno spazio spostando i tazzoni delle figlie. Mentre beveva,
osserv con attenzione la cucina. Una delle bambine aveva usato uno sgabello per raggiungere un
armadietto. Era evidente che si erano preparate la colazione da sole e che non era la prima volta.
Mercedes si divertiva con le sue amiche. Erano vicine che conosceva da molto tempo. Si vedevano per
giocare a carte. Ogni tanto, al venerd, andavano a cena insieme in trattoria. Prendevano il caff al bar
dopo aver portato i bambini a scuola. Le aveva viste chiacchierare sul pianerottolo qualche volta. La
confidenza era completa, come se fra loro non esistessero segreti. La migliore amica di Mercedes era
Pili Monte. Abitava di sopra. Non doveva avere pi di trentanni. Era bionda, con la faccia tonda come
una luna. Portava vestiti leggeri di colori allegri. A Rafael era capitato pi volte di trovarsela in casa,
passava spesso con qualunque scusa, un po di zucchero, un uovo. Rideva sempre, con una risata
contagiosa e breve. Suo marito faceva la guardia giurata in un grande ospedale e guadagnava
abbastanza bene, non avevano grandi problemi economici. Le si poteva vedere insieme dappertutto, Pili
e Mercedes, a far la coda dal macellaio, a chiacchierare alla fermata dellautobus. Grazie a lei,
Mercedes usciva pi spesso. Nel periodo del salone di bellezza nessuno riusciva a tirarla fuori di l,
aveva preso quel lavoro come un obbligo. Una volta che aveva smesso, si era accorta di poter fare
molte cose. Pili sapeva organizzare il proprio tempo. Prima di sposarsi aveva lavorato per anni in un
grande magazzino, al reparto corsetteria. Passava la giornata in piedi, chiusa in quel cubo di cemento,
con orari lunghi e scomodi. Le signore provavano montagne di reggiseni e poi compravano sempre il
primo su cui avevano messo gli occhi. Ogni volta lei era costretta a fare marcia indietro e a cercare
quello che volevano nel mucchio della roba scartata. Era capace di capire perfettamente che taglia
portasse una donna anche guardandola completamente vestita. Suo marito la prendeva in giro per
questo: E se ti avessi aiutato io con qualche toccatina?. Aveva imparato a distinguere fra le persone.
Cerano clienti che avevano solo voglia di chiacchierare, mentre altre non volevano perdere tempo. Il
continuo contatto col pubblico laveva resa disinvolta e sicura. Eppure le era parsa una liberazione
potersi sposare e lasciare il lavoro. Le era bastato il tempo trascorso al grande magazzino per avere una
certa esperienza del mondo. Al suo reparto venivano signore piene di soldi, e sentire come parlavano,
vedere come camminavano e si muovevano, le era servito. Anche se spesso si trattava di accontentare
robuste massaie che cercavano solo un busto ben stretto o una camicia da notte di flanella pesante. In
ogni caso, e grazie a quel lavoro, Pili aveva imparato ad apprezzare il tempo libero. Era stata lei a
convincere Mercedes a partecipare, certi venerd, alle cene organizzate da altre giovani donne, che
avevano voglia di divertirsi tutte insieme. Salutavano il marito e si incontravano in qualche ristorante
italiano. Andavano a mangiare una pizza, scherzavano col cameriere, si sbellicavano dalle risate. Poi
parlavano e parlavano, abbassavano la voce per raccontarsi le cose pi intime.
Rafael non badava molto a Pili, la vedeva entrare e uscire da casa sua con la sua larga faccia
sorridente, o la trovava in cucina a chiacchierare con sua moglie. Quella mattina doveva essere rimasta
a letto anche lei, per riprendersi dai bagordi femminili della sera prima. Guard la tazza di caff
semivuota. Tempo prima sarebbe andato in camera da letto e si sarebbe sdraiato al buio, vicino a
Mercedes. Adesso sapeva che se avesse fatto una cosa del genere, sua moglie svegliandosi lavrebbe
guardato con fastido. E cos rimase seduto nella cucina in disordine sorseggiando il caff troppo
annacquato.
In sala da pranzo le bambine guardavano la televisione scalze e in pigiama. Gli chiesero di fare
silenzio col dito quando lo videro entrare. Lui si butt sul divano, si sbotton la camicia e guard lo
schermo. Una ragazza giovane, con un cappellino ridicolo, era circondata di bambini che giravano a
ritmo di musica. Rimase assorto a guardare.
Quando si svegli, le bambine non cerano. Qualcuno aveva abbassato il volume. Si accorse di
avere addosso una coperta. Si strofin gli occhi e, seguendo i rumori della casa, and in cucina.
Mercedes, di spalle, con i capelli bagnati, prendeva il caff.
 Ah, ti sei svegliato.
Fece un breve sorriso, e sorrise anche lui.
 Ero stanchissimo.
 Non hai dormito stanotte?
 S, ma stamattina mi sono alzato presto per arrivare a casa.
Lei annu, and al frigorifero e tir fuori un piatto di formaggio e prosciutto.
 Se vuoi ti faccio due uova.
 No, va bene cos.
Mentre mangiava, lei si dava da fare in cucina, senza parlare.
 Come vanno le bambine a scuola?
 Bene.
 E linglese?
 Ieri hanno portato un libro nuovo.  il terzo che gli danno.
Vedeva i fianchi di sua moglie muoversi dolcemente sotto la gonna. Aveva le gambe avvolte
nelle calze trasparenti.
 Vi siete divertite ieri sera?
 Era il compleanno di Mari Cruz. Siamo state in quel posto nuovo in plaza Libertad.
 Una pizzeria?
 No, uno di quei ristoranti marocchini che vanno di moda adesso. Il padrone  arabo. Lola dice
che i marocchini sono sporchi, non ha fatto altro che strofinare le posate col tovagliolo.
 Chi ha deciso di andare l?
 Sai, sono le idee di Pili, qualcuno glielaveva consigliato.
Una volta finito il formaggio, Rafael si accese una sigaretta e spinse fuori il fumo verso il
soffitto. Lei si avvicin e mise un portacenere sul tavolo.
 Dove sono le bambine?
 Sono scese a giocare fuori.
 Non devono fare i compiti?
 Sono ancora piccole.
Not i suoi seni, che sporgevano leggermente dallabbottonatura della camicetta. La prese per
un braccio e la tir verso di s.
 Lasciami, possono venire le bambine.
 Hanno le chiavi?
 No, ma pu salire Pili con loro.
 Pili ha le chiavi?
 S.
 E perch gliele hai date?
 Certe volte viene a guardare le bambine o mi d una mano. Cosa te ne importa, se tu non ci
sei mai?
Lui la tir di nuovo, cominci a morderle il collo, le infil le dita nella camicetta e le tocc un
capezzolo, rugoso e tiepido.
 Questa  casa mia, e non mi va che entri nessuno se non lo decido io.
Mercedes lo guard con occhi rabbiosi, ma non disse niente.
 Vado a mettere il catenaccio, se Pili sale con le bambine pu tenerle per un po a casa sua.
Non pens di dirgli di no, lo vide togliersi la camicia ed entrare in camera. Era ancora un uomo
attraente, ma non per lei. Si sentiva solo indignata. Arrivava quando voleva e reclamava il suo, come se
fosse innamorato, senza neanche aspettare la sera. Il letto era gi fatto. Tir via il copriletto con uno
strattone.
 Mi spoglio anchio.
 S, spogliati.
Si muoveva come un automa, aveva la faccia seria e le labbra leggermente corrugate. Lui butt
via i calzini, la guard stendersi obbediente e passiva.
 A vederti, sembra che ti tocca fare un sacrificio.
Lei non rispose. Sacrificio o no, era suo marito e tornava dal lavoro. Lui la baci, le apr le
gambe e la sent asciutta e ruvida come la carta vetrata di una scatola di cerini. Continu a dare colpi,
perch era eccitato e perch nessuno, in casa sua, poteva dirgli quandera il momento di fare lamore.
Lei non si muoveva. Quando sent arrivare lorgasmo, fu come precipitare da solo in una caverna
vuota.
Nel pomeriggio seppe che Pili sarebbe stata a cena da loro. Poteva venire qualunque altro
giorno, perch proprio quella sera?
 Suo marito  di turno. Ho pensato che, con unospite, avremmo fatto un po di festa.
Lui la inform che aveva invitato Luis e sua moglie. Li chiam per confermare lappuntamento.
Alla fine disse a Mercedes di mettere in forno dellaltro pollo. Lei non si oppose n protest, acconsent
automaticamente e and in cucina a sbucciare le patate. Lui stava sdraiato sul divano davanti al
televisore, con un bicchiere di whisky. Le bambine erano uscite di nuovo. Nei fine settimana in cui
tornava a casa si impadroniva di lui una pigrizia completa. Passava il tempo senza far niente, stava
sdraiato a guardare la televisione e basta. A volte dormicchiava. Nelle prime ore riposava davvero, poi
si sentiva come stordito, la passivit lo rendeva irrequieto. Senza il camion ad aspettarlo in strada, era
come se qualcuno gli avesse tagliato la ritirata, accerchiandolo. Nemmeno il whisky aveva lo stesso
sapore di quello che prendeva in strada. Mercedes si muoveva di continuo per la casa. Come se
rimandasse tutti i lavori domestici per farli proprio quando cera lui. Prima era diverso. Quando le
bambine erano piccole, avevano voglia di uscire. Gli piaceva andare al cinema o a cena con amici.
Chiamavano la figlia di una vicina perch si occupasse della casa mentre loro non cerano. Tornavano
tardi, con la sensazione di essersi divertiti. Mercedes faceva di tutto per rendere piacevole il ritorno di
Rafael. Gli preparava i suoi piatti preferiti, insisteva per portargli la colazione a letto. Lui non sempre
accoglieva bene questi omaggi, a volte protestava asserragliato fra le lenzuola, dinanzi al grande
vassoio. Lo infastidivano tante attenzioni. Anche dopo, quando le cose erano cambiate, Mercedes era
rimasta attenta ai suoi gusti e alle sue necessit, lo considerava un dovere. Non mancava mai una
bottiglia di whisky in casa, del migliore, e le bambine non facevano chiasso mentre lui riposava.
Si alz e and in cucina, era curioso di sapere cosa stesse facendo sua moglie. Spesso si era
domandato che cosa combinasse una donna chiusa in casa tutto il giorno. Era inconcepibile che si
lamentasse di avere tanto da fare. La trov seduta al tavolo di cucina, davanti a un mucchio di talloncini
colorati.
 Cosa fai?
Lei cominci a infilarli in una grossa busta.
 Sai, con i tagliandi che trovi sulle confezioni di certi prodotti partecipi a dei sorteggi. Con le
etichette del caff puoi anche vincere una specie di stipendio che dura tutta la vita. E con i bollini del
pur puoi avere perfino uno yacht.
 Uno yacht . Scosse la testa considerando lassurdit della cosa.  E tu che te ne faresti di uno
yacht?
Lei si strinse nelle spalle.
 Non ho mai avuto fortuna, posso mandarne finch voglio. Anche Pili lo fa.
 Anche lei ha bisogno di uno yacht?
 No, di uno stipendio per tutta la vita.
 Ha quello del marito.
 Cos ne avrebbero due.
Prese le forbici e continu a ritagliare bollini. Lui si sedette e ne raccolse uno.
 E questo?
  del detersivo. C in palio un diamante.
Giocherell coi ritagli, riflettendo.
 In America i camionisti guadagnano tantissimo.
Lei lo guard senza capire. Lisci unetichetta sgualcita e riprese a ritagliare.
 Se vuoi un diamante, posso anche comprartelo, come ti ho comprato il braccialetto doro e il
cappotto.
Lei scosse la testa.
 Non sono cos scema da volere un diamante. Non saprei nemmeno quando portarlo.
 Le cose non c mica bisogno di portarle.  bello sapere di averle, se uno le vuole.
 Non voglio un diamante.
 Hai soldi a sufficienza per comprarti quello che ti pare.
Lei cominci a mettere via le etichette. In realt non desiderava niente. Tutti quei sorteggi erano
pura fantasia, uno yacht, un diamante. Lo stipendio s che era unidea allettante. Lei e Pili ne avevano
parlato tante volte, dei soldi che arrivano puntuali tutti i mesi. Era completamente diverso, avrebbero
potuto spenderli come volevano, aprire un conto in banca intestato a loro. Si erano domandate se
davvero valesse per tutta la vita. Scherzando, dicevano che di sicuro la ditta se ne sarebbe dimenticata
dopo qualche anno, quando il fortunato vincitore era ormai vecchio. Tutta la vita  un tempo
lunghissimo. Ci avevano almanaccato su allinfinito davanti alle tazze di caff. Uno stipendio tutto per
loro.
Nel pomeriggio arriv Pili a dare una mano in cucina. Mercedes la aspettava. Salut Rafael, che
le lasci sole in cucina tutte e due. Portava una gonna nera e un maglione blu. Anche se suo marito
aveva un buon posto, non guadagnava come Rafael, e cos comprava roba da pochi soldi e mandava la
figlia alla scuola pubblica. Il suo sogno era mettere su un negozio insieme a Mercedes. Uno di quei
negozi piccolini e allegri dove si vendono vestiti per neonati.
Quando Rafael and a prendere dellacqua per il whisky, le trov intente a farcire un pasticcio
di patate. Seguivano una complicata ricetta dellEnciclopeda ilustrada de la cocina. Mercedes
possedeva tutti i volumi, con abbaglianti foto a colori. Erano piatti elaborati e presentati con fantasia,
che raramente si potevano fare in casa. Ma con Pili si divertiva a provarci. Riunivano tutti gli
ingredienti, li preparavano chiacchierando tutto il tempo, scambiandosi confidenze, parlando dei figli o
della vita scandalosa delle attrici.
Verso le nove arrivarono Luis ed Emilia. Pili era andata a casa a cambiarsi. Aveva portato con
s le bambine, che sarebbero rimaste a dormire con sua figlia. Quando torn, salut prima Emilia, poi
strinse la mano a Luis e sedette accanto a Mercedes con il bicchiere dellaperitivo. Luis e Rafael
parlavano fitto fitto, scambiandosi notizie sugli ultimi viaggi effettuati. Le donne allinizio rimasero ad
ascoltare, ma presto fecero gruppo a parte. Emilia si lamentava perch i suoi figli avevano modi
bruschi, distruggevano le scarpe, logoravano i gomiti delle maglie. Diceva che loro erano fortunate ad
avere solo figlie femmine. Mercedes e Pili la ascoltavano senza troppo interesse. Parlava sempre di
cose ragionevoli che dovrebbero interessare alle brave casalinghe. Non si sarebbe mai lanciata a
discutere idee folli come quella di mettere su un negozio. Non aveva molta immaginazione, le bastava
parlare degli abiti rovinati dei suoi figli. Pili e Mercedes la guardavano con commiserazione, loro erano
di unaltra pasta, sapevano vedere in modo diverso la realt di ogni giorno, ridere per una battuta
maliziosa, provarsi un vestito stravagante in un negozio. Emilia si era messa una camicetta chiusa fino
al collo, e portava gli orecchini di quando era bambina. Sembrava che tutto andasse bene per lei.
Cenarono in sala da pranzo. Mercedes aveva comprato dei garofani al mercato e ne aveva
messo uno davanti a ogni piatto. Aveva un servizio di bicchieri di cristallo e delle tovaglie nuove,
avrebbe potuto dare una festa senza che mancasse niente. Certo usava tutto molto di rado, le poche
volte che veniva qualcuno. Quando si era sposata le era toccato metter su casa senza niente, per questo
dopo aveva comprato molta roba, che da anni giaceva negli armadi: saliere dargento, vassoi, tutto quel
che vedeva sulle riviste.
Luis era contento, sembrava sempre contento. Chiedeva un altro aperitivo e sua moglie lo
sgridava, spiegando che a suo marito faceva male bere prima di cena. Gli viene mal di stomaco
diceva. Luis la prendeva in giro, con frasi velate che Rafael accoglieva ridendo.
 Gli viene mal di stomaco anche quando fuma prima di colazione.
Mercedes e Pili si guardarono annoiate, ma Emilia non aveva nessuna intenzione di lasciar
cadere largomento. Arriv a dire che Luis doveva stare attento anche alle correnti daria. Pili cap che
non poteva non dire niente e rivel che suo marito aveva dei dolori quando il tempo era umido. Che
doveva stare seduto diritto, altrimenti gli veniva mal di schiena. Mercedes stava zitta, si era abituata a
non partecipare quando le altre donne parlavano delle malattie dei mariti, delle loro manie. Sapeva che
era come mettere il marito e i figli sullo stesso piano. E per lei Rafael non era un bambino, n qualcuno
da coccolare e viziare.
Poi Emilia raccont che lavevano di nuovo chiamata dal suo vecchio lavoro. Lo facevano, di
tanto in tanto, anche dopo parecchi anni. Aveva lasciato il posto quando si era sposata. Ma si
ricordavano di lei quando una delle donne della squadra andava in pensione o si licenziava. Il suo capo
non la dimenticava mai, lei era di quelle che rimanevano a lavorare finch i locali non erano
perfettamente puliti, senza guardare lorologio. Le ragazze di oggi non ci pensavano nemmeno. Per
questo le chiedevano di tornare. Ma ormai era impensabile, doveva occuparsi della casa e dei figli,
diceva sempre di no.
Si disposero debitamente intorno al tavolo. Mercedes sapeva fare le cose bene, laveva imparato
dalle riviste e dai film. Lei e Pili andavano e venivano dalla cucina per portare i piatti e ogni volta,
anche se non ne avevano bisogno, Emilia si offriva di aiutarle. Mercedes pensava che non sapeva fare
lospite, unospite come si deve non si alza continuamente per andare in cucina. Rimane seduta al suo
posto, sorride e si mostra ammirata quando compaiono le vivande. Portarono in tavola il pasticcio di
patate ripieno di carne. Avevano fatto una bella decorazione di pur, un fregio tuttintorno al vassoio.
Luis assicurava che non cera posto al mondo dove si servissero piatti belli come a casa di Mercedes e
Rafael. Nemmeno al suo banchetto di nozze si erano viste cose simili. Pili si assunse il compito di fare
le porzioni. Aprirono una bottiglia di spumante. Rafael cominci a bere un bicchiere dopo laltro.
Emilia si faceva spiegare tutte le ricette. Luis si era messo a parlare del camion, del sindacato,
dellacquisto dellappartamento. Calcolava il tempo che gli rimaneva per finire di pagare il mutuo.
 A quel punto ci compreremo una casetta in campagna.
 E per cosa?
 Per i fine settimana e le vacanze. Voglio svegliarmi alla mattina sentendo cantare gli uccellini.
Rafael guard il suo amico senza capire. Per lui gli uccellini potevano benissimo cantare da
unaltra parte. Emilia alzava gli occhi al cielo, per mostrare quanto quel progetto la mandasse in estasi.
Qualche metro di giardino, non troppi, per poter coltivare dei fiori. I ragazzi avrebbero giocato allaria
aperta, sarebbero stati al sole. Mercedes non avrebbe mai desiderato una casa cos, per nulla al mondo
sarebbe andata a passare i fine settimana da sola con le bambine. Preferiva andare in centro con Pili, il
sabato pomeriggio, mescolarsi alla gente e guardare le vetrine. Lei non avrebbe saputo cosa fare in
campagna, e non aveva nessuna voglia di avere unaltra casa. La sua le sembrava gi una tomba in cui
era sepolta per la maggior parte della settimana.
 Bisogna avere dei progetti nella vita  diceva Emilia, strofinandosi scrupolosamente la faccia
col tovagliolo.
Pili guard Mercedes e non os sorridere.
Quando venne sfornato il pollo con le verdure, ormai quasi nessuno aveva fame. Avevano
bevuto parecchio, e cos distribuirono piccole porzioni che spiluccarono chiacchierando. Emilia non la
smetteva pi di parlare della scuola dei suoi figli, ma gli altri non la ascoltavano. Poi le donne
portarono i piatti in cucina e, al ritorno, servirono il caff. Rafael offr del cognac allamico. Fecero
qualche commento generale sulla televisione, ma i camionisti di rado hanno la possibilit di vederla.
Erano le donne a essere informate. Mercedes e Pili preferivano i film di ambiente sofisticato, ed Emilia
le serie con un protagonista maschile importante. Rafael pens che nulla di quel che aveva sentito dire
quella sera aveva importanza per lui. I progetti di Luis, le case in campagna, i bambini, la televisione.
Lui apparteneva a un mondo diverso, il mondo di quelli che sanno vivere, starsene da soli. Aveva una
gran voglia di uscire a bere qualcosa. Si sent prigioniero di quel divano, costretto a respirare laria
viziata dal fumo di sigaretta. Lo propose a Luis ridendo. Mercedes non lo lasci finire.
 Rafael ha gi voglia di scappare.
Lui le lanci uno sguardo gelido. Ma Mercedes aveva bevuto e non aveva intenzione di star
zitta.
 Chiss quanto gli piacerebbe passare le domeniche in campagna. Con sua moglie e le sue
figlie, naturalmente.
Lui non alz la voce.
 Sta zitta, Mercedes, e non bere pi.
Luis si alz da tavola.
 Su, Rafael, andiamo fino allangolo, solo per prendere una boccata daria. Fra dieci minuti
siamo di ritorno. Dobbiamo andare a casa presto, domani i ragazzi si aspettano che giochi con loro a
pallone.
Quando furono usciti, le tre donne rimasero in silenzio. Emilia propose di lavare i piatti.
 Ci metteranno ben pi di dieci minuti, sapete come sono fatti. Gli basta stare a casa mezza
giornata che hanno come un prurito, non riescono a star fermi. Anche Luis  fatto cos, esce
continuamente, anche solo per tirare calci al pallone coi ragazzi.
 Se dovessero passare la vita chiusi in casa come noi, non so cosa farebbero. Diventerebbero
pazzi, credo  disse freddamente Pili.
Mercedes non rispose. Si avviarono verso la cucina. Emilia chiese in prestito un grembiule, non
voleva rovinare la sua gonna nuova.
5
La radio era accesa e le finestre aperte. Le tendine svolazzavano leggere. Le due ragazze
entrarono di corsa. Josefina chiuse tutto, abbass il volume della musica. La valigia degli ospiti era su
un treppiede, non lavevano chiusa. Adela si avvicin a dare unocchiata. Sopra i vestiti cerano un
pettine di tartaruga e vari dpliant di viaggi, carta intestata di un altro albergo. Frug nelle tasche
laterali e trov un paio di orecchini di bigiotteria. Se li prov davanti allo specchio. La sua collega
aveva lasciato laspirapolvere in mezzo alla stanza e stava tirando via le lenzuola in disordine.
 Credi che abbiano fatto lamore, stanotte?  chiese Adela, con gli orecchini ancora addosso.
Laltra ragazza alz le spalle, e si diede a togliere le federe.
 Che te ne importa?
E invece gliene importava. Passava in rassegna tutti gli indizi che potevano dirle qualcosa sugli
sconosciuti per cui indirettamente lavorava. Si tolse gli orecchini e li tenne sul palmo della mano, li
annus.
 Che profumo credi che usi? Sei entrata nel bagno?
 No, puliscilo pure tu. Non star l a perdere tempo.
Adela apr la porta del bagno. Riordin i flaconi di acqua di colonia e i vasetti di creme, ne
aspir gli odori. Si sofferm sulle etichette, erano in inglese, dovevano essere inglesi o americani.
Lasci tutto da parte e si mise a strofinare le superfici di marmo. Non cera niente di particolarmente
interessante, solo un balsamo per capelli biondi. La donna doveva essere bionda, e non troppo vecchia,
a giudicare dai prodotti che usava. Di certo viaggiava col marito, seguendolo nei suoi spostamenti per
affari. Mentre sciacquava il lavabo, rimase assorta pensando che anche lei avrebbe potuto seguire
Rafael. Se fosse stata la sua donna non sarebbe rimasta sempre a casa lasciandolo solo. E non
avrebbero avuto figli. Rafael aveva bisogno di qualcuno che si prendesse cura di lui, che si occupasse
delle sue camicie e di mille piccoli particolari. Non era un uomo qualunque. Ci sono uomini che 
meglio che non abbiano figli, cos le mogli possono dedicarsi completamente a loro. Lei lavrebbe
fatto, avrebbe saputo farlo felice. Sarebbe stata una vita intensa per entrambi, la soluzione giusta, per
godere insieme delle cose che il mondo pu offrire: serate, cene, bei vestiti. Sua moglie e le sue figlie
non erano altro che una macchina per spendere soldi. A loro non importava niente di lui, volevano solo
vederlo lavorare. Rafael non le amava pi, ne era sicura.
 Su, Adela, dammi una mano con il letto!
Si misero ai due lati del materasso e fecero volare il lenzuolo. I loro erano movimenti esperti e
precisi.
 Da che parte credi che dorma lei?
 Ma che te ne frega!
A Josefina quei particolari non interessavano. Sistem il risvolto, rimise il copriletto color
pastello. I problemi di Adela non la toccavano. Quando avesse avuto un po di soldi da parte, si sarebbe
sposata col suo fidanzato, un ebanista. Non avrebbero comprato un appartamento con terrazzo, n
avrebbero preteso di abitare in centro. Non sarebbero mai andati a cena in un ristorante con le candele
sul tavolo, n avrebbero speso il guadagno di una giornata di lavoro in un profumo. Forse Adela
avrebbe dovuto invidiarla, perch il suo ragazzo era libero, e invece no, la compativa. Una ragazza cos
sarebbe vissuta senza conoscere il bello della vita, fino alla morte. Forse lei non sarebbe mai riuscita a
convincere Rafael a lasciare sua moglie, ma aveva capito cosera la passione. Lui le aveva detto che le
cose belle erano fatte per loro. Certo, poi risaliva sul suo camion e spariva. Ma un giorno avrebbe
smesso, si sarebbe accorto che se cera una donna che poteva capirlo quella donna era lei. Josefina
sarebbe sempre vissuta in una casa minuscola, senza tende o poltrone che valessero la pena, e non
avrebbe mai avuto il vero amore.
 Che te ne frega di sapere come vivono i ricchi?
 Mi trovo sempre intorno le loro cose. Anche se non voglio, sono costretta a vederle.
Josefina la guard con commiserazione; pass laspirapolvere con gran fragore, mentre Adela
toglieva la polvere dai mobili. Vuot il portacenere. Era pieno di mozziconi dal filtro dorato.
Si ferm sullautostrada a fare gasolio. Il vento era cos forte che le falde del giubbotto
svolazzavano sbatacchiando. Le ferm con le mani e tir su la lampo. Saltellava per combattere il
freddo. Il benzinaio aveva un berretto di lana calato fino agli occhi.
  tutto il giorno che tira tanto vento?
Luomo annu, indic il bar e disse:
 Molti si sono fermati per vedere se verso sera smetteva.
Rafael guard le vetrine illuminate, i tavoli occupati.
 Ma non ne vuole sapere. Ormai  quasi buio e non si  calmato. Qui pu tirare vento anche
per due o tre giorni di fila.
Il cielo era pieno di nubi rossastre e la luce del giorno spariva rapidamente. Cera quasi sempre
vento in quella zona. Rafael guid il camion fino al parcheggio e and al bar. Dentro, faceva caldo. In
televisione cera una partita di calcio. Alcuni avventori la guardavano distrattamente. Ordin un caff e
si ferm al banco, a guardare la gente. Sent una voce:
 Crede che smetter?
Rimase immobile. Non era sicuro che la domanda fosse rivolta a lui. La ragazza portava
luniforme da cameriera e sorrideva mostrando due file di denti regolari. Rafael la guard come se non
riuscisse a trovare una risposta.
 Mi sa che andr avanti per un po.
La ragazza fece una faccia infastidita e pass uno straccio sul banco.
 Non trova assurdo che sulle autostrade ci siano solo bar?
Rafael la osserv incredulo. Sorrideva, aveva gli occhi color del miele. Non doveva avere meno
di trentacinque anni.
 Non vedo perch non potrebbero esserci negozi, cinema, sale da ballo  disse lei, con
indifferenza.  Scherzo. Per credo che non ci siano molte possibilit per noi che passiamo la vita sulla
strada.
Rafael gir il cucchiaino nella tazza, alz gli occhi.
 Lei passa la vita sulla strada?
Lei si volt verso la macchina del caff, e poi torn a guardarlo.
 Be, pi o meno, io lavoro qui.
Sembrava che si fosse stufata di dare informazioni, e che adesso avrebbe parlato solo dietro
insistenza di Rafael.
 Devessere un buon lavoro, il suo.
Osserv che sulla camicetta delluniforme portava una piccola spilla dargento.
 C di peggio.
 Anchio passo la vita sulla strada.
Lei scoppi a ridere.
 Be, lo so, lho vista scendere dal camion!
 Certo  rispose lui, imbarazzato.
 E poi lho vista al distributore.
 Ah, s?
Un po assurdo perdere tempo parlando con quella donna. Era quasi buio, ormai, e la guida, con
tutto quel vento, sarebbe stata lentissima. Fin il caff. Si volt verso di lei.
 Buonasera. E buon lavoro.
 Se ne va gi?
 Ho ancora settanta chilometri da fare,  tardi.
 Buon lavoro anche a lei, allora.
Usc con un sorriso sulla faccia. In fondo non era cos male poter parlare con qualcuno. Era una
donna strana. Forse anche lei la dava via per soldi. Di quelle che lo fanno per arrotondare lo stipendio.
Sorrise di nuovo. Quando aveva gi un piede sul predellino, una voce lo costrinse a voltarsi.
 Ehi, senta!
La cameriera camminava in fretta. Vide che era alta, magra, che portava scarpe coi tacchi bassi.
Quando fu davanti a lui, fece un sospiro profondo, come per riprendere fiato.
 Non ci siamo neppure detti i nostri nomi.
Non riusciva a capire cosa volesse. Forse era davvero una che faceva la vita e che voleva
concludere la giornata. Non era disposto a lasciarsi catturare cos, preferiva fermarsi quando pareva a
lui in un bar di puttane. La guard. Forse in quei posti non avrebbe mai trovato una ragazza come
quella. Lei stava aspettando, sorrideva con un brillio canzonatorio negli occhi.
 Non vuole dirmelo il suo nome?
 Mi chiamo Rafael.
Lei sorrise compiaciuta.
 Io sono Tona.
Gli porse la mano. Lui la strinse senza forza. Allora lei gli si avvicin cos tanto che non riusc
pi a guardarla. Rimasero fermi tutti e due. Rafael non si ritrasse. La donna gli mise una mano dietro la
testa e, tirandolo verso di s, gli affond la lingua in bocca. Lui sent un fluido caldo avvolgergli la
faccia, lentamente. Un intenso profumo corporale lo soffoc. Sent immediatamente un desiderio cieco.
La tir verso la cabina, si appoggiarono l. Il vento agitava i capelli biondi della ragazza, che gli
sbattevano in faccia. Anche la gonna gli sbatteva contro le gambe. Abbass una mano, combatt contro
il tessuto ruvido. Lei non lo lasci proseguire, lo trattenne. Smisero di baciarsi un istante. Gli parl a
voce bassa:
 Non posso rimanere fuori molto, ho detto che avevi dimenticato laccendino.
Lui temette che se ne andasse. Indic la cabina.
 L possiamo sdraiarci.
 Va bene.
La iss sul predellino prendendola per la vita. Mentre anche lui stava saltando su, lei lo ferm.
 No, qui no, meglio dietro.
Lui parve non capire, lei glielo sussurr allorecchio.
 Dietro, nel cassone.
 Ma c il carico!
 Fa lo stesso.
Scesero, raggiunsero il portellone posteriore. Lui apr la serratura di sicurezza. In tutta larea di
servizio non cera nessuno, il vento continuava a soffiare forte. Le vide volare la gonna mentre la
spingeva per farla salire su, indovin lattaccatura delle gambe nel buio. Riusc a ricavare un piccolo
spazio fra le casse di legno. Lei sorrideva osservando loperazione. Poi Rafael si pieg e cerc di tirarla
a s per sdraiarsi con lei sul pavimento, ma lei si liber del braccio che lattanagliava e si sedette sul
bordo di una cassa. Si tolse con cura le mutandine e le mise da parte. Spinse il bacino in fuori, apr
molto le gambe, fece un cenno col capo e disse:
 Vieni.
Allora Rafael si avvicin, senza riaversi dalla sorpresa, ma senza riuscire a trattenersi neppure
un secondo, desiderandola con rabbia. Si inginocchi davanti a lei e le mise una mano fra le gambe,
sent linterno delle cosce umido e caldo. Lei lo chiam, lo incit, doveva fare in fretta. Lui era cos
fuori di s che non sent nemmeno i suoi gemiti di piacere, nemmeno i propri ansiti, nel prenderla.
Poi aveva il capogiro, gli ronzavano le orecchie. Lei, appoggiata a una cassa, teneva la testa
piegata allindietro. Dopo un attimo si alz, scosse i capelli con tutte e due le mani e raccolse le
mutandine. Salt gi dal camion senza dir niente. La vide andare verso la cabina. Lui rimase in piedi al
buio, nel freddo, ad aspettarla. Lei torn dopo un istante, sempre scossa dal vento. Sorrideva come
prima.
 Chiss se ci crede, il responsabile, che ci ho messo tanto a darti laccendino.
Lui si aspettava che tirasse fuori un portafogli, che dicesse una cifra. Le dilettanti non sembrano
puttane. Calcol mentalmente quanto avesse con s. Non era tenuto a pagarla, non si erano accordati
prima. Eppure non se la sentiva di lasciarla l senza darle niente. Ma lei non parl di soldi.
 Magari possiamo rivederci.
Rideva e faceva lampeggiare nellombra i suoi occhi color miele. Lui le chiese:
 Dove abiti?
 A Tarragona. Vengo qui tutte le mattine.
Continu a ridere apparentemente senza motivo. Lui era serio, non sapeva come reagire.
 Dammi un numero di telefono.
Lei tir fuori dalla tasca delluniforme il taccuino del bar, glielo porse tranquillamente.
 Scrivi, io detto.
Rafael strapp il foglietto dove aveva scritto il numero. Lei si gir e agit le dita in segno di
saluto. Lui rimase fermo, guardandola allontanarsi col taccuino in mano. A un tratto si gir:
 Senti, non stare l a farti domande, non sono una puttana.
Super le porte a vetri. Starsene l in piedi vicino al camion non era da lui. Ma niente di quel
che era successo era normale. Sal e si mise al volante, accese una sigaretta. Aveva un freddo terribile e
si sentiva come intontito. Avvi il riscaldamento. Prese il foglietto, accese la luce, e lesse, scritto di suo
pugno: ANTONIA LAYAS. Era una cameriera che aveva voglia di stupire, niente a che vedere con
una sgualdrina. Riflett: una donna poteva fare una cosa del genere solo perch le piaceva. E forse
nemmeno per questo. I camionisti hanno fama di essere degli stalloni, tipi tosti. Forse aveva solo voluto
provare. Aveva fatto tutto lei: labbordaggio, la proposta, aveva perfino scelto quella strana posizione.
Di solito per portare a letto una donna bisognava darsi da fare per un po, spesso ci volevano diversi
appuntamenti, il tira e molla, la lotta per infrangere le ultime barriere. Nessuna accettava subito,
cerano dei passi da compiere. Lui non faceva mai proposte immediate, a meno che non si trattasse di
puttane. Con lei era stato troppo facile. Di sicuro ogni tanto ripeteva quella scena con altri camionisti.
Strano che non lavesse mai sentito raccontare dai colleghi. Forse non si scopava solo i camionisti,
forse lo faceva con chiunque, quando ne aveva voglia.
Gli alberi lungo la strada si agitavano spasmodici nel vento. Non riusciva a tornare del tutto alla
realt, era ancora nel parcheggio dellautostrada, con quella donna. Era carina, con le gambe lunghe e i
fianchi sottili. I vestiti non troppo aderenti lasciavano indovinare unossatura perfetta. Forse non
lavrebbe scelta per andarci a letto. Forse lavrebbe allontanato quel suo modo energico di muoversi, la
sua risata divertita. Ma, per una volta, era stato lui a essere scelto. Di sicuro lei lo aveva osservato,
magari aveva deciso di farselo non appena laveva visto. Sorrise. Pens di mettersi in contatto con
Luis, di dirglielo, ma scart subito lidea, senza sapere esattamente perch. Luis gli avrebbe dato dei
consigli ragionevoli, gli avrebbe fatto un mucchio di raccomandazioni. Forse era per questo. Accese la
ricetrasmittente, ascolt chiacchiere sparse, le sciocchezze di sempre, qualche battibecco fra camionisti
nella notte lunga e noiosa. Riconobbe la voce di Sebastin Rpalo, un ometto indurito e rozzo,
parecchio pi vecchio di lui, che passava la vita a vantarsi. Aveva i capelli tinti di biondo e portava
sempre certe camicie a fiori colorati. Raccontava un sacco di storie della sua giovent, magari qualcuna
era vera. Era stato magnaccia a Barcellona, a un certo punto aveva avuto cinque ragazze che
lavoravano per lui. Non era difficile convincerlo a raccontare qualcuna delle sue avventure. Diceva che
sapeva far impazzire le puttane, che era stato in tutti i bordelli di strada della Spagna, viaggiando col
camion. Rafael si fece riconoscere. Rpalo sembrava molto contento. Stava viaggiando non lontano da
l, avrebbero potuto incontrarsi in un posto comodo per tutti e due. Rafael sapeva che prendere un
appuntamento con Rpalo significava andare a puttane, passare tutta la notte in un bordello. Lidea non
gli dispiacque.
6
Mercedes si aggiust i capelli davanti allo specchio del corridoio e and ad aprire. Pili arrivava
tutti i pomeriggi verso le cinque. Rimanevano unoretta in cucina a prendere il caff, finch le bambine
non arrivavano da scuola. Poi ciascuna tornava a casa sua per preparare la cena e fare il bagno alle
piccole.
Pili strizz un occhio ed entr, ma Mercedes non era dellumore giusto. Non si era truccata e
una vecchia gonna le pendeva da tutte le parti.
 Come mai sei in questo stato?
Mercedes alz le spalle e la invit a passare in cucina. Il servizio da caff era gi pronto sul
tavolo. Aveva disposto delle paste su un piattino. Pili guard le tazze di porcellana.
  tutto perfetto, tranne te.
Tir fuori un rossetto dalla tasca del golfino.
 Sono venuta attrezzata. Hai una matita per gli occhi?
  nel bagno.
Pili spar e torn con aria decisa, Mercedes nel frattempo si era seduta.
 Con questo baster. Voglio che provi il mio rossetto.
Prese fra le mani la faccia di Mercedes e la costrinse a guardare in su. Le scur lentamente la
linea delle ciglia, con tocchi leggeri.
 Non so perch ti preoccupi tanto. Non ho intenzione di andare da nessuna parte.
 E cosa importa?
La caffettiera cominci a gorgogliare. Mercedes spense il fuoco.
 E quella gonna orribile! Basta che venga lui e poi sei di cattivo umore per giorni.
Mercedes aspett che uscisse il caff, senza risponderle.
 Dovresti cercare di reagire  insistette Pili.
Entrambe conoscevano bene il linguaggio adatto per le crisi sentimentali. Leggevano le riviste
femminili, i romanzi di Victoria Holt.
 Voglio dire che non devi lasciarti abbattere. Tirati un po su.
Mercedes non rispondeva. Vers il caff fumante nelle tazze.
 Latte?  chiese con voce incolore.
  lunica cosa che sai dire?
 Ma cosa vuoi che dica? Credo che dovrei andare da uno psichiatra.
Le protagoniste dei loro telefilm preferiti andavano dallo psichiatra quando avevano problemi
amorosi. Era emozionante vederle accavallare le gambe su una bella poltrona e cominciare a raccontare
la loro vita. Pili agit nervosamente il cucchiaino nella tazza.
  successo qualcosa?
 No, ma ogni volta che viene sto male per tre o quattro giorni.
 Litigate?
 No. Vuole subito che andiamo a letto.
 E tu non ne hai voglia.
 Sempre di meno. Mi fa schifo che venga con me dopo essere stato con tutte quelle puttane.
 Questa non  una novit.
 Prima non ne ero certa, adesso lo so.
 Prima non volevi vederlo, adesso s.
Pili riusciva a vivere con suo marito senza disperarsi, non gli dava molta retta, e lui non era
esigente. Andava a lavorare il pomeriggio, il mattino dormiva. A volte sostituiva dei colleghi nei turni
festivi, cos guadagnava qualcosa in pi. Il venerd giocava a carte con gli amici. Non avevano molto
tempo per parlare. Lui le raccontava di quel che aveva visto al pronto soccorso durante la notte, storie
che gli sembravano degne di nota: vecchi denutriti o infartati che vivevano da soli, qualcuno pugnalato
in un bar. Erano episodi truculenti che riferiva senza grande emozione. Altre volte, se era pi allegro, le
parlava delle tresche fra medici e infermiere, fra portantini e impiegate. Non era cos noioso ascoltarlo.
Le sue esigenze sessuali erano sempre pi modeste. Pili poteva continuare a vivere con lui anche senza
amarlo. Non aveva amanti, non andava a puttane. Cerc di capire Mercedes. Ci voleva stomaco per
mandar gi una cosa simile. Eppure tutte le mogli dei camionisti sapevano e stavano zitte. Anche
Mercedes aveva tollerato, finch la cosa non era diventata troppo evidente. Allora tutto era andato in
pezzi.
 Dovresti separarti.
 Sei pazza?
Non era una cosa semplice, cerano i problemi di soldi, e poi le bambine.
 Cercati un lavoro.
 Ormai  troppo tardi.
 Ti sei abituata a fare la signora.
Mercedes non rispose. And a prendere un pacchetto di zucchero nellarmadio. Tornando, vide
che Pili si era versata dellaltro caff, e che girava il cucchiaino assorta.
 Forse potremmo andare a fare le apprendiste da una parrucchiera.
Mercedes sorrise tristemente.
 Anche tu vuoi separarti?
Pili scoppi a ridere.
 Non si pu mai sapere!
 Per te non  mai tardi, vero, Pili? Ma io mi sono abituata a un certo tipo di vita.
Pili sospir, guard la tazza vuota.
 Smettila di preoccuparti! Queste cose non conteranno niente quando avremo il nostro
negozietto.
Ogni volta che le cose si facevano troppo serie, Pili fantasticava sul negozio. Lavrebbero
aperto sulla via principale del quartiere. I vestitini delle bambine sarebbero stati appesi tutti in fila a
grucce colorate, e ci sarebbero stati lunghi scaffali per i maglioncini. Naturalmente, sarebbe stato
possibile mettere su il tutto con un buon prestito bancario. Un giorno avrebbero potuto farlo, loro due
insieme. Pili sorrise.
 Vedrai, tutto sar diverso.
Il Club Lili era uno dei pi miserabili della Nazionale 340. Linsegna era direttamente dipinta
sulla porta: Club Lili, a vernice rossa. Avrebbe potuto fare affari come qualunque altro posto, ma il
padrone non aveva nessuna voglia di sforzarsi. Per questo il locale aveva le pareti sordidamente dipinte
di rosa e i tavoli luridi. A Sebastin Rpalo piaceva cos, lo preferiva a tutti gli altri, perch le ragazze
erano allegre. L aveva una fidanzatina. Lui aveva fidanzatine sparse in tutti i postriboli di tutte le
strade. Gli saltellavano incontro appena lo vedevano sulla porta. Lui regalava soldi extra per i loro
capricci. Nessuna di quelle ragazze aveva pi di ventanni. Poi fanno schifo spiegava, diventano
delle vacche e non vale pi la pena. Piuttosto che andare con una che non era pi una ragazzina,
rinunciava.
Rafael non era mai entrato al Club Lili, non lavrebbe mai fatto se non ce lavesse portato
qualcuno. Rpalo beveva molto la sera, quando non doveva pi guidare. Ordin rum e limonata. Chiese
di una certa Lorena, che per non era libera. Rafael osserv gli sgabelli rivestiti di velluto logoro, gli
specchi polverosi, le ragazze sparse. Il padrone era dietro il banco. Sorrise di malavoglia.
 Non ne volete altre?
 No, quelle sono tutte vacche.
 E allora dovrete aspettare.
Si avvicinarono due donne, uscite dal retro. Rpalo respinse con la mano quella che laveva
affiancato.
 Adesso no, bambina, che sto aspettando.
Laltra rimase accanto a Rafael, gli chiese di offrirle un whisky. Lui acconsent. Rpalo la
conosceva.
 Com il giro, Pepa?
Lei, per tutta risposta, scosse le spalle. Aveva un vestito arancione e si muoveva con indolenza,
come se niente potesse importarle. Rafael si sentiva a suo agio in quel locale, che in un altro momento
avrebbe disprezzato. Ma quando era con Rpalo gli piaceva involgarirsi, godere dei posti squallidi,
delle battute pesanti. Rpalo era un maestro in questo, faceva ridere le puttane. Anche adesso, provoc
la donna:
 Non  un bel tipo, il mio amico? Non muori dalla voglia di fartelo?
Lei lo guardava con occhi da gufo, senza reagire, come se fosse stanca di sentire cose simili. Il
volume della musica sal, era un ballabile. Rpalo prese la ragazza per i polsi e accenn qualche
movimento di danza, senza muoversi dal suo posto al bancone. Le altre risero. Entrarono altri clienti,
che Rpalo conosceva, si misero a parlare. Rafael si avvicin alla ragazza.
 Non parli granch.
 Tu li conosci quelli?
Rafael scosse la testa.
 Rpalo ci viene spesso qui?
 A volte.
Aveva i capelli distribuiti in riccioli sottili che le cadevano sulla schiena. Era tinta di rosso.
  tuo amico?
Rafael fece un gesto vago. Rpalo non era suo amico, ogni tanto andavano a bere insieme.
Essere amico di Rpalo non era ben visto fra i colleghi. Luis non avrebbe neanche preso una birra con
lui. Se lo invitavano, trovava una scusa per scappare.
 Me lo offri un altro whisky?
Rafael acconsent, bevve un sorso. La ragazza lo guard scoraggiata.
 Senti, non andiamo di sopra?
Rafael storse la bocca.
 Non mettermi fretta, quando ne ho voglia te lo dico.
La rossa alz le spalle, guard il fumo che aleggiava nellaria. Le puttane da pochi soldi erano
come bestie, Rafael non capiva come qualcuno potesse preferirle a quelle pi raffinate. Goffe e
maleducate, non sapevano nemmeno quando era il caso di parlare o di star zitte. La guard con la coda
dellocchio, inespressiva. Una puttana cos non poteva far altro che aspettare. Lavrebbe deciso lui
quando era ora di andare di sopra. Rimpianse i locali che frequentava di solito. L le ragazze avevano
una certa classe, si comportavano come si deve. Non si spazientivano, non facevano la faccia annoiata.
Sorridevano sempre e sapevano fare discorsi sensati. Avevano un buon odore, profumi delicati. Si
ricordava diverse chiacchierate interessanti con le puttane, forse le pi interessanti della sua vita. In un
bordello della provincia di Cceres aveva parlato dellamicizia per una serata intera. La ragazza era
portoghese, e gli aveva raccontato di tutte le volte che era stata delusa dagli amici nel corso della sua
vita. Erano arrivati a conclusioni importanti, come il fatto che solo da giovani  possibile avere degli
amici. Lui si era ricordato di quando aveva cominciato a lavorare giovanissimo, sposato, e che in quella
situazione non cera il tempo di farsi degli amici. Nemmeno a lei erano rimasti molti amici. Per questo,
come lui, preferiva circondarsi delle cose migliori invece di rimpiangerli. Tutto quel che aveva addosso
era doro massiccio: gli orecchini, gli anelli, perfino la fibbia della cintura. Una donna di classe.
Gli amici di Rpalo erano viaggiatori di commercio, vecchi e grassi. Rafael aveva limpressione
di averli gi visti da qualche parte. Parlavano forte, avevano ordinato dello spumante e tutte le ragazze
erano intorno a loro. Di colpo, si pent di essere venuto. Rpalo insisteva perch bevesse con loro.
Accett controvoglia. Dicevano sciocchezze alle puttane, che ridevano forte. Non erano capaci di
parlare tranquillamente, quelle ragazze, tutto quel che sapevano fare era raccontare stupidaggini,
strofinare la patta di quegli uomini dicendo: Povero uccellino, lascialo uscire, ha fame. Finalmente
arriv la ragazza che Rpalo stava aspettando. Conged un uomo sceso dietro di lei. Non doveva avere
pi di diciassette anni. Rafael fu colpito dai suoi occhi piccoli, duri. Era grassa e in disordine, coi
capelli sporchi. Si sbracci nel vedere Rpalo. Lui la prese per la vita e continu a bere con gli altri,
che si divertivano a infilare cubetti di ghiaccio nella scollatura delle ragazze. Loro strillavano come
coniglie sul punto di essere ammazzate. Rafael avrebbe voluto andarsene, non sopportava quei tipi.
Con un cenno fece capire alla sua puttana che era ora di andare di sopra. Si allontanarono dal gruppo.
La stanza non era piccola, i mobili sembravano abbandonati in mezzo a quel grande spazio. Una
parete era occupata da un vecchio armadio. Sui comodini cerano due lampade ridicole. Le lampadine
erano state dipinte di rosso. Sul letto matrimoniale cera una trapunta di seta sintetica. La ragazza
cominci a spogliarsi. Sistemava ordinatamente gli indumenti sulla spalliera di una sedia. Aveva
laddome prominente e due seni voluminosi dai capezzoli granata. Apr il letto, avvicin la stufa. Cerc
un preservativo nel com. Rafael era rimasto vestito. Lei lo guard con aria torva.
 Non ti spogli?  domand, infilandosi nel letto.
Lo osservava fra le ciglia intrise di rimmel, in quella luce rossastra. Da sotto venivano i rumori
della festa al bar. Era come se gli serbasse rancore per averla sottratta a quel divertimento. Lui si
avvicin.
 Senti, meglio che scendi. Di alla giovane di salire.
 Ma lei sta con Rpalo.
 La faccio scendere subito.
La ragazza sospir infastidita, come se si fosse aspettata che potesse finire cos. Scosse le spalle
e cominci a vestirsi. Rafael pens che forse Rpalo lavrebbe presa male. Gliene importava poco. Si
tolse il giubbotto e lo butt su una sedia. Era di pessimo umore. Continu a spogliarsi. Si sdrai dalla
parte del letto dove non era stata la rossa e si accese una sigaretta. Dopo un attimo arriv la pi
giovane. La trov brutta come prima.
 Ciao  cantilen lei.  Non funzionava con Pepa?
Lui non rispose, le fece cenno di stenderglisi accanto. Lei cominci ad ancheggiare al ritmo
della musica che veniva dal bar. Sembrava trionfante per il solo fatto di essere stata scelta. Lui continu
a fumare, senza ridere.
 Rpalo ha detto solo un attimo, poi devo scendere. E solo perch sei suo amico!
 Spogliati subito.
Alla ragazza scapp da ridere. Non smise di ballare, mentre si sbottonava la camicetta. Rimase
nuda, immobile, perch lui potesse vederla bene. Rafael la guard senza soffermarsi, aveva la vita larga
e corta.
 Ti piaccio, tesoro?
Lui non disse niente. La ragazza socchiuse gli occhi e lo chiam di nuovo:
 Tesoro...
 Vieni qui, e piantala di dire cazzate.
Lei non si stup troppo di quel tono brusco. Si avvicin al com.
 Senza preservativo. Muoviti!
 Ti coster di pi.
Quando gli fu vicina, lui la prese per il polso e la fece cadere sul letto. Lei si spavent.
 Senti, se dobbiamo farlo cos...
Rafael si rese conto che a spingerlo non era leccitazione, ma un impulso violento, che voleva
essere obbedito senza discussioni. Cerc di calmarsi.
 Va bene, sta tranquilla, sdraiati.
Le si butt addosso, sent arrivare il desiderio, glielo spinse dentro con forza. Aveva un odore di
fiori, volgare, qualcosa di simile ai deodoranti da cucina. Si ricord del profumo delicato della donna
sullautostrada. Ne fu disgustato, e immediatamente si gir di spalle per riprendere fiato. La ragazza
aveva gli occhi aperti nella penombra.
 Me ne vado.
 No, rimani, finch non te lo dico io di andartene.
 Va bene, ma anche il tempo ha un prezzo.
Lei cominci ad avvolgersi una ciocca di capelli sulle dita, a giocherellare.
 Sei molto bello  disse.  Ti ho notato subito. Sai, mi ha fatto rabbia che fossi venuto con
Rpalo. Non mi aspettavo che mandassi gi laltra a chiamarmi. Aveva una faccia!
Rafael si accese unaltra sigaretta. La ragazza guardava il suo bel profilo.
 Anche se sono giovane le cose le capisco. Anchio ho i miei gusti.
Si domand che cosa poteva trovarci quella ragazza in un posto cos miserabile. Ma non gli
faceva pena, non gli faceva mai pena nessuno. Si immagin una quantit di camionisti in mutande
sdraiati in quella stanza. Pens come poteva essere passare una notte dopo laltra al Club Lili, sempre
con uno diverso, anche due o tre diversi, tutte le sere della settimana. Quando avesse avuto
quarantanni, nessuno avrebbe potuto calcolare quanti uomini fossero passati nel suo letto. Gli fece
schifo, non aveva mai pensato una cosa simile prima di allora.
 Ti piace la vita che fai?  chiese.
 Non  male. Il padrone non si impiccia. Lavoro pi delle altre ragazze perch sono pi
giovane. Loro mi invidiano ma non dicono niente.
La guard, era stanco. Anche lui aveva passato molte notti con le puttane. In antri ancora pi
squallidi di quello. Soprattutto quando aveva cominciato a guidare il camion. Certi postacci dove
mancavano perfino le lenzuola sul materasso. Ma era passato molto tempo. Adesso poteva permettersi
di meglio, anche se poi era sempre la stessa storia: scegliere un posto, scegliere una donna, pagare. Ma
almeno era lui a decidere, a dire alla donna cosa doveva fare. Tante di quelle puttane aveva conosciuto.
Gli si erano confuse nella memoria, con le loro ciglia impiastrate di rimmel e le loro bocche molli.
 Vado, adesso?
 No, rimani. Fra un po lo rifacciamo.
La guard nella penombra. Aveva il naso grosso e volgare. Malgrado i suoi pochi anni, era
difficile trovarla attraente. Non sapeva nemmeno perch lavesse fatta chiamare. Gli venne voglia di
vederla fare esattamente quel che le ordinava.
 Perch non ti rimetti a ballare?
Lei lo guard come se fosse pazzo.
 Adesso?
Obbed. Si mosse nuda per la stanza, senza musica, come uno strano cetaceo. Di colpo smise, si
volt verso di lui, implorante.
 Senti, posso smettere? Fa freddo.
Lui fece di no con la testa.
 Continua.
Lei continu a muoversi, sempre pi lenta e scoordinata. Girava, imprimendo al proprio corpo
un pesante dondolio, come un elefante in gabbia. Lui la costrinse a farlo per un tempo imprecisato. Poi
la fece tornare a letto. La ragazza aveva unespressione seria, risentita, forse annoiata.
 E adesso?
 Adesso voglio una cosa speciale.
 Da dietro costa il doppio.
La guard con odio, era troppo stupida, troppo volgare.
 Non puoi aspettare che te lo dica io quello che devi fare?
Lei tacque, sottomessa, tirando verso di s il lembo della coperta.
 Voglio che mi succhi i piedi.
La ragazza abbass gli occhi, guard il promontorio formato dai piedi di Rafael sotto le
lenzuola. Vi si trascin. Rafael pieg le gambe.
 No, cos no, scendi dal letto. Mettiti sul tappetino.
Si mise di traverso, coi piedi fuori. La ragazza non sapeva da che parte cominciare. Gli prese un
piede e cominci a succhiare le dita a una a una.
 Infilati tutte le dita in bocca. E leccami la pianta.
Lei alzava gli occhi di tanto in tanto, per vedere se Rafael si stesse eccitando. Constat che non
era cos. Dopo qualche minuto stacc la bocca indolenzita.
 Posso farti delle altre cose che ti faranno impazzire.
Lui alz appena la voce.
 Ti ho detto che voglio impazzire? Va avanti.
Lei continu a succhiare, e quando si stancava, leccava. Non aveva pi saliva. Sentiva in bocca
un sapore acido. Di colpo si ferm.
 Non ho pi voglia.
Lui si tir su, la prese per i capelli.
 Continua, non hai ancora finito!
Lei si mise a piangere. Continu a succhiare mentre la faccia le si copriva di lacrime.
La lasci andare che erano le tre del mattino. Lei usc quasi di corsa, con un accappatoio
addosso. Aveva le labbra gonfie con un cerchio rosso tuttintorno. Di sotto, il rumore era cessato.
Quando Rafael scese, il padrone lo ricevette in malo modo.
 Rpalo  andato via.
Lui chiese quanto doveva. Tir fuori i soldi, li cont lentamente.
 Rpalo ha aspettato per niente.
Rafael lo guard senza nessuna espressione. Si tir su la cerniera del giubbotto, si gir.
 Non era contento.
Per tutta risposta, Rafael fece una smorfia. La porta sbatt dietro di lui con un rumore metallico.
Laria fredda della notte gli tagli le orecchie. Il camion lo aspettava, solo, sul piazzale. Era rimasto
lultimo. Mise in moto e si accese una sigaretta. Non capiva nemmeno lui come avesse fatto a
sopportare per tutto quel tempo quella schifosa pompinara.
7
La chiam il giorno dopo, da un bar. Ci prov due volte, inutilmente. Riusc a parlarle solo il
giorno successivo. Lei reag senza la minima sorpresa.
 Il camionista? Ah, s, il camionista.
 Non dirmi che non ti ricordi chi sono.
 S, mi ricordo. Cosa vuoi?
 Parlare con te.
 Sono appena rientrata e devo lavare i piatti.
La voce sembrava diversa, nellautogrill non suonava cos sorda e indifferente. Non aveva
molto da dirle.
 Voglio vederti.
Lei rimase in silenzio, attacc a parlare dopo una pausa.
 Ma cosa dici? Dove sei?
 Per la strada.
Lei scoppi a ridere forte. Lui la interruppe subito:
 Per domani sono a Tarragona.
 Domani?
Rise di nuovo, in un tono pi basso.
 Ma io non posso.
 Perch?
 Come, perch? Perch devo lavorare.
 Alle sette avr gi caricato e mi fermer a dormire.
Per qualche istante non sent niente. Poi unaltra risata, e silenzio di nuovo.
 Aspettami alle otto e mezzo al caff Callipolis, sulle Ramblas. Sai dov?
 S.
Lei riattacc senza salutare.
Sembrava una donna molto sicura di s, capace nel suo lavoro, ma forse non era cos educata,
non aveva imparato a parlare al telefono.
Era quasi un mese che non sapeva niente di lui. Un mese passato a pulire camere, a ritirare i
vassoi delle colazioni. Un mese a disfare letti dove qualcun altro aveva fatto lamore. Josefina glielo
diceva, stava perdendo tempo con quelluomo, un uomo sposato, che nemmeno si ricordava di
telefonarle. Anche Lola, che divideva con lei lappartamento, la pensava a quel modo. Ma per Lola non
cera mai niente di troppo drammatico, che un uomo sia sposato o scapolo, che telefoni o non telefoni.
Queste non erano cose importanti. Aveva divorziato da due anni. Suo marito aveva saputo cavarsela
bene nella vita. Faceva il rappresentante di bigiotteria ed era riuscito ad avere lesclusiva di una marca
di orologi svizzeri. Per, quando avevano divorziato, aveva smesso quasi subito di passarle gli alimenti.
Lei aveva deciso che era inutile insistere e aveva prolungato lorario allasilo nido dove lavorava.
Anche se non aveva figli, era molto brava a occuparsi di quelli degli altri. Non parlava mai di uomini o
di matrimoni, e poche cose la interessavano oltre al suo lavoro. Il sabato sera di solito andava a fare la
baby-sitter. Arrivare alla fine del mese senza problemi economici era la sua unica preoccupazione. Non
era certo la confidente ideale. Eppure, laveva messa in guardia nei confronti di Rafael. La sua
esperienza fallimentare la portava a vedere le cose con pessimismo e diffidenza. Adela aveva telefonato
alla ditta di trasporti di Rafael, non una, ma due volte, chiedendo di lui. Laveva raccontato a Lola, e lei
le aveva detto che aveva fatto male. Se lui glielo aveva proibito, non avrebbe ottenuto altro che
irritarlo, allontanandolo ancora di pi. Ma Adela non sopportava pi quel silenzio. Se Rafael aveva
deciso di lasciarla, doveva dirglielo. Era disumano aspettare notizie con le mani legate. La sera tornava
a casa stanca, col mal di schiena. Faceva una doccia e si preparava qualcosa da mangiare. Lola era a
casa da un po e aveva gi cenato. La trovava seduta sul divano, davanti al televisore. Ma quei momenti
di attivit passavano in fretta. Una volta che aveva finito lo yogurt o raccolto le bucce darancia,
unangoscia liquida le invadeva tutto il corpo. Aveva nelle orecchie lo squillo del telefono come se
stesse suonando davvero. La serata scorreva lenta. Certe volte Lola le parlava di cose che succedevano
sul lavoro, di madri che non si occupavano come dovevano dei bambini, che li portavano al nido
sporchi o malvestiti, che li andavano a prendere regolarmente in ritardo. Era come se quelle donne si
aspettassero dalle educatrici le cure quotidiane che loro erano incapaci di dispensare ai loro figli. Adela
la ascoltava, ma intanto, nella sua mente, si ripeteva lo squillo tanto atteso. Altre volte guardavano la
televisione insieme, ma per lei era come essere costretta a infilarsi in un sacchetto di plastica e a
respirarne laria viziata.
Finalmente, lui chiam. Quando sent il telefono, ci mise un po a capire se il suono fosse reale
o immaginario. Tre giorni dopo sarebbe stato a Valenza. Promise di raggiungerla a casa non appena
avesse scaricato. Finalmente, lei riusc di nuovo a dormire bene. Non le era parso arrabbiato al telefono,
forse nessuno gli aveva detto delle sue telefonate alla ditta. Ventiquattrore prima, cominci i
preparativi. Si lav i capelli con uno shampoo speciale. Si diede lo smalto alle unghie. Era
importantissimo che lui non avesse nulla da rimproverarle, riuscire a non piangere davanti a lui. Il
soggiorno a casa sua doveva essere piacevole, niente doveva rovinarlo. Sapeva che sarebbe rimasto una
sola notte, poi, se ne sarebbe andato. Ma forse, se lei quella volta non avesse fatto brutta figura, se fosse
riuscita a essere sempre felice e allegra, allora lui se ne sarebbe andato con lintenzione di chiamarla
pi spesso, di non mancare mai di fermarsi. Era sicura che il tempo avrebbe lavorato a suo favore.
Certe sue amiche avevano avuto storie a lieto fine con uomini sposati. Non cera nessuna ragione
perch il suo caso dovesse essere diverso. Il matrimonio di Rafael si era esaurito, e oggigiorno nessuno
 disposto a prolungare una relazione che non d pi niente. Ma ora non doveva pensarci, se lui doveva
separarsi, questo sarebbe successo pi avanti, spontaneamente, era una seconda fase che doveva venire
da s.
Rafael arriv, come al solito, alle otto. Era contento e non parl delle telefonate. Ma nemmeno
si scus per non aver dato segni di vita per un mese. Lei la prese come una piccola punizione per la
scena della volta prima. Lui la abbracci subito e la riemp di baci caldi. Non ci fu tempo per parlare,
dopo un attimo gi si avviavano abbracciati verso la camera da letto. Non ce la faceva ad aspettare. Lei
sorrise fiduciosa, perch aveva temuto che si presentasse per dirle addio. Volle spogliarla. Poi pretese
che lei facesse la stessa cosa con lui. Aveva unerezione imponente. La fece sdraiare sul suo corpo, e
poi di fianco. Era come se, a un tratto, non trovasse la posizione giusta. Alla fine la penetr
frontalmente, entr eccitato nel suo corpo, che bruciava. Non riusc a controllare a lungo il suo ardore,
ma Adela era felice, grata, lo stringeva forte e gli copriva la faccia di piccoli baci dicendo sciocchezze,
trattandolo come un bambino.
Lui la invit a cena fuori. Scelsero un ristorante francese. Su ogni tavolo un vaso sottile con un
unico fiore. Accanto, una candela. La loro era spenta, e Rafael chiam il cameriere perch la
accendesse. Una sensazione di comfort li avvolgeva. Adela era carina, aveva raccolto i capelli sulla
nuca, guardava la gente pensando che chiunque fra quelle persone avrebbe potuto essere un ospite del
suo albergo. Cera una gradevole musica di sottofondo. Non parlarono molto, lei aveva paura di
parlare, quella sera. Era meglio chiudere gli occhi, non pensare a niente. Il cameriere prepar il pesce,
lo dispose nei piatti, senza nessuna spina. Era facile mangiare cos, vivere cos. Al momento del dolce,
Rafael ordin un cognac, che gli fu servito in un bicchiere enorme. Faceva girare il liquido con un
movimento delicato della mano. Prima di bere, lo annusava. Poi andarono in una whiskeria dove
passarono il resto della serata ad ascoltare musica romantica. Tornarono a casa in taxi. Rafael le tolse di
mano le chiavi per aprire lui. Fecero di nuovo lamore. Poi lui si addorment, esausto, con un russare
profondo dentro la gola. Adela si ricord che aveva il primo turno del mattino. Sul metr, andando al
lavoro, non avrebbe potuto evitare i colpi di sonno. Accese una lampadina bassa. Mise la sveglia
cercando di non fare rumore. Rafael non si mosse neppure. Non spense la luce, rimase distesa, col
braccio sotto la testa, per continuare a guardarlo.
8
Sarebbe stato facile dimenticarsi di tutto quanto. Con Adela era stato bene. Anche se esagerava
un po con le sue pretese amorose, le sue manfrine. Era una ragazza di valore, una ragazza con cui si
poteva andare dappertutto, era sempre allaltezza. Aveva un culo sodo e rotondo. Non gli sarebbe
dispiaciuto continuare a vederla, se solo non avesse fatto tante scene. In ogni caso era meglio di una
sconosciuta che si toglie le mutande senza dire una parola. Eppure era deciso a incontrare di nuovo la
cameriera dellautogrill.
Era una mattina di sole, abbass il finestrino, ma laria era ancora fredda. I ciuffi derba
verdeggiavano nei fossi. Fra poco sarebbe stata primavera. Un camionista la sente subito la primavera.
Vede i campi, assiste al prolungarsi dei crepuscoli e misura di giorno in giorno lanticipare dellalba.
Allora gli veniva voglia di fermarsi in una piazzola, di scendere dal camion e di correre e rotolarsi
nellerba. Da piccolo qualcuno gli aveva regalato un libro illustrato in cui una locomotiva si rifiutava di
continuare a correre lungo i binari, tagliava per la campagna, si fermava in una radura. I viaggiatori
scendevano dal treno e posavano i piedi sullerba. Allimprovviso saltavano fuori cestini delle merende
e tutti sbocconcellavano cosce di pollo e mangiavano fette di torta. Non aveva pi avuto altri libri
illustrati. Sua madre aveva fin troppi problemi per pensare a comprargli dei libri. Suo padre era spesso
disoccupato, cambiava sempre lavoro, non aveva un mestiere. Sua madre faceva la donna di servizio,
sempre nella stessa casa, dovera rimasta per tanti anni. I suoi non si erano mai goduti niente nella vita,
mai. Nemmeno i suoi due fratelli, uno era ancora nel negozio dove il loro padre gli aveva trovato un
posto da apprendista. Laltro faceva il pony express e si sbatteva tutto il giorno da un capo allaltro
della citt con la testa sempre infilata dentro un casco. Non si vedevano mai. Non vedeva neanche sua
madre.  pi facile vivere senza lobbligo di ricordare le cose del passato. Suo padre era morto di
cancro, nel giro di un paio di settimane, tre al massimo. Luis invece aveva una famiglia che andava a
trovare di tanto in tanto, non gli dispiaceva perdere un po di tempo con i suoi, molto vecchi tutti e due.
Gli venne voglia di chiamare Luis, di dirgli che aveva fatto una conquista. Anche se non era vero,
perch era stata lei a conquistarlo, ma questo non glielo avrebbe detto. Forse non ci avrebbe nemmeno
creduto. Ricord la voce della donna, la sua tranquillit, la sua freddezza. Come si era tirata su la
gonna. Ricord il suo viso, velato dalle ombre allinterno del camion. Non era riuscito nemmeno a
vederla bene. La sua immagine dietro il bancone gli svaniva nella mente. Molti si sarebbero sentiti
compiaciuti di quella fortuna, e si sarebbero affrettati ad assicurarsi che quel dono del cielo non gli
sfuggisse dalle mani, per lo meno non prima di averne approfittato un altro paio di volte. Non riusciva
pi a raffigurarsene la faccia, ma ricordava perfettamente lodore animale che si era diffuso ovunque
quando era stato con lei, come quei profumi che ti restano appiccicati e non riesci pi a toglierti di
dosso. La sua pelle era liscia sotto le dita. Ricordava le gambe sottili aperte, mentre lei sedeva su quella
maledetta cassa. Aveva bisogno di possederla davvero, quella donna, su un letto. Vederla spogliarsi, e
vederla bere un bicchiere, dopo, come tutte le altre. Non poteva rimanere un fantasma che girava nella
sua testa, sempre con le gambe aperte nel buio del camion.
Arriv a Tarragona nel pomeriggio. Era venerd, e tutti si affrettavano a scaricare. Gli uomini,
stanchi dopo una settimana di lavoro, sembravano bambini, si picchiavano, si inseguivano, gridavano
fingendo di farsi male. Diversi colleghi lo invitarono a bere qualcosa con loro, ma lui aveva da fare.
Prese un taxi e raggiunse una zona turistica, quasi vuota. Pass in rivista gli alberghi a tre stelle. Erano
quasi tutti chiusi, ma ne trov uno che gli piacque. Aveva unampia hall di marmo e poltrone rivestite
in velluto. Prese una stanza per la notte. Gli parve bella, grande e con le tende a fiori. Fece un bagno e
mand a lavare le camicie. Si sistem bene davanti allo specchio. I suoi capelli neri brillavano sotto la
luce. Si frizion il torace con lacqua di colonia. Si stava preparando come se quello fosse un incontro
speciale. E invece no. Era stato con tante donne, anche se forse nessuna era stata come quella. Era un
uomo fortunato, di quelli che sanno vivere e godersi la vita, solo a loro succedono le cose. Forse era
sposata. Era anche possibile che non venisse allappuntamento, che ci avesse ripensato. Se non fosse
venuta si sarebbe cercato una puttana che valesse la pena e avrebbe usato ugualmente la stanza. Si
tagli le unghie cercando di dargli una forma arrotondata. Le sue non erano mani da camionista, aveva
le dita lunghe e la pelle bianca. Mercedes glielo diceva, anni prima: Hai le mani di un signore.
Entr nel caff con due minuti di anticipo. Diede una prima occhiata di ispezione fra la gente e
lei non cera. Decise di rimanere al banco. Se avesse tardato, non gli sarebbe toccato rimanere al tavolo
come una macchina parcheggiata. Ordin un whisky. Lei poteva comparire in qualunque momento e
non era sicuro di riconoscerla. Le donne cambiano molto quando non sono in tenuta da lavoro. Avrebbe
aspettato soltanto un po. Non aveva mai dovuto aspettare nessuno, nemmeno Mercedes, n prima n
dopo averla sposata. Non lavrebbe certo fatto adesso. Lei arriv dopo venti minuti. Non si scus, disse
solo che faceva freddo. Si sedette accanto a lui senza nessuna espressione particolare. Lui la guard con
la coda dellocchio, era pi carina di quanto non gli fosse parsa la sera dellautostrada, e anche pi
vecchia. Portava una gonna blu molto semplice, una maglia a righe.
 Mi hai riconosciuto quando sei entrata?
Lei sorrise.
 S.
Si pent di averlo detto. Non era delicato alludere immediatamente al loro incontro, lei poteva
sentirsi imbarazzata per quel che era successo. Spesso le donne hanno manie del genere. Ma lei non
sembrava provare nessuna emozione speciale. Ordin una birra.
 Lha servita con troppa schiuma  osserv.
Lui rimase intimidito, senza idee n parole. Con le ragazze bisognava parlare, dare corda,
preparare la strada verso il letto. Con lei quel problema non esisteva. Le puttane sono pi facili, basta
rispondere alle loro idiozie, ma solo se ne hai voglia. Invece in quel momento non cera niente da dire.
Lei era tranquilla.
 Hai gi unidea su dove andare?
 Possiamo andare a cena.
Lei assent giudiziosamente.
 S, ci avevo gi pensato. Conosci Tarragona? C un ristorante italiano che non  male, a volte
ci vado.
Sarebbero andati l. Gli parve strano che lei volesse andare in un locale della sua citt con uno
sconosciuto. Forse usciva spesso con sconosciuti. Il ristorante non era granch, ma le pizze erano
grandi e il vino andava bene. Bevvero abbastanza durante la cena, lei non si tirava mai indietro, e lui le
riempiva il bicchiere come se da ci dipendesse il successo della serata. Non parlava molto, rispondeva
alle domande con frasi brevi e concrete. Neanche lui era un gran conversatore. Parlarono del mangiare,
di altri ristoranti italiani. Lui osserv che non era agitata, che muoveva le mani con sicurezza, che
voltava la testa verso gli altri tavoli, verso la porta quando entravano nuovi clienti.
 Allautogrill mi era sembrato che sorridessi di pi.
 Sorrido sempre ai clienti, fa parte del lavoro.
Erano cinque anni che lavorava allautogrill, prima era stata cameriera in un fast-food. Aveva
smesso perch era troppo duro. Doveva stare in piedi dieci o dodici ore al giorno, e non era neanche
assunta regolarmente. Lavorava anche in cucina, friggeva gli hamburger, e al mattino doveva arrivare
unora prima dellapertura per tagliare linsalata. Allautogrill stava meglio. Doveva solo servire i
clienti, prendere gli ordini, poi la gente pagava alla cassa. Le sue spiegazioni erano piene di pause.
Rafael era stupito. Con le altre ragazze bisognava ridere tutto il tempo, fare battute e ridere. Non era
cos divertente, preferiva il modo di parlare tranquillo di Tona. Lei sembrava a suo agio. Abitava da
sola, in un appartamento di due stanze. Non aggiunse altro. Gli chiese del suo lavoro col camion. Poche
donne lo fanno, e cos si mise a spiegarle che alla ditta era stimato, che gli affidavano lavori di fiducia,
o particolarmente urgenti. Le parl delle durezze della strada in inverno, delle notti in bianco. Lei
ascoltava. Cerc di essere spiritoso:
 E non  vero che siamo tutti dei mascalzoni.
Lei alz le spalle, sorrise con indolenza.
 Non sono affari miei.
 Ne dovete sentire delle belle l dietro il banco.
 Non so, la gente parla delle sue cose.
 Ma qualcuno cercher pure di farti il filo.
Lei sorrise.
 Passa tanta gente.
Lui la guard negli occhi, cerc di vedervi qualche traccia di turbamento o di sfida, ma non
trov altro che uno sguardo grave, impreciso. Era strano il suo modo di parlare, senza civetteria n
sottintesi. Certo che di l passava molta gente, e lei sapeva molto bene chi voleva portarsi a letto.
Mentre prendevano il caff, lui le chiese se era sposata. Lei lo guard, abbozz un gesto come
per dire che non aveva voglia di rispondere, ma poi disse:
 Non pi. Mi sono separata tempo fa.
Non era mai stato con una separata. Forse avrebbe dovuto dire qualche parola per mostrarsi
dispiaciuto, come quando si fa il nome di un morto. Prefer tacere.
 E tu, sei sposato?
 Io s.
Non disse niente delle bambine. Certe donne si tirano indietro quando si parla di bambini. 
come se si sentissero peggio a tradire un bambino che unaltra donna.
 Da tanto?
 S.
 Quanti anni hai?
 Un po pi di trenta.
 Non mi chiedi quanti ne ho io?
 Con le signore non si fa.
Si mise a ridere, ma la voce di lei lo interruppe.
 Ne ho quasi quaranta.
Gli era gi capitato di stare con delle quarantenni, quasi sempre puttane. Erano molto truccate
ed esagerate nel vestire: colori sgargianti o abitini allegri come bambine a una festa. Lei per era
diversa, forse per questo sembrava pi giovane. Sembrava che non gliene importasse niente dellet.
Pens che di sicuro ne aveva viste tante, che aveva esperienza. Con lei non ci sarebbe stato bisogno di
imbastire storie n di parlare damore, probabilmente non le interessava affatto.
 Ti va di bere qualcosa?
 Meglio fuori di qui.
Chiese il conto con il suo fare pi signorile. Lei cominci a mettersi il cappotto, un semplice
cappotto beige che poteva essere nuovo come vecchio di anni. Cerc il portafogli nella borsetta. Lui la
guard come se non capisse.
 Preferisco se facciamo a met.
Rafael scosse la testa.
 Neanche per idea, offro io.
Lei lo lasci fare. In strada faceva freddo, lumidit era cos densa che sentirono subito i capelli
appiccicati. Lui rialz il bavero del giubbotto, pensando a un posto caldo dove portarla.
 Immagino che conoscerai qualche locale carino.
 Cosa intendi per locale carino?
 Be, un posto dove si possa stare comodi, con un po di musica che faccia atmosfera, del buon
whisky.
 Senti, perch non andiamo nel tuo albergo? Hai preso una stanza in albergo, no?
Lui annu.
  stupido spendere altri soldi in un locale. Possiamo bere l se ne abbiamo voglia.
Lui non seppe cosa risponderle. Evidentemente andava subito al sodo, non era necessaria
nessuna manovra insinuante. Forse sarebbe stato meglio se avesse lasciato decidere a lui quandera il
momento. Ma non aveva troppa importanza, sarebbero andati in albergo, se voleva. Cos era tutto pi
facile.
Appena entrata, lei osserv la stanza con attenzione: i copriletti, la luce indiretta. Si avvicin a
un quadretto accanto alla finestra, un mazzo di fiori.
 Ti piacciono i fiori, i fiori recisi?
Lui non seppe cosa rispondere, gli era indifferente.
 A me no. Da piccola abitavo vicino a un mercato. Cerano sempre dei fiori calpestati per terra.
Sorrisero. Rafael and al frigobar e prese due bottigliette di whisky con del ghiaccio.
 Non ci sarebbe qualcosaltro, del cognac, per esempio?
 Non ci sono bicchieri da cognac, dovrai berlo in quelli normali.
 Chi se ne frega!
Lei si sedette su una poltroncina con la passamaneria dorata, lui sul bordo del letto. Era
estremamente seria, diversa dalla sera dellautostrada.
 Non ti diverti?
 Non ti preoccupare, sono solo stanca.
 Lavori molto?
 Come tutti.
  da molto che ti sei separata?
 S, te lho gi detto.
Non era il momento migliore per parlare. Sapeva che lei avrebbe finito per raccontargli tutta la
storia, enumerando dolori su dolori, come fanno le donne. Nel caso di una divorziata, poi, la cosa
minacciava di complicarsi, poteva andare avanti per delle ore. Per questo era meglio riempire i
momenti iniziali con provocazioni o scambi di battute. Ma con lei era difficile, il suo atteggiamento
indifferente non aiutava. Brindarono. Lui opt per il procedimento classico di abbordaggio.
 Lo sai che sei molto bella? Quando ti ho vista allautogrill mi sei sembrata un sogno.
Lei lo guard con diffidenza.
 Ma se non mi hai nemmeno notata.
 Ma certo che ti ho notata! Solo che uno non pu mica dimostrare subito quanto gli piace una
ragazza.
Lei bevve una lunga sorsata di cognac.
 Senti, non voglio sembrarti antipatica, ma avrai gi immaginato che sono stata con tanti, o no?
Lui si mise sulla difensiva.
 Non so, non ho immaginato niente.
 Be, non  difficile. Ogni tanto esco, e poi ho vissuto con parecchi uomini da quando ho
lasciato mio marito.
Lui non sapeva come reagire, si sforz di sorridere. Lei prosegu, accendendosi una sigaretta:
 Quindi non c bisogno che mi dici niente, n che cerchi le parole. Beviamo qualcosa, e poi se
ne abbiamo voglia andiamo a letto, non c niente di strano.
Si sentiva a disagio come un bambino. Non sapeva come trattarla.
 Rendi le cose molto fredde.
  il mio carattere.
Lui si alz e and verso di lei, le tolse il bicchiere di mano. La baci forte sulla bocca. Si stacc
per guardarla negli occhi.
 Chiss se cos riesco a scaldarti un po.
Inciamparono e caddero lentamente sul tappeto. Lei dovette alzarsi per spegnere la sigaretta, ma
tornando non riusc a ritrovare la stessa posizione. Si sdraiarono sul letto. I suoi baci erano schivi. Lui
si stacc un poco e cominci a darsi da fare per sbottonarla. Lei gli ferm la mano.
 No, faccio da sola.
Si spogliarono ciascuno da un lato del letto. La vedeva male, era troppo vicina perch potesse
avere una buona prospettiva del suo corpo. Eppure si accorse che era sensuale e carina, non troppo
magra, con la pelle bianca e liscia. Il contatto col suo corpo gli piacque enormemente. Era il suo
momento preferito, la prima volta, quando i corpi si incontrano nudi, quando si sente il volume, il
calore, il respiro. Con lei quella sensazione era ancora pi intensa, dal momento che avevano gi fatto
lamore senza quasi toccarsi. La accarezz lentamente, assaporandola, prov qualcosa di simile a un
riposo profondo, un tepore. Lei rimaneva immobile e muta, ad accettare le sue carezze e i suoi baci,
rispondendo appena. Lo eccitava quel suo modo indolente di stare con lui, quellabbandono sereno del
suo corpo. Si lasci portare dalla passione, le percorse le cosce con la lingua, gliela affond nel sesso.
Lei cominci a respirare profondamente, ritmicamente, ma non gemette n si lasci sfuggire alcun
suono. Rafael domin il proprio desiderio di penetrarla finch non ce la fece pi. Sentiva una grande
forza che promanava da lei, ader al suo corpo, dal petto alle gambe. Nel mezzo dellamplesso lei si tir
su, si mosse e, a poco a poco, riusc a invertire la posizione e a rimanere sopra di lui. Allora gli sussurr
allorecchio:  Apri le gambe  e lui lo fece. Lei cominci a muoversi con energia. A Rafael mancava
laria, ansimava, era come se i sessi si fossero invertiti, come se lui fosse una donna e lei un uomo. Non
aveva mai avuto una sensazione simile, e non riusc a reggerla a lungo. Quando fin, lei si lasci cadere
di lato. Rimasero a guardare il soffitto mentre ritrovavano la calma. Gli sarebbe piaciuto chiederle se
anche lei avesse avvertito quella sostituzione di un sesso con laltro, ma prefer non farlo. Si sentiva a
disagio, come se qualcuno lavesse sorpreso a fare qualcosa di vergognoso. Prese una sigaretta dal
comodino, gliela offr. Tona la prese e fumarono in silenzio. Di sicuro anche lei doveva aver notato
quello strano scambio, si muoveva come un uomo. Eppure sembrava meno confusa di lui. Lo guard
con un sorriso.
 Non ti  piaciuto?
Lui prov di nuovo limbarazzo di non capire se stesse parlando per scherzo o sul serio. Cera
sempre un tono ironico nella sua voce.
 Ci credi che per un attimo ho avuto limpressione che fossi tu a mettermelo dentro?
Lei annu.
 S, fa questimpressione. Non ci avevi mai provato?
Non gli era venuto in mente che potesse essere una tecnica sessuale come unaltra. Rise
forzatamente.
 No. In realt quello che lo mette in genere sono io.
Lei lo guard, con quellaria da presa in giro.
 Si vede.
Bevvero ancora. Lei si alz a prendere i bicchieri e la vide bene. Aveva un corpo classico, come
quello delle statue che si vedono nei musei, con i seni piccoli e il ventre dolcemente arrotondato. Non
sembrava imbarazzata della propria nudit, si aggirava con calma per la stanza, e nemmeno faceva
movimenti sexy o ammiccanti, come aveva visto fare alle puttane quando si alzavano dal letto. Era una
donna tranquilla, il cui corpo era stato rispettato dal tempo. Solo da vicino si vedeva che i seni e le
ginocchia non erano pi quelli di una ragazza. Gli porse un bicchiere.
 Un altro goccio non pu farci male.
Bevvero e chiacchierarono nudi di cose senza importanza: i clienti dellautogrill, i piatti
precotti, gli orari di lavoro. Poi fecero di nuovo lamore. Alle tre del mattino lei disse che doveva
andarsene. Lui cerc di convincerla a restare a dormire, ma lei non volle. Non si lasci neanche
accompagnare. Telefon alla reception per chiamare un taxi e si prepar. Gli diede la buonanotte. Lui
la ferm un istante.
 Senti, immagino che ci rivedremo.
 Puoi chiamarmi quando vuoi.
Quando fu sul punto di aprire la porta, lui si alz, avvolto nel lenzuolo, e le disse:
 Ma ti  piaciuto o no?
Lei rise, con una certa stanchezza.
 S, certo che mi  piaciuto. E grazie per la cena.
Apr la porta e la richiuse con cura perch non sbattesse.
9
Mercedes stava lavando i piatti della cena. Le bambine la chiamavano per lennesima volta. Si
asciug le mani nel grembiule e and nella cameretta. Le figlie erano in due lettini gemelli con le
trapunte rosa. Nella camera cerano anche due piccole scrivanie e uno scaffale bianco pieno di puzzle e
pupazzi.
 Raquel continua ad accendere la luce appena io mi addormento.
Raquel si tir su per protestare con energia.
 No,  lei che fa finta di russare e mi sveglia!
La madre le guard con aria stanca. Poi usc, and in cucina e riemp due bicchieri di latte.
Torn.
 Adesso bevete questo e poi non voglio pi sentirvi.
Ud ancora per un po il bisbiglio delle loro voci, poi silenzio. Si diede da fare per finire in
fretta. Quando fu tutto in ordine, bagn una pianta che teneva sul davanzale. La prese fra le mani e la
osserv sotto la lampadina per vedere se le foglie fossero lucide. Sent dei crampi alle gambe, si
sedette. Rimase assorta a guardare il verde della pianta, lo strano aspetto che assumeva sotto la luce
elettrica, artificiale. Finalmente le bambine si erano addormentate. Sent che anche lei aveva le
palpebre pesanti. Suon il campanello. Doveva essere Pili. Infatti. Pili entr trionfale con una bottiglia
di Drambuie in mano.
 Eri ancora in cucina? Sar meglio che adesso andiamo in soggiorno.
Mercedes corse a chiudere la porta delle figlie, per paura che si svegliassero. Accese le
numerose luci del salone. Tutto era perfetto. I mobili erano molto voluminosi, di legno lucido e scuro. I
divani color tabacco formavano una L in un angolo. Sulla parete pi visibile si stagliava un grande
quadro, un paesaggio al tramonto, con le montagne innevate.
 Ho portato anche i bicchieri, cos non devi lavorare.
Infil le mani nelle tasche del golf e tir fuori due bicchieri da whisky.
 Sei pazza.
Pili vers il liquore canticchiando tutta allegra.
 S, e voglio anche essere ubriaca.
 Ma Pili!
Pili era cos, capace di comparire a met del giorno o della notte per bere qualcosa, farsi una
chiacchierata, guardare la televisione. Lo faceva anche quando suo marito non era al lavoro, anche
quandera in casa. Lo piantava l, mezzo addormentato davanti a una partita o a un telequiz. Aveva
sempre voglia di ridere, e le poche volte che era arrabbiata faceva in modo che tutto apparisse comico e
teatrale. Scagliava oggetti a terra, ruggiva, inventava imprecazioni lunghe e altisonanti che ogni volta
finivano per riuscire divertenti. Si tolse le scarpe e allung le gambe sul tavolino basso. Assapor il
liquore schioccando la lingua.
 Oh, merda!
 Cosa c, adesso?
 Mi sono dimenticata di prendere le sigarette.
Mercedes si alz e ne tir fuori un pacchetto da una grande scatola a motivi cinesi. Ne diede
una alla sua amica, una la accese per s. Rimasero in silenzio, soffiando il fumo verso il lampadario.
 Di, togliti le scarpe anche tu!
Mercedes lo fece, senza entusiasmo. Pos i piedi accanto a quelli di Pili. Agitarono entrambe le
dita dentro i collant. Scoppiarono a ridere tutte e due.
 Dormono, le bambine?
 S.
 Anche la mia. Sembra che il momento di metterle a letto non arrivi mai.
Assaporarono il liquore a piccoli sorsi.
 Perch non metti della musica? No, lascia stare, faccio io.
Pili si alz e si avvicin allimpianto stereo. Accese la radio e si sintonizz su una canzone
romantica e pastosa.
 Lhai vista la puntata di oggi?
 S, mentre stavo mettendo via la roba stesa.
 Come ci sei rimasta quando Armando le ha parlato?
 Be, me lo aspettavo.
 A me ha fatto impressione quando lei gli dice: Il nostro matrimonio  morto.
Mercedes rimase zitta, aspirava profondamente la sigaretta.
 Non mi ricordo cosa risponde lui.
 Qualcosa in generale, tipo che non  facile riconoscerlo.
Rimasero di nuovo zitte. Pili tir fuori unaltra sigaretta dal pacchetto e la accese col mozzicone
della precedente.
 E come vuoi che sia facile riconoscere una cosa del genere!
Mercedes si pieg in avanti per guardare in faccia la sua amica.
 Tu credi che i nostri matrimoni siano morti?
Pili rispose senza pensarci un attimo:
 Ma certo.
Mercedes si diede a spegnere energicamente la cicca nel portacenere.
 Sai, certe volte penso che si potrebbe riprovare, metterci tanta buona volont, correggere gli
errori e ricominciare da capo.
  impossibile, non si pu far rivivere una cosa morta. Una volta che laffetto muore, non si
pu ricominciare, andr sempre male.
La canzone seguente aveva un ritmo pi incalzante. Mercedes si alz e spense la radio.
 A me  piaciuto anche quando lei ha il coraggio di dirgli che se ne va con Hctor, che
cercheranno di dimenticare il passato e di cercare insieme la felicit.
Pili spense la sigaretta.
 Con quello non pu andarle meglio. Hctor sembra uno che non ha mai fatto altro che
spassarsela. Tu ci credi che un tipo cos cambi dalloggi al domani per occuparsi di lei e diventare il
padre dei suoi figli?
 Non lo so.
 E poi, la televisione non  la vita.
 No, questo  vero.
Mercedes si alz, and al finestrone e tir gi la serranda.
Pili la fissava.
 La vita ti fa mandare gi dei rospi grossi cos. Credi che per me sia facile sopportare mio
marito? No che non lo . Da un mucchio di tempo mi fa perfino schifo che mi tocchi. Non ce la faccio
pi quando gli viene la fregola e mi si butta addosso.
 Non dire cos, di.
 E perch non dovrei dirlo, se  vero? Allinizio credevo di non averne voglia io, perch ero
stanca, davo la colpa a me. Poi mi sono convinta che non devo raccontarmi storie, che mi fa schifo lui e
basta.
Mercedes rimaneva pensierosa.
 Mi fa paura che tu dica questo.
 Non capisco perch.
 Succede anche a me, ma solo perch non posso fare a meno di pensare che  stato con qualche
puttana.  solo questo il motivo.
 Non cambia niente.
 Rafael  un belluomo, mi piace ancora, se non fosse per quello che combina in giro...
 Mio marito no. Ha la pancia, ed  ridicolo in mutande. In realt, non  mai stato granch come
uomo.
Mercedes rise. Era allarmata da quei discorsi, la facevano star male. Le sembrava che ci fossero
cose che non si potevano mai dire a voce alta, nemmeno quando si  sole in una stanza. Era come
riconoscere che la vita era un disastro, che non cera neppure un pizzico daffetto; e se non cera pi
niente, nemmeno loro e la loro presenza l avevano pi senso. Che cosa ci facevano al fianco di due
uomini con i quali non erano pi disposte ad andare a letto per amore? Erano come due puttane.
 Prima era diverso, vero, Pili?
 Per me no. Non ho mai amato mio marito. Lho sposato perch sembrava che fosse
obbligatorio sposarsi.
 Questo non  vero.
 Perfino la psicologa della scuola lha detto alla riunione dei genitori, laltro giorno. Molte
donne si sono sposate per la pressione sociale, non perch lo volessero realmente. Cos ha detto. E se ci
pensi bene, ti accorgi che  vero. Tu quanti anni avevi quando ti sei sposata?
 Diciannove.
 E allora lo sai anche tu che a quellet una ragazza non pu essere sicura di quello che vuole.
 Io ero innamorata di Rafael.
Mai, mai avrebbe riconosciuto, n di fronte ad altri, n di fronte a se stessa, che si era sposata
perch era incinta. Era falso, lei amava Rafael. Anche se Pili era la sua migliore amica, laveva sempre
tenuta alloscuro di quel capitolo della sua vita.  facile interpretare le cose nel modo sbagliato
giudicando solo dalle apparenze. E lei amava Rafael, lo amava molto, per questo gli si era data. Forse
era stata una ragazzina incosciente, ma aveva pensato che quello fosse il modo per tenerselo accanto
tutta la vita, senza paura di perderlo. E in tutti quegli anni di matrimonio, nemmeno loro ne avevano
mai parlato, come se il fatto non fosse mai accaduto.
 La psicologa diceva che una pu anche credere di essere innamorata, e invece non  cos.
 Le psicologhe non dicono altro che sciocchezze. Quella della scuola di Silvia ha detto che 
una bambina... non ricordo la parola che ha usato, tipo che non si fidava mai di nessuno. Lha scritto
anche in un giudizio. E con le loro chiacchiere mettono idee strane nella testa della gente. Io non ci
vado pi ai corsi per i genitori.
Pili la guard stupita. Sembrava che stesse per piangere da un momento allaltro. La prese per
un braccio e le diede delle pacche amichevoli.
 Su, su, ho capito. Alla fine sono io la colpevole. Vuoi una gomma?
Tir fuori una gomma da masticare dalla tasca del suo voluminoso golfone e la tese a Mercedes.
Ricominciarono a ridere tutte e due.
 Sei una maleducata.
 E perch dovrei essere educata? Me la mangio io.
Si infil in bocca la gomma e cominci a masticare a piene ganasce. Mercedes si divertiva. Poi
si alz e accese il televisore. Sullo schermo comparve un ciccione che presentava un telequiz. Pili fece
finta di salutarlo. Si inchinava, diceva scemenze. Si tolse dalla bocca la gomma masticata e la appiccic
sui genitali dellimmagine. Mercedes corse a chiudere la porta, temendo che le risate svegliassero le
bambine. Poi croll sul divano, mentre Pili si piegava in due dal ridere. Quando si furono calmate,
spensero il televisore, raccolsero i bicchieri.
 Adesso vado.
 Aspetta, ti sciacquo le tue cose.
Mercedes entr in cucina. Lamica la segu e rimase a guardarla appoggiata allo stipite. La
vedeva di spalle, il suo corpo seguiva il ritmo delle mani che si muovevano sotto il rubinetto.
 Ecco fatto.
Si sorrisero. Mercedes aveva laria stanca.
 Il negozio, Mercedes, il negozio, ecco di cosa abbiamo bisogno. Non accompagnarmi alla
porta.
Mercedes la sent chiudere con un colpo leggero.
Decise di non attaccare la ricetrasmittente. Non sempre aveva voglia di ascoltare i discorsi dei
colleghi. I camionisti non fanno altro che segnalarsi ragazze, le new entry dei locali lungo le strade. Lui
non seguiva mai i loro consigli, lo disgustava andare a cercare una bionda contemporaneamente ad altri
quaranta. Tutti i mosconi sullo stesso fiore, che schifo. Le puttane bisogna sceglierle a caso, non
buttarcisi sopra come se fossero un boccone prelibato. Lavrebbe detto a Tona, se le interessava sapere
che cosa facevano i camionisti con le puttane. Laveva vista un altro paio di volte, aveva chiamato
sempre lui. Lei non laveva mai cercato, come se vederlo o non vederlo per lei fosse lo stesso. Lo
salutava con un arrivederci. Non faceva domande su sua moglie, solo sul lavoro, gli orari. Non
raccontava quasi niente di s, pochissime cose, che suo marito era pieno di rancore, che non si erano
pi parlati dopo il divorzio. Il resto erano chiacchiere senza importanza, sui colleghi dellautogrill, i
clienti, facce sempre diverse, di passaggio. A lui piaceva ascoltarla, era intelligente, di quelle donne che
non hanno bisogno di parlare tutto il tempo. A volte sembrava estranea, se ne stava l a sorridere come
se pensasse a cose che non le andava di dire. Oppure lo sguardo le fuggiva lontano, verso qualcosa di
diverso da quel che stavano dicendo. Era come se niente le interessasse per davvero. Doveva aver avuto
una vita dura, ma non la raccontava. Rafael faceva domande, senza stancarsi, e cos era venuto a
sapere, a pezzi e bocconi, che aveva lavorato in un supermercato. Sistemava gli acquisti della gente nei
sacchetti di plastica e poi li rimetteva nei carrelli, una volta superata la cassa. Tutto il giorno in piedi.
Poi era stata commessa in una profumeria. Doveva aver lavorato in molti altri posti, forse con mansioni
umili di cui non voleva parlare, come spazzare pavimenti e pulire vetri. Tutte le volte andavano a letto
in albergo, non laveva mai invitato da lei, forse aveva una casa molto malmessa, o molto piccola. Ma
se era povera, si comportava come se la cosa non la toccasse. Non impazziva per i piatti pi cari
quando si trattava di scegliere sul menu dei ristoranti, non accettava facilmente che lui le offrisse la
cena, insisteva sempre per dividere il conto. Vestiva male, con pantaloni e maglioni grandi, solo
qualche volta metteva una gonna grigia con una cintura di pelle. Ma aveva i capelli biondo naturale e
quegli occhi come miele su una fetta di pane tostato, dorati e trasparenti. Rafael non sapeva perch le
chiedesse di uscire. Poteva trovare donne migliori, pi giovani.
In fin dei conti avrebbe potuto chiamare Adela, andare a trovarla. Non laveva fatto per
settimane, anche se era passato da Valenza. Adela parlava damore, diceva parole tenere che un uomo
condannato a stare tutto il giorno su una strada in genere apprezza. Gli grattava la schiena e gli diceva
che era meraviglioso. Non gli permetteva di alzarsi da tavola per prendere qualcosa, gli preparava dei
piatti speciali, con affetto. Come Mercedes allinizio, come altre fidanzate che aveva avuto. Solo che le
novit passano, e laffetto non basta. Con Tona era diverso, Tona non era una fidanzata e nemmeno una
puttana, era una donna strana, che lui aveva voglia di vedere. Cominci a cadere una pioggia sottile che
copr il parabrezza. Si sarebbe fermato alla prossima area di servizio, avrebbe preso un caff, avrebbe
chiamato Tona. Perch no? Nel sesso ci sapeva fare, non era difficile capire che aveva molta
esperienza. Sarebbe passato da Tarragona due giorni dopo, poteva fermarsi una notte. Gli piaceva
avercela nel letto, vederla camminare nuda per la stanza, senza fretta, anche se faceva freddo. Ci volle
un po prima che rispondesse.
Lo accoglieva come se gli avesse parlato un minuto prima, era concisa, breve, asciutta.
 No, dopodomani non posso.
 Hai il turno di notte?
 No, no, non  per quello. Per non posso.
Di sicuro non gli avrebbe detto niente di pi. Forse qualcuno poteva sentirla, il direttore, gli altri
camerieri.
 Ti chiamo stasera a casa e mi spieghi?
Sent una breve risata.
 No, Rafael, dopodomani non mi va bene.
Gli venne voglia di riattaccare, aspett un attimo. Lei stava zitta. Sentiva in sottofondo i rumori
del bar, voci indistinte.
 Bene, ci sentiamo.
Aspett ancora, sperando che il suo brusco commiato le suscitasse qualche reazione.
 Ciao.
Torn al camion camminando in fretta. Prese lautostrada. Pioveva pi forte. Non gli aveva
detto di no perch qualcuno poteva ascoltarla, n perch laveva chiamata sul posto di lavoro.
Semplicemente non le andava di dare spiegazioni, non aveva voglia di vederlo. Non si era mai mostrata
ansiosa di riceverlo, e nemmeno era dispiaciuta quando andava via. Quando lui le telefonava, la sua
voce non aveva nessuna sfumatura speciale, nemmeno di sorpresa. Forse aveva deciso di rompere. Non
avevano mai parlato della forma che dovevano avere i loro incontri, sembrava che non ce ne fosse
bisogno. Si accese una sigaretta. Era un pezzo di ghiaccio quella donna, ecco cosera. Nessuna aveva
mai deciso quando doveva finire, laveva sempre fatto lui. Anche se forse stava esagerando, e Tona
aveva davvero un imprevisto, un impedimento qualunque, larrivo inaspettato di un parente, dei
genitori. Non sapendo niente di lei, non poteva nemmeno fare delle congetture. Era ridicolo, andava
benissimo che ciascuno facesse la sua vita, che non si stessero addosso. Non erano innamorati, e il loro
rapporto non era niente di speciale; eppure, anche nelle amicizie pi superficiali ciascuno sa qualcosa
dellaltro,  indispensabile per poter parlare, per capirsi. La prossima volta glielo avrebbe detto,
ammesso che ci fosse una prossima volta. Aspir una profonda boccata alla sigaretta. No, meglio non
dirle niente, non era il caso di fare la predica a nessuno. Qualunque altra al suo posto sarebbe stata
felice di uscire con lui. Lui la portava in bei posti, dove non avrebbe mai potuto mettere piede col suo
stipendio da cameriera. Bastava che desse uno sguardo agli altri camionisti, o ai suoi colleghi
dellautogrill. Uomini male in arnese che era gi tanto se si lavavano una volta alla settimana, uomini
con lo stuzzicadenti in bocca, che fumavano sigari pestilenziali. Questo era il massimo a cui poteva
aspirare, gli unici uomini che le capitava di incontrare tutti i giorni. Anche se magari aveva qualche
amico in citt. Unauto che viaggiava nella direzione opposta lo abbagli. Segnal rabbiosamente di
abbassare i fari. Imprec sottovoce. Rallent, accorgendosi che aveva esagerato con lacceleratore. Si
comportava come uno stupido. Da quando si preoccupava di cosa diavolo poteva fare una donna? Tutte
le lamentele di Mercedes, di Adela, delle fidanzate che erano venute prima di Adela, erano riuscite
soltanto a irritarlo. Non si era mai sentito a disagio. Doveva essere quella la prima volta? E perch? Se
davvero si decideva a preoccuparsi delle donne, era meglio che cominciasse da Adela, o da sua moglie.
Si sent scoraggiato. No, con Mercedes era impossibile, con Mercedes era tutto finito. Se non avesse
fatto il camionista, avrebbe gi divorziato. Solo cos poteva sopportarla, vedendola una volta al mese,
forse anche meno. Troppi rimproveri silenziosi, troppa rabbia. I suoi occhi erano come punture
velenose. Per fortuna aveva la pelle dura, lui, non sentiva pi niente. Certe coppie sposate tornano ad
avvicinarsi quando entrambi diventano vecchi, quando la rabbia si spegne e il sesso non conta pi,
quando la voglia di litigare passa e limportante  curarsi lun laltra. Cerc una sigaretta nel pacchetto
quasi vuoto, usando la mano sinistra. Aveva ancora Adela, dolce come un pasticcino. Lavrebbe
chiamata non appena si fosse fermato a Valenza. Lultima volta lei non aveva pianto, poteva essere
linizio di un comportamento pi saggio. Attacc la ricetrasmittente, e pochi secondi dopo fu sorpreso
dalla voce di Luis. Rispose.
 Sono ore che cerco di scovarti.
 Ero un po fuori fase.
 In ditta mi hanno detto che domani sei a Saragozza.
 S, ma solo fino alle sei, appena ho caricato me ne vado.
 Allora mangiamo insieme, anchio domani sono l.
Parlare con Luis era bello, un amico  un amico. Certe volte aveva limpressione che le storie di
sesso non gli lasciassero il tempo per fare altre cose. Ci pens su un attimo, cerano davvero poche cose
che valesse la pena di fare nella vita: il lavoro, il divertimento e il letto, nientaltro. Altri pensano che
lamicizia sia la cosa pi bella, passano il tempo con gli amici e condividono con loro la noia, le
ingiustizie del capo. Per cosa? Nessuna notte solitaria gli era parsa pi breve grazie a un amico. Luis
era un bravo ragazzo, ma in definitiva non era altro che un testimone della sua vita, sempre pronto a
disapprovare. Parlare con lui significava ogni volta doversi sorbire una predica, la predica sui sindacati,
la predica su Mercedes e le bambine. Non era mai stanco di volerlo redimere, pur sapendo che era
inutile. Rafael si chiedeva come facesse Luis a sopportare la vita che faceva, un anno dopo laltro,
sempre gli stessi problemi, sempre la stessa donna, senza mai andare a puttane. Solo una volta laveva
visto salire con una. Una notte dinverno che faceva molto freddo. Si erano dati un appuntamento a
met strada in direzione di Salamanca. Scendevano fiocchi di neve grossi come batuffoli di cotone. Nel
locale cerano altri tre camionisti che bevevano whisky. Non cerano stanze in nessun motel, lunica
cosa che potevano fare era passare la notte di sopra. Eppure Luis disse che sarebbe tornato in cabina.
Le ragazze gli ridevano in faccia. Una di loro gli aveva messo gli occhi addosso e non lo lasciava in
pace. Era piccola e grassottella, senza dubbio la pi brutta. Tutti sono gi accoppiati gli diceva, con
una notte cos non viene pi nessuno. Se non sali tu rimango da sola. Alla fine lui accett, la ragazza
gli butt le braccia al collo, lo baciava. I colleghi ridevano, lui era imbarazzato. Sembrava che lo
facesse per compassione, ma non era vero, gli piaceva. Gli piaceva quella tappetta con gli occhi dipinti
di verde, laveva guardata da quando era entrato. E cos era salito, e la mattina dopo, mentre facevano
colazione, aveva tirato fuori la storia che la ragazza gli aveva fatto pena perch era lunica che nessuno
si filava. Allora Rafael laveva interrotto bruscamente. Tutti sanno perch si va con una puttana, e non
 mai per compassione. Possono piacere delle puttane orribili, a volte, vecchie come otri di vino, o
sporche, ma ci si va sempre perch se ne ha voglia, perch quel giorno si ha voglia della carne di una
cicciona o delle rughe di una vecchia, e basta. Luis aveva continuato a lamentarsi, era pentito di aver
tradito Emilia. Sei senza palle gli aveva detto Rafael, e lui aveva abbassato gli occhi.
Si incontrarono secondo gli accordi. Faceva freddo a Saragozza. Una bufera di vento spingeva
la gente a rifugiarsi in casa, le vie erano quasi deserte. Lasciarono i camion al deposito e andarono a
mangiare. Entrarono in un ristorante frequentato da camionisti e Rafael chiese alla padrona un tavolo
per loro due soli, dovevano parlare di cose loro. Luis si mise a ridere, le cose di Rafael erano sempre
storie di donne.
Gli disse subito di Tona. Questa volta era tutto diverso, era stata lei a cominciare, a portarselo a
letto. Luis alz le spalle, non vedeva cosa cambiasse. Rafael non riusciva a spiegarsi. La ragazza era
carina, e a letto ci sapeva fare, ma era fredda. Luis lo guard senza capire. Ciascuno aveva davanti a s
una scodella di brodo denso e profumato, in cui sciabordavano i cucchiai.
 Voglio dire che  fredda fuori dal letto. Non so,  come se non gliene fregasse niente se ci
vediamo o no.
 Per ti chiama.
 No, sono io a chiamare lei.
 Ed esce sempre con te?
 S.
Luis non vedeva quale fosse il problema. Laveva sentito inveire migliaia di volte contro le
fidanzate appiccicose e possessive, che pretendevano troppe attenzioni. Se finalmente aveva trovato
una divorziata che non voleva complicarsi la vita, poteva considerarsi fortunato. Rafael insisteva, non 
facile avere a che fare con una donna che non dimostra nessun sentimento. In quel caso, preferiva le
puttane. Se aveva delle fidanzate era per giocare un po, perch ci fosse qualcuno ad aspettarlo, per
sentirsi dire qualcosa di carino. Luis scosse la testa, certe idee non se le sarebbe fatte. Rafael si indign,
il suo amico era identico alla sua nuova amante, un insensibile.
 Da quello che dici, deve avere dei brutti ricordi degli uomini.
 A maggior ragione dovrebbe emozionarsi trovandone uno che  meglio degli altri.
 Che faccia tosta.
Rafael rise senza convinzione.
 Hai lasciato la valenzana?
 Non mi decido.
 E cos adesso ne hai tre.
 Perch, devo tenere il conto?
 Sarebbe ora che lasciassi perdere tutti questi casini e ti impegnassi sul serio con Mercedes,
che cercassi di aggiustare le cose.
Rafael si vide come un ciabattino, impegnato ad aggiustare scarpe vecchie accatastate in un
angolo. Neanche morto. Sarebbe stato da stupidi lasciarsi scappare unopportunit come quella. Ma
Luis, si rendeva conto? Riusciva a immaginare cosa provi quando, sceso dal camion, prendi una stanza,
ti fai una doccia, e trovi una donna ad aspettarti? Non aveva nessuna intenzione di rinunciare. Certo,
Tona non era il tipo che scoppiava in lacrime, che lo perseguitava per telefono, quindi tanto meglio.
 Non c proprio niente da aggiustare. Va tutto benissimo cos com.
 Allora non so di cosa ti preoccupi. Ti stai scopando una che ti piace. Tutto qui.
 S, solo che mi sa che  lei che si sta scopando me.
Luis scoppi in una risata vuota. Era assurdo continuare quel discorso. Se non avesse
conosciuto Mercedes, gli sarebbe piaciuto farsi raccontare tutta la storia, anche nei particolari. Ma la
conosceva, ed era convinto che lei qualcosa sapesse, immaginasse o sospettasse. Se non diceva niente
era perch voleva tenersi il marito, proteggere le figlie,  normale. Luis non aveva nessuna voglia di
vedersi coinvolto se un giorno la situazione fosse esplosa. In quei casi era meglio non sapere, o sapere
il meno possibile.
10
Sarebbe arrivato quella sera, finalmente. Era pi di un mese che non lo vedeva. Un mese lento,
arido, angoscioso come unagonia. Le capitava di rimanere incantata con lo straccio in mano, lo
sguardo perduto nel vuoto. Josefina glielaveva detto tante volte, non poteva essere sempre cos
distratta. Aveva lasciato aperto il rubinetto della doccia in una delle stanze, lei era riuscita ad arrivare
appena in tempo perch non si allagasse tutto. Il giorno dopo aveva dimenticato di riportare il carrello
delle lenzuola nel magazzino. Era rimasto abbandonato nel bel mezzo del corridoio, finch non laveva
trovato uno degli inservienti. Meno male che nessuno laveva saputo, altrimenti avrebbe potuto
ricevere una lettera di ammonizione, e con pi di due ammonizioni sarebbe stata buttata fuori. Aveva
due profondi solchi neri sotto gli occhi. Se avesse dovuto lavorare a contatto col pubblico le avrebbero
di sicuro chiesto se non si sentiva bene. Aveva sempre la faccia gonfia, lespressione abbattuta, un
aspetto malato e stanco. A lei non venivano chieste spiegazioni: per rifare i letti e passare
laspirapolvere la bella presenza era accessoria. Molte cameriere apparivano gi di forma di tanto in
tanto. A volte per questioni di salute, a volte per via di un neonato che non le lasciava dormire. E poi
cerano i problemi amorosi, coniugali. Litigavano con fidanzati e mariti, ma presto passava. Invece le
occhiaie di Adela duravano molto pi a lungo di quanto pu durare un dispiacere momentaneo. I suoi
occhi erano come velati, sembravano oggetti coperti di polvere. Dormiva pochissimo. Aveva esaurito le
sue riserve di tranquillanti e non poteva procurarsi subito una nuova ricetta. Si sentiva esausta, niente la
interessava. Ogni tanto, per, la passivit spariva di colpo per lasciare il posto a unagitazione dolorosa.
Era convinta che quella volta non lavrebbe pi rivisto. Lottava con se stessa per non chiamarlo
allagenzia. Se lera proposto con fermezza, non lavrebbe fatto. Passava la maggior parte del tempo
libero seduta vicino al telefono, ad aspettare che suonasse senza osare toccarlo. Era arrivata a odiare
quel pezzo di plastica, muto. Lola cercava di riportarla a uno stato normale, ma aveva scarse attitudini
psicologiche, e non sapeva far altro che insultare Rafael, accusarlo di mancanza di rispetto, di
mancanza di cuore. Adela ascoltava quelle accuse senza battere ciglio. Anche se Rafael fosse stato un
assassino, lei avrebbe voluto sentire comunque la sua voce al telefono. Non era disposta a essere
ragionevole, e nemmeno a provarci. Il sabato e la domenica erano i giorni pi dolorosi. Immaginava
Rafael accanto alla moglie, nello stesso letto. Si figurava scene che aveva visto in televisione, coppie
felici svegliate al mattino dalle risate dei bambini, giochi fra le lenzuola. Le ore si trascinavano. Non
leggeva, non ascoltava musica, non accendeva il televisore. Era come se volesse sentire tutta la sua
sofferenza, per avere qualcosa di concreto e tangibile a cui aggrapparsi. Lola poteva fare ben poco per
lei. Le cucinava qualcosa, le ricordava che andando avanti cos si sarebbe ammalata. Alla fine si diceva
che Adela non era pi una bambina, e la lasciava stare, stupidamente seduta accanto al telefono. Adela
aveva pensato di suicidarsi, ma quello che le veniva in mente non era il nulla, erano ancora una volta
scene da film: prendeva una buona dose di sonniferi, lasciava una lettera a Rafael. Poi qualcuno la
salvava, Lola, per esempio, che entrava nella sua stanza e la trovava sdraiata sul letto, magari con la
camicia da notte pi bella, esanime. Seguivano una serie di azioni concatenate: Rafael correva
allospedale, uninfermiera lo portava fino al suo letto, lui le prendeva la mano e le parlava
amorevolmente: Perch lhai fatto? Dora in poi tutto sar diverso. Si svegliava da quel sogno
convinta che non era morire quello che voleva, ma averlo accanto a s. Finalmente Rafael telefon. Al
primo squillo, Adela prese il ricevitore a due mani. Aveva aspettato cos tanto di poter fare quel gesto,
che le pareva di non esserne pi capace. Fece tutto il contrario di quel che si era coscienziosamente
preparata, non riusc a stare calma e si mise a piangere. Sent la voce dallaltra parte, sorpresa e
spazientita.
 Si pu sapere cosa ti succede?
Cerc di parlare, ma le sfuggivano singhiozzi e note false. Cerc di controllarsi, ma fu inutile, la
voce non voleva saperne di uscire. Le lacrime le rotolavano gi a fiotti. Sulla massa informe dei
sentimenti si stendeva ora un unico pensiero logico: non poteva continuare cos. Non ce la faceva pi.
Nemmeno se lui le avesse promesso di andare a trovarla una volta al mese, o due, o tre, segnate in
rosso sul calendario. Ormai niente sarebbe bastato a consolarla. Voleva lui, tutto intero, per sempre.
 Quando vieni?
 La settimana prossima.
Si fece silenzio. La voce di Rafael suon dura:
 Anche se a quanto pare sarebbe meglio che non venissi pi.
 Mi hai presa in un brutto momento, tutto qui.
 E va bene. Vengo marted sera, alla solita ora.
Aveva un tono cos distante che Adela temette non venisse pi. Dopo aver riattaccato continu
a piangere ancora un po finch non riusc a calmarsi. Questa volta non sarebbe corsa dal parrucchiere
per rimettersi in ordine. Era troppo sconfortata. Si alz e and a riempire la vasca da bagno. Si spogli
ed entr nellacqua. Appoggi i piedi contro il muro e si guard le gambe, che emergevano in
superficie. Aveva dei bei piedi, non erano stati rovinati dalle scarpe o dal lavoro. Pens alla prima volta
che aveva visto Rafael. Si disse che forse, se non avesse conosciuto lui, ora uscirebbe con un ragazzo
qualunque, un cuoco, un imbianchino. Pens che a quel ragazzo sarebbero piaciuti i suoi piedi piccoli e
curati. Allora si mise a piangere di nuovo e le sue lacrime caddero sulla schiuma facendo un rumore
come di carta crespa.
Mentre aspettava che il benzinaio riempisse il serbatoio, alz gli occhi e lo vide. Era un enorme
cartello che pubblicizzava un dopobarba. Vi campeggiava la fotografia di un uomo giovane, biondo,
che con una mano teneva il flacone, e con laltra reggeva a malapena un asciugamano. Era quasi nudo:
qualche millimetro in meno di stoffa e il sesso sarebbe rimasto allo scoperto. Si ferm a guardarlo,
sorpreso. Il benzinaio attacc discorso:
 Ha visto? Adesso sono gli uomini che si vedono nudi dappertutto.
Rafael fece di s col mento, senza rispondere.
 Alle donne piacciono cos, profumati dalla testa ai piedi.
Rafael pag e sal in cabina. Forse quella testa di cavolo aveva ragione, adesso piacevano non
solo pieni di soldi, ma anche vestiti di roba firmata e profumati come puttane. Lui se ne fregava, non
aveva nessuna intenzione di curarsi pi di quanto non facesse di solito.
A una donna basta uno sguardo per distinguere un vincente da un perdente, non c bisogno di
coprirsi di schifezze. Eppure, non era la prima volta che vedeva pubblicit di quel tipo: ragazzi
sorridenti e leccati che sembravano offrirsi alle donne. Pens che se uno sa cosa vuole non ha bisogno
di mettere in mostra la sua merce come un venditore al mercato. Una volta aveva visto in un
documentario degli arabi che si facevano lavare da altri uomini nei bagni turchi, e poi si facevano
ungere tutto il corpo con certi oli aromatici. Magari era questo che voleva Tona, un corpo profumato.
Ormai si erano visti parecchie volte, ma lei era sempre strana, con un sorrisetto allangolo della bocca,
che non si capiva se fosse di divertimento o di scherno. Non gli aveva ancora proposto di andare da lei.
A un certo punto si era convinto che fosse sposata, che si incontrasse con lui di nascosto, e che la storia
del divorzio fosse tutta una balla. Eppure, quando le telefonava, rispondeva sempre lei. Non raccontava
mai niente di s, e sembrava non importargliene molto di quel che faceva lui, della sua vita di
camionista, come se la conoscesse da sempre. Forse era la moglie di un collega, pens sorridendo.
Sarebbe stato un bel caso. Un camionista che consola la moglie di un collega mentre quello magari si
consola da unaltra parte. Rimase pensieroso, a guardare le strisce bianche della carreggiata come se
stesse parlando con loro. Magari anche Mercedes si consolava. Gli era difficile considerare quella
possibilit. Non gli pareva probabile, Mercedes passava la vita chiusa in casa, sempre dietro alle
bambine. E poi, a lei non sarebbe venuto nemmeno in mente di tradirlo, le piaceva troppo la comodit
per prendersi un amante, era troppo orgogliosa. Non avrebbe mai permesso che un uomo mandasse
allaria la sua vita. Non era abbastanza generosa da condividere con qualcuno il tempo o il letto, per
sorridergli e aspettare che arrivasse. Mercedes no, era asciutta e arida come lasfalto. Per queste cose ci
voleva un altro tipo di donna. Nemmeno Tona era lamante che lui avrebbe scelto a occhi chiusi.
Troppi sorrisi ambigui tra le parole, troppi misteri. Eppure, a letto era unica, esperta come un pilota con
molte ore di volo, capace di tirare fuori cose che erano nuove perfino a lui. Era sicuro di essere il suo
amante numero cento, numero mille. Chiss quanti uomini aveva fermato vicino a una macchina o a un
camion per chiedere come si chiamavano. Non gli piaceva affatto essere uno in pi sulla lista. Lei era
capacissima di dividere il suo tempo fra lui e qualcun altro, fra lui e diversi altri. Cosa ne sapeva lui
della sua vita o di quello che faceva? Sapeva solo che passava otto ore al giorno allautogrill, poco
altro. Poi spariva dietro un numero di telefono. Se non fosse stato cos legato al camion, forse avrebbe
potuto tentare qualche manovra per saperne di pi. Di colpo gli sembrava importante capire se mentiva
sulle poche cose che gli aveva detto. Ma non aveva modo di indagare sulla sua vita. Avrebbe potuto
seguirla quando usciva dallalbergo, ma come fare senza che lei se ne accorgesse? E non poteva certo
parlare con i suoi colleghi di lavoro allautogrill. Far coincidere il giorno libero di Tona con uno dei
suoi passaggi su quel tratto di autostrada era praticamente impossibile, solo un caso avrebbe potuto
portarlo l nel momento giusto. Si sent legato al volante. I suoi viaggi gli sembravano catene che gli
impedivano di muoversi liberamente come facevano tutti. Era la prima volta che aveva una sensazione
simile. Si infuri con se stesso. Non era il caso di interessarsi tanto a quella donna, ma nemmeno
poteva negare quel che sentiva. Era riuscita a incuriosirlo con quel suo atteggiamento, nientaltro. Per
lui non aveva nessuna intenzione di farsi fregare, quindi se usciva con qualcun altro, voleva saperlo,
non era chiedere troppo. Certo, non aveva il diritto di fare domande. Andare a letto con qualcuno non
autorizza a niente. Si ricordava di tutte le volte che laveva detto. Eppure, quelle affermazioni cos
logiche, adesso gli parevano senza senso. Lui le aveva parlato in modo abbastanza particolareggiato
della sua vita, un gioco alla pari avrebbe richiesto che Tona facesse lo stesso. Mettere in chiaro le cose,
sapere con chi si fa sesso. Glielo avrebbe detto cos, almeno questo doveva capirlo.
Gli tocc aspettare tre settimane per poterle esporre le sue considerazioni. Tre settimane per
avere loccasione di fare tappa a Tarragona. Tre settimane a pensare e ripensare sempre la stessa storia.
Giocare alla pari. Nel frattempo non and da Adela. Lidea di passare una notte con lei gli era
intollerabile. Non aveva nessuna voglia di toccarla, per non parlare dei suoi pianti. Non le telefon
nemmeno per annullare lappuntamento. Forse questo sarebbe stato inteso per quello che era, un addio.
Gli sembrava ridicolo portare avanti un rapporto di quel tipo. Allinizio aveva pensato di poterla vedere
periodicamente, in modo da poter godere delle sue dimostrazioni daffetto ancora per un po. Poi si era
reso conto che tutto quellaffetto gli dava fastidio e basta. Non aveva nessun bisogno di sapere che
Adela lo amava, ormai non era una dimostrazione di un bel niente. Aveva promesso che sarebbe
cambiata, che non ci sarebbero pi state lacrime n recriminazioni, ma non era la prima volta che
faceva promesse e poi tutto ricominciava come prima. Non valeva la pena di continuare. Non capiva
nemmeno perch avesse tirato tanto in lungo quella storia. Certo, era una ragazza fantastica. Era stata la
pi premurosa delle sue fidanzate, e forse quella che laveva amato di pi, eppure doveva capirlo anche
lei che le cose prima o poi finiscono, e che adesso erano finite.
And allappuntamento con Tona deciso a chiederle di parlare chiaro una volta per tutte.
Aspettandola, al solito bar, si sentiva combattivo e pieno di giusta indignazione. Lei arriv con dieci
minuti di ritardo. Faceva sempre cos, arrivava in ritardo e rimaneva l a guardarlo con quel suo sorriso
enigmatico, senza scomporsi n chiedere scusa. Quella sera aveva ancora addosso luniforme
dellautogrill. A lui diede fastidio. Una donna non pu andare a un appuntamento vestita da lavoro,
anzi, nessuno dovrebbe farlo. Lei non disse niente del motivo per cui si presentava conciata cos. Si
sedette su uno sgabello accanto a lui e ordin un bicchiere di vino bianco. Era carina, malgrado tutto.
Lui aveva deciso di mostrarsi seccato fin dallinizio, costringendola a fargli delle domande, questo gli
avrebbe dato la possibilit di passare alle sue rimostranze. Ma Tona non fece nessuna domanda. Lo
guard senza troppo interesse, cap che non aveva tanta voglia di parlare e si mise a bere in silenzio,
tamburellando con le dita a ritmo di musica. Quando i loro sguardi si incontravano, sorrideva
soddisfatta, come se fossero nel bel mezzo di una piacevole conversazione. Rafael si spazient, non era
mai stato trattato in quel modo. Al momento di ordinare una seconda consumazione, si volt verso di
lei.
 Non hai avuto tempo di cambiarti?
 Lo vedi, no?
 Magari vorrai passare da casa prima di andare a cena.
Lei si mise a ridere, guardandolo come se fosse un ragazzino capriccioso.
 Perch? Ti imbarazza se vengo cos?
Lui dovette fare uno sforzo per controllarsi. Non era un uomo permaloso, ma gli parve di essere
preso apertamente per il culo. Si gir sullo sgabello, si piant di faccia a lei.
 C qualche mistero in casa tua, qualcosa che non devo vedere?
Tona scoppi in una risata stupita.
  questo che ti sei messo in testa, vuoi vedere casa mia?
Lui cerc di negare, certo che non gliene importava niente, ma doveva rendersi conto che... Lei
non lo lasci finire, chiese il conto e si prepar a uscire. Rideva, divertita da quello che le sembrava un
capriccio.
 Ma certo che puoi venire a casa mia! Nessun problema! Andiamo, non abito mica lontano.
Partirono senza parlare. Tona camminava in fretta, ogni tanto lo superava di qualche passo, poi
si voltava a guardarlo con scherno. Rafael non riusciva a liberarsi dalla spiacevole sensazione di essersi
comportato in modo infantile. Mentre camminavano ebbe modo di riflettere. Non era colpa sua. Non
capiva cosa ci fosse di tanto divertente nel fatto che lui volesse vedere dove abitava. Di sicuro lei aveva
frainteso. Non si trattava di vedere casa sua, n di scoprire se nascondesse qualcosa, ma di tutto un
atteggiamento. Lei, per, era cos poco interessata da non capire. Si inoltrarono nel centro storico,
infilarono una serie di vicoli, e finalmente Tona si ferm davanti a una vecchia casa a tre piani.
 Io sto allultimo  disse.
Lo precedette lungo una scala buia che sapeva di umidit. Rafael arriv a pensare che non
avesse voluto portarlo l perch si vergognava. Ma lei non fece nessun commento, n cerc di scusarsi
per le condizioni dello stabile. Al terzo piano infil la chiave nella serratura ed entr davanti a lui.
Lappartamento era piccolo, ma le pareti erano state ridipinte di bianco e linsieme non era triste. Era
arredato con mobili di abete, e in posizione privilegiata cera un grande divano viola, smisurato rispetto
alle dimensioni della stanza. Tutto appariva pulito e ordinato, senza quadri n soprammobili. Lei si
tolse il cappotto, lo appese nellingresso e spalanc le braccia.
 Ecco la casa dei misteri. Adesso ti faccio vedere il resto.
Lo guid in un breve corridoio e apr le porte della camera da letto e del bagno. Tutto aveva lo
stesso aspetto immacolato e nudo. Non cerano bambole come nella stanza di Adela, n allegre trapunte
o paralumi infiocchettati.
 L dietro c la cucina, e nellangolo uno sgabuzzino dove tengo le scope. Questo  tutto.
Lui rimase l a guardare immusonito.
Lei intrecci le mani dietro la schiena e gli parl con la voce pi dolce del mondo, sorridendo:
 Ti assicuro che non ho nessuno nascosto sotto il letto, ma se vuoi, puoi guardare.
Lui moll un violento colpo sullo schienale del divano.
 Vaffanculo!
Tona si irrigid come un animale minacciato con un bastone, alz la voce:
 In casa mia non mandi affanculo nessuno, Rafael. Se sei di cattivo umore, te ne puoi andare.
Rimasero per un attimo luno davanti allaltra, a sfidarsi con lo sguardo. Poi Rafael abbass gli
occhi, si gir e infil la porta. Scese molto rapidamente i primi gradini, gonfio di rabbia. Poi rallent il
passo. Arrivato al pianerottolo, si ferm. Si sedette. Non era mai stato bravo a esprimere con le parole
quel che sentiva. Non gli era quasi mai capitato di doverlo fare. Ma quella volta era diverso. Quella
donna non trovava normali cose che invece erano normalissime, e lui non aveva fatto altro che alzare la
voce. Ma da qualche parte nella sua mente qualcosa gli diceva che non  cos che si fa. La gente si
sforza di comunicare quello che sente. Quello che chiedeva non era poi niente di vergognoso. Voleva
soltanto che si trattassero tutti e due come esseri umani, sapere qualcosa di lei, come minimo se andava
a letto con qualcun altro. Gli amanti devono essere informati su certe cose,  una norma di civilt.
Pens che doveva tornare su, suonare il campanello e cercare di tradurre in parole tutte quelle
sensazioni. Forse lei non stava cercando di prenderlo in giro, forse non capiva le sue esigenze, abituata
comera a vivere per conto suo. Torn su. Sent che a ogni gradino i suoi propositi venivano meno.
Quando suon il campanello, unondata di sangue gli sal al volto. Tona si era cambiata, si era infilata
il cappotto. Non apparve sorpresa, rimase seria.
 Stavi uscendo?
 S.
 Volevo chiederti scusa per prima.
 Non importa.
Abbandon la decisione che laveva accompagnato un momento prima, lintima comprensione
del problema. Era impensabile che fosse lui a mendicare il perdono sulla porta di una donna.
 Potremmo andare a cena lo stesso. Ricominciare la serata con un altro umore.
Lei rovesci gli occhi al cielo, tese le labbra. Infine parl a bassa voce:
 E va bene.
In pizzeria mangiarono in silenzio per un bel pezzo. Alla fine fu lui a decidersi a parlare,
infastidito allidea di dover prendere liniziativa.
 Non pretendo di farmi gli affari tuoi, ma tu sai tutto di me, che sono sposato, che ho due
figlie. Io di te non so niente. Voglio solo che mi racconti qualcosa.
 Ti ho gi detto che sono divorziata, che ho lavorato in tanti posti.
 Mi piacerebbe che ogni tanto entrassi nei particolari, solo per sapere, questo non cambierebbe
niente fra noi.
Lei ricominci a sorridere, questa volta in modo impersonale.
 Poi ti racconto  disse.
A Rafael la promessa parve un buon inizio. Era riuscito a farsi capire. Lei gli avrebbe parlato. E
forse non lavrebbe pi vista cos distaccata e lontana, forse gli sarebbe passata quella sensazione di
essere continuamente preso in giro. Latmosfera della cena cambi. Si raccontarono qualche barzelletta
e risero. Lui le dimostr che poteva essere franco e simpatico, ricord aneddoti dei suoi viaggi, quella
volta che aveva sbagliato stanza in un albergo e trovato due vecchi a letto, la vecchia che chiedeva
aiuto con una camicia da notte da morir dal ridere e il marito che lo minacciava alzando i pugni. Lei
sembrava apprezzare i suoi racconti, si divertiva, chiedeva particolari e accoglieva con scoppi di risa i
passaggi salienti.
Dopo cena andarono allalbergo dove era alloggiato Rafael. Non venne presa in considerazione
nessunaltra possibilit. Fecero lamore sul pavimento, a lei piaceva, e poi anche sul letto. Fumarono, e
smisero per un po di parlare. Tona and a fare la doccia. Torn avvolta in un asciugamano troppo
piccolo per coprirla completamente e si sedette ai piedi del letto, a guardarlo.
 Tu lo sai di essere un belluomo, di avere un bel corpo, vero?
Lui si mise a ridere, fece qualche mossetta. Risero tutti e due. Tona chiese una sigaretta. Lui
gliela accese e gliela mise in bocca.
 Ti ho detto che mio marito era uno stronzo, no?
Lui annu, imbarazzato. Capiva che stavano arrivando le confidenze promesse.
 Be, non  vero.
Tacque. Rafael rimase ad aspettare, non sapendo se dovesse dire qualcosa. Lei lo fissava.
Sembrava a suo agio, come se la situazione cominciasse a divertirla.
 La stronza sono io.
Rise a bassa voce. Rafael stava per arrabbiarsi di nuovo, gli pareva che stesse prendendo tutto
quanto come una commedia.
 Lho lasciato io. Ho lasciato anche mio figlio, aveva due anni, allora.
Lui aggrott la fronte. Gli sembr che fosse giusto assumere unespressione seria, come sperava
che si decidesse a fare anche lei. Ma Tona non modific il suo sorriso asettico.
 Faceva il meccanico. Passava nove o dieci ore in officina e tornava a casa con la tuta piena di
grasso. Ci metteva pi di unora a lavarsi. Doveva spalmarsi di un olio speciale che scioglieva le
macchie. Si strofinava le mani con lo spazzolino, ma gli rimanevano sempre dei cerchi neri intorno alle
unghie.
Fece una pausa, butt da parte lasciugamano e rimase nuda davanti a lui. Raccolse le gambe al
petto.
 Non era molto divertente.
Lei passava il tempo tappata in casa. Non le andava di chiacchierare con le vicine, non aveva
amiche. Stavano in un appartamento piccolissimo, quindi finiva le pulizie in quattro e quattrotto, poi
accendeva il televisore. Le immagini le mostravano altre donne che facevano i lavori di casa, oppure
attrici bellissime ed elegantissime. Non era molto incoraggiante. Suo marito era tranquillo, non aveva
particolari esigenze. La sera raccontava le poche cose che succedevano allofficina. La domenica
andavano a pranzo fuori. Lei non si era aspettata molto dalla vita, ma nemmeno si era immaginata che
potesse offrirle cos poco. Quandera ragazza sentiva spesso dire alle sue colleghe che sposarsi
significava cambiare status, condizione, sembrava una cosa desiderabile. Nessuna diceva mai cosa
poteva succedere dopo. Si dava per scontato che di l in poi una donna fosse occupata tutto il tempo.
Prima si arredava la casa, si sceglievano i mobili, la lavatrice, il frigo. Poi bisognava imparare a essere
organizzate e a preparare i pasti a ore fisse. Cera da pulire e fare la spesa. Poi venivano i bambini. I
bambini erano loccupazione definitiva. Sentendo parlare le altre si aveva la sensazione che una donna
sposata avesse a malapena il tempo di fare tutto. Ma per lei era diverso. Le sembrava che la met delle
sue ore fossero tempi morti. Allinizio lei e suo marito facevano lamore tutti i giorni, poi i loro
rapporti si erano diradati fino a rimanere confinati al fine settimana. Lui era di buon carattere e un gran
lavoratore. A questo punto Tona interruppe il racconto, sorrise, prese il lenzuolo sgualcito, ne fece una
specie di tunica e torn a sedersi.
 Come vedi ti sto raccontando pi o meno quel che succede a tutti quanti.
 Molte donne sono contente cos, non hanno bisogno daltro.
 Lo so.
 E tu cosa volevi?
Lei non rispose. Lui chiese ancora:
 Pi soldi? Pi sesso?
Tona si premette gli occhi con le mani in un gesto di stanchezza.
 Dopo due anni arriv il bambino.
Di colpo gett via il lenzuolo e cominci a cercare i vestiti.
 Be, puoi benissimo immaginarti il resto.
Lui vide con allarme che cominciava a vestirsi. Si tir su.
  appunto il resto della storia che non riesco a immaginare.
Lei lasci cadere le braccia lungo il corpo, come se fossero pesantissime. Prese un tono
cantilenante.
 Semplice: mi sono stancata di marito, casa e bambino, ho piantato l tutto e sono scappata con
un altro.
Rafael smise di fingere indifferenza.
 Con chi?
 Col ragazzo che faceva le consegne del supermercato.
Lui parve non capire.
 Come?
Lei si mostr esasperata, lasci cadere a terra il reggiseno.
 Non hai capito? Sono scappata con un ragazzo di diciannove anni!
 E dove?
Lei rise di nuovo. Tacque. Ricominci a parlare giudiziosamente, seduta sul bordo del letto.
 Dove credi che potessi andare? Ero senza un soldo, senza una casa. Ce ne siamo andati che
era agosto, e a settembre ho parlato con mio marito. Mi ha detto che mi avrebbe dato met di quel che
cera in banca e una valigia con tutte le mie cose. Mi ha anche detto che era disposto a dimenticare
tutto se decidevo di tornare.
 Ma tu non ne hai voluto sapere.
 Non volevo tornare alla stessa storia.
 E il ragazzo del supermercato?
  rimasto al supermercato.
Cominci a mettersi i collant. Cerano tante cose che Rafael voleva chiederle, ma non sapeva
come. Ci prov:
 Ti ha lasciata lui?
Tona si spazient, si alz in piedi.
 Ma tu credi davvero che me ne fossi andata per quel ragazzino? Lunica cosa che volevo era
togliermi di casa.
 E non lo vedi mai tuo figlio?
Lei rispose aggressiva:
 Tu le vedi cos tanto le tue figlie?
Lui si alz. Non era abituato a fare gesti affettuosi. Aveva la sensazione che lei potesse mettersi
a piangere, si prepar a consolarla, magari accarezzandole la testa. Ma era tranquilla. I suoi gesti nel
vestirsi diventarono precisi, rapidi.
 Ho passato degli anni di merda.
 Me lo immagino.
 Ho vissuto in posti dove nemmeno gli scarafaggi volevano stare.
 Per adesso ti sei sistemata bene.
Lei annu distrattamente. Era vestita.
 Stasera ti accompagno a casa.
Presero un taxi. Quando stavano per arrivare, lui le chiese:
 Vai a letto con altri oltre che con me?
Lei lo guard nel buio, sorrise come faceva sempre, senza nessuna espressione speciale.
  stata una sciocchezza accompagnarmi. Adesso ti tocca ritornare in taxi.
 Non vuoi rispondere?
Lei abbass la voce.
 Il tassista potrebbe sentirci.
 Scendo con te e me lo dici.
 Sei matto?
Apr la portiera, erano arrivati. Si affrett a saltare gi dalla macchina e lo salut con la mano.
11
Mai una volta che fossero precisi quando gli passavano i messaggi delle telefonate. Se fosse
stato un altro non lavrebbero nemmeno avvertito. Ma con lui cera una certa condiscendenza
maliziosa. Erano sempre storie di donne. Lo avvertivano se chiamava una donna. Stavolta limpiegato
non si ricordava nemmeno il nome che aveva lasciato. Gli strizz locchio. Rafael pens a Tona,
magari aveva infranto la regola di non telefonare mai. Se ne rallegr. Dopo un attimo si ricord che
forse non le aveva lasciato il numero della ditta. Doveva essere Adela, che protestava perch non era
andato a trovarla. La solita storia. Aveva deciso di non dirle niente, prima o poi lavrebbe capito che
era finita. E forse allora avrebbe smesso di fare drammi. Quante volte si erano visti? Al massimo una
trentina. E cosa sono trenta serate con uno, trenta volte a fare sesso insieme? Niente che si possa
considerare solido o definitivo. E poi, lui era un uomo sposato, un camionista che si ferma una notte e
poi sparisce. Pens che certe donne si ostinano a creare quadretti damore e continuit dove non c
proprio niente. Ma cosa pretendeva, Adela? Si era messa in testa quelle assurde idee di divorzio,
quando a lui non era mai venuto in mente di diventare di nuovo un marito, un marito con moglie ed ex
moglie. I camionisti non hanno nessun bisogno del divorzio, anche se ne conosceva certi che avevano
divorziato. Uomini amareggiati, costretti a passare gli alimenti alle loro ex, quasi sempre soli, che si
accontentavano di portarsi a letto di tanto in tanto una ragazzina. Roba da matti. Si immaginava lunghi
fine settimana con Adela, che avrebbe ricominciato a piagnucolare per qualche altro motivo. Solo a
immaginare di fare dei figli con lei, di comprare una casa insieme, si sentiva invadere da unondata di
furia. Se lavesse avuta davanti lavrebbe presa a schiaffi. Nessuno poteva pretendere niente da lui.
Limpiegato lo chiam di nuovo, cera al telefono la donna di prima. Afferr il ricevitore stringendo
forte le mandibole. Ci mise un po a capire chi fosse quella Josefina. E ci mise ancora di pi a capire
cosa stesse dicendo: Adela aveva cercato di suicidarsi. Chiuse gli occhi. Ci mancava ancora questa,
stupida che non era altro. Di colpo si spavent, si sent in pericolo. Cerc di non farlo trasparire dalla
voce. Era in ospedale, non le era successo niente. Le avevano fatto una lavanda gastrica. Aveva preso
un sacco di pillole, forse non abbastanza da ammazzarsi, ma comunque tante. Uno psichiatra la teneva
sotto osservazione, di sicuro lavrebbero dimessa presto. Lui rispondeva a monosillabi del tutto privi di
emozione. Era difficile trovare qualcosa da dire. Ma la voce di Josefina aspettava una risposta.
 Passer il fine settimana a casa, con la sua coinquilina.
 Bene.
 Non potresti venire?
 Impossibile, ho appena chiamato mia moglie per dirle che vado a casa. Ci rimarr fino a
domenica sera. Di ad Adela che le telefono appena posso.
Riattacc in fretta. Limpiegato sorrideva. Fece una battuta cretina. Lui si allontan senza
rispondere. Non capiva cosa si aspettassero da lui. Di sicuro Adela laveva fatto per costringerlo a
precipitarsi fra le sue braccia. Adesso le sue amiche dovevano essere tutte intorno a lei, a farle
coraggio, a dargli dello stronzo. Finalmente aveva avuto il coraggio di far scoppiare un bel casino. Per
suicidarsi ci vuole molto coraggio, o molta disperazione, aveva sentito dire, o forse lo intuiva da s.
Eppure, se non era cos grave, voleva dire che non ci aveva provato sul serio, o che aveva calcolato
male il numero delle pastiglie. Si incammin verso casa. Ma perch quella Josefina aveva telefonato?
Era cos chiaro che Adela aveva cercato di uccidersi per lui? Forse glielaveva detto lei quando aveva
ripreso conoscenza. In fondo devono esserci un sacco di motivi per cui una decide di suicidarsi. Non
era certo bello per una cameriera vedersi continuamente intorno i lussi dei clienti dalbergo. Dover
piegare pigiami buttati per terra, raccogliere i resti delle loro gozzoviglie. E quella stramaledetta mania
sua, di immaginarsi continuamente la vita degli ospiti a partire dai particolari pi insignificanti. Lei era
senza un soldo, aveva uno stipendio modesto, aveva delle spese. Una donna pu anche uscire di testa
per una cosa simile. Lui sapeva che la questione economica non era del tutto estranea alle sue
insistenze perch divorziasse. Una volta sposata con un camionista, la sua vita sarebbe stata ben
diversa, non avrebbe pi dovuto pulire stanze dalbergo, avrebbe potuto andare al ristorante e
comprarsi dei vestiti, abitare in un appartamento pi grande, pieno di bei mobili. Lui, per, non le
aveva dato la minima speranza, neppure una parola sul futuro. Non era mica matto. Comunque lei si era
confezionata la sua piccola storia, la sua fantasia privata, ed era arrivata a quel punto: buttar gi delle
pastiglie probabilmente con laiuto dellalcol. E adesso si aspettava un finale da romanzo, che lui
corresse allospedale piantando sua moglie e le dicesse: Perch lhai fatto, amore mio?. Lungo la
strada si ricord di un bar dove a volte si era fermato a prendere una birra. Era a due isolati da l. Entr,
non se la sentiva di andare subito a casa, doveva riordinare le idee, vedere le cose pi chiaramente. Una
barista grassa gli mise davanti un boccale traboccante spuma, poi asciug il liquido versato con uno
straccio. Rimase l a guardarlo seccata, gli chiese se volesse da mangiare. Lui fece di no con la testa.
Stavolta le cose si erano complicate davvero troppo. Quella storia rischiava di limitare la sua libert
tanto quanto una vita di soffocante routine. Certo,  inevitabile che ogni tanto qualcosa vada storto: una
gomma si buca, il motore si guasta. Bisogna sostituire il pezzo e andare avanti. Non  piacevole, ma 
assurdo farne un dramma. Fra qualche giorno sarebbe andato a trovarla, quando le fosse passato lo
shock e fosse stata abbastanza serena e ragionevole da rendersi conto della sciocchezza che aveva fatto.
Forse sarebbe stato il momento giusto per farla riflettere. Le avrebbe detto che la loro storia era
impossibile. E poi le avrebbe detto che il tempo passato insieme era stato meraviglioso. Le avrebbe
consigliato di trovarsi un bravo ragazzo, libero. Lui, lei lo sapeva bene, sarebbe stato sempre sulla
strada, inaffidabile, oggi qui, domani l. Anzi, no, non le avrebbe detto nessuna di queste stupidaggini,
era abbastanza grande da capire che cosa doveva fare. E poi, una donna che tenta il suicidio pu essere
pericolosa, pu essere capace di qualunque pazzia. La cosa pi prudente era telefonarle, essere secco e
freddo. O forse era meglio non dare pi segni di vita, lasciare che le cose morissero da s. Pag, di
pessimo umore.
Arrivato a casa, vide da lontano le bambine nel giardinetto, che giocavano con altri bambini.
Erano sempre in giro, da sole, mentre la loro madre perdeva tempo con quella maledetta Pili, o con
qualche altra vicina stupida e nullafacente. Odi le donne, tutte quante, incapaci di organizzarsi una
vita decente. Odi anche Tona che di sicuro approfittava delle ore libere con le gambe ben aperte sotto
chiss chi.
Mercedes stava preparando il pranzo. La trov bella, con le guance rosse e i bottoni della
camicetta slacciati. Non fu sorpresa di vederlo, non lo era mai.
 Perch non hai avvertito che venivi?
 Me ne sono dimenticato.
 Be, stavo per buttare gi il riso, ne metto un po di pi.
 Ho visto le bambine di sotto.
La prese per la vita, sentiva il bisogno di gesti familiari, affettuosi. Era sempre importante
essere ben ricevuti, ma quel giorno voleva che nel suo specchio si riflettesse una realt serena, di padre
di famiglia normale e premuroso.
 Non mi dici come va?
Lei si stup del suo tono tenero e conciliante. Di solito quando arrivava a casa si mostrava
stanco, si preoccupava solo di mettersi a suo agio, faceva una doccia o mangiava qualcosa. Gli sorrise
con indifferenza. Andava tutto bene. Le bambine non avevano problemi a scuola e di salute stavano
bene. Cosaltro poteva rispondergli? Erano poche le cose che condividevano oltre alle figlie. Eppure
sembrava che lui si aspettasse qualcosa di pi, non se ne andava, continuava a guardarla.
 Si  rotto il televisore. Ho chiamato il tecnico. Puoi immaginarti quanto mi  costato.
 Ti servono dei soldi?
 No.
 Hai comprato qualcosa di vestiario?
 Gioved ho preso dei maglioncini per le bambine.
 Sai che mi piace che tu vada in giro ben vestita.
Era sconcertata. Da molto tempo non dimostrava pi nessun interesse per i suoi vestiti o i suoi
acquisti. Da molto tempo, in realt, non le faceva domande. Nemmeno lei gli diceva niente, e lui certo
non si accorgeva se cera un nuovo mazzo di fiori secchi in un vaso o se aveva cambiato le tende.
 Sai che voglio che ti compri delle cose.
Si ricord che era uscita con Pili, che avevano fatto un giro nei grandi magazzini. Pili aveva
trovato una camicetta grigia molto elegante e aveva insistito perch lei la provasse. Alla fine laveva
comprata. Si avvi senza convinzione verso larmadio della camera da letto, tir fuori la camicetta
nuova, la mostr a Rafael. Vide che lui guardava senza attenzione. Si sent stupida. La rimise
nellarmadio in silenzio. Torn in cucina.
Mangiarono tutti e quattro insieme al tavolo del soggiorno. Di solito a Rafael dava molto
fastidio il comportamento delle bambine. Parlavano di continuo e facevano rumore con le posate.
Spesso le sgridava perch mangiavano con le mani o masticavano con la bocca aperta. Pensava che era
perfettamente inutile mandarle a una scuola privata. Guardava Mercedes con riprovazione. Era suo
dovere educare le bambine, nessuno meglio di una madre pu insegnare le buone maniere. Lo mandava
in bestia pensare che le sue figlie fossero pi maleducate di tutte le loro compagne. Eppure, quel giorno
non cerc di correggerle. Silvia si ostinava a volergli raccontare un film e si interrompeva ogni
momento per chiedergli se aveva capito. Lui rispondeva meccanicamente. Non riusciva a togliersi dalla
testa quella stupida storia. Un tentativo di suicidio coi tranquillanti. Voleva saperne di pi. Chi laveva
trovata? E come? Era assolutamente necessario far capire ad Adela che non si sarebbero mai pi rivisti.
Lunico modo era spiegarglielo. Sparire non sarebbe servito a niente. Lei o una delle sue amiche
lavrebbero perseguitato finch non fosse comparso. Per loro era un mostro, laveva quasi ammazzata.
Gli parve tutto cos stupido, e terribilmente allarmante. Dopo la sorpresa, la curiosit lo attanagliava.
Aveva lasciato un biglietto spiegando i motivi del suo gesto? Usc dalle sue elucubrazioni. Raquel
aveva rovesciato un bicchier dacqua sulla tovaglia, bagnandogli la camicia. Mercedes cercava di
rimediare al guaio. Lo guardava aspettandosi uno scoppio dira, ma lui non disse niente. Si alz per
cambiarsi.
Il pomeriggio fu interminabile. Seduto davanti al televisore, si sforz di seguire le evoluzioni di
un gladiatore tutto muscoli che si ribellava ai romani. Ma non era facile concentrarsi sul film.
Limmagine di Adela svenuta occupava i suoi pensieri e lo distraeva. Mai prima di allora una donna
aveva tentato di uccidersi per lui. La cosa poteva anche essere considerata emozionante, se non gli
fosse parsa cos minacciosa. Di sicuro Adela laveva amato molto, ma lui, anche se fosse stato libero,
non lavrebbe mai scelta come moglie. Potendo, avrebbe pensato a una donna elegante, fine, una donna
che sapesse dare ai suoi figli uneducazione signorile. Non sapeva esattamente come, forse
insegnandogli a suonare il pianoforte. Certo non lasciandoli mangiare con le mani e gridare come
ossessi. Lui non poteva occuparsi di queste cose, non poteva occuparsi di niente che non fosse la sua
vita e il suo camion. Per questo Adela non aveva il minimo diritto di intralciare il suo cammino. Non
aveva mai permesso a nessuno di farlo, perch doveva permetterlo a lei? Con i suoi tentativi di suicidio
e le sue scene madri non sarebbe certo riuscita a commuoverlo. Avrebbe degnato quel dramma ridicolo
dellattenzione appena sufficiente per soddisfare la propria curiosit, e per dirle addio per sempre.
Doveva chiamarla, farsi spiegare una volta per tutte cosera successo. Ci sarebbe voluta almeno una
settimana prima che potesse passare da Valenza.
Si era fumato mezzo pacchetto di sigarette, seduto l, incatenato fra divano e televisore.
Mercedes andava e veniva per la casa, impossibile capire cosa stesse facendo. Verso le sei entr nel
soggiorno. Stava per uscire con Pili e le bambine per una passeggiata, lo facevano sempre, il sabato,
sarebbero tornate unora prima di cena. Sent chiudersi la porta, aspett dieci minuti. Quando fu sicuro
di essere solo, si precipit al telefono, fece il numero di Adela. Gli rispose una voce femminile, forse la
stessa che laveva informato quella mattina. Ma non era Josefina, era Lola, la sua coinquilina. Adela
non era ancora stata dimessa dallospedale. I medici preferivano tenerla sotto osservazione ancora per
qualche ora. Sarebbe andata a prenderla lei stessa pi tardi. Lui rispondeva a monosillabi. Si fece
silenzio.
 Com successo?
 Ha preso dei tranquillanti.
 Lo so, ma come?
 Lho trovata io tornando dal lavoro.
 Ha rischiato grosso?
 No, aveva vomitato parecchio, e ha avuto una forte diarrea,  stato questo a salvarla.
Rimasero zitti. La voce, metodica e fredda, chiese:
 Quando vieni a trovarla?
Lui esit.
 Non lo so, la settimana prossima non passo di l. Devo portare i carichi che mi danno. Adesso
sono a casa, capirai che...
 A me non devi spiegare niente, te lo chiedo per lei.
 Dille che la chiamo presto.
 Stasera sar qui.
 Stasera non credo che potr.
Sent ironia e disprezzo nella voce della donna.
 Non preoccuparti, se la caver anche senza di te.
La sensazione di impotenza aument. Sent un formicolio per tutto il corpo. Ricominci a
fumare, cammin su e gi per il soggiorno. Poi fece il giro di tutte le stanze della casa. Senza sapere
perch, si sent esasperato dallordine che regnava dappertutto. I copriletti ben tesi, tutti i soprammobili
al loro posto, lustri e puliti. E nello stesso tempo non riusciva a capire perch fosse cos arrabbiato, era
quello che aveva sempre desiderato, una casa ordinata dove non mancasse niente. Certo, quella si
poteva a malapena considerare casa sua. Ci stava il minimo indispensabile per sentirsi subito nervoso e
scontento. Gli venne voglia di essere sul camion, il prurito che aveva dappertutto non era che un
ricordo delle vibrazioni del motore. Si strinse le mani finch le dita non scricchiolarono. Suon il
telefono. Era Luis, tutto allegro:
 Mi stavo chiedendo se avessi voglia di venire a prendere un whisky da me.
Gli parve una liberazione mandata dal cielo. Laria della strada gli sgombr la mente. Si
strofin gli occhi. Non era il caso di lasciarsi prendere dallangoscia. Emilia gli apr la porta, lo
accompagn in soggiorno. Luis era in poltrona, davanti a un mucchio di giornali in disordine.
Emilia li lasci soli.
 Finisco di stirare, stasera abbiamo deciso di andare al cinema.
Rafael sorrise al suo amico.
 Meno male che hai chiamato, stavo cominciando a dare di matto fra quelle quattro pareti.
Luis gli diede una pacca sulla spalla, lo considerava una causa persa. Vers il whisky in due
lunghi bicchieri cilindrici. Di colpo, si fece serio.
 Ti ricordi di Rpalo?
Rafael annu senza capire.
 Sta attento. Va in giro a dire che vuol darti una lezione.
Rafael si mise a ridere.
 Sono andato a letto con la sua puttana, lho tenuta tutta la notte mentre lui faceva anticamera
di sotto come un idiota.
 S,  quel che ho sentito dire.
 Pensa un po, lui l ad aspettare che finissi. Mi sarebbe piaciuto vedere che faccia faceva.
 Tu ti stai cercando dei casini, Rafael. Non cerano altre ragazze?
 Se voleva menar le mani, poteva aspettarmi fuori.
 Fa attenzione, quello  una brutta bestia.
 Quello parla, ma non combina niente.
Era una delle tante cose che Luis non riusciva a capire. Come facesse Rafael a frequentare un
tipo simile. Perch arrivava al punto di andare a puttane con lui? Rpalo era uno che la maggior parte
dei colleghi preferiva evitare. Le cose che raccontava del suo losco passato erano ripugnanti.
Rappresentava il peggio della categoria. E Rafael faceva parte dello sparuto gruppetto che rideva alle
sue cazzate. Magari conosceva chiss quali puttane stupende, ma nemmeno questo gli sembrava un
motivo sufficiente per avere a che fare con lui. Bevvero in silenzio.
 Vai mica a Valenza?  chiese Rafael.
 Forse ci passo marted.
 Allora vorrei che mi dessi il cambio. Ci devo andare al pi presto.
Luis accett senza fare domande. Non era difficile immaginare la ragione di una simile
richiesta. Da parte sua, Rafael aveva pensato di non dirgli niente. Ma sul momento un moto impulsivo
lo port a parlare.
 C stato un problema. La valenzana ha cercato di suicidarsi.
Luis si raddrizz sulla poltrona, lo guard sorpreso.
 Per te?
Rafael riusc a malapena a reprimere un sorriso sentendo quella domanda. Cerc di mantenersi
serio.
 Ha preso un mucchio di pastiglie.
 Sta male?
 No, stasera la dimettono dallospedale.
Luis era costernato. Si alz in piedi, fece qualche passo con le mani in tasca.
 Prima o poi doveva succedere qualcosa del genere, hai giocato troppo col fuoco.
 Non farmi la predica, adesso.
Luis alz le braccia. Affond la testa fra le spalle.
 Sono fatti tuoi. Io, naturalmente, cercherei di chiudere questa storia il pi presto possibile.
  appunto per questo che voglio andare a Valenza, per dirle che  finita.
Ripresero a bere. Rafael si era aspettato che Luis facesse delle domande, volesse conoscere i
particolari, ma cap che era troppo allarmato. Si limitava a guardarlo, come se il silenzio fosse un
rimprovero e un avvertimento. Rafael sent affiorare lesasperazione.
 Non c bisogno che ti preoccupi tanto, Mercedes non ne sa niente.
Luis abbass gli occhi, e anche il tono di voce.
 Ma non  solo questo, Rafael, c anche quellaltra. Anche le donne sono esseri umani.
Rafael lo squadr.
 Ma  maggiorenne, capisci? Non glielho mica chiesto io di suicidarsi!
Entr Emilia sorridendo.
 Rafael, di a Mercedes che la chiamo luned, doveva darmi lindirizzo di un negozio, spero
che si ricordi.
Rafael si alz, disse che doveva andare. Emilia cerc di convincerlo a rimanere ancora un po.
Mentre la porta si richiudeva alle sue spalle, sent che si rivolgeva a suo marito:
 Avete litigato?
 No, aveva da fare.
Appena fuori, respir profondamente un paio di volte. Con Luis era impossibile parlare. Gli
faceva pena, immerso comera fino al collo in quella vita di merda. Anche le donne sono esseri umani...
manco fossero delle bambinette idiote di cui bisogna occuparsi. Eccolo l, chiuso nel suo guscio, a
lavorare, mangiare e dormire. Avrebbe potuto fare qualunque altro mestiere, anche lo spazzino, il
commesso in una profumeria. Le povere donne. E lui era il mostro che le obbligava ad aprire le gambe
contro la loro volont, a farle bagnare di sotto, a farle innamorare, e poi gli dava pure le pastiglie
perch si suicidassero. Aveva la sensazione di essere in televisione. Tutti vedevano le cose come in una
stupidissima telenovela. Nemmeno un uomo come Luis era capace di vedere le cose come stavano.
Entr in un bar. Il telefono era in un angolo appartato, dove si poteva parlare comodamente. Chiam
Tona. Ci mise un po a rispondere, ma alla fine gli giunse la sua voce profonda e indifferente.
 Tona?
 Chi ?
 Sono io.
 Chi?
 Rafael.
Sent la sua risata, quel suo tono da presa in giro.
 A cosa devo tanto onore?
Se qualche volta la sua ironia laveva infastidito, ora la trovava confortante cos avrebbe evitato
le complicazioni. Lei non avrebbe mai reagito come in una telenovela. Era superiore a queste cose,
aveva vissuto e imparato a non provare sentimenti stupidi. Andarono avanti a scherzare per un po, con
battutine a doppio senso. Cap che Tona era davvero una donna di classe, anche se abitava in una casa
modesta. Vide che gli restavano poche monete.
 Devo mettere gi.
 Volevi qualcosa in particolare?
 Niente, mi andava di sentirti.
Rideva. La trov divertente e affascinante. Si salutarono. Quando stava per riattaccare, la
interpell di nuovo:
 Tona?
 S?
 C qualcuno con te?
Lei ci mise un attimo a rispondere.
 S, ho la casa piena di uomini nudi.
Sent con inquietudine la sua risata lieve, prima che la comunicazione si interrompesse
definitivamente. Pens di chiedere degli spiccioli per richiamare, ma prefer di no. Usc dal bar con una
sensazione sgradevole nel petto.
Rientrando a casa, vide che le bambine erano gi in pigiama. Stavano bevendo del latte in
cucina, parlottando insonnolite. Ne fu sorpreso, pensava che avrebbero cenato tutti insieme. And in
soggiorno e accese il televisore. Diede unocchiata distratta alle immagini colorate e torn a vedere
cosa facesse la sua famiglia.
 Ho pensato che forse potremmo comprare un televisore piccolo da mettere in cucina.
Mercedes non rispose. Si occupava meccanicamente delle bambine, sparecchiava la tavola, si
muoveva con gesti precisi. Lui la guard fugacemente e la sua faccia gli parve piena di rabbia e di
silenzioso rimprovero. Usc di nuovo. Sempre cos, anche quando sembrava che le cose andassero
meglio, prima o poi veniva fuori quellodio muto, quella seriet insultante. Si vers un whisky con
gesto collerico. Forse un giorno si sarebbe deciso a non avere pi contatti con le donne. Solo puttane,
cos avrebbe evitato le complicazioni. Non avrebbe visto nemmeno Tona, naturalmente. Puttana anche
lei, anche se non prendeva soldi. La casa piena di uomini nudi. Basta esagerare, e la verit suona
assolutamente falsa. No, certo che casa sua non era piena di uomini nudi, ma ce ne doveva essere uno
accanto a lei mentre parlava. Strinse i denti. Bevve con gesti bruschi. Guard le immagini alla tele. Era
un dibattito, degli uomini sedevano intorno a un tavolo a ferro di cavallo. Alz il volume. Cerc di
seguire con attenzione, ma dopo cinque minuti continuava a non capire di cosa stessero parlando. Gli
pareva impossibile che qualcuno potesse sprecare tante parole senza dare indizi precisi di quello che
voleva dire. Le bambine entrarono per dargli la buonanotte. Le abbracci, sent i loro corpicini caldi
dentro i pigiami e fu invaso da unondata daffetto. Le baci, scost loro i capelli dalla faccia.
Rimasero tutte e due a guardare la televisione con lui. Le sue figlie erano lunica cosa che valesse la
pena. Purtroppo il lavoro non gli permetteva di occuparsene, e anche il suo carattere. Ma un giorno
sarebbero state ragazze con uneducazione e un buon titolo di studio, e avrebbero capito di avere un
padre che si era dato da fare per loro a modo suo, che gli aveva dato la possibilit di fare una vita
comoda, di avere accesso al meglio della vita. Avrebbero avuto dei posti importanti e avrebbero
guadagnato bene, di sicuro in unazienda. Avrebbero potuto comprarsi delle belle macchine e un
bellappartamento, vestirsi bene. Si sarebbero sposate solo se lavessero voluto veramente, e solo con
dei vincenti. Non avrebbero dovuto sopportare un cialtrone per il solo fatto che le manteneva. Allora
avrebbero capito che il padre era un uomo moderno che aveva lavorato duramente perch fossero libere
e indipendenti, perch si tirassero fuori una volta per tutte da una vita del cavolo. Si alz e, prendendo
in braccio la piccola, le accompagn in camera. Le aiut a mettersi a letto. Rispose alle loro domande.
Le copr bene. Raquel gli accarezz la faccia con le sue manine incerte. No, non era un mostro, era un
uomo affettuoso e normale, non chiedeva a nessuno di soffrire per lui. Spense la luce e gett unultima
occhiata intenerita ai due lettini gemelli. Strano che Mercedes gli avesse concesso quel momento di
intimit con le figlie. Di solito non li lasciava mai stare soli, arrivava e si metteva a strillare, a
pretendere che facessero qualcosa o a sgridarle. Torn in soggiorno e spense il televisore. I partecipanti
al dibattito erano ancora immersi in una discussione incomprensibile, che non gli interessava. Sent
Mercedes in cucina. Poteva pure continuare a tenergli il muso, non le avrebbe certo chiesto cosaveva.
Entr. La faccia di sua moglie era del tutto priva di espressione. Domand:
 Quando si cena?
 Io non ho fame.
 Allora mettimi tutto sul vassoio, vado a vedere la televisione.
Lei non si mosse. Rimase a guardarlo con aria di sfida.
 Rafael.
Lui si sedette, stupito dalla severit del tono.
 Mentre eri fuori ha chiamato una. Ha detto che la tua amica  uscita dallospedale, di andarla
a trovare appena puoi.
Rafael rimase muto, guard il tavolo.
 Non so proprio cosa vuoi dire con questo.
Lei colp il piano del tavolo con uno strofinaccio che aveva in mano.
 Se non lo sai tu, non so chi lo deve sapere.
 Lasciamo perdere, va bene?
 No, adesso me lo dici. Cos sta storia dellospedale?
Rafael si alz di scatto.
 Lasciami in pace!
 Hai mica fatto un figlio con unaltra?
Lui, che era gi sulla porta, si volt di colpo, scosso da un odio improvviso.
 Ma cosa dici, cosa stai dicendo? Non hai pi un grammo di cervello?
 Ne ho abbastanza per non lasciarti passare questa, Rafael. Adesso  troppo. Sono anni che
sopporto tutto: le puttane, il disprezzo, la tua assenza. Ma adesso  finita.
Lui le si piant davanti, congestionato:
 Anni e anni che vivi come una signora mentre io mi rompo il culo sulle strade. Di questo non
dici niente, eh?
 Vivere come una signora non  tutto. Io ti ho sposato perch...
Rafael tagli laria con la mano.
 Non mi venire a dire adesso perch ci siamo sposati, dato che lo sappiamo benissimo tutti e
due ed  meglio non parlarne.
A Mercedes trem il mento, trattenne il pianto.
 Sei un figlio di puttana, Rafael.
Lui si gir, strinse i pugni. Ne sferr uno contro la porta. Il sottile pannello di legno si sfond.
Prese il giubbotto e usc. Camminava in fretta e aveva il fiato corto. Era cos agitato che non riusciva a
pensare. Provava un rancore profondo nei confronti di Mercedes, nei confronti di Adela. In quella
telefonata non riusciva a vedere altro che cattiveria. Entr in un bar. Ordin da bere. Aveva bisogno di
calmarsi, il cuore gli saltava nel petto. Si avvi verso il telefono. Chiese delle monete al cameriere e
fece il numero di Adela.
Riconobbe la voce della seconda ragazza con cui aveva parlato.
 Sei stata tu a chiamare stasera a casa mia?
 Chi ?
 Sei stata tu?
La voce si fece stridente, violenta.
 Non puoi disturbare la gente per telefono.
 Appena ti vedo ti spacco la faccia, non mi importa chi sei.
 E cos non ti  piaciuto, vero? Adela a momenti ci lascia la pelle per colpa tua, ma a te non ti
si pu chiamare dalla tua mogliettina.
 Di ad Adela che non voglio vederla mai pi, intesi? Che non ho nessuna intenzione di andare
a Valenza, che pu suicidarsi tutte le volte che vuole, cos magari una volta ci riesce. Mi senti?
Non ci fu risposta.
 Hai fatto male i tuoi conti, e ti avverto, se chiami ancora una volta a casa mia, vengo a cercarti
e ti ammazzo di botte, hai capito? Anche se sei una donna.
Riattacc senza lasciare il tempo di rispondere. Torn al banco. Butt gi il whisky
precipitosamente. Si accese una sigaretta. Dopo due profonde boccate, si sentiva gi pi rilassato. Un
bel casino scoppiato nel modo pi stupido. Cominci a respirare meglio, il calore dellalcol gli sal al
viso in un fiotto riconfortante. Era stato uno stupido a pensare di andare a Valenza, non era il caso di
usare le belle maniere, a essere morbidi si viene sempre calpestati. Adela aveva reagito con
laggressione, avrebbe dovuto prevederlo, adesso poteva arrangiarsi da sola. Gli sarebbe piaciuto
scriverle una lettera, ma non era capace di esprimersi con carta e penna. Eppure, con quel silenzio, gli
sembrava di non mettere le cose bene in chiaro: che era stata lei a fantasticare sulla loro relazione, che
lui non aveva mai pensato di lasciare sua moglie. E poi voleva dirle fino a che punto aveva sbagliato
permettendo alla sua amica di chiamarlo. Un errore imperdonabile per una ragazza che sembrava
intelligente. Gli venne perfino in mente che la storia del suicidio potesse essere falsa, tutta una
montatura per costringerlo ad andare a Valenza. Non avrebbe mai saputo la verit, ma nemmeno gliene
fregava poi molto. Si immagin Adela svenuta sul pavimento della camera da letto, in una pozza di
vomito e escrementi. Prov schifo e disprezzo. Quando una donna non ha classe,  inutile pretendere
che faccia qualcosa come si deve, nemmeno suicidarsi. Rimase per un bel pezzo seduto al banco, a
bere. La cosa migliore da fare era passare la domenica fuori casa, non tornare nemmeno a dormire. Al
suo ritorno, un mese dopo, sarebbe stato tutto pi tranquillo. Ma non poteva non rientrare, almeno per
prendere le camicie. Poteva farlo subito, Mercedes di sicuro dormiva. Prima di uscire guard il
telefono. Cera uno che parlava. Aspett. Prese il ricevitore direttamente dalla mano di quellaltro, era
ancora caldo. Chiam Tona. Sent una lunga serie di squilli strascicati, nessuno rispose. Ci riprov.
Tona non cera. Alluomo nudo che aveva in casa era venuta voglia di uscire. Usc dal bar. Era di
nuovo infuriato. Forse era il caso di rompere anche con Tona.
12
Entr in casa. Era buio, il silenzio era assoluto. Faceva caldo e laria era pesante. Gli pareva che
fosse passata uninfinit di tempo dalla lite con Mercedes. Non ricordava nemmeno cosa si fossero
detti. And a prendere una torcia elettrica. Entr in camera. Intravide nel letto la sagoma di sua moglie,
che non si mosse. Di sicuro si era svegliata e tratteneva il respiro. Cerc gli abiti puliti nellarmadio. Li
ficc in una borsa. Mentre stava per uscire, sent la voce di Mercedes.
 Dove vai?
 Me ne vado, ci vediamo il mese prossimo.
Ci fu una pausa, nellaria untuosa della stanza.
 Se te ne vai adesso, non torni pi.
 Sono io che decido se torno o non torno.
La sua dichiarazione non ottenne risposta. Chiuse la porta. Incamminandosi verso luscita, si
ferm un attimo. Retrocedette verso la camera delle bambine. Apr la porta e fu raggiunto dallodore
dolce di acqua di colonia e di sonno. Guard i lettini, intuendo soltanto le due figure addormentate.
Sorrise tristemente, poi si gir, attravers lingresso e usc sulle scale, fredde e morte a quellora.
Si diresse a piedi verso il deposito della ditta. Apr con la propria chiave. I camion erano come
montagne congelate nel buio. La poca luce che penetrava dai lucernari gli fu sufficiente per
raggiungere il suo. Si arrampic in cabina. Cera odore di sigaretta, di sedili. Cerc la coperta scozzese
che usava per dormire, tir gi la cuccetta. Era stanco morto, cadde in un sonno profondo.
Antonia Layas dormiva nuda. Era unabitudine che aveva preso da tempo. La deprimeva, al
mattino, vedersi allo specchio con addosso una camicia da notte stazzonata. La sera era troppo stanca
per preoccuparsi del suo aspetto. Le gambe le formicolavano per la giornata passata in piedi e aveva
ancora nelle orecchie i rumori di fondo del bar. Poteva mettersi a letto subito, ma preferiva rilassarsi un
po nel soggiorno. Si preparava una cena leggera, un uovo, due fette di prosciutto, che mangiava in
cucina sotto il chiarore della lampada. Poi si sistemava sul grande divano viola. Laveva comprato per
farne il posto pi comodo della casa. Poteva appoggiare la nuca allo schienale e stendere le gambe sul
tavolino. Accendeva il televisore. Le piacevano solo i programmi a quiz, la gente che faceva figure
ridicole, le grida, le piccole crisi isteriche alla risposta esatta. I film di Hollywood, con i loro ambienti
lussuosi, le sembravano falsi. Si indignava per i finali immancabilmente felici. La vita non  cos. In
genere preferiva la radio, dove voci senza una faccia invitavano ad ascoltare melodie piene di
suggestione. La musica non mentiva. Non leggeva mai i giornali, non sfogliava riviste. Si faceva
unidea generale di quel che capitava nel mondo in base ai frammenti di notiziari televisivi che vedeva
lavorando allautogrill. Poi cerano i commenti dei clienti, dei colleghi, quasi sempre critici, scettici,
come se non credessero mai a niente di quel che vedevano alla tele. Comunque, lei non era interessata
allattualit, aveva limpressione che quel che succedeva lontano dallambito della sua vita non potesse
toccarla. Solo le notizie di terremoti o di lontane calamit naturali riuscivano brevemente a tirarla fuori
dalla sua realt immediata. Si domandava che effetto facesse sentir tremare la terra sotto i piedi, veder
crollare le case. Aveva avuto perfino degli incubi. Sognava che era seduta in cucina; di colpo le porte
degli armadietti sbattevano con violenza per una forte scossa e le piastrelle bianche si incrinavano tutte
insieme. Il tremore durava solo un attimo, ma quando era finito e poteva uscire di l, scopriva che la
casa era completamente distrutta. Si aggirava disperata fra le macerie e constatava che il divano, il suo
mobile migliore, era a pezzi, buttato in un angolo. Allora si sentiva in preda a unangoscia immensa
perch capiva che era di nuovo senza niente e doveva ricominciare da capo. Si svegliava terrorizzata,
grondante di sudore.
Non era stato facile vivere senza casa. Per cinque anni aveva abitato nelle pensioni. Quando
aveva lasciato suo marito scappando con Riqui, erano stati per qualche mese a casa della sorella di lui,
sposata con un tornitore. I genitori di Riqui lavevano sbattuto fuori di casa dopo la fuga, ma la sorella
si era impietosita. Lei allora non lavorava. Dormivano nella stanza degli ospiti, un buco piccolissimo
con una sola finestra che dava su un cavedio. La mattina si sentiva il rumore delle caldaie a gas che
venivano messe in funzione, le prime grida dei vicini. Non aveva molto da fare, e cos la sorella di
Riqui le aveva chiesto di darle una mano nelle pulizie di casa. Passavano la mattinata a battere tappeti e
a dare la cera ai pavimenti. In casa sua non aveva mai lavorato tanto. Suo marito non era esigente, non
gli importava che le cose fossero lustre. Si buttava su una poltrona appena arrivava dallofficina e non
si alzava pi fino allora di andare a dormire. Cenava perfino l, davanti al televisore. Era la sua unica
mania. Parlava poco, ma voleva che lei gli stesse vicino. Protestava se lei andava a dormire. Tu puoi
anche dormire di giorno sosteneva convinto. E cos lei mangiava una cosa qualsiasi in cucina e poi si
metteva accanto a lui, a guardare distrattamente lo schermo.
La sorella di Riqui guardava la tele a met mattina. Smetteva di pulire e accendeva. Davano un
serial che le piaceva. Pelava una mela standosene seduta, rigida e scomoda, in punta a una sedia. Di
mattina non  il caso di stravaccarsi in poltrona diceva. Non sta bene. Tona andava a chiudersi nel
bagno, a depilarsi le sopracciglia o a schiacciarsi con la punta delle dita minuscoli punti neri. La sorella
di Riqui ci mise un po a dirle che doveva trovarsi un lavoro, non erano ricchi e avevano fatto gi
abbastanza ospitandoli. Lei era uscita qualche volta e ci aveva provato, ma non sapeva fare quasi
niente, e tornava a casa con un pugno di mosche. Alla fine il cognato di Riqui le aveva trovato una
scala da pulire. Ci andava tre volte la settimana e strofinava i gradini a uno a uno, dallultimo piano al
pianterreno. Poi lucidava i corrimano e deodorava laria con uno spray. Con quello che le davano e lo
stipendio di Riqui non ne avevano abbastanza per andare a stare da unaltra parte. Tanto pi che Riqui
non sembrava averne molta voglia. Quando lei gli aveva detto che aveva lasciato suo marito, era
rimasto sconcertato. Laveva accettata cos come avrebbe potuto respingerla, perch non aveva saputo
come reagire, colto di sorpresa. Ormai rimpiangeva la vita tranquilla a casa dei suoi. Quando tornava
dal lavoro al supermercato, facevano una passeggiata. In quei momenti lei si sentiva libera, dopo tutte
quelle ore nel sordido ambiente di casa, e si divertiva, ma presto a Riqui era passata la voglia di ridere.
Di certo avrebbe preferito andarsene al bar con gli amici, giocare a biliardo.
Un pomeriggio, rientrando dopo aver pulito la scala, trov il cognato di Riqui gi in casa. Era in
cucina con la moglie, a confabulare a bassa voce. Volevano parlarle. Immagin subito che cosa
dovessero dirle. Fu lui a prendere la parola, imbarazzato e inquieto, ma incoraggiato dallo sguardo
imperioso di sua moglie. Il succo era chiaro, lei era una donna abbastanza grande per capire, Ricardo
non voleva pi vederla. Nessuno le aveva chiesto di lasciare suo marito e suo figlio, solo lei poteva
sapere perch aveva fatto una cosa simile. Ricardo non aveva colpa, aveva fatto gi tanto portandola a
casa loro. Quella storia gli aveva gi rovinato i rapporti con i suoi. Era giovane, aveva un contratto da
apprendista, ma un giorno avrebbe potuto anche diventare cassiere, perfino direttore di negozio. Non
era il caso che si caricasse di responsabilit. E poi non era bello che la gente sapesse, lei era una donna
sposata, aveva quattordici o quindici anni pi di lui... Tredici aveva precisato Tona senza alzare la
voce. La sorella si spazient: Tanto pi che non possiamo tenerti qui tutta la vita a mangiar pane a
ufo. Lei si sent avvampare. Non ho mai mangiato pane a ufo. Ho aiutato in casa e appena ho trovato
lavoro vi ho sempre dato una parte di quello che prendevo. La sorella di Riqui aveva perso la
pazienza, le parole le si accavallavano: Una parte di quasi niente, e non ho mai visto nessuno cos
incapace nei lavori di casa. Tutte le volte che pulivi qualcosa tu, poi mi toccava ripassarci io!. Suo
marito laveva presa per un braccio, laveva fatta star zitta. Riprese lui il filo del discorso, imbarazzato
e infastidito: Ricardo  un bambino, Tona, e si  stufato di questa storia, te lo potevi aspettare. Lei
sorrise amareggiata, si gir e and in camera. Poco dopo la coppia tir un sospiro di sollievo, lavevano
sentita raccogliere le sue cose. Quando usc con due borse da ginnastica che erano tutto il suo bagaglio,
chiese: Riqui non viene?. Il marito scosse la testa. Meglio cos disse. Se ne and quasi senza
salutare. Riqui era un bambino e si era stufato. Perfettamente comprensibile. Certo, era una cosa che si
era sempre aspettata, ma di cui non aveva calcolato le conseguenze. A dir la verit lei non si era stufata,
ci avrebbe messo ancora un po ad averne abbastanza del contatto col suo corpo giovane ogni notte. Un
corpo elastico e muscoloso, che non si stancava mai, nemmeno dopo molte battaglie silenziose e
confuse.
Mentre aspettava lautobus, carica delle sue borse, pens che in ogni caso ne era valsa la pena,
che conoscere quelle sensazioni fisiche era stata la cosa migliore che le fosse capitata nella vita, molto
meglio degli anni vuoti e noiosi del suo matrimonio. Per avrebbe almeno voluto salutarlo, Riqui,
poterglielo dire. E invece no. Non cerc mai di rivederlo.
La domenica era il suo giorno preferito. Lo dedicava tutto a se stessa. Riempiva la vasca da
bagno e vi gettava sali che tingevano lacqua di colori vivaci profumandola intensamente. Poi si
spalmava il corpo di crema. Davanti allo specchio si applicava maschere alle erbe sulla pelle pulita. A
volte metteva la faccia su una pentola dacqua bollente perch il vapore le aprisse i pori. Erano
operazioni lente e complicate che la tenevano occupata per ore. Le piaceva curare tutte le parti del
proprio corpo: ungersi i capelli di oli, lavarli, ritoccarsi le unghie con strumenti piccoli e precisi.
Quando aveva finito era gi mezzogiorno. Allora si guardava nuda nello specchio. Non era male, le
piaceva osservare i risultati, soprattutto se era stata con un uomo la notte precedente. Allora le piaceva
ricordare tutte le posizioni adottate: come si era piegata sedendosi sul pavimento, o la rigidit della sua
schiena mentre parlavano. A ventanni era vissuta come se non esistesse, a quaranta viveva come se
non esistesse nientaltro.
Nel pomeriggio si preparava un cuba libre e lo beveva sdraiata sul divano. Di solito non usciva,
la domenica escono solo le serve, pensava, la gente che non ha una casa per s. Per troppi anni era stata
costretta a farlo, pomeriggi interminabili in cui cercava di farsi invitare da qualcuno in un caff o al
cinema, qualunque cosa pur di non rimanere chiusa nella lugubre stanza alla pensione. Ogni tanto si
ricordava del figlio, e cos aveva deciso di incontrarsi con suo marito e gli aveva espresso il desiderio
di vederlo. Lui non aveva fatto obiezioni, ma aveva posto delle condizioni. Non era disposto ad
accettare che lei andasse a trovarlo quando ne aveva voglia, senza un ordine prestabilito. Doveva
impegnarsi ad andarlo a prendere tutte le domeniche e passare lintera giornata con lui. Lei fu
daccordo. Andava a casa del suo ex marito, che era la sua vecchia casa, alle undici del mattino,
suonava il citofono e poco dopo il suo figlioletto di quattro anni scendeva a passi incerti spalancando
gli occhi. Lo portava al parco, a prendere una bibita, poi nella sua stanza della pensione, e di nuovo a
prendere qualcosa. Mangiavano in una trattoria e passavano il pomeriggio a vagare. Il bambino si
stancava, piangeva, non voleva camminare. Lo riportava sempre a casa un paio dore prima dellorario
stabilito. Semplicemente non sapeva cosa fare con lui. Per di pi il piccolo non si dimostrava molto
felice di vederla, e nemmeno lei provava nessuna emozione particolare. A poco a poco rimase
inorridita dalla prospettiva di passare tutte le domeniche della sua vita in quel modo. Manc
allappuntamento per qualche settimana, con la scusa che doveva lavorare. Dopo due mesi smise di
andare. Il padre del bambino doveva capire le sue difficolt. Forse, pi avanti, quando avesse smesso di
pulire scale e avesse potuto prendere in affitto una vera casa... Eppure ebbe dei rimorsi. Un giorno,
dopo parecchi mesi, chiam suo marito perch le permettesse di vedere il bambino, ma lui le disse che
non si era attenuta al patto delle domeniche, e che quindi non glielavrebbe pi affidato. Non laveva
pi rivisto, e telefonargli le sembrava ridicolo. Forse quando viveva con Paco avrebbe potuto
riprovarci, ma Paco non era il tipo da volere bambini fra i piedi la domenica. In ogni caso, considerava
chiusa la faccenda. Il bambino stava bene, non si pu passare la vita a guardarsi indietro.
Certe volte si dipingeva le unghie dei piedi. Lo faceva lentamente, mentre sorseggiava il suo
cuba libre. Destate era permesso mettere i sandali sul lavoro. Suon il telefono. Non aspettava nessuna
chiamata e non rispose, aveva paura di rovinarsi lo smalto. Poi fu presa da una vaga inquietudine e
decise di alzare il ricevitore. Era Rafael, da una cabina o da qualche bar.
 Cosa stai facendo?
 Passo la domenica in casa.
Ci fu un vuoto di parole. Lei aspett, contemplando il luccichio delle unghie.
 E cosa fai da sola in casa?
 Mi dipingo le unghie.
 Ieri notte ti ho chiamata.
 S, me lo ricordo.
 No, voglio dire che ti ho chiamata anche dopo, e tu non ceri.
 Ti piace il telefono.
 S, purch mi rispondano.
 I telefoni a volte rispondono, a volte no.
 Eri fuori?
 S.
 La settimana prossima passo da Tarragona, possiamo vederci?
 Pu darsi di s. Chiamami prima.
 Va bene, ti chiamo. Tona...
 S?
 Comportati bene.
 Certo, non picchier nessuno.
Riattacc con la mano aperta, aveva ancora lo smalto umido. Contrasse la bocca, infastidita. Gli
uomini diventavano invadenti, chiedevano spiegazioni. Quelli sposati avevano sempre qualcosa che
andava storto con le mogli. Non che fosse importante, ma poteva diventare spiacevole. Lei per sapeva
come sbarazzarsi di loro o fargli capire dovera il limite. Aveva imparato molto bene a farlo, cos come
aveva imparato altre cose. And in cucina, spilucc un po di frutta. Aveva sempre il frigorifero ben
fornito, anche questo era un piacere.
Quel pazzo di Rpalo lo chiam via radio. Lui rispose freddamente, temendo che facesse il
diavolo a quattro. Eppure non si mostr troppo aggressivo, pareva cauto, piuttosto, quasi affettuoso.
Non era forse il caso che lui e Rafael si parlassero? Il suo onore era ferito, ma si sarebbe accontentato
di qualche pacca sulla spalla. Lo coglieva in un brutto momento. Rafael guidava come un automa,
contento di essere di nuovo al volante, di potersi lasciare indietro quellodioso fine settimana, ma pieno
di risentimento per quel che gli toccava subire. Nessuno aveva il diritto di intralciare la sua vita, e
sembrava che tutti si fossero messi daccordo per farlo. Ci avrebbe messo dei mesi a sentirsi di nuovo
tranquillo a casa sua. Non aveva nessuna voglia di abbassarsi a dare giustificazioni. Era come se tutti
pretendessero delle scuse: Mercedes, Adela, quel magnaccia scoppiato di Rpalo. Voleva andare a bere
qualcosa con lui, gli chiese che itinerario avesse.  Non lo so ancora di sicuro  ment Rafael. Alla fine
fu costretto a promettergli che si sarebbero visti un altro giorno, che si sarebbe tenuto in contatto con
lui. Rpalo non sembrava molto convinto, le sue battute di commiato erano frecciate. Finalmente riusc
a toglierselo dai piedi. Spense la radio.
Si vedevano i primi segni dellestate, apr il finestrino, sent un odore caldo. Malgrado i suoi
propositi di godersi la vita, le donne riuscivano sempre a complicargliela. Mercedes non era stata
nemmeno capace di capire che tipo duomo avesse sposato. Unaltra, pi intelligente di lei, si sarebbe
subito resa conto che con lui era inutile non accettare le cose come stavano. Poi cera Adela, unisterica
innamorata, piena di speranze assurde che nessuno le aveva dato. E Tona, forse la peggiore, una
volgare cameriera di autogrill che si credeva chiss chi, una troia capace di scoparsi ogni sera uno
diverso. Pens alla loro ultima telefonata. Ci sapeva fare, sapeva ingelosirlo facendo la misteriosa e
linteressante. Cera da stare in guardia, quella non era altro che la tattica opposta alla resa
incondizionata di Adela, ma era pur sempre una tattica. Quella non voleva niente di diverso dalle altre:
vederlo steso ai suoi piedi, innamorato pazzo, disposto a mollare tutto per lei. Ma anche lei aveva fatto
male i suoi conti, lui non si sarebbe steso ai piedi di nessuno. Pens alla sua faccia, a quegli occhi color
caramello, sempre con laria di prendere in giro. Se ce lavesse avuta davanti in quel momento
lavrebbe presa a schiaffi. Glielavrebbe fatta pagare per la stupidit di Adela, per la cattiveria di
Mercedes.
Tona era la meno innocente delle tre, era una sgualdrina che va dietro ai camionisti. Negli
ultimi giorni aveva avuto la tentazione di chiedere ai colleghi, magari qualcuno era gi passato dal suo
letto. Ma aveva capito in tempo che cos si sarebbe solo fatto ridere dietro. Non era da escludere che
continuasse a vedere quel suo ex marito. Aveva sentito dire che certe donne sentono il bisogno di
andare a letto coi mariti anche una volta separate. Un collega gli aveva assicurato che una donna non
riesce mai a negarsi al primo che se l scopata,  una cosa normale. O magari frequentava qualche
ruffiano con cui aveva una storia. Ci sono donne che non si accontentano di un solo uomo, ne vogliono
due o tre per essere soddisfatte. E una che lascia un marito e un figlio per farsi sbattere da un ragazzino
pu essere capace di tutto, non ci sono limiti per lei.
Verso sera si ferm in una trattoria sulla strada. Era stanchissimo, non si era neppure fermato
per pranzo. Si era sentito in preda a una gran voglia di guidare, di sentire il rumore sordo del motore. Si
sedette a un tavolo vicino alla finestra. Il cameriere era magro, con le occhiaie. Recit la lista dei piatti
con indolenza. In un angolo la televisione trasmetteva le notizie, ma la voce non gli arrivava. Vedeva
solo i filmati che si alternavano alla faccia ermetica del giornalista. Seduti ai tavoli cerano altri uomini
soli, camionisti anche loro. Gli parvero stanchi. Sent con sollievo la minestra calda scendergli nello
stomaco, il vino nella gola. Dietro il bancone, una donna coi capelli unti asciugava i piatti guardando
stolidamente la televisione. Dallaria che aveva sembrava appena uscita dalla cucina. Un grembiule a
quadretti le nascondeva quasi completamente il vestito azzurro. Rafael pens che non aveva laria
scontenta, ne aveva viste tante di donne come quella, le vedeva tutti i giorni, dai passavivande che
davano nelle squallide cucine dei bar. Friggevano tortillas bisunte, pelavano patate e verdure, ma non
sembravano mai troppo scontente. Magari andavano a letto stanche morte per ricominciare il giorno
dopo allalba. Ebbe un accesso di collera contro Mercedes. Era diventata una bambina viziata, non
pensava a quel che il destino avrebbe potuto riservarle se non fosse stato per lui. No, quella sera non
avrebbe alzato il telefono per chiamarla, forse lidea di poter perdere suo marito per sempre lavrebbe
fatta riflettere, dare il giusto valore a quello che aveva.
Quando ebbe finito di cenare, il cameriere si avvicin e gli porse un cartoncino pubblicitario.
  un locale nuovo, a cinque chilometri da qui. C flamenco tutte le sere. Con questo biglietto
le daranno una consumazione gratis.
Prese il cartoncino, su cui la silhouette di una ballerina con la gonna a volant si allacciava a un
quarto di luna calante. Si guard intorno. Non sarebbe stato molto divertente ritrovarsi con quei tipi
funerei l al locale, ciascuno provvisto del suo biglietto omaggio.
Uscendo, ebbe voglia di sgranchirsi le gambe. Cammin davanti al bar, guard il cielo. Era una
notte chiara. Anni prima, in notti come quella, aveva steso una coperta su un prato e si era sdraiato
accanto al camion. Apriva gli occhi e vedeva le stelle, li richiudeva, e il fresco della notte gli
accarezzava la faccia. Poi tornava al volante con la deliziosa sensazione di ricominciare da capo. Era
molto che non lo faceva. Non si godeva pi il suo camion, la sensazione di andarsene libero per le
strade, senza nessuno a controllarlo. Si era lasciato intrappolare nel modo pi stupido dalle manie della
gente. I problemi di donne e la mancanza di voglia avevano distrutto la sua gioiosa indipendenza. Era
colpa sua. Se non avesse sentito il bisogno di giocare allamore, tutto questo non sarebbe capitato.
Bastavano Mercedes e le puttane, delle fidanzate poteva fare a meno. Si guard intorno con rabbia.
Non gli piaceva farsi dei rimproveri, si era sempre comportato come voleva, e gli era sempre andata
bene cos. Si diresse verso il camion, mise in moto e premette lacceleratore fino a far vibrare tutto
quanto. Si frug nella tasca, tir fuori il biglietto del locale di flamenco. Quella sera aveva gi pensato
abbastanza, adesso era ora di divertirsi un po, di lasciarsi andare.
Il locale, proprio come aveva previsto, era pieno di camionisti. Riconobbe un gruppo che
beveva birra a un tavolo grande. Li salut da lontano, preferiva starsene solo. Il posto rappresentava un
patio andaluso pieno di archi arabi. Sui muri erano state aperte finte finestre con le grate, che non
davano da nessuna parte. Ovunque cerano vasi con gerani di plastica. Si sedette accanto a una colonna
decorata con manifesti di corride e ordin un whisky. I camerieri erano in giacchetta corta e stivali.
Tutto era curato nei minimi particolari. Molti camionisti erano amanti della canzone spagnola, del
flamenco. Tenevano in cabina enormi quantit di cassette. A Rafael sembravano canzoni troppo
lacrimose, con tutte quelle lagne per pene damore.
Dopo un po le luci si spensero e diversi riflettori misero in risalto un piccolo palcoscenico di
legno incerato. Un paio di chitarristi seri e indifferenti cominciarono a grattare le corde a ritmo
sostenuto. Uscirono sul palco quattro ballerine in abiti vistosi. Erano giovani e sorridevano. Eseguirono
delle sevillanas, mentre due ragazzini battevano il ritmo con le mani e cantavano. Quellesplosione di
allegria lo annoi. Bevve un lungo sorso di whisky. La gente applaudiva. Al primo numero ne
seguirono altri simili. Le ballerine battevano i tacchi con gran chiasso, non troppo coordinate, creando
uneco quasi temporalesca. Rafael gir gli occhi e vide accanto a s una donna che gli sorrideva.
 Mi offri qualcosa?
Con una rapida occhiata constat che diverse ragazze si erano distribuite ai tavoli. Le fece
cenno di sedersi. Aveva i capelli tinti di biondo e la scollatura esponeva alla vista due seni enormi,
rotondi.
 Ti piace lo show?  chiese la ragazza.
Lui annu, continu a guardare verso il palco come se gli interessasse. La bionda accavall le
gambe, sorrise al cameriere quando fu servita. Una voce agli altoparlanti annunci Rosa Santacruz, la
grande stella della canzone spagnola. La maggior parte delle ragazze stava gi bevendo coi clienti.
Comparve in scena una donna castana di una trentina danni. Portava un vestito nero disseminato di
piccoli pois bianchi e un cappello cordobese in mano. Era piccola e ben fatta, con gli occhi vivi. Il suo
canto suon stridente e metallico, trascinato dalla gran potenza della sua voce. La sua compagna di
tavolo si sporse verso di lui:
 Ha molto talento.
Rafael sorrise senza rispondere.
 Quando lhanno scritturata lavorava in una lavanderia. Ha avuto fortuna, guadagna pi di tutta
la compagnia messa insieme.
Rafael si volt verso di lei.
 Ne vuoi un altro?
 S.
Il cameriere si avvicin piegando la schiena per non impedire la visione dello spettacolo.
 Si vede subito che hai classe. Ci sono certi che per farsi offrire un altro bicchiere bisogna
mettersi in ginocchio.
Non era la prima volta che sentiva dire una cosa del genere. Sorrise, senza averne voglia. La
bionda aveva gli occhi fissi sulla cantante.
 Ha dieci vestiti con lo strascico, tutti fatti su misura.
 Va anche coi clienti?
Lei neg risoluta.
 Figurati!
 Di sicuro quella ci sta solo col padrone.
Lei alz le spalle, maliziosamente.
 Io questo non lo so.
Gli avventori, tutti uomini, applaudivano le grida della cantante, alzavano il bicchiere quando
faceva un gorgheggio, quando dava voce, sullorlo del pianto, a un passaggio drammatico. Rafael si
sent stanco. Guard la bionda, un tipo volgare. Seguiva le canzoni senza distogliere lo sguardo dal
palco neppure un istante, seria, stregata. Si chiese come potesse vedere quella roba tutti i giorni ed
esserne ancora cos presa. Quando Rosa Santacruz ebbe finito lultima canzone, applaud con
entusiasmo.
  bravissima!
 Tu non sai cantare?
Lei si mise a ridere mostrando dei denti irregolari, puntuti.
 Non so nemmeno tenere il tempo battendo le mani!
Si accesero le luci. Ripart la musica di sottofondo. Rafael guard la ragazza con pi attenzione.
Locchio sinistro era fortemente deviato, tanto da togliere ogni espressione allinsieme della faccia. Gli
parve brutta, un grosso pezzo di carne, qualcosa di simile a una pesante colonna fatta solo per reggere
quelle due grandi tette.
 Vieni con me di sopra?
Rafael assent.
 Ma prima devo fare una telefonata.
Lei gli indic il fondo del corridoio, servizievole.
 Il telefono  laggi.
Vide il gruppo di colleghi che conosceva, insieme a varie puttane. Avevano ordinato dello
spumante, ridevano. Quando pass accanto a loro lo invitarono a sedersi, ma lui li ringrazi con un
cenno e si allontan sorridendo. Fece il numero di Tona. Aspett coprendosi con la mano lorecchio
libero. Il segnale si ripet monotono. Riattacc, rifece il numero, poteva non aver preso la linea. Il
suono era identico. Era luna di notte di un giorno feriale, ma Tona non cera. Il giorno dopo sarebbe
andata a lavorare alle sette, ma non era in casa. Forse dormiva. Sent un po di nausea. Torn al tavolo.
La bionda si guardava intorno distratta.
 Andiamo?
Lui pag e lasci qualche moneta di mancia. Lei lo precedette, voltandosi di tanto in tanto a
guardarlo con i suoi occhi strabici.
 Si sale di l. Aspetta, vado a vedere che stanza ci danno.
Rimase da solo in un corridoio stretto. Alle pareti cerano quadri con vedute dellAndalusia: la
Giralda, un paesino imbiancato a calce. Tutto gli sembrava estraneo, lontano. Quando torn, la bionda
sorrise:
 Andiamo o no?
La stanza perdeva ogni traccia di decorazione andalusa. Era come tutte le altre, forse un po pi
nuova. Sul comodino cera una lampada dottone col paralume rosa. La ragazza cominci a spogliarsi.
Vide i suoi seni immensi, bianchi e tremolanti, i capezzoli violetti, il pelo pubico profondamente scuro.
Gli venne freddo, voglia di dormire.
 Sei un po bloccato, qualcosa non va?
Lui disse di no. Non aveva notato fino a che punto lei avesse una voce sgradevole. Si svest
lentamente. La ragazza lo ricevette nel letto con mugolii professionali. Cominci ad accarezzarlo con
mosse esperte. Rafael non riusciva a superare una sensazione di torpore, non si eccitava. Lei si ferm
un attimo, poi abbass la testa fra le sue gambe e cominci a succhiarglielo. Sembrava tutto inutile. Lui
si stava innervosendo, la precipitazione e la violenza dei movimenti della bionda gli impedivano di
concentrarsi. Cap che cos non avrebbe ottenuto niente. La scost, la fece sdraiare sulla schiena e si
stese su di lei. Le impast le tette con entrambe le mani, avvicin la bocca ai capezzoli e li circond
con le labbra. Spinse con forza, cerc di penetrarla, ma il suo sesso mancava della durezza necessaria.
Unondata di imbarazzo gli imped di andare oltre; si alz e cominci a vestirsi.
 Te ne vai gi?
 Ci vediamo unaltra volta. Non mi sento bene.
 Comunque devi pagare lo stesso.
 Ti ho forse detto che non voglio pagare? Te lho detto?
La ragazza rimase sorpresa dalla violenza della risposta.
Lui butt i soldi sul letto, si allontan senza voltarsi, senza guardarla. Con la coda dellocchio la
vide tirarsi su per contare i biglietti.
Quando fu in strada respir profondamente. Avrebbe dormito in cabina, ma prima si sarebbe
spostato di qualche chilometro, non gli andava di rimanere l. Mise in moto. Al momento di imboccare
la nazionale non si era ancora ripreso, aveva un sonno pastoso e la stanchezza attanagliava ogni
muscolo del suo corpo.
Il giorno dopo si mise in contatto con la centrale della ditta. Dopo una delle solite chiacchierate,
gli dissero che cerano state due telefonate: laveva chiamato una tale di Valenza che non aveva voluto
lasciare il nome, e poi laveva cercato sua moglie.
Non fu per niente contento. Sentendolo cos serio, limpiegato si astenne dal fare commenti.
Chiam lautogrill dove lavorava Tona. Chiese di lei, ma stava servendo ai tavoli e non poteva
rispondere. Non lasci detto niente. Sal sul camion. Ci avrebbe messo cinque ore ad arrivare a
Valenza. Di colpo aveva voglia di chiudere la questione. Minacciare per telefono le amiche di Adela
non sarebbe servito a niente. Adela avrebbe continuato a chiamare, aggrappandosi fino allultimo alla
speranza. Doveva vederla, dirle che era tutto finito guardandola negli occhi.
Aveva meno voglia di chiamare Mercedes. Era strano che, dopo la scena dellultima volta,
volesse parlargli. Non aveva mai fatto niente di simile. Forse si era resa conto dellassurdit dei suoi
sospetti, figli illegittimi e amanti allospedale. Decise che le avrebbe telefonato pi tardi, quando si
fosse fermato a prendere un caff.
Si ferm dopo tre ore di guida spedita e senza intoppi. Chiam di nuovo Tona. Questa volta
venne al telefono. Sent la sua voce seria e tagliente, il succedersi rapido delle sillabe.
 Pensavo che avremmo potuto passare il fine settimana insieme.
 Il sabato lavoro.
 Vengo a prenderti e stiamo insieme la domenica.
 Pu darsi che mi chiedano di coprire anche il turno di domenica.
 Be, dici che non vai e pace. Io questa settimana ho rinunciato a un carico per stare con te.
Ci fu una pausa in cui sent i rumori di fondo del bar.
 Va bene.
Riattacc soddisfatto. Quel che gli ci voleva in quel momento era stare con una donna come
Tona, fare lamore per una giornata intera. Se lei lavesse respinto non lavrebbe pi chiamata. Poco
ma sicuro. Non era sua abitudine inseguire le donne. Fece il numero di casa. Al secondo squillo rispose
Mercedes, a voce bassissima, come se non stesse bene o fosse mezzo addormentata. Lui fece finta di
niente.
 Mi hanno detto che hai chiamato.
 Questo sabato ti devo parlare.
 No, non posso, ho gi preso un carico urgente.
 Allora il prossimo.
 Va bene, vengo. C qualcosa che non va?
 Ne parleremo.
 Le bambine stanno bene?
 S.
Riattacc con la sensazione che sua moglie volesse mettere in scena una tragedia. Stavolta
avrebbe fatto la martire sul serio. Inutilmente. Lo sapeva benissimo quali erano i patti. Non sarebbe mai
riuscita a fare di lui il suo cagnolino. Lui lavorava come un matto, e lei aveva tutto quello che una
donna pu desiderare, abitava in una bella casa, aveva due figlie, andava a fare le sue compere e a cena
con le amiche, non le aveva mai proibito niente. Se non avesse conosciuto lui, a questora magari
avrebbe lavato teste da un parrucchiere, o avrebbe un marito con uno stipendio ridicolo. Avrebbe
dovuto tirare la cinghia anche solo per pagare laffitto. Molta gente vive cos, la maggior parte. Doveva
dir grazie a lui se poteva spendere quello che voleva in cazzatine per la casa. In cambio, doveva solo
rispettare la sua vita, la sua libert.
Luis lo cerc via radio. Parl poco, ma Rafael cap subito che era al corrente della sua lite con
Mercedes. Di sicuro era andata a raccontare in giro i fatti loro. Per evitare di essere capito da tutti i
colleghi in ascolto, chiese:
 Mercedes  stata da te?
 S, voleva sapere.
 E tu?
 Io niente.
 Bravo. Passo da casa fra quindici giorni.
 Forse ti converrebbe andare prima. Mi sa che stavolta...
 No,  meglio non correre.
Se Luis fosse stato al suo posto, si sarebbe messo in ginocchio. Ma lui sapeva come
funzionavano le cose, bastava un po di tempo e tutto sarebbe tornato come prima. Il solito tran tran, un
po di tranquillit.
Arriv a Valenza verso sera. Il sole tingeva il cielo di rosso. Appena ebbe consegnato la merce,
la stanchezza gli piomb addosso allimprovviso. Aveva guidato in preda alla tensione. Chiam Adela.
Si mostr tranquillo e succinto, come lei, del resto. Prefer darle un appuntamento nel caff dove si
vedevano sempre. Mentre la aspettava, prese una bibita, non voleva far vedere di aver bisogno di bere.
Adela entr nel bar dopo mezzora. Anche se faceva caldo, aveva addosso un giaccone grigio.
Lui si accorse che aveva le nocche delle mani bianche per la tensione. Era pi magra e aveva gli occhi
infossati. Sorrise debolmente. Ci fu un silenzio carico di imbarazzo.
 Vuoi prendere qualcosa?
 Un caffellatte.
Aveva i capelli molli e sporchi. Si ricord che quando si vedevano era sempre fresca di
parrucchiere. Forse non sarebbe stato difficile farle capire che quello era un addio, forse lo aveva gi
accettato.
 Stai meglio?
Lei fece una faccia compunta.
 Il dottore ha detto che avrei potuto morire.
 Lo so.
Il cameriere interruppe la conversazione. Adela aspett che si fosse allontanato per parlare.
 Adesso devo andare dallo psichiatra tutte le settimane.
 Male non ti fa.
 Non voglio che nessuno lo sappia.
Girava il cucchiaino, diligente e compunta, come una bambina che ha fatto il suo dovere senza
aspettarsi niente in cambio.
 Cosa ti ha detto lo psichiatra?
 Niente, mi d delle pastiglie che mi fanno bene. Forse dovr prenderle per un mucchio di
tempo.
Rafael si sent a disagio. Se si trattava di constatare quanto Adela avesse sofferto, sperava che la
cosa si risolvesse in fretta. Chiam di nuovo il cameriere e ordin un whisky.
 Ringrazia la tua amica che ha chiamato a casa mia, mi ha combinato un bel casino.
 Io non sapevo che lo avrebbe fatto.
 Avresti dovuto impedirglielo.
 Ero a letto e non stavo bene.
Era arrossita e il mento le tremava.
  successo qualcosa a casa tua?
 No, cosa vuoi che succeda.
 Meglio cos.
Lui la guardava con la coda dellocchio, taciturna, insaccata in quellassurdo giaccone grigio.
Prov piet e disprezzo. Doveva andarsene, dimenticarla, dimenticare soprattutto quellultima
immagine della vittima sacrificale. Gli parve addirittura che puzzasse, di disinfettante, o di prodotti per
le pulizie, ma forse era solo unidea sua.
 Le tue amiche ti avranno detto che sono uno stronzo.
 Dicono che devo smettere di vederti.
 Io non ti ho mai presa in giro, Adela.
Lei lo guard con espressione addolorata.
 Per mi hai fatto soffrire molto, Rafael.
Lui alz la voce, sillab con enfasi:
 Tu hai voluto soffrire.
La vide assumere un atteggiamento di difesa.
 Non gridare qui.
 Scusa.
Rimasero in silenzio. Lei guard la gente che chiacchierava. Vide una ragazza che frugava nella
borsa cercando qualcosa.
  meglio che non ci vediamo pi, Adela.
 Non lascerai tua moglie, vero?
 No, e lo sai.
Lei sembrava tranquilla, rilassata, forse sotto leffetto dei sedativi.
 Allalbergo si sono comportati molto bene. Dicono che posso prendermi tutto il tempo che
voglio, che se non me la sento  meglio che non vada, anche quando sar finito il periodo di mutua.
 Lavorare ti distrarr.
 Sono venuti tutti quelli del piano a trovarmi in ospedale, mi hanno comprato un orso molto
carino, verde con le orecchie blu.  cos grande che a momenti non ci sta in camera mia.
Sorrise. Sembrava volesse star l a chiacchierare allinfinito dei suoi colleghi o dellalbergo.
Rafael stava perdendo la pazienza. Fare scenate non portava da nessuna parte, ma era altrettanto
stupido passare il tempo a chiacchierare di sciocchezze con qualcuno che non rivedrai mai pi.
 Adela, io devo andare, mi stanno caricando il camion e devo ripartire subito.
 Sei sempre tanto occupato.
 S, non posso fare diversamente.
Si alz, pag al cameriere. Le tese la mano, incerto. Lei la prese, con la stessa mancanza di
convinzione.
 Mi dispiace molto, Adela, tutto questo...
 Non preoccuparti, fa lo stesso.
 Immagino sia chiaro che...
 Nessuno ti chiamer pi a casa, puoi stare tranquillo.
Rafael si allontan. Uscendo, la guard con la coda dellocchio e vide un fagotto grigio fermo al
tavolo vuoto. Era stato tutto troppo facile. Si era aspettato qualcosa di pi clamoroso, una scenata. Un
finale pi spiacevole ma pi definitivo. Cos gli restava uno strano sapore in bocca, forse di sospetto.
Dopo tanti momenti tormentosi, lei gli diceva: Non preoccuparti. Ad ogni modo, cera ben poco che
potesse fare, non le aveva lasciato molte alternative. Pens che in fondo era sempre stata una donna
dolce, affettuosa. Evidentemente aveva deciso di non aggredirlo. Si sent sollevato.
In un bar lungo la strada incontr Juan Albiones, un collega con cui gli era capitato di fare due
chiacchiere, qualche volta. Albiones gli offr una birra. Era rilassante parlare con qualcuno dopo aver
lasciato Adela seduta a quel tavolo. Aveva dimostrato di essere una debole e una stupida. Nessuno deve
lasciarsi abbattere cos. Cerano altri uomini al mondo. Avrebbe trovato un cameriere contento di stare
con lei, il cuoco dellalbergo. La cosa non lo riguardava, non era il caso di pensarci per pi di un
minuto. Accett linvito. Albiones guidava un camion frigorifero. Era serio e lento, con la voce grave.
Assaporarono la birra, si accesero una sigaretta.
 Ieri ho finito di leggere un libro molto interessante sulla schiavit.
Rafael lo guard stupito.
 Tu leggi dei libri?
 Mi piace leggere un po prima di dormire. Libri di storia, sulla seconda guerra mondiale.
Non avrebbe mai pensato che un tipo rude e addormentato come Albiones avesse delle
curiosit.
 Gli inglesi erano dei gran figli di puttana, compravano negri e li rivendevano. Solo nel viaggio
morivano come mosche.
 S, lho visto in qualche film.
Il collega si pul la bocca col dorso della mano.
 I maschi pi giovani li mettevano a lavorare. Le donne se le scopavano, dato che erano di loro
propriet...
Rafael si mise a ridere.
 Ti piacerebbe avere una negretta, eh, Juan?
Lui fece di no con la mano.
 No, io preferirei un bel ragazzo sano.
 Sei diventato finocchio?
 No, ma lo metterei a guidare il camion quando non ne posso pi.
Risero. Albiones sput per terra. Ordinarono altre due birre.
 A te non piacerebbe avere uno schiavo, Rafael?
 No, a me no.
 Perch?
 Perch mi piace stare da solo.
 Certo, per questo fai il camionista.
 Credo di s.
Bevvero in silenzio. Sulla strada, le auto passavano a tutta velocit. Sembrava stesse per
piovere. Rafael aveva voglia di bere ancora. Cominciarono una terza birra.
 Una schiavetta negra per i fine settimana, eh, Rafael?
A mezzanotte era esausto, non ne poteva pi di quei discorsi stupidi. Salut il collega, che
rimase l con la sua birra. Arrivato al camion, gli venne voglia di vomitare, si ferm un attimo. Quando
entr in cabina, attacc la ricetrasmittente. Pochi minuti dopo sent il suo nome. Era Rpalo.
 Ho chiamato la tua ditta e mi hanno detto che hai cambiato turno. Guarda caso, io vado dalla
stessa parte. Che ne dici se domani ti fermi a Casa Martn verso le tre e mi aspetti?
 Ci tieni tanto a vedermi?
 Solo per parlarci da persone civili, nientaltro.
 Daccordo. Ci sar.
Si sdrai in cuccetta. La birra gli girava nello stomaco. Ebbe appena il tempo di scendere e
vomitare nel fosso. Appoggi la schiena contro la ruota anteriore, respir laria umida della notte. Vide
uscire Albiones dal bar, a passi lenti. Il suo camion aveva un grande merluzzo dipinto sul portellone di
dietro, un merluzzo sorridente con un berretto e una sciarpa di lana.
13
Mercedes si asciug gli occhi con un fazzoletto. Era un gesto che aveva visto fare a tutte le
donne della sua famiglia in qualche occasione, sua madre, sua nonna. Le bambine erano a casa di Pili,
si era offerta di tenerle lei, quella sera. Cerano voluti tre giorni prima che si decidesse a confidarsi con
la sua amica, tre giorni troppo lunghi, in cui aveva nascosto il suo abbattimento e inghiottito il suo
dolore. Dopo averla ascoltata, Pili si arrabbi, consider quel ritardo come una mancanza di fiducia. Il
peggio era stato doversi occupare delle bambine, continuare a fare tutto come al solito e ascoltare le
loro storie, rispondere come se non fosse successo niente. Quando andavano a scuola si sdraiava sul
letto per piangere. Nel pomeriggio guardava la sua telenovela preferita, una storia di cuori infranti. Si
identificava con la protagonista, una donna abbandonata e debole che lotta senza successo per
riconquistare luomo che ama. In quasi tutte le puntate era disperata e ripensava al suo amante.
Mercedes provava un misto di odio e delusione nei confronti di suo marito. Avrebbe voluto parlargli e
costringerlo a confessare, a dirle se era vero che aveva avuto un figlio da unaltra donna. Quella
sarebbe stata lultima delle umiliazioni, la fine di tutto. Le puttane potevano ancora passare, ma cos era
troppo. Sapeva che cerano uomini con due vite parallele, due mogli, due case, figli di qua e figli di l.
Lei non voleva una cosa simile. Piangeva, si ricordava di quando erano nate le bambine. Rafael si era
presentato tutte e due le volte in ospedale con un mazzo di fiori. Sapeva che pochi mariti hanno
premure di quel tipo. Anche se avrebbe voluto un maschio, aveva preso in braccio le bambine da padre
orgoglioso, aveva accolto sorridendo le congratulazioni delle infermiere. Eppure, niente di tutto questo
contava pi, adesso. La cosa migliore era mettere da parte i ricordi, concentrarsi sulle questioni
pratiche. Se voleva divorziare doveva fare in modo che n lei n le bambine ne uscissero danneggiate.
Forse avrebbe dovuto rimettersi a lavorare, mettere su un piccolo salone di estetica, passare le ore a
depilare le gambe delle clienti. Si sentiva paralizzata dallangoscia. Forse avrebbe perso la casa.
Ricominciare da capo con Rafael era impossibile. Nei libri che leggeva, nei film che vedeva, le coppie
che ricominciavano da capo lo facevano dopo un cambiamento repentino. Lei non poteva aspettarsi
nessun cambiamento. Rafael avrebbe continuato a girare col suo camion, non conosceva altro modo per
guadagnarsi da vivere. Niente avrebbe potuto trasformarlo, dalloggi al domani, in un marito casalingo
e tranquillo. Lei sarebbe sempre rimasta a casa, senza sapere dove fosse, a sospettare, senza poter fare
altro che dedicarsi anima e corpo alle bambine e alle faccende domestiche. Ricominciare era
unespressione senza senso nel suo caso. E non era sicura di poter cancellare il suo risentimento nei
confronti di Rafael. Ma era terribile pensare di rinunciare a tutto. Lattaccamento alle comodit la
frenava. Era prezioso il momento in cui, messe a letto le bambine, poteva stendere le gambe sul divano
e rallegrarsi di non avere un marito accanto a s. Niente camicie da stirare allultimo momento, nessuno
che dormicchiava pesantemente sulla poltrona. Potersene stare sola, con la casa in ordine, le bambine
tranquille, tutto perfettamente organizzato. Era difficile pensare di farne a meno, di andare a stare in
unaltra casa, di rientrare la sera stanca morta e doversi ancora ammazzare di lavoro. Sent la porta che
si apriva. Un attimo dopo entr Pili, che le si sedette davanti senza parlare e accese una sigaretta. La
guardava seria.
 Questa  lunica cosa che vuoi fare, sederti a piangere?
 Se ti ho detto che ho deciso di parlargli.
 Non crederai mica che, a questo punto, parlare possa servire a qualcosa.
 Voglio sapere la verit.
Pili si alz, cominci a muoversi per la stanza.
 La verit  che sta con unaltra e che la storia si  complicata con ospedali e chiss quali
casini.
Mercedes non rispose. Si tolse le scarpe, si massaggi il collo del piede, piano, con aria assente.
Guard la sua amica.
 Hanno mangiato le bambine?
 Stanno gi dormendo.
 Ti sono molto grata per quello che fai per me, Pili.
Pili sbuff.
 E se ti fossi immaginata tutto?
 Allora vedr cosa fare.
 Magari puoi dargli unaltra opportunit, in fondo sono solo dieci anni che ti tradisce.
Mercedes grid, piena di dolore:
 E cosa vuoi che faccia!
 Separati!
Lei cambi posizione, sentendosi a disagio. Abbass la voce:
 S, per te  facile dirlo, hai un marito, una casa, e nessuna paura.
 E tu, di cosa hai paura?
 Di perdere la mia tranquillit!
Pili tacque, si sedette sul bracciolo di una poltrona, guard la sua amica.
 So di unavvocatessa molto brava, la migliore per questi casi. Non perderesti la casa, e per i
soldi staresti anche meglio di come stai adesso. Ha aiutato Gloria a divorziare.
Mercedes la osserv con attenzione e poi si mise a piangere.
 E cos la mia vita  finita, vero? Senza un futuro, senza nessun progetto, senza nessuno.
Pili le si avvicin, le pass un braccio sulle spalle.
 Non sarai sola, Mercedes, puoi starne certa.
Mercedes protestava fra i singhiozzi, senza nessun controllo.
 No, certo che no, le altre coppie sposate mi inviteranno a cena per farmi distrarre, avranno
compassione di me di tanto in tanto.
Pili la cull fra le braccia, la fece star zitta, le sussurr allorecchio:
 Ma non ti rendi conto, Mercedes? Se tu ti separi da tuo marito, mi separo anchio.
Mercedes alz la faccia arrossata, sporca di muco e di lacrime. Pili le diede un bacio sulla
guancia.
 Certo che ci saranno dei progetti, Mercedes, grandi progetti. Ci saranno le bambine, e il
negozio, e una nuova vita. Insieme staremo bene, Mercedes, meglio che mai.
Si era messa un paio di pantaloni leggeri, teneva le gambe appoggiate su una sedia. Per la prima
volta laveva fatto venire a cena a casa sua. Non si era data particolarmente da fare con i preparativi, n
aveva acceso delle candele sul tavolo. Avevano mangiato della carne, e patate di contorno. Lui aveva
portato una bottiglia di vino. Fumavano e bevevano lentamente. Rafael era sdraiato sul divano. Aveva
limpressione che lei non desse grande importanza alle sue visite. Non si rendeva conto di quanto fosse
complicato per un camionista rispettare un appuntamento, far coincidere gli orari e i percorsi, evitare
un cambiamento allultimo minuto. Quando si vedevano, la sua espressione era indolente come se si
fossero lasciati il giorno prima, lo sguardo sempre sfuggente e beffardo. Solo a letto si sentiva sicuro.
L, libero dalla lama dei suoi occhi, vicino al suo corpo caldo, era pi facile sentirla. Tona si
trasformava allora in brace viva. Poi tornavano al silenzio e alle sigarette, senza commenti n sospiri.
Perfino le bestie sono pi espressive. Era arrivato a detestare il trattamento troppo compiacente di
Adela, al punto che gli capitava di rispondere alle sue attenzioni con grugniti di malumore. Eppure,
davanti a Tona si sentiva abbandonato. Non riusciva a smettere di pensare che se non ci fosse stato lui,
l con lei, quella sera, chiunque altro avrebbe potuto essere al suo posto. Tranne che a letto. Gli era
difficile credere che con un altro lei avrebbe avuto quegli spasmi. Spesso anche lui si lasciava andare, e
di rado riusciva a controllarsi a sufficienza per poter osservare il piacere di lei. Dopo lesplosione
rimaneva confuso, deluso per non essere riuscito a trattenersi. Non era facile, Tona riempiva di sesso la
stanza, sembrava che, quando lui la toccava, laria si saturasse di desiderio. Poi tutto tornava a una
normalit sorprendente, in cui non era stato guadagnato un millimetro di intimit. Lei passava subito a
considerazioni banali, tanto che Rafael provava nostalgia delle confidenze ricevute nel corso della sua
vita di amante. Le fidanzate gli raccontavano sempre di altri uomini che avevano amato, storie semplici
e tinte di inesperienza giovanile. Tona non era pi una bambina. Ma lui continuava a provarci.
 Parlami di tuo marito.
Lei tir gi le gambe dalla sedia, si avvi pigramente verso il giradischi.
 Di lui non voglio parlare.
 Hai dei brutti ricordi?
 Era molto noioso.
Gli si sedette accanto sul divano viola, gli porse un posacenere.
 Perch vuoi sempre che ti racconti qualcosa?
Lui scosse una mano con aria indifferente.
 Tanto per parlare.
Tona sorrise ironica e scivol a poco a poco gi dal divano fino a sedersi per terra.
 Ti parler di Paco.
 Chi  Paco?
 Uno con cui ho vissuto.
 Per quanto tempo?
Lei rimase zitta, faceva il conto.
 Un anno, forse, non mi ricordo bene.
 E quando  stato?
Lei si volt, infastidita dalla sua invadenza.
 Non ho detto che avrei risposto alle tue domande.
Rafael rimase immobile, strinse i denti. Non era la prima volta che lei gli rispondeva male. Ma
era troppo incuriosito per interromperla con una discussione. Prefer star zitto.
 Paco era uno che consegnava le bombole del gas. Aveva le spalle larghe come un muro. Lho
conosciuto in un bar.
 Un posto dove lavoravi?
 No, cero andata a bere qualcosa. Ci trovammo bene insieme e, dopo un mese, andai a stare da
lui. Abitava con un amico, e cos portai via la mia roba dalla pensione e mi sistemai l.
Guard Rafael aspettando che dicesse qualcosa, sorrise.
 Ma andavo a letto solo con Paco...
Rafael fece una smorfia seria, di comprensione.
 ... allinizio.
Risuon la sua risata beffarda. Lui cerc di non cambiare espressione.
 Poi gli misi le corna con lamico. Era pi giovane, e stava di pi in casa.
Lui rimase in silenzio, mentre Tona si stiracchiava. Si distese completamente sul tappeto, con la
testa sotto il tavolino.
 Paco non era certo un signore. Con me si comportava bene, ma cera troppo lavoro in quella
casa. Rientravo stanca morta dopo aver fatto le pulizie in giro e mi toccava occuparmi di due uomini, la
cena, lo stiro.
 E cos successo?
 Te lho detto, ho cominciato ad andare a letto anche con laltro finch Paco non se ne 
accorto e mi ha buttata fuori.
 Eri innamorata di lui?
Lei scoppi in una risata brusca, si alz di scatto, and in cucina a prendere del ghiaccio.
Continu a parlare da l.
 Mi sa che tu hai visto troppi film. Come tutti, del resto.
 Le donne si innamorano...
Lei torn con una scodella, gli offr del ghiaccio prendendolo con le dita.
 Era uno che aveva un appartamento. Io alla pensione ci lasciavo quasi tutto quel che
guadagnavo. E poi l potevo muovermi per casa, non ero costretta a star chiusa in una stanza.
 Per questo ti eri messa con lui?
 A letto mi piaceva.
Gli si sedette vicino, sempre con quel sorriso sardonico.
 La gente non passa la vita a innamorarsi. Siamo quasi tutti abbastanza malmessi.
Lui si accese una sigaretta con affettazione, fece una pausa che voleva essere intrigante, parl in
tono significativo:
 Be, c una che ha appena cercato di suicidarsi per me.
Tona rimase sorpresa, ma reag senza mostrare curiosit.
 Congratulazioni, ma non  normale.
Rimasero in silenzio. Lei volle alzarsi di nuovo, ma lui glielo imped. La attrasse contro il suo
petto, le pos la bocca sullorecchio:
 E con me perch ci stai, Tona, perch?
 Perch ti ho visto allautogrill e mi sei piaciuto.
Lui le premeva lorecchio con i denti, ridendo.
 Nientaltro?
Lei cerc di liberarsi, grid, quando sent lorlo tagliente dei denti sul lobo.
 Lasciami! Sei matto?
 E a letto, ti piaccio a letto? Dimmelo.
Lei si mise a ridere forte, lo spinse via. Lui la immobilizz di nuovo, si butt su di lei
abbattendola sul divano. Cominci a baciarla sul collo, sulla bocca. Lei gli sussurr allorecchio:
 Vuoi che ti racconti cosa facevo con Paco?
Lui assent con la testa, ansimando, accost lorecchio alle labbra brucianti di lei, sent
lumidore della sua saliva. Cominci ad ascoltarla, sempre pi eccitato.
Mercedes gli disse che voleva vederlo in un bar, prima che tornasse a casa. Non pot fare a
meno di accettare. Era stata una settimana pesante ed era stanco, consegne urgenti, brutto tempo. Era su
tutte le furie per quel capriccio, un uomo ha diritto di riposare quando torna dal lavoro. E invece no, gli
tocca andare in un bar, ascoltare le lamentele di sua moglie. Assolutamente ridicolo. Mercedes era
portata a drammatizzare, di sicuro gli avrebbe dato un ultimatum, non era la prima volta che lo faceva.
Era successo allinizio del loro matrimonio, quando aveva cominciato a non tornare a casa per qualche
domenica di seguito; pi tardi, quando cerano stati i primi sospetti di infedelt. Era sempre finita allo
stesso modo: lui ascoltava, la tranquillizzava un po, e poi tutto tornava come prima e lultimatum
finiva nel dimenticatoio. Si domandava fino a quando gli sarebbe toccato recitare quella commedia.
Forse lappuntamento al bar era per via delle bambine, Mercedes preferiva tenerle fuori dalla faccenda.
Ma era ridicolo lo stesso. Lunica cosa era convincerla che non cera nessun figlio fuori dal
matrimonio, farle capire che tutto poteva continuare come sempre.
Appena ebbe messo gi il telefono, ordin un caff. Aveva bisogno di una doccia. Prese una
stanza in un motel, pens di andare a cercare una ragazza, ma qualcosa lo trattenne. Era stanco, non ne
poteva pi dei problemi di donne, non gli andava di vederne nessuna, nemmeno una puttana. Sal senza
nemmeno cenare. La stanza era pulita, somigliava a tante altre dove era stato. Vide il telefono sul
comodino. Non aveva mai sentito il bisogno di chiamare qualcuno appena si ritrovava solo in una
camera dalbergo. Molti dei suoi colleghi lo facevano, dicevano che il telefono li attirava con una
strana forza, come se sentissero il bisogno di far sapere a qualcuno dove si trovavano. Chiamavano a
casa, chiamavano un amico. Quella notte anche lui sent quellurgenza. Si sdrai sul letto, prese il
ricevitore, riflett per un po, nel silenzio. Forse sarebbe stata una buona idea parlare con la moglie di
Luis, chiederle di provare a calmare Mercedes prima che si vedessero. Emilia era una donna coi piedi
per terra, poteva consigliarle prudenza, dirle di andarci piano con gli ultimatum e le scenate. Ma gli
bast pensarlo per indignarsi. Non avrebbe mai fatto una cosa simile, non si sarebbe mai umiliato in
modo cos stupido. Fece il numero di Tona. Lei ci mise un po a rispondere, ma finalmente gli giunse la
sua voce svogliata. La lasci dire pronto un paio di volte e poi mise gi. Era in casa.
Non aveva intenzione di rovinarsi la vita pensando a quel che avrebbe potuto dirgli Mercedes in
quellassurdo incontro al bar. Avrebbe passato quel fine settimana come tutti gli altri: la televisione, le
bambine... Avrebbe invitato a cena Luis ed Emilia, il sabato sera, tanto per creare un clima di
normalit. Questo avrebbe rimesso le cose a posto, forse sarebbero anche stati bene. Mercedes poteva
invitare Pili, come aveva fatto altre volte. And a fare la doccia. Il fiotto dacqua tiepida gli diede una
bella sensazione, i muscoli si rilassavano, le vertebre cervicali si distendevano. Si asciug
energicamente, si guard nudo nello specchio. Aveva ancora bicipiti forti e il ventre piatto e
muscoloso. Torn a letto, nudo. Prese di nuovo il telefono e chiam Tona. La sua voce insonnolita non
cambi quando le disse che era lui.
 Non sei contenta di sentirmi?
 Domani ho il primo turno, entro alle sette.
 Sei in camicia da notte?
La sent ridere, gli fece piacere. Si sarebbero detti qualche sciocchezza, poi avrebbe ordinato un
whisky alla reception. Era questo che facevano gli uomini di classe, ordinare un whisky alla reception e
parlare al telefono con una bella donna, senza preoccupazioni. Avrebbe bevuto da solo, avrebbe acceso
la radio, e avrebbe centellinato il suo whisky finch non gli fosse venuto sonno. Cos facevano quelli
che sapevano vivere.
Emilia gett lultimo pugno di riso nellacqua bollente. Aspett un attimo. Quando avesse
ripreso il bollore avrebbe abbassato il gas perch la schiuma densa e bianca non traboccasse. Sporcare
il fornello voleva dire andare a letto pi tardi. Non si ritirava mai senza che tutto fosse perfettamente
pulito e ordinato. Per questo quando Luis era in casa stava particolarmente attenta a non sporcare, cos
non era costretta a lasciarlo troppo tempo da solo. A lui piaceva andare a letto presto, insieme a lei.
Arrivava stanco il venerd sera, sempre pi stanco. Le aveva confidato che cominciava a sentirsi
vecchio. A volte, chiacchierando a letto, si lamentava di non aver scelto un altro mestiere, meccanico,
magari. Un orario fisso e poter tornare a casa tutte le sere. Ma era un sogno assurdo, senza unofficina
sua non avrebbe mai guadagnato tanto. E di soldi ce nera sempre bisogno: i bambini, la casa in
campagna, i progetti. Emilia sistem le salsicce in un piatto. Il riso era pronto, lo mise in una zuppiera e
lo copr di sugo di pomodoro. Suo marito e i bambini stavano guardando la televisione. Protestarono
quando li chiam. Prepar la tavola in cucina mentre loro si lavavano le mani. Distribu i tovaglioli.
Spesso pensava che se avesse avuto una figlia le faccende domestiche sarebbero state pi lievi. Le
bambine fanno piccole commissioni e aiutano le madri in casa. Invece nella sua famiglia era sempre lei
a doversi occupare di tutto. Riemp una brocca dacqua e si sedette, accertandosi che non mancasse
niente.
Nel bel mezzo della cena il campanello suon. Marito e moglie si guardarono. Luis and ad
aprire. I bambini volevano sapere chi fosse. Entr in cucina Rafael seguito da Luis. Emilia non capiva,
non era lora per una visita. Lo invit a sedersi a tavola, aggiunse un piatto, ma Rafael non volle
cenare. Le chiese se poteva avere una birra. Sembrava distante ed era molto pallido. Si mise a fare
domande ai ragazzi, sulla scuola, sul calcio. Luis lo guardava serio, si era accorto subito che qualcosa
non andava. Con larrivo di Rafael, i tempi della cena accelerarono. Emilia riempiva i piatti in fretta e
sgridava i bambini se si distraevano invece di mangiare. Quando ebbero finito fu come se fosse stato
assolto un compito sgradevole. Emilia ammucchi piatti e posate nel lavandino, e invit gli uomini a
rimanere soli, lei sarebbe andata a guardare la televisione con i ragazzi in camera loro. Luis le sorrise,
si scambiarono uno sguardo dintesa. Andarono nel soggiorno. Luis serv il whisky senza parlare,
aspettando che lamico dicesse qualcosa. Per Rafael sarebbe stato pi facile parlare subito. Si sentiva
bloccato, dopo tutto quel tempo passato a far finta di niente e a chiacchierare con i bambini. Una volta
che ebbe il bicchiere in mano, bevve un lungo sorso nervoso. Si volt verso lamico.
 Mercedes dice che vuole separarsi.
Luis tacque. Non aveva molto da rispondere.
 Fa sul serio. Ha gi parlato con unavvocatessa che si occuper della cosa . Fece una faccia
di superiorit.  Vuole che me ne vada definitivamente, che le lasci la casa e le bambine. Dice che
potr vederle la domenica.
Si fece silenzio.
 Pretende che le passi gli alimenti e paghi tutte le spese di casa.
Luis si accese una sigaretta, con calma.
 Cosa pensi di fare?
 Cosa cazzo credi che possa fare?
 Parlarle, magari...
 La cosa  gi partita. Se ti dico che ha gi un avvocato...
  stata un po precipitosa.
 No, ha avuto tutto il tempo per pensarci bene.
  per la storia del suicidio?
 Dice che  per tutto quanto.
 Allora credo sia meglio che te lo cerchi anche tu un avvocato.
Si sentiva la televisione nellaltra stanza. In un film, una donna chiedeva aiuto in mezzo a
brusche frenate dauto. Luis pens che non aveva senso fare commenti, indagare, cercare di saperne di
pi. Era tutto chiaro, la pressione aveva fatto saltare il coperchio della pentola.
 Vuoi fermarti a dormire qui?
 Forse  meglio.
 Dico a Emilia che ti prepari...
 No, preferisco il divano. Hai una coperta?
Luis and a prenderla. Rimasero a bere in silenzio. Rafael non aveva voglia di parlare. Di tanto
in tanto enunciava con frasi smozzicate le condizioni poste da sua moglie. Due ore dopo rimase solo,
con la gola riarsa dal fumo e dallalcol. Si sdrai sui cuscini e cerc di dormire. Forse Mercedes aveva
un altro, ma era poco probabile. Pens alle bambine, a quel che avrebbe detto Mercedes per spiegare la
separazione. Si vide pranzare con loro una domenica in un ristorante pieno di gente. Alla fine si
addorment. Luis ed Emilia, che lavevano sentito muoversi sul divano, parlavano sottovoce.
 Cosa credi che far adesso?
Luis tir fuori le braccia da sotto le lenzuola, si gir nel letto.
 Non lo so.
Emilia continu a pensarci, supina, mentre suo marito cercava la posizione del sonno.
 Mercedes  orgogliosa  mormor,  ma forse ha ragione. Nessuno pu lasciarsi calpestare
troppo a lungo.
Luis grugn lievemente, senza rispondere.
 E poi non credo che a lui importi tanto. Pu continuare a fare la stessa vita.
Sent il respiro regolare di suo marito. S, il divorzio era una cosa terribile, soprattutto per una
donna. Anche se era convinta che non fosse facile neppure per un uomo. Gli uomini non sanno stare da
soli, per questo la loro solitudine dura poco, trovano subito una disposta a occuparsi di loro. Il mondo 
pieno di ragazze bisognose daffetto che non vedono lora di avere una casa propria. Immagin come
sarebbe stato separarsi da Luis, trovarsi sola nellappartamento il fine settimana, senza aspettare
nessuno. Avvicin i piedi al marito, che si mosse e allacci una gamba alla sua.
Rafael pass la domenica con loro. Gioc a pallone con Luis e i ragazzi, e nel pomeriggio
guard la televisione. Ricordava i fatti del giorno prima come qualcosa di lontano, confuso. Verso sera
torn a casa. Mercedes era seria e attiva, non dava segni di tragedia. Preparava la cena mentre le
bambine facevano il bagno. Di tanto in tanto andava a mettere pace nei loro giochi. Rafael and in
camera da letto per fare le valigie. Come sempre trov le camicie stirate e gli abiti piegati. Torn in
cucina.
 Vado.
Lei lo guard con espressione neutra, gli parl senza acredine, come se dovesse risolvere con
lui una questione importante che non richiedeva nessuna dimostrazione emotiva.
 Appena puoi, dimmi se accetti le condizioni. E mettiti in contatto con lavvocatessa, ti ho
lasciato lindirizzo sul tavolo. Mi farai sapere dove vai a stare, nel caso debba informarti di qualcosa.
Lui non disse niente. Nessun sentimento lo travolgeva. Allimprovviso sent quella casa come
lontana, come se non fosse mai stata sua. Non provava niente di particolare neanche per le sue figlie.
Quando and a salutarle smisero appena di giocare, occupate comerano a spruzzarsi a vicenda e a
nascondere il sapone. Chiudendo la porta si rese conto che forse era lultima volta che metteva piede l
dentro.
Quando Mercedes gli aveva detto che voleva separarsi aveva reagito con violenza. Poi, di fronte
alla notizia che era gi andata dallavvocato, era rimasto spiazzato, senza risposte. Non aveva
protestato. Aveva pensato che pi avanti le avrebbe fatto capire quanto fosse ridicolo tutto quanto.
Eppure non aveva voglia di ostacolarla, era in preda a una sorta di inerzia, che lo portava ad accettare
tutto, sicuro che qualunque cosa avesse fatto, la decisione era ormai irreversibile. In strada, pens a
come sarebbe stata la sua vita se non si fosse sposato. Si vide in un appartamento lussuoso, circondato
di belle donne. In tutti quegli anni non aveva fatto altro che sgobbare per mantenere una famiglia,
pagare il mutuo di un appartamento troppo grande, la retta di una scuola troppo cara. Questa era stata la
sua vita, per il resto aveva riempito i vuoti con qualche notte brava. Adesso sua moglie si sarebbe presa
tutto e lui non aveva neanche il diritto di protestare. Una vita sprecata, a fare quello che non voleva
fare.
Si mise al volante con animo cupo. Usc dalla citt. Infil lautostrada come un sonnambulo. La
guida riusc a rilassarlo, a dargli sollievo. Ma la cosa che gli tornava in mente con pi insistenza non
aveva niente a che vedere con i motivi per cui si era visto schiavizzato per una vita, la famiglia, la casa.
Non sapeva nemmeno se dovesse rallegrarsene o infuriarsi. Cera una cosa sola che lo riempiva di
indignazione: non aveva nessuna scusante. Era stato lui a sposare Mercedes e a legare la sua vita
unicamente a quel matrimonio. Ormai erano sfumate le possibilit di essere libero e ricco. Si vedeva
come una formica che aveva costruito una casa per altri. Avrebbe voluto che tutto quel lavoro avesse
un senso. La sorte non gli aveva dato una donna capace di essere paziente. Adesso era senza casa,
senza figli, senza moglie, e non era pi un ragazzo nel pieno delle forze come era stato anni prima.
Qualunque stupido ha pi fortuna di me, pens. Una rabbia controllata ma potente si impadron dei suoi
pensieri. Avrebbe accettato la separazione. Non avrebbe mai chiesto clemenza a Mercedes, non si
sarebbe umiliato, nemmeno pregandola di parlarne con pi calma.
Dopo diverse ore al volante, gli venne voglia di fermarsi, di prendere un caff. Si ricord
dellappuntamento con Rpalo. Avrebbe raggiunto il bar dove dovevano vedersi, poteva resistere
ancora un po. Ripens alla figura di Rpalo con ripugnanza. Perfino un tipo come quello si sentiva in
diritto di chiedergli qualcosa. Sembrava che tutti volessero costringerlo a comportarsi come pareva a
loro. Sorrise sdegnosamente, strinse i denti.
Rpalo non era ancora arrivato, quando varc la porta del bar. Si sedette al bancone. Non aveva
fame, ma la sera prima non aveva cenato e non poteva rimanere a digiuno ancora per molto. Ordin due
uova fritte. Guard distrattamente la gente che faceva colazione. Alcuni, con aria stanca, masticavano
senza alzare gli occhi dal piatto. Quattro colleghi chiacchieravano rumorosamente a un tavolo.
Divoravano carne in salsa di pomodoro e bevevano vino. Cerano molti che avevano bisogno di vedersi
tutte le mattine per poter affrontare la giornata. Si sentivano abbandonati se al mattino non cerano
chiacchiere, vino e sigarette. Mi deprime mangiare da solo. Quante volte aveva sentito quella frase in
bocca ai camionisti. Lo trovava penoso: se un uomo non  capace di mangiare da solo, allora come pu
fare da solo tutto il resto? Vivere senza Mercedes non sarebbe stata una tragedia. Avrebbe preso un
appartamento in affitto, dove avrebbe ricevuto le sue fidanzate e avrebbe bevuto un bicchiere in
terrazzo, avrebbe guardato le partite in televisione. Certo che non poteva affittare un buco qualunque,
non era abituato a stare in posti squallidi. E per certe cose ci vogliono soldi, non si immaginava
neppure quanti, non sapeva nemmeno di quale somma avrebbe potuto disporre dopo aver passato gli
alimenti a Mercedes. Tutto sarebbe andato avanti come prima, lui avrebbe lavorato come un negro e lei
avrebbe fatto la bella vita, forse anche pi di prima. Sarebbe uscita con altri e avrebbe speso i suoi soldi
come le pareva. Era stata una mossa perfetta da parte sua.
Proprio mentre gli servivano le uova, sent il saluto di Rpalo alle sue spalle. Gridava come
sempre, spaccone e rumoroso. Si sedette accanto a lui, ordin un caff. Sembrava teso, sotto
lapparenza gioviale. Si allontan un attimo per parlare con i quattro che facevano colazione. Loro lo
ascoltavano, ammiccando con condiscendenza. Tutti conoscevano Andrs Rpalo, le sue gesta, le storie
di quando mandava a battere le donne a Barcellona. Quando ebbe finito di dire le sue sciocchezze,
torn da Rafael.
 Lo prendi un caff?
Rafael annu, scost il piatto con i resti della colazione. Rpalo ordin caff, cognac e un
pacchetto di sigarette. Pagava tutto lui, anche la colazione di Rafael. Gli batt sulla spalla. Rafael vide
da vicino i suoi capelli radi tinti di biondo, le sopracciglia sguarnite, i punti neri sul naso deforme. Ne
ebbe schifo.
 Perch ci tenevi tanto a vedermi, Rpalo?
Il piccoletto ci mise un po a rispondere, fece girare un grosso anello che portava alla mano
sinistra.
 Senti, Rafael, io credo che fra amici le cose debbano sempre essere chiare.
Rafael assaggi il caff, si sent arrossire.
 Cos che non  chiaro?
 Be, lo sai. La sera che siamo andati al Club Lili...
 Cos successo?
 Credo che non ti sei comportato come si deve. Ti sei incriccato la mia ragazza sapendo che io
ero di sotto ad aspettare. Non che me ne importasse tanto, Rafael, io lo capisco che in questioni di
donne pu capitare uno sbaglio, una svista. Quel che non mi  andato gi  che mi hai fatto fare la
figura dellimbecille davanti a tutta quella gente. Non  piacevole, lo sai come sono queste cose.
 Bene. E adesso cosa vuoi che faccia? Quel che  stato  stato.
Rpalo assunse unespressione sostenuta e dignitosa.
 Su questo siamo daccordo. Ma tu lo sai che sono un signore, Rafael, basta che mi chiedi
scusa e io sono contento. Una parola ed  tutto finito, amici come prima.
Rafael si ribell, sprezzante.
 Ma non dire cazzate, Rpalo! Che scuse e scuse! Le ragazze non sono propriet di nessuno.
Rpalo si irrigid, serr le mandibole. Parl fra i denti:
 S, ma non  ancora nato quello che me ne porta via una sotto il naso. N tu n nessuno.
Rafael si contrasse. Unondata di sangue gli sal fino agli occhi. Apr la mano e, con gesto
preciso, gli stamp il palmo sulla faccia. Il ceffone suon con uno schiocco nettissimo. Ci fu un istante
di stupore nel bar, tutti fecero silenzio. Rpalo, dopo una breve paralisi, emise un gridolino da topo
infuriato e si gett sul suo aggressore. Rafael ebbe tutto il tempo di dargli uno spintone. Rpalo
barcoll, e senza smettere di lanciare quel suono acuto, cerc di nuovo di aggredirlo. Rafael sent una
zaffata del suo alito fetido e, come se volesse soprattutto farlo star zitto, lo gett a terra, e continu a
scaricargli pugni in faccia, sulle spalle, allo stomaco. Il padrone del bar urlava. I camionisti accorsero,
presero Rafael per le braccia, lo tirarono su a fatica. Altri clienti trattenevano Rpalo perch non
cercasse di rialzarsi. Portarono Rafael sul piazzale, cercando di calmarlo. Insistettero per
accompagnarlo fino al camion. Lui si divincolava. Lultima volta che si volt, vide Rpalo accasciato
ai piedi del bancone, fra le cicche e i tovaglioli di carta. Un filo di sangue gli colava dalla bocca. Non
aveva ancora smesso di strillare.
Davanti al camion si tranquillizz un poco. Uno dei colleghi gli ripeteva:  Non vale la pena di
picchiare uno cos . Lui si liber delle braccia che lo serravano.
 Lasciatemi in pace!
Sal in cabina. I due uomini tornarono nel bar. Lui mise in moto. Lentamente ritrov la
regolarit del respiro. Mentre si allontanava, il rumore del cambio gli restitu una certa calma. Si
accorse di aver lasciato le sigarette al bar. Avrebbe dovuto fermarsi di nuovo. Quattro chilometri pi
avanti cera un altro bar. Parcheggi e spense il motore. Appena messo il piede a terra, una forte nausea
lo costrinse a piegarsi in due. Fece il giro del camion e vomit, aggrappandosi con tutte e due le mani al
portellone.
14
Si rese conto che non era bello andare in giro con la sensazione di non avere una casa propria.
Non gli era mai capitato di provare una cosa simile. Non erano le comodit a mancargli, ma qualcosa di
molto pi astratto. Desiderava avere un posto dove tornare, sapere di avercelo, poterselo immaginare
mentre era seduto al volante. La cosa fondamentale era il letto. Dopo tante notti trascorse in alberghi e
pensioni, poter avere un letto esclusivamente suo gli sembrava una questione di vita o di morte. Solo
lui e nessun altro su un materasso.
Prese in affitto un appartamento a Barcellona. Non poteva allontanarsi troppo dalle bambine se
doveva passare con loro una domenica al mese. Cos avrebbero visto che avevano ancora un padre, che
lavorava per mantenerle, come aveva sempre fatto. Dovevano sentirne di tutti i colori su di lui da
Mercedes, dalle sue amiche. Solo col tempo avrebbero capito come stavano veramente le cose. Vederle
una domenica al mese non era troppo complicato. Si ricordava di quel che le aveva detto Tona, delle
lunghe ore passate con suo figlio senza sapere cosa fare n dove portarlo. Quella era una delle ragioni
per cui aveva preso lappartamento: lui s che avrebbe avuto un posto dove portare le sue bambine.
Era un attico ammobiliato, con una sola camera da letto. Aveva due grandi balconi che davano
sui tetti. Laveva trovato per mezzo di unagenzia e non aveva posto troppe condizioni. I locali erano
stati ritinteggiati e il bagno era in ordine. Quando pass la prima notte nellappartamento lo trov
troppo freddo, un solo termosifone non era sufficiente. Disfece le valigie e mise la sua roba
nellarmadio. Non era peggio di molti altri posti dove alloggiava di solito.
Il primo fine settimana che trascorse nella sua nuova casa invit Luis a bere qualcosa. Aveva
comprato del whisky. Cerc negli armadietti della cucina dei bicchieri decenti. Trov piatti e bicchieri
scompagnati, coperti da un sottile strato di polvere.
Luis girava per lappartamento senza sapere cosa dire. Osserv che la luce era un po debole, lui
avrebbe cambiato le lampadine. Gli parve terribile che il suo amico dovesse abitare l. In realt gli
pareva terribile tutta la storia della separazione. Ma non intendeva interferire, in fondo per uno che
amava la bella vita come Rafael quella situazione poteva essere invidiabile. Si compliment con lui per
aver trovato un posto piacevole dove stare, gli fece locchiolino quando entrarono in camera da letto.
Rafael serv il whisky. Al momento di mettere il ghiaccio nei bicchieri, si accorse che non ce nera,
avrebbe dovuto pensarci prima. Luis se ne accorse, pens che le incombenze domestiche sarebbero
state un problema serio.
 Pensi di portare qualche donna a vivere qui?
 Per il momento no.
 E la valenzana?
 Con quella,  finita.
 Avrai bisogno di qualcuno che ti faccia le pulizie, che ti stiri la roba.
Rafael rimase zitto. Non aveva ancora avuto il tempo di pensarci. Non era assolutamente
disposto a prendersi una donna di servizio. Nessuno doveva ficcare il naso nella sua vita. E poi non
riusciva a immaginarsi a dare ordini a una serva, a dirle cosa bisognava fare. Avrebbe portato la roba in
tintoria. Se lo sporco si fosse accumulato, avrebbe chiamato unimpresa di pulizie. Cos lappartamento
sarebbe rimasto a posto per un po. Aveva visto fare qualcosa del genere a degli scapoli in un film, e gli
era sembrato un sistema molto pratico. Luis continuava a mettergli sotto il naso tutti i problemi che
avrebbe potuto avere: Chi cuciner per te il fine settimana?, chi si occuper delle operazioni in
banca?, e le bambine, dove le farai dormire, se si fermano una notte?. Reag male, pos
bruscamente il bicchiere sul tavolo. Luis si accorse che non erano solo gli argomenti sentimentali a
dover essere evitati. Rafael non era contento. Si chiese perch il suo amico avesse accettato la decisione
di Mercedes senza fare obiezioni, perch le avesse lasciato tutto senza combattere.
 Ti costa molto laffitto?
 Posso pagarlo . Indic lesiguit dellappartamento con un movimento circolare della mano.
 Vedi bene che qui non  come a casa mia.
 Non  male, per.
  uno schifo.
 Stai esagerando, a me sembra carino.
Rafael si avvicin al suo amico, agit un dito minaccioso.
 Ti assicuro che come a Mercedes viene in mente di mettersi in casa uno, il giorno dopo lei e le
bambine possono fare le valigie. Met dellappartamento  ancora mia.
Luis si alz, gli mise una mano sulla spalla.
 Calmati, Rafael, adesso basta. Non capisco perch ti agiti tanto.
 Anchio volevo separarmi, lo capisci o no?
 Ma certo che lo capisco.
Luis gli propose di andare a prendere qualcosa fuori, in quellappartamento era difficile parlare.
Uscirono e camminarono in silenzio. Il quartiere era pieno di negozi e la gente faceva le spese del
sabato pomeriggio. Gruppi di ragazzi in jeans andavano rumorosamente su e gi. Entrarono in un
baruccio. Sul bancone pendevano lampade coi paralumi di stoffa impolverata. Una vecchia sedeva alla
macchina mangiasoldi. Infilava moneta dopo moneta e picchiava forte sui tasti. Rafael la osservava in
silenzio. Bevve il suo bicchiere dun fiato. Non riusciva a staccare gli occhi da quella donna, con un
lungo impermeabile logoro dalle cui tasche tirava fuori i soldi.
Il padrone del bar si chin allorecchio di Rafael e gli disse sottovoce:
 Viene quasi ogni giorno. Arriva a spendersi anche duemila pesetas per volta. Ce ne sono tante
come lei, e poi dicono che la pensione non basta, rimangono senza la bombola del gas e non hanno i
soldi per comprarla, muoiono dal freddo e non possono neanche cucinare.
Aspett una risposta, ma Rafael non lo guard neppure. Luis gli disse una cosa qualunque
purch si allontanasse. Quando luomo non fu pi a tiro dorecchio, Rafael mormor:
 E che cavolo vuole che facciano?
Fin il bicchiere, si volt verso Luis.
 Cosa deve fare quella povera vecchia, morire di disgusto a casa sua?
Luis pag, voleva portarlo via di l. Nemmeno andando al bar era riuscito a placare il suo
malumore. Prima di arrivare alla porta, Rafael si gir deciso e and dalla vecchia. Tir fuori un
biglietto da mille e glielo mise in mano.
 Giochi pure alla mia salute, signora.
La vecchia rimase sconcertata. Lui dovette prenderle la mano ossuta e fredda e chiuderla sul
biglietto di banca. Usc dal bar sorridendo. Luis lo aspettava preoccupato, si tranquillizz vedendo che
sorrideva. Gli diede una pacca sulla spalla.
 Sempre il solito Rafael, sempre il pi forte!
Dopo quella piccola scena, e il cognac, parve che si fosse ripreso. Vagarono senza meta,
scherzando, ridendo. Era gi sera.
 Ti invito a cena in un bel posto, cos festeggiamo la mia nuova vita da scapolo.
 Emilia mi sta aspettando.
 Oh, be, chiamala. Non capita mica tutti i giorni che un amico vada a stare da solo!
Luis sapeva che non gli avrebbe mai chiesto di rimanere per un motivo che non fosse piacevole,
un festeggiamento. Chiam Emilia da un bar. Lei non era contenta, sperava che dora in poi non si
sentisse obbligato a far compagnia a Rafael nei suoi bagordi. Lui promise di rientrare subito dopo cena.
Andarono a El Patio, un ristorante dambiente spagnolo. I camerieri erano in giacchetta rossa.
Rafael ordin vino della Rioja.
 Credo che star meglio di prima. Non dovr pi rendere conto a nessuno n raccontare balle.
 Finch non avrai unaltra donna.
 Basta con le spiegazioni. Dora in poi, se una non  contenta, se ne vada.
Scherzarono sulle donne. Rafael mangi appena. Luis si rendeva conto che il cameriere portava
via i piatti quasi intatti.
 Continua la storia con la ragazza dellautogrill?
 S,  come stare con una troia.
 Mica male.
 Una troia che si crede una principessa, una donna indipendente con le sue idee.
 Dopo un po di tempo con te imparer come deve comportarsi.
 Questo s.
Erano rimasti gli unici nella sala. I camerieri lanciavano occhiate impazienti. Luis fin il suo
bicchiere e sugger di andare. In strada, Rafael propose unultima bevuta, e Luis rifiut. Era difficile
lasciarlo solo. Alla fine gli mise una mano sulla spalla e sorrise.
 Sta attento con le donne, Rafael. Lasciane qualcuna anche per gli altri.
Se ne and salutandolo con la mano. Rafael lo guard allontanarsi. Tir su la cerniera del
giubbotto e si chiese cosa fare. Si immagin il soggiorno vuoto dellappartamento nuovo. Decise di
andare da solo in un bar di puttane. Si infil nel primo che trov, si sedette al banco. Poco dopo una
donna lo raggiunse. Lo salut, chiese da bere. Lui si accorse di non aver voglia di parlare. Rispose a
monosillabi alle domande della ragazza. Lei si spazient, cerc di tirarlo fuori dal suo mutismo, ma fu
tutto inutile. Aveva mal di testa, e le sigarette avevano un sapore amaro. Si rese conto di essere ubriaco.
Lasci il banco senza pagare. Quando aveva quasi raggiunto la porta, un cameriere lo raggiunse.
Dovette cercare i soldi quasi al buio. Uscendo, sent che tutto girava. Prese un taxi e dovette fare degli
sforzi per non addormentarsi.
Nellappartamento ebbe freddo. Non si era preoccupato di accendere il riscaldamento. Si strinse
nel giubbotto e accese il televisore. Cera un programma di musica, un gruppo cantava. Si alz e and
in camera. Apr il letto e scopr che non era fatto, le lenzuola erano nellarmadio, accuratamente
piegate. Non se la sentiva di far niente in quello stato, quindi si sdrai sul materasso completamente
vestito e si butt addosso il copriletto.
15
Dopo due settimane di viaggi ininterrotti, chiam Tona. Aveva accettato di passare il fine
settimana con lui. Era una cosa del tutto inedita, continuava a rifiutare qualunque programma
implicasse luso del suo appartamento. Non si era mostrata entusiasta, ma alla fine aveva detto di s.
Dopo averle parlato, Rafael si era sentito contento, anche se un po infastidito. Trovava ridicola quella
sua resistenza ad accoglierlo in casa sua. Era unabitazione modesta, senza niente di speciale, non si
capiva come mai per lei dovesse essere sacra. Per lui, invece, era importante non andare in albergo.
Dopo tutta la settimana in stanze impersonali, desiderava potersi muovere a suo piacimento mentre
stava con una ragazza.
Il tempo era passato in fretta grazie al lavoro. Occupato dai viaggi e dai carichi aveva avuto
poche opportunit di pensare alla sua nuova vita di separato. Solo ogni tanto si ricordava che non cera
nessuno ad aspettarlo da nessuna parte, a casa sua non poteva tornare. Questo gli dava una strana
sensazione, a met strada fra il sollievo e un lontano smarrimento. Aveva deciso di non dire niente a
Tona della separazione, per evitare qualunque cambiamento fra loro. Era pi pratico che le cose
rimanessero come stavano.
Compr diversi cibi in scatola e qualche bottiglia di vino prima di andare a casa sua. Lei lo
ricevette assonnata, con i capelli in disordine, si era addormentata guardando la televisione. La trov
bella, nel suo attillato maglione nero, in pantaloni. Pos i sacchetti sul tavolo. Lei non mostr nessuna
gioia nel vedere le provviste.
 Ceniamo qui?  chiese.
 Sar pi intimo.
 Pensavo che saremmo usciti, non mi va di cucinare.
 Per questo ho portato delle cose.
Lei osserv i suoi acquisti con occhio critico.
 No, con questo non si mette insieme una cena.
Rafael allarg le braccia, conciliante. Non era il caso di discutere oltre, lavrebbe invitata in un
buon ristorante, magari italiano, a lei piaceva la cucina italiana. Aveva pensato alla possibilit di
cucinare qualcosa di veloce e rimanere in casa a mangiare senza fretta, bevendo vino, un bicchierino di
cognac per finire, qualche chiacchiera. Ma Tona non era il tipo di donna che stende una bella tovaglia
sul tavolo e si mette a chiacchierare. Non avrebbe mai fatto una cosa del genere.
 E questo cos?
 La mia roba sporca.
Lei annu, rigida. Rafael non os chiederle di riempire la lavatrice con le sue camicie, si limit a
suggerirle di fare un caff. La vide andare in cucina ed ebbe limpressione di essere un ospite
indesiderato. Si sedette davanti al televisore. La trasmissione che non aveva tenuto desta lattenzione di
Tona era una zuccherosa serie televisiva damore. Rimase a fissare le immagini come un sonnambulo.
Tona entr, pos il vassoio sul tavolo, si sedette accanto a lui e rimase per un attimo a guardare.
 Sempre la stessa storia. Alla fine lei riesce a ottenere quello che vuole, ma prima deve soffrire
come un cane.
Lui si mise a ridere.
 E tu cosa vuoi ottenere?
 Non capisco cosa vuoi dire.
 Be, c gente che vorrebbe avere una casa in campagna, o sposarsi, o...
Lei rimase per un attimo assorta.
 Io non voglio niente. Magari fare un viaggio in Italia, vedere le chiese e i musei. Una mia
collega c stata in viaggio di nozze.
 E mangiare nei ristoranti italiani  scherz lui.
 S, spaghetti e pizza . Lei sembr rianimarsi di colpo.  Sai perch mi piace tanto la cucina
italiana? Per un po ho vissuto con uno che lavorava in un ristorante italiano. Il sabato sera portava a
casa i piatti che erano avanzati. Le lasagne erano il meglio.
Rafael la ascolt perplesso. Forse non sarebbe mai arrivato a scoprire con quanti uomini avesse
vissuto Tona. Fece uno sforzo per nascondere la sua curiosit e la sorpresa che gli era affiorata sulla
faccia. Con un sorriso, chiese:
 E non  andata bene?
Lei finse di non capire.
 Col tipo del ristorante italiano, dico.
Tona si scompigli i capelli con le mani.
 Ah, no, non  durato niente! Lui non era di Tarragona e si  stufato subito di buttar via pi di
met dello stipendio nellaffitto.
Bevvero contemporaneamente. Rafael cercava il modo di farsi raccontare qualcosaltro di
quella relazione. Conosceva abbastanza bene Tona per sapere che avrebbe cercato di eludere le sue
domande o si sarebbe offesa. Ma era inutile cercare metodi diplomatici che nessuno gli aveva
insegnato.
 Con quanti uomini hai vissuto?
Lei lo guard come se volesse prenderlo in giro, poi torn seria, scosse le spalle:
 Che ne so! Tanti. Quando non hai una casa tua, ti fa sempre piacere stare con qualcuno. E poi,
la gente dice che per una donna  meglio.
Lui era attento a ogni sua parola, non riusciva a nascondere linteresse che provava. Annu. Lei
distolse lo sguardo, come se non valesse la pena di parlarne, bevve il caff, annoiata.
 Finch non capisci come funzionano le cose  disse,  e allora di sicuro ti passa la voglia.
 Non capisco.
Tona si alz ridendo, and a mettere della musica, poi gli si avvicin con aria di rimprovero.
 Tu passi tanto di quel tempo sul camion che il mondo non lo vedi nemmeno, vero?
Rafael si offese.
 Quello che pensi tu non posso certo saperlo, n sul camion n fuori dal camion.
 Be,  molto semplice. La sostanza  che ciascuno pensa solo per s. Cos vai a stare con uno
e finisce che gli dai tutto il tuo stipendio e in pi gli fai anche da serva.
Lui cambi posizione sul divano, inquieto.
 Questo se vivi con un morto di fame. Mia moglie sta benissimo e non fa affatto la serva.
 Perch non ti vede mai!  concluse lei trionfalmente.
 Questo tu non puoi saperlo.
Tona si alz, si lisci il maglione e scosse via qualche granello di zucchero.
 Non discutiamo di queste cose, ciascuno vive come gli pare. Che ne dici se usciamo? Sono
stufa di starmene chiusa qui dentro.
Di colpo lo guard in faccia.
 E tu cosa vuoi per il tuo futuro?
Rafael cerc qualche risposta impertinente che la ferisse, ma ci rinunci.
 Non so. Potermi permettere una bella macchina straniera.
 Per continuare a guidare? Sei proprio matto!
La guard con ostilit. Lei lo tir per la manica, amichevole e giocherellona.
 Su, andiamo! Non ti arrabbierai per una sciocchezza, vero?
Durante la cena fu loquace e divertente. Gli raccont un mucchio di aneddoti dellautogrill. Il
suo umorismo era tagliente come il suo modo di vedere la vita, ritraeva con cattiveria i suoi colleghi, il
suo capo. Rafael rideva. Si rese conto che da tempo non stava cos bene, pens che sarebbe stato bello
trovarla sempre con quella disposizione danimo, non doversi scontrare con la sua indifferenza, con il
risentimento sempre pronto a pungere dietro le parole. Bevvero un paio di bottiglie di vino che resero
ancora pi euforica la serata. Fu lei a proporre di tornare a casa. Lo fecero a piedi, sottobraccio, ridendo
ancora.
Appena varcata la soglia, lei si tolse il maglione. Poi si slacci i pantaloni e li lasci cadere a
terra. Rafael sorrideva. La guard con attenzione, nuda, le linee della figura sul punto di essere sfumate
dallet. Lei lo prese per mano e non lo lasci entrare in camera, deviando i suoi passi verso il bagno.
Lui le chiedeva cosa volesse, divertito, ma lei non rispondeva, canticchiava sottovoce, togliendogli i
vestiti con gesti precisi. Quando fu nudo anche lui, lo baci sul petto, sulle braccia, gli pass le mani
lungo i fianchi, dallalto in basso, abbassandosi fino ad arrivare ai piedi. Lui la osservava leggermente
imbarazzato, con un sorriso vuoto. Poi lei appiccic il suo corpo al suo. Rafael si eccit, sent lalito
caldo e pulito di Tona. Si butt su di lei, la baci dietro le orecchie. Sentiva freddo ai piedi, nudi sulle
piastrelle. Lei si liber dallabbraccio, si chin in un angolo del bagno e accese una piccola stufa a
ventola, che part con un lieve ronzio. Poi si avvicin al bid e apr il rubinetto dellacqua calda. Lo
riemp, controll la temperatura. Rafael aveva smesso di fare domande, la osservava curioso, dimentico
ormai della sensazione attanagliante di trovarsi nudo in quello spazio vuoto, con una grande erezione.
Lei lo prese di nuovo per mano e lo fece sedere sul bid. Lacqua calda trabocc e cadde a terra. Allora,
sorridendo, si mise a cavalcioni su di lui. Rafael lanci un debole gemito di piacere, che rimase
soffocato dal ronzio della piccola stufa.
Giacevano sul letto, stanchi. Tona si alz, mise la sveglia imprecando a voce bassa.
 Cosa fai?
 La maledetta sveglia.
Rafael non capiva.
 Domani entro alle otto.
Si sedette sul letto, accese la luce e la guard mezzo addormentato.
 Ho il turno di domenica, non te lavevo detto?
I muscoli della faccia gli si contrassero.
 No, non mi avevi detto niente.
Lei si ridistese, si mise da una parte e sistem bene il lenzuolo, preparandosi a dormire. Lui
rimaneva rigido.
 E io?
Tona gir leggermente la faccia, parl come se nella sua voce si fosse accumulato un sonno
infinito.
 Puoi rimanere qui. In frigo c da mangiare.
Rafael si scopr bruscamente.
 Non ti pare che avresti potuto dirmelo?
 Me ne sono dimenticata.
Lui si alz dal letto, passeggi per la stanza in preda alla rabbia. Si piazz accanto a Tona, che
era rimasta nella stessa posizione.
 Ma non potevi cambiare turno? Io non sono qui tutti i giorni.
Lei si tir su con aria rassegnata, lo guard.
 No, non potevo. Non posso cambiare turno quando pare a te.
Rafael grid:
 Credevo che ne avessi voglia anche tu!
Lei salt gi dal letto, lo affront.
 Non gridare! Sei a casa mia, non gridare mai pi in casa mia!
Rafael strapp bruscamente il copriletto, se lo avvolse intorno al corpo e usc dalla stanza. Nel
soggiorno faceva freddo. Si sedette sul divano. Cerc le sigarette con furia. Dopo un attimo, entr Tona
con addosso una vecchia vestaglia.
 Senti, non  il caso di prendersela. Non ho detto che devi andartene. Puoi farti qualcosa da
mangiare e passare una giornata tranquilla, non  cos complicato.
Lui non rispose. Accese il televisore e tolse il volume. Rimase a guardare lo schermo aspirando
il fumo. Sent la voce di lei, impassibile e atona:
 Vado a dormire, domani sar stanca morta.
Vide senza voltarsi che lei si allontanava, sent la porta della camera da letto che si richiudeva.
Rimase l, senza sapere che cosa stesse aspettando, fumando con movimenti compulsivi. Tona non
torn. Dopo due ore si sent intirizzito ed esausto. Schiacci lultimo mozzicone nel posacenere
traboccante e si prepar a dormire sul divano.
Il mattino dopo non la sent uscire. And in camera nella stupida speranza che lei fosse a letto,
ma trov solo un mucchio di lenzuola sconvolte. Fece una doccia, la vista del bid lo fece rabbrividire.
Si prepar un caff in cucina. Trov sul marmo una scatola di biscotti. Apr la credenza. Pentole
malconce e tazze sbreccate si mescolavano alla rinfusa con cibi in scatola e pacchetti di riso. Poi fece il
giro delle stanze, ispezion cassetti e armadi. Si stup di quanto poco possedesse Tona. Era molto
diversa dalle altre donne. Sembrava che non le interessasse accumulare tovaglie ben stirate,
asciugamani colorati. Forse quel che guadagnava non le bastava per comprare niente. Lui non aveva
nessuna idea di quanto potessero costare delle lenzuola o una tovaglia, ma non doveva essere per una
questione di soldi che Tona non ne aveva. Di sicuro certe cose non avevano importanza per lei. Non
conservava nemmeno ricordi, fotografie. Apr le finestre. Cadeva una pioggia sottile. Quella era una
casa squallida, proprio come ci si poteva aspettare da una donna incapace di rendersi gradevole. Era
stato stupido da parte sua aspettarsi un fine settimana intimo, cene romantiche con i fiori sulla tavola.
Se ci avesse tenuto anche lei, avrebbe potuto cambiare quel maledetto turno. Si sedette nel minuscolo
soggiorno e accese lultima sigaretta del pacchetto. Forse la storia del lavoro non era nemmeno vera.
Magari Tona aveva un appuntamento con uno degli innumerevoli uomini che affollavano la sua vita.
Osserv le sedie di abete da due soldi, il tavolo rotondo che pendeva leggermente da una parte.
Nessuna donna gli aveva mai fatto una cosa simile. Il suo arrivo era sempre atteso con ansia, con
entusiasmo. Tutte sapevano che ritagliarsi un fine settimana libero non era facile per un camionista,
soprattutto se aveva una famiglia. Si ricord di non avere pi una famiglia. Torn a guardarsi intorno.
Perfino il suo nuovo appartamento era meglio di quel luogo inospitale che lei sembrava considerare una
reggia. Si sent ridicolo, abbandonato l in mezzo a quella stanza vuota. Prese il telefono, se non altro si
sarebbe tolto qualche dubbio. Una voce duomo, ritagliata sui rumori di fondo del bar, gli rispose
sgarbatamente.
 Tona? Senta, io non lo so se c Tona. Ho da fare. Perch non chiama pi tardi?
Ci riprov, ma rispose la stessa voce. Mise gi senza dir niente, butt la cicca sul pavimento e
la schiacci col tacco. Sent farsi strada dentro di s una collera cieca. Non sarebbe rimasto oltre l
dentro a fare la figura del cretino. Prese la borsa con la roba sporca e usc sbattendo la porta.
Cammin per le strade. Era ancora presto. Incroci poche persone col giornale sotto il braccio.
Dopo qualche momento di dubbio, si decise. Prendere il camion non sarebbe stato difficile. Il
guardiano lo conosceva e non avrebbe fatto difficolt. Si incammin verso il deposito.
Mentre raggiungeva lautostrada la sua rabbia si dissipava. Torn a impelagarsi in un mare di
dubbi. Se poi lei era veramente al lavoro e lo vedeva comparire, sarebbe andata su tutte le furie. Era pi
prudente non parcheggiare davanti alla porta, verificare da lontano se si trovava l.
Cerano parecchie macchine nellarea di servizio. Lasci il camion in una zona un po discosta.
Aspett senza sapere cosa. Scese dopo qualche minuto, si avvi verso il bar. Si tenne a distanza, ma
abbastanza vicino da poter scorgere la faccia della cameriera dietro il bancone. Rimase immobile, a
scrutare con la massima attenzione. Non sembrava che Tona ci fosse. Per poteva essere in cucina,
poteva servire ai tavoli. A un tratto si sent osservato. Una coppia che scendeva da una macchina lo
guard. Si gir e torn sul camion. Non sapeva nemmeno lui che cosa stesse facendo l, a spiare come
un ladro. Doveva andarsene subito, cominciava a essere tutto troppo assurdo. Mise in moto e ingran la
marcia indietro, esit ancora. In questo modo, per, se ne sarebbe andato senza sapere niente, e senza
una certezza non avrebbe potuto prendere una decisione riguardo a Tona. Spense di nuovo il motore.
Torn verso il bar. Nessuno poteva impedirgli di prendere un caff dove voleva. Quando spinse la porta
a vetri i suoi occhi cercarono Tona fra le ragazze in uniforme. Non la trov. Prese posto su uno
sgabello e ordin. Ogni volta che si apriva la porta della cucina cercava di capire chi ci fosse
allinterno. Vide un paio di cameriere, ma la chiusura a molla era cos rapida che non era in grado di
distinguerle. Bevve il suo caff senza capire quello che faceva. Era solo questione di aspettare. Eppure,
se fosse saltata fuori lei, non avrebbe saputo cosa dirle, come giustificare la sua presenza. Chiam un
cameriere indaffarato.
 Non c Tona?
 Tona? No, Tona aveva il fine settimana libero.
 Sei sicuro?
Il ragazzo lo guard interdetto.
 S. Desidera qualcosa?
Lui fece un gesto con la mano, abbozz un sorriso.
 No, solo salutarla.
16
La prima domenica che and a prendere le figlie ebbe limpressione di essere espulso dalla sua
stessa casa. Si era immaginato che Mercedes gli avrebbe aperto e lavrebbe fatto entrare, e invece si
limit a rispondergli al citofono dicendo che le bambine stavano scendendo. Aspett sul marciapiede
che conosceva cos bene, a disagio, temendo di essere visto da qualche vicino. Decise di camminare su
e gi fino allangolo. Poco dopo vide uscire le sue figlie, disorientate e circospette, come se cercassero
qualcosa di straordinario con lo sguardo, come se quel luogo fosse improvvisamente diventato estraneo
anche a loro. Le raggiunse e le abbracci. Constat con sorpresa che erano cresciute in cos poco
tempo. Vide che si mostravano caute e timide. Raquel gli fece vedere uno zainetto.
 Qui abbiamo dei maglioni di ricambio.
 Se per caso ci sporchiamo  aggiunse Silvia.
Le prese tutte e due per mano e cominciarono a camminare. Stavano zitte. Era presto per
passeggiare.
 Credo che per prima cosa dovremmo fare colazione  disse, affrontando il primo punto del
programma che aveva in mente.
 Ma noi abbiamo gi fatto colazione  rispose Raquel.
 S, ma non con i dolci e la cioccolata calda.
Presero la metropolitana. Le port in una buona pasticceria del centro. Si sedettero accanto alla
vetrina. Le bambine guardavano un colombo sporco che becchettava un pezzo di pane in strada.
Vollero torta alla panna e cioccolata.
 Poi vi porto a casa mia.
Raquel si strofinava un tovagliolino di carta sulla bocca.
 La mamma dice che tu una casa non ce lhai.
 S che ce lho.
 Dice che non hai quasi niente.
 Questo  vero.
 Per questo non possiamo stare tanto con te, perch non hai neanche i letti per dormire.
Silvia diede unevidente gomitata alla sorella pi piccola. Rafael chiam il cameriere, seccato.
Non si era aspettato di dover smentire Mercedes davanti alle bambine.
 Vostra madre dice tante sciocchezze.
Rimasero zitte.
 Tutto quel che c a casa vostra lho comprato io con i miei soldi. Ho lavorato per
guadagnarli. E anche adesso do dei soldi a vostra madre per farvi star bene. Per questo non ci sono
tante cose in casa mia.
Guard le bambine soffocando lindignazione. Non era sicuro che avessero capito. Raquel
lasciava vagare lo sguardo tuttintorno, sbadigli.
Andarono in un parco. Laria del mattino era ancora umida. Si sedettero su una panchina.
Rafael osserv la gente. Non aveva mai passato una domenica mattina al parco. Cerano lettori di
giornali in giacca e cravatta, coppie con bambini piccoli, vecchi immobili. Ebbe limpressione che tutti
lo guardassero come un intruso. Si era immaginato che non appena fossero arrivati l le bambine si
sarebbero messe a giocare, ma loro non si mossero dal suo fianco. Se ne stavano sedute dondolando le
gambe e si guardavano intorno senza il minimo interesse.
 Non vi va di giocare?
 A cosa?
Non gli era mai venuto in mente che i bambini dovessero giocare a qualcosa in particolare.
 Non so, potete correre un po.
Alzarono le spalle.
 Non c nessuno  disse Raquel.
 Cosa fate quando uscite con la mamma?
Si attardarono a cercare una risposta.
 Andiamo nei negozi, facciamo merenda. Di solito usciamo con Pili e la sua bambina.
 E non giocate?
Silvia si gir verso suo padre. Non capiva perch dovesse spiegargli cose tanto semplici.
 Ma noi giochiamo sempre nei giardini sotto casa. L ci sono tutte le nostre amiche. Non ti
ricordi, pap?
Lui annu, confuso. Probabilmente non cera niente da fare al riguardo. Non poteva mica
rimanere seduto davanti a casa sua per far giocare le bambine. Una giovane signora con un passeggino
si sedette accanto a loro. Silvia e Raquel si interessarono subito al bambino, che sorrideva. Gli fecero
gesti e moine.
La madre si volt verso Rafael e osserv con naturalezza:
  un bambino che sta bene con tutti, si lascia prendere in braccio da chiunque.
Lui non seppe cosa rispondere, sorrise stupidamente.
 Sono sue, le bambine?
 S.
 Sono carinissime.
Lui accavall le gambe, a disagio. Le sue figlie si erano alzate e circondavano il beb
toccandogli le mani, le scarpette, cercando di farlo ridere.
 Anche mio marito ed io vorremmo avere una femminuccia. Le bambine sono pi affettuose.
Lei ha altri figli?
 No, no  rispose, imbarazzato.
Non che non volesse essere gentile, solo che mancava completamente di argomenti per quel
genere di occasioni. Si chin sul beb e lo osserv come se fosse una merce.
 Anche il suo  molto bello  riusc a dire dopo un po.
 Tutti dicono che  molto grande per la sua et.
Rafael tir fuori una sigaretta. Laccese, domandandosi quanto dovesse durare ancora quella
conversazione. Allimprovviso il bambino si accorse di lui e lanci uno strillo di gioia tendendo le
braccine. Le bambine ne furono felici.
 Guarda, pap, vuole venirti in braccio!
Lui rimase perplesso, mentre il beb gli sorrideva e gorgogliava per attirare la sua attenzione.
 Digli qualcosa, pap, di!
Cerc di sorridere, prese la mano minuscola e la scosse goffamente. Si alz.
 Adesso dobbiamo andare.
Le bambine protestarono un po, ci misero uninfinit di tempo a staccarsi di l. Lui salut la
signora con un gesto breve, lei baci affettuosamente le bambine.
Arrivarono al ristorante cos presto che non cerano altri avventori. Occuparono un tavolo ad
angolo. Le bambine si lasciarono cadere pesantemente sulle sedie. Dopo aver girato per le strade tutta
la mattina, anche lui era esausto.
Scegliere sul menu fu complicato. Lesse la lista dei piatti pi volte. Le bambine li rifiutavano
quasi tutti, si facevano spiegare quelli che non conoscevano, si distraevano e lo costringevano a
ricominciare da capo. Finirono per ordinare una bistecca. Raquel non era capace di tagliare la carne da
sola, quindi dovette intervenire lui. Nel frattempo Silvia dilaniava la sua con gesti bruschi che facevano
temere per i bicchieri pieni dacqua. Decise di aiutare anche lei. Quando ebbe finito e pot occuparsi di
se stesso, il suo piatto era gelato.
Le bambine mangiavano senza appetito, giocherellavano con i pezzi di carne, appoggiavano i
gomiti sul tavolo. Si accorse che alla piccola si chiudevano gli occhi. Ordin un caff a tutta velocit.
Quando si alzarono per andarsene, la maggior parte dei clienti era a met del pranzo. Si sent di nuovo
osservato mentre aiutava le bambine a mettersi il cappotto, e anche mentre spingeva Raquel insonnolita
verso la porta.
 Adesso andiamo a casa mia  disse.
Quando entrarono, non ricordava dove fossero gli interruttori della luce. Le bambine
guardarono la casa come se ne avessero paura. Non vollero separarsi da lui, rimasero incollate al suo
fianco. Le port a visitare lesigua superficie, mostr loro la camera da letto.
  vero che non ci sono dei letti per noi  osserv Silvia.
 Per c il televisore.
  molto piccolo.
 Basta e avanza.
Le sistem sul divano, scelse un programma per bambini e and in bagno. Si lav la faccia con
lacqua fredda, si guard a lungo allo specchio come se avesse difficolt a riconoscersi. Tornando in
soggiorno, vide con sollievo che le bambine erano assorbite dalle immagini. Aveva voglia di bere
qualcosa, ma non si era ricordato di comprare del whisky. Si avvicin alla finestra e si accese una
sigaretta. Lunica vista era un muro di separazione. Al di l cera un altro condominio. Sent dei rumori
di clacson. Stava venendo buio. Su un balcone un pappagallo lanciava delle strida. Non aveva pi
chiamato Tona. Erano passate due settimane da quella notte a casa sua. Silenzio assoluto. Ma si era
trattato di un fatto troppo grave per far finta di niente. Lavrebbe chiamata pi avanti, una sola volta,
solo per dirle che sapeva di essere stato ingannato. Non poteva fargliela passare liscia, manco fosse uno
stupido. Raquel lo tir per una gamba dei pantaloni.
 Pap, ho fame.
 Fame?
La bambina fece di s con la testa. Silvia, dal divano, esclam con convinzione:
 Non abbiamo ancora fatto merenda!
La necessit di una merenda non gli era neanche passata per la testa al momento di pianificare
quella domenica. In casa non cera assolutamente niente da mangiare. Si pieg davanti a Raquel:
 Hai proprio tanta tanta fame?
La bambina lo guard con gli occhi spalancati, non capiva.
 Va bene, vado a comprare qualcosa, credo che ci sia una pasticceria qui vicino . Alz il dito
con severit.  Ma non aprite a nessuno, intesi? Non toccate le prese della luce e non avvicinatevi alla
finestra.
 Cosa possiamo fare?  chiese la piccola.
 Niente!  disse lui, con la massima energia.
Scese con lascensore sentendosi inquieto. Lungo la strada, affrett il passo. Compr delle
paste, chiese una bottiglia di whisky. Avevano solo dello spumante, ma bere qualcosa gli pareva
urgente. Quando torn, le bambine erano sedute esattamente come le aveva lasciate.
Si vers dello spumante in cucina. Cera poca luce. I piani di marmo si stendevano gelidi. Un
tavolino era coperto di tela cerata a fiori. Apr il frigo. Qualcuno vi aveva appiccicato un autoadesivo
con un panda che sorrideva. Di sicuro linquilino precedente aveva disseminato altri segni del suo
passaggio in tutta la casa.
Raquel si avvicin con le mani sporche di marmellata. Lui la port in bagno e la aiut a lavarsi.
 Perch bevi lo spumante?
 Ne avevo voglia.
  il tuo compleanno?
 No! Ma non c bisogno che sia il compleanno di qualcuno per bere dello spumante.
 La mamma dice che ci sar spumante per tutti il giorno che apriranno il negozio.
Guard la bambina, le tenne il mento con le dita per vederla bene negli occhi.
 Quale negozio?
 La mamma e Pili mettono su un negozio. Pili verr a stare da noi e cos Elena sar la nostra
nuova sorellina.
Rafael chiam Silvia. Fece altre domande, ma non riusc a ricavarne molto altro. Non aveva
previsto una cosa del genere. Si era immaginato che qualcuno potesse mettersi con Mercedes,
usurpando il suo posto accanto alle figlie. Aveva perfino pensato a cosa avrebbe fatto in quella
circostanza. Ma non gli era mai passato per la testa che sua moglie potesse dividere la casa con la sua
migliore amica, aprire un negozio e farsi una nuova vita come una ragazza giovane. Si domand se
questo fosse un bene o un male. Non riusc a darsi una risposta. Pili aveva lasciato suo marito?
 Pap, i cartoni animati sono gi finiti. Adesso dove andiamo?
 Da nessuna parte.
 Hai dei giochi?
 No.
 Nemmeno il gioco delloca?
 No.
 E allora non so cosa possiamo fare.
 Ma dovete proprio fare sempre qualcosa? Non potete riposarvi, chiacchierare un po dei fatti
vostri?
Aveva alzato la voce. Le bambine lo guardavano spaventate, come se non lavessero mai visto
arrabbiato. Cerc di ammorbidirsi:
 Be, la prossima volta che verrete ci sar qualche sorpresa.
Raquel ebbe la forza di sorridere un po. Silvia guardava il pavimento.
Quando le lasci sul portone di casa, aveva la sensazione che fosse stato tutto molto complicato.
Era nervoso. Si sent sollevato quando si ritrov a camminare da solo. La voce di Mercedes al citofono
gli era suonata diversa, come quella di unestranea.
17
A poco a poco i chilometri cominciarono a sembrargli pi leggeri. La compagnia maschile pi
desiderabile, quando si fermava nei bar lungo le strade. Parlavano di calcio. Lo divertivano gli scherzi e
le battute. Respirava di nuovo con gioia laria di libert. Era di buon umore. Dopo un buon pranzo, gli
piaceva raccontare che si era separato. Allora i colleghi lo prendevano a pacche sulle spalle, si
congratulavano con lui. In un mondo di uomini le cose sembravano pi facili, non cera bisogno di
spiegare, di giustificare niente. La calda comodit dei rapporti fra persone dello stesso sesso gli parve la
cosa pi piacevole che avesse mai provato.
Ma la maggior parte dei colleghi avevano una moglie che li aspettava a casa. Per loro era pi
facile scherzare. Uno beve, bestemmia e ride, sale al piano di sopra con una puttana, ma poi il sabato e
la domenica sua moglie gli fa da mangiare e gli lava la roba mentre lui se ne sta seduto in poltrona.
Adela lo chiam alla ditta. Si aspettava qualcosa di simile, ed era curioso, quindi la richiam da
un albergo. La ragazza aveva una scusa: una volta Rafael aveva dimenticato a casa sua un accendino
dargento.
 Me lavevi regalato tu.
 Per  tuo.
Protest debolmente quando lui insistette che poteva tenerselo. In questo modo escludeva la
possibilit di rivederla. Farlo sarebbe stata una sciocchezza. Eppure, non era arrabbiato perch lei
aveva chiamato, non si sentiva pi col fiato sul collo. Sapeva che quella non sarebbe stata lultima volta
che avrebbe trovato un suo messaggio in ditta, che qualunque motivo sarebbe stato buono: un
accendino, una richiesta di notizie, degli auguri. Non riceveva molte telefonate. Si era aspettato che
Mercedes lavrebbe chiamato qualche volta per consultarlo sulla separazione, per informarlo sulle
bambine. Ma non laveva fatto. Aveva creduto che Tona desse segni di vita, dopo un po. Passata
qualche settimana, loffesa era sfumata. Forse cera qualche spiegazione per la sua fuga di quella
domenica. Lanciarle delle maledizioni col pensiero era diventato un gioco senza senso. Una sera, dopo
cena, si decise a chiamarla. Lei era in casa e parve perfino contenta di sentirlo. Avrebbe voluto
rimproverarla subito, chiederle dove fosse stata quella domenica. Eppure evit qualunque discussione.
 Questo fine settimana potremmo vederci  disse.
Lei rimase zitta un istante, e allora Rafael, contravvenendo ai suoi piani, e a tutto quanto si era
prefisso, chiar:
 Posso venire quando vuoi perch mi sono separato da mia moglie.
Tona reag con un nuovo silenzio, poi se ne usc con una risatina lieve e musicale che lui non
seppe come interpretare.
 Va bene.
 Vengo questo fine settimana, se sei daccordo.
 S, puoi venire.
 Non avrai mica dei turni straordinari?
Lei non colse il tono allusivo della domanda e rispose con indifferenza:
 No, credo di no.
Riattacc, soddisfatto. Tona non sarebbe mai stata una delle solite fidanzate, innamorate e
affettuose, ma anche lui era cambiato. Adesso era un separato che passava gli alimenti alla moglie.
Pens alle bambine. Poteva fare ben poco per loro portandole la domenica in un ridicolo appartamento
vuoto.
Il giorno dopo si incontr con Luis a El ngel, un ristorante della Nazionale 6, vicino a
Tordesillas. Era un appuntamento a lungo rimandato, per via di ripetuti cambiamenti di itinerario. Si
mostr di ottimo umore: il marito abbandonato e amareggiato aggrappato alla bottiglia doveva
rimanere un ricordo.
Pioveva forte. I camionisti si fermavano sul piazzale ed entravano nel bar di corsa, coprendosi
la testa e le spalle con teli di plastica o giornali. Ce nerano che gridavano selvaggiamente e ridevano. I
vetri di El ngel erano appannati, gli avventori cercavano di pulirli con la manica, ma riuscivano a
malapena ad aprire dei fori circolari da cui si vedeva ben poco.
Rafael arriv per primo. Prese un vermut mentre aspettava lamico. Aveva i capelli umidi
appiccicati alla fronte. Il riscaldamento era intenso e piacevole. Assisteva sorridendo alle corse dei
camionisti sotto la pioggia, alle loro esclamazioni di sollievo nel trovarsi in salvo, al coperto. Nellaria
cera un profumo intenso di cucina alla buona. La padrona spargeva segatura sul pavimento infangato.
Si sent vagamente spossato, ma protetto, nel suo ambiente. Quando fosse arrivato Luis, il cameriere
avrebbe posato davanti a loro due bei piatti caldi, una caraffa di vino. Poi sarebbero venuti i caff, le
chiacchiere. Aveva smesso di andare con tante donne. Se ne rese conto di colpo, con la chiarezza di
uno sprazzo di luce. Forse si era stufato.
Luis arriv con il maglione gocciolante. Non era riuscito a parcheggiare vicino al bar. Risero.
Rafael lo convinse a dare i vestiti bagnati alla padrona, che li avrebbe messi ad asciugare in cucina.
Nella vasta sala risuonava un gran vociare, il rumore dei cucchiai dentro i piatti. Luis immerse il suo
nella minestra densa.
 Si parla di fare sciopero mercoled. Per il collega ucciso ad Almazn.
 Io non posso. Mi servono pi soldi di prima. Hai saputo qualcosa di Mercedes?
 Quel che ti hanno detto le bambine  vero.
 Mette su un negozio?
Luis cominci a parlare lentamente, con gli occhi fissi sul piatto:
 Con Pili. Un negozio di abbigliamento per bambini, vicino a casa vostra. Emilia le ha viste
laltro giorno. Sono gi riuscite a convincerla a comprare da loro i maglioni dei ragazzi. Sembra che ci
sappiano fare.
Rafael abbozz un gesto affermativo con la bocca piena.
 Ed  vero che vivono insieme.
Luis alz gli occhi verso Rafael e lo vide finire la minestra con gesti meccanici. Il cameriere
port le bistecche.
 Anche Pili ha lasciato il marito. Credo che abbiano venduto lappartamento. Lui  andato a
stare da unaltra parte. Con i soldi della vendita hanno preso il negozio e adesso abitano tutte e due a
casa tua.
Rafael mastic pi lentamente, parl fra i denti:
 Che grandi troie. Soprattutto Mercedes. In questo modo, lunico a non vedere un soldo sono
io.
Scost bruscamente un pezzo di pane.
 Magari un avvocato pu fare qualcosa  tent Luis.
 Ci prover. Gli rompo le uova nel paniere alle signore.
Fece una risata cinica, vers dellaltro vino. Luis rimase zitto, si fece serio.
 Rafael, sembra che tu non ti renda conto.
 Di cosa?
 Mercedes va in giro a dire che sei uno stronzo, che hai avuto quello che meritavi e che prima
o poi si mettono in casa due uomini come si deve.
Un velo invisibile si sollev di colpo dai tratti di Rafael. Di colpo la sua faccia parve nuda.
Sbatt le palpebre, cerc le sigarette con un gesto automatico. La padrona si avvicin per prendere le
ordinazioni del dolce. Cantilen allegramente:
 Abbiamo crme caramel, pesche sciroppate...
 Due caff e basta  la interruppe Luis.  Forse ho fatto male a dirtelo, ma ormai lo sanno tutti.
E poi credevo che tu te lo aspettassi.
 Be, no  disse a voce bassa.  Torno subito.
Si diresse verso il bagno. Si guard a lungo nello specchio. Pass un dito sulla barba che stava
ricominciando a crescere. Entr nel gabinetto, chiuse la porta. Un sudore freddo lo copr dalla testa ai
piedi, sent che stava per vomitare. Ud la voce di Luis, che lo chiamava preoccupato.
 Rafael, sei l?
Apr la porta. Luis gli si avvicin, lo prese per le spalle.
 Non ti senti bene?
Tent inutili parole di sorpresa che volevano essere di consolazione. Lo trascin fino al
lavandino, lo fece chinare e, aperto il rubinetto dellacqua fredda, gli bagn la faccia pi volte.
Rimasero cos per un pezzo. Poi Rafael si alz, di nuovo padrone di s, cerc qualcosa con cui
asciugarsi. Luis gli tese il suo fazzoletto, prima che usasse un asciugamano sporco. Era pallido, gli
occhi persi dietro una nebbia.
 Si  sentito poco bene  spieg Luis alla padrona quando tornarono al tavolo.
Presero il caff in silenzio.
 E adesso come faccio a lasciarti salire sul camion?
 Sto bene.
Luis appallottol la carta della zolletta di zucchero, scontento.
 Sono cose della vita, Rafael. Sembra impossibile che ti giungano nuove, con lesperienza che
hai...
 Mi piacerebbe sapere se  vero che si portano degli uomini in casa.
 Ma a te che te ne frega, adesso? Siete separati, lasciala in pace.
 La gente si far pure delle domande. Passi la vita con una e poi...
Non aveva smesso di piovere. Molti camionisti se ne stavano gi andando. Pagarono il conto.
Rafael si alz. Luis lo segu raccomandandogli prudenza.
 Se senti di nuovo nausea, fermati subito.
Rafael sorrise, lo salut dal finestrino con la mano. Per terra si erano formate grandi
pozzanghere.
Si sbarazz del nuovo appartamento non appena ebbe un fine settimana libero. Fu facile, non
aveva ancora niente di suo. Prese il televisore e recuper la cauzione. Se qualche domenica doveva
vedere le bambine, poteva portarle a pranzo fuori e poi al cinema. Non aveva certo bisogno di quel
ridicolo appartamento senza letti.
18
Tona ascolt la sua storia bevendo di tanto in tanto brevi sorsi di whisky allungato con acqua.
Lui cerc di non caricare le tinte. Raccont con cinismo disincantato, sullorlo dello scherzo di cattivo
gusto. Ci furono dei momenti in cui temeva che si mettesse a ridere. Immaginava che per una donna
non fosse niente di troppo grave, una moglie che esprime tutto il suo risentimento, un marito deluso,
niente che non avesse gi visto o immaginato nel corso della sua vita, delle sue innumerevoli
convivenze.
 Noi donne siamo matte  disse.  Siamo tutti matti  aggiunse poi.
 Ho parlato con un avvocato, per vedere se posso buttarle fuori di casa, ma dice che  difficile,
una causa complicata, mi costerebbe un mucchio di soldi.
Lei inarc le sopracciglia comprensiva.
 Immagino di s.
 Quello che posso fare  passarle qualcosa in meno quando avranno aperto il negozio.
Tona era colpita dalla questione del negozio. Vivere con una donna e avere un negozio forse
non le pareva una cattiva idea. Per rimaneva in silenzio, non aveva granch da dire, solo osservazioni
vaghe, del tipo costa tantissimo mantenere un negozio. Lo guard negli occhi con franchezza.
 Faresti meglio a dimenticarti della faccenda.
Dimenticare sarebbe stato facile per lei, doveva essere unesperta. Dimenticare le cose
addirittura mentre stavano succedendo. Non gli aveva nemmeno chiesto dove abitasse, che cosa
pensasse di fare. Glielo disse lui.
 Credo che per un po rimarr qui, a Tarragona.
Gli occhi di lei evitarono i suoi. Rispose con un mugolio.
  un posto dove non si sta male.
 Cos potremo vederci pi spesso.
Lei non rispose. Si alz e spar nella cucina. Torn dopo un attimo e mise sul tavolo un grande
piatto di patate fritte. Rafael si affrett a prenderne una con le dita.
 Se tu vuoi che venga, chiaro.
Lei sorrise, si lisci il maglione. Lui constat che aveva il seno un po flaccido.
 Mi fa piacere che tu venga a trovarmi. Mi trovo benissimo a letto con te.
Ci fu un silenzio. Rafael aspettava facendo finta di niente.
 Ma lo sai che non ho pi intenzione di vivere con nessuno.
 Si tratterebbe di lasciarmi dividere la casa con te per un paio di mesi, finch non mi sistemo.
Lei apparve subito seccata, oltre che stanca.
 Naturalmente ti pagherei laffitto . Lui spi la sua reazione.  E non dovresti fare la serva. Io
non ci sono mai. Per il fine settimana, se vuoi, puoi prenderti una donna che faccia i lavori, che stiri...
Pago io.
Tona spense la sigaretta, girandola pi volte nel posacenere.
 Alla fine  sempre lo stesso.
Lui si spazient, si alz dal divano, si mise a camminare con le mani in tasca.
 Senti, poche storie. Io non sono uno di quei morti di fame con cui hai vissuto, e nemmeno ti
sto chiedendo di sposarmi. Si tratta di due mesi e basta, per tirarmi fuori dai casini, e per di pi ti pago!
Neanchio ho voglia di vivere con nessuno.
Le sarebbe stato facile buttarlo fuori in quel momento, eppure non si decideva, riottosa ed
esitante come un gatto.
 Solo due mesi, e faremo a met di tutte le bollette, oltre che delle spese per mangiare.
Lui stava per dirle che avrebbe pagato tutto lui, ma non os. E non os nemmeno baciarla o
sorridere. Continu a tenerle il muso.
 Che storia, eh? Le donne cercano di fregare i maschi perch sono state fregate da altri maschi,
e gli uomini fanno lo stesso.
Lei fece finta di non avere sentito.
 E quando sei qui, fa in modo di non lasciare niente in giro, mi piace che la casa sia in ordine.
Lui assent, seccato.
Fecero lamore per tutto il giorno, senza fermarsi se non per mangiare qualcosa, in piedi in
cucina. Finalmente stavano passando un fine settimana insieme, e non era molto diverso da come lui se
lera immaginato. Lei riemp una lavatrice con le sue camicie e, per la prima volta, le stir. Era
maldestra, forse di proposito, appiattiva con disprezzo i polsini lasciandoci cadere sopra il ferro come
se volesse farli sparire. Al mattino era meno attraente, let si notava di pi, le rughe sottili sulla faccia,
la pelle opaca. Lui pens che non aveva visto cosmetici nel bagno, solo un flacone di crema da due
soldi. Era molto diversa dalle altre donne che conosceva: Mercedes aveva centinaia di prodotti di
bellezza, le sue fidanzate lo stesso. Adela aveva perfino appeso in bagno un armadietto apposta, solo
per le creme e i profumi. Di sicuro quella roba era troppo cara per lei. Si rese conto che dovevano
esserci un mucchio di cose che lei non poteva permettersi. Lo stipendio di una cameriera  modesto. Le
avrebbe comprato lui quello che ci voleva, non  difficile scoprire di cosa ha bisogno una donna di
quarantanni andando in una buona profumeria. Prov una sensazione piacevole: avrebbe avuto
loccasione di fare molte cose per lei, come quei benefattori che mandano pacchi dono agli orfanotrofi
senza che nessuno glielo chieda. Mercedes prendeva i soldi e faceva quello che voleva. Adesso era
diverso, chi regalava era lui.
Era contento, ragionevolmente felice. Era importante poter contare su una base, un posto dove
tornare. Nel letto, fece dei progetti, fumando una sigaretta con le mani fuori dalle coperte, nellaria
fredda. Torn sullargomento della donna delle pulizie. Tona annuiva senza partecipare. Forse non
voleva farsi vedere troppo entusiasta, non voleva ammettere di essersi lasciata piegare. Ma Rafael non
vedeva che dei vantaggi per lei in quella situazione: pi soldi, la sua compagnia, la possibilit di
conservare in gran parte la sua libert e, a guardar bene, anche la protezione che lui poteva offrirle.
Forse Tona non si rendeva conto di tutto questo, forse il fatto che fosse vissuta con una quantit di
spiantati non corrispondeva esattamente alla realt. Sguatteri, uomini del gas con una rotella fuori
posto. Ne riparlarono. Era una lista infinita, un ragazzo che si era trovato a fare lautostop nellarea di
servizio, un collega a cui si era allagata la casa per una perdita dacqua. Era stata con loro una
settimana, magari anche meno. Pens che forse era meglio dirle di smetterla di raccontare tutte quelle
storie mentre stavano insieme, si sentiva a disagio quando lo faceva, come uno stupido. Ma poi finiva
sempre per sollecitare dei particolari in pi: Che tipo era? Era bravo a letto? Quantera durata? Quando
Tona parlava di queste cose si rianimava, il suo passato non sembrava mai la tragedia che si sarebbe
potuto supporre. Lui la osservava in silenzio. In realt non capiva quale fosse il gioco, aveva dovuto
mettersi in ginocchio per vivere con lei due mesi, e poi lei gli raccontava di aver offerto la sua casa a un
collega per un tubo rotto, e non solo la casa, anche il letto. Bastava un tubo rotto perch lei aprisse
generosamente le gambe, senza problemi. In ogni caso, se pure le cose stavano cos, adesso aveva un
posto dove tornare. Non le chiese dove fosse stata il giorno della sua scomparsa.
La domenica Tona prepar un piatto di uova. Ci mise dei pezzetti di prosciutto, le copr con una
salsa. Mentre cuocevano nel forno, loro aspettarono seduti in soggiorno, mezzi nudi. Dopo pranzo,
tornarono a letto. Rafael la desiderava pi che mai. Il pomeriggio riemp la stanza di penombra pigra.
Doveva andarsene, riprendere il camion. Si alz e cominci a preparare la borsa con la sua roba. Tona
lo segu, apr la finestra della camera da letto. Si rimise il suo vecchio maglione e un paio di pantaloni
neri, sul corpo nudo, senza mutande. Accese il televisore mentre lui faceva la doccia.
Quando usc dal bagno, Rafael era completamente vestito.
 Devi guidare tutta la notte?  gli chiese.
Lui annu. Si infil il giubbotto. Lei alz gli occhi dal televisore per guardarlo mentre si
avvicinava. Lui si chin su di lei e la baci.
 Ti chiamo.
Lei sorrise appena.
 Ti spiace lasciarmi il pacchetto di sigarette? Non ho pi voglia di uscire, e tu puoi comprarle
per strada.
Rafael lasci le sigarette sul tavolo. Fece un gesto di saluto con la mano, che lei ricambi.
Quando fu sola, cerc una scatola di cerini fra le pieghe del divano.
19
Lavvocato gli conferm che poteva chiedere una riduzione degli alimenti che pagava a
Mercedes. Lo fece subito, aveva pi che mai bisogno di soldi.
Dovette incontrarla. Mercedes si present puntuale, con un vestito verde che lui non le aveva
mai visto. Sent limpulso istintivo di sorridere quando fu di fronte a lei, era tanto che non si vedevano.
Ma la sua stretta di mano fu fredda, secca, formale.
 Dobbiamo parlare di soldi.
Non cera altro motivo per incontrarsi. Tirarono fuori delle carte, si confrontarono. Era facile
mettersi daccordo, la sua proposta era ragionevole. Gli avvocati ne avevano gi parlato. Guard sua
moglie, era pi magra, gli occhi un po infossati e cerchiati di scuro. Quando le chiese del negozio non
volle rispondere.
 Sarai contenta.
Si stup del suo sguardo dodio.
 S.
 Bel colpo, complimenti.
Lei si alz, chiese quanto doveva per il caff. Lui era partito con lintenzione di ferirla, di
assalirla con cattiverie come pugni, e invece si sent stanco, la lasci andar via.
 Vieni a prendere le bambine, domenica?
 No, non posso.
Lei gli lanci uno sguardo di sufficienza e si allontan senza salutare. Lui rimase seduto,
sorpreso e sconcertato, come se gli fosse passato qualcosa addosso. La sensazione di stanchezza si fece
ancora pi forte. Ecco tutto quel che poteva aspettarsi da lei. Aveva pensato a quel che avrebbe dovuto
dirle, parole aspre, frasi offensive: Mi fai schifo. Non era successo. Adesso era solo al tavolo del bar,
a pensare. Tutti quegli anni, la nascita delle bambine, il letto, e adesso era capace di andarsene senza
nemmeno guardarlo. Forse lei e Pili avevano architettato tutto da molto tempo, prendendo in giro i
mariti, sperando solo che tornassero il pi tardi possibile. Ma non aveva avuto voglia di dirglielo, di
mettersi a gridare.
Cammin per le strade. Non aveva niente da fare in quella citt. Non gli andava nemmeno di
vedere le sue figlie, era assurdo trascinarle da un posto allaltro cercando di essere gentile. L non cera
niente di suo. Dopo tanti anni, niente che lo tenesse legato, niente da ricordare. Qualche cena a casa di
Luis, qualche bar di quartiere dove era fuggito il sabato sera, una casa che non era pi sua, niente.
Cercava di passare i fine settimana con Tona. Aveva smesso di essere sempre disponibile a
viaggiare nei giorni festivi, anche se aveva bisogno di soldi. Gli piaceva tornare a casa. Lei si
comportava bene, continuava a non mettere candele sul tavolo, ma aveva sempre il frigo pieno, le
lenzuola pulite. Le telefonava pi volte durante le giornate di lavoro. La sua voce suonava indifferente
e serena. Certe notti non era in casa. Allora ripeteva la chiamata finch non la trovava. Cercava di non
fare domande.
Una volta Tona rispose al telefono in modo strano. A lui parve di cogliere una risata nellaria,
come se avesse captato lultima eco di una conversazione.
 Sei sola?  chiese.
 S  rispose lei, senza aggiungere altro.
Rafael si mostr seccato.
 Posso sapere cosa ti succede?
 Ho sonno  disse Tona, e riattacc.
Lui fu preso da un forte accesso di collera, rifece il numero, ma non rispose nessuno. Sferr un
pugno al telefono. Si tolse le scarpe e le fece volare contro il muro. Poteva scopare con chi voleva, ma
almeno doveva avere la delicatezza di nasconderglielo. Si era aspettato qualcosa del genere, prima o
poi doveva succedere. Il suo patto con Tona non prevedeva condizioni. Eppure era deciso a dirle che
finch fossero stati insieme doveva smetterla di portarsi degli uomini in casa. Torn sul camion.
Malediceva il fatto di essere per strada, di non poterle parlare immediatamente. Tona non poteva essere
diversa dal resto delle persone, lavrebbe ascoltato. Si ricord i mormorii al telefono, la sensazione che
con lei ci fosse qualcuno. Forse esagerava, forse era solo il televisore. Poi lei si era arrabbiata, per
questo non aveva risposto.
Quando si rividero la sua collera si era calmata. Aveva paura di parlare, di aprire una
discussione che sarebbe facilmente degenerata. Prefer non dir niente, una scenata pu rovinare un
intero fine settimana, mandare in fumo le lunghe ore di sesso in camera da letto.
Tona era maleducata. Faceva cose che Mercedes avrebbe criticato. Si sedeva sul divano coi
piedi sul tavolo, lasciava cicche sparse dappertutto, masticava con la bocca aperta. Questo a volte lo
infastidiva, pensava che solo le puttane mastichino le gomme facendo schiocchi con la saliva fra i
denti. Spesso era distratta e assente, se ne stava stravaccata per ore a guardare la tele. Non conosceva i
gesti daffetto, i baci e le carezze che fanno parte di una normale relazione, gli abbracci che ci si
scambia incontrandosi nel corridoio. Dopo aver fatto lamore, non rimaneva mai appiccicata a lui, si
girava dallaltra parte, si accendeva una sigaretta o andava in bagno. Quando preparava la cena lasciava
cadere in pentola le cose senza cura, rompeva le uova e buttava i gusci nel lavandino. Anche le bucce e
altri residui andavano a finire l, poi li raccoglieva tutti insieme, gocciolanti, e li buttava nel secchio
della spazzatura troppo pieno, spingendoceli dentro col piede. Non era bello da vedere.
Rafael compr una tenda nuova per il bagno, dei sottobicchieri colorati, un quadro e uno
scaffale. Lei riceveva i regali senza nessun entusiasmo, pareva perfino leggermente infastidita. Le
propose di andare insieme in un grande magazzino, l avrebbero provveduto la casa di tutto il
necessario. Ma lei non volle.  Poi mi tocca togliere la polvere a un sacco di roba inutile  disse. Prov
a farle dei regali personali: un foulard, una borsetta. Nei suoi occhi non brillava mai la gioia che aveva
visto in quelli di altre donne.  morta dentro pens. Sembrava che le piacesse solo andare a cena
fuori, bere qualcosa in un locale con la musica. Allora rideva, faceva girare lo sguardo intorno a s,
contenta, come se in un bar potesse scoprire qualcosa di promettente. Ordinava cocktail esotici che poi
lasciava quasi intatti perch non le piacevano. Alla fine tornava al whisky, che beveva fino a essere
mezza brilla. A quel punto le capitava di fare discorsi strani, che non arrivavano mai da nessuna parte.
Le sue domande erano assurde: Cosa faresti se un giorno non ti tirasse pi?. Rafael ne approfittava
per fare domande anche lui. Dove vai quando sei sola?. Da nessuna parte. Non vai a letto con
altri?. No. Allora lei non sorrideva pi, metteva il muso. Rafael cercava di scusarsi, ma non ce nera
il tempo: in genere Tona stava gi canticchiando qualcosa, come se si fosse gi scordata della domanda.
Rafael cominci ad avere dubbi improvvisi mentre era per strada. La immaginava sudare sotto
qualche bestione, un fattorino o un idraulico che manco aveva fatto la doccia prima di entrarle nel letto.
La chiamava dal primo bar, non cera. Aveva creduto che le cose sarebbero andate diversamente, di
poter tornare il sabato sera e sentire per telefono che era contenta. Ma non andava affatto cos, e per di
pi gli toccava lottare con lidea fissa che lei andasse in giro a scopare. Gli veniva da bestemmiare. Il
mondo  pieno di donne, donne allegre, affettuose, giovani, piene di illusioni. E poi cera sempre la
possibilit di starsene da soli. Anche se non era molto piacevole, materassi senza lenzuola a notte
fonda. E cerano le cosce di Tona, dischiuse. Telefonava di nuovo, da un altro bar, e se lei rispondeva,
non sapeva cosa dire.
Ebbe un piccolo incidente col camion, una sbandata e una frenata brusca. Si fece un graffio che
gli medicarono allospedale di un paese vicino. Lo misero ad aspettare in corridoio, un lungo corridoio
dove le infermiere passavano in fretta su e gi. Vide dei vecchi che camminavano lenti, dei malati che
passeggiavano in vestaglia, coi pantaloni del pigiama sulle ciabatte. Il medico lo visit, disse che non
cerano lesioni gravi e gli applic una medicazione al sopracciglio. Poi gli diede un paio di gioviali
pacche sulle spalle e lo conged. Dovette rimanere di nuovo in corridoio ad aspettare il foglio di
dimissione. Ebbe freddo. La testa aveva cominciato a pulsargli. Osserv la lettiga accanto a lui, stretta,
foderata di plastica bianca, le gelide zampe di metallo con le ruote. Cominci a sentirsi in preda
allansia, gli venne il capogiro. Abbass la testa fra le ginocchia. Uninfermiera si chin su di lui:  Si
sente male?  No  rispose. Prese i fogli, usc in strada. Raggiunse un telefono e inform la ditta
dellincidente. Gli consigliarono di non lavorare per qualche giorno, il titolare non voleva esporsi a
inutili rischi. Accett.
Rimessosi al volante, cerc di ricordarsi quando fosse stata lultima volta che era rimasto a casa
dal lavoro. Aveva preso quattro giorni di ferie quando era nata Silvia. Vacanze per modo di dire, col
nuovo beb, la gente che veniva a casa. Gli era parso un periodo di reclusione, da cui era fuggito felice
di tornare sulle strade. Adesso che sarebbe rimasto fermo una settimana prov gratitudine per il suo
capo, finalmente qualcuno si preoccupava per lui.
Tona lo ricevette lievemente sorpresa. Si era aspettato che si emozionasse per il suo arrivo
inaspettato, per la vistosa medicazione sullocchio destro. Si limit a chiedergli i particolari
dellincidente e a preparare la tavola anche per lui.  Passeremo il Natale insieme  osserv lui. Lei
sorrise, gli mise nel piatto un po della verdura che stava mangiando. Aveva addosso un pigiama, una
spessa vestaglia di lana. Cenarono in silenzio. Rafael era molto stanco. Avrebbero passato il Natale
insieme. Le feste non avevano mai avuto un particolare significato per lui. Lasciare il camion un paio
di giorni, tutto qui. Le bambine riempivano la casa di festoni scintillanti, facevano il presepe sul mobile
dellingresso, mettevano un albero sintetico nel soggiorno. Il forno funzionava a pi non posso per
lintera mattinata e in tutta la casa si diffondeva lodore degli arrosti. Il terzo giorno lui se ne andava
mentre tutti dormivano ancora. Forse Tona non festeggiava il Natale. La guard mangiare lentamente.
In fin dei conti non era successo niente di terribile, laveva trovata in casa, a mangiare verdura calda.
Mentre saliva le scale, aveva temuto un arrivo raccapricciante: sentire gli ansiti di chiss chi fin dal
pianerottolo, avvicinarsi a poco a poco, aprire la porta della camera da letto. E invece lei era in pigiama
davanti a un piatto di fagiolini. Sent il calore della stufa salirgli dai piedi. Aveva sonno. Non era stata
unesperienza piacevole dover prendere una corriera per raggiungere Tarragona, senza contare
lospedale. Tutti quei malati come morti viventi, che camminavano strascicando i piedi. Avrebbe
potuto formarglisi un trombo in seguito alla botta, unembolia, una di quelle cose di cui si sente
continuamente raccontare. Allora anche lui si sarebbe ritrovato addosso un pigiama a righe della mutua
e sarebbe rimasto da solo in una piccola citt di provincia dove nessuno lo conosceva.
 Come lo festeggi tu, il Natale?
Sembrava che Tona non capisse.
 Be, tutti fanno qualcosa a Natale. Tu ceni a casa? Prepari qualcosa di speciale?
Lei ritir i piatti, si accese una sigaretta.
 Be, il responsabile del bar ci offre lo spumante, mangiamo qualche pasticcino, ridiamo. Poi
distribuiscono le cassette natalizie, una per ciascuno, con un paio di bottiglie, frutta sciroppata.
 Questanno sar diverso, vedrai. Non mancher niente. Compreremo delle decorazioni per la
casa, un tacchino, il torrone...
 Gi me lo vedo. Verr perfino Babbo Natale.
 Esatto, e se dovrai lavorare verr a prenderti allautogrill, cos dopo potremo andare a
divertirci da qualche parte.
Lei sorrise. Usc dalla cucina, and nel soggiorno e accese il televisore. Rafael la segu, si
sedette sul divano accanto a lei. Tona lo svegli poco dopo. Gli pareva di aver dormito per ore.
Entrarono nel letto gelido. Lei prese una torcia elettrica che teneva sul comodino, la accese e si infil
con la testa sotto le coperte. Gli tolse i pantaloni del pigiama, gli illumin le gambe, si ferm sul sesso,
lo accarezz senza smettere di guardarlo. Lui vedeva il riflesso luminoso attraverso la stoffa. Si eccit,
fecero lamore. Pi tardi, mentre lei era sdraiata su un fianco, dandogli la schiena, Rafael le si avvicin
allorecchio e le disse:
 Mi mancavi, sai?
Ma Tona non rispose, forse si era addormentata.
Al mattino, quando si alzava, Tona era gi andata via. Nel sonno, la sentiva scendere dal letto,
fare la doccia. Lui rimaneva l, a rigirarsi indolente. Andava a far colazione fuori, non gli piaceva
rimanere da solo nella cucina buia. Poi passeggiava. Malgrado il freddo, cera gente dappertutto, sugli
autobus, nelle strade. Certe volte si fermava davanti alle vetrine dei negozi di lusso, rimaneva a lungo a
guardare tutti quegli oggetti costosi. Gli sarebbe piaciuto comprare qualcosa, unagenda rivestita in
pelle, forse una cartella portadocumenti con le sue iniziali incise. Ma un camionista non ha bisogno di
unagenda. Fece scorrere lo sguardo sulle forme arrotondate di varie pipe di radica. Se fosse stato di
quegli uomini che hanno bisogno di agenda e portadocumenti, la sua vita sarebbe stata diversa. Non
avrebbe avuto la stessa moglie. Le donne di classe non passano la giornata a confabulare con le vicine,
si limitano ad aspettare i mariti che sbrigano i loro affari. Lui avrebbe saputo essere un uomo
importante. Avrebbe comprato a sua moglie gioielli e pellicce. Si aggiust il bavero del giubbotto,
entr nel negozio. Un giovanotto ben vestito venne a servirlo. Si fece mostrare tutte le agende, le
osserv attentamente, aprendone le pagine, accarezzandone le copertine. Ne compr una di pelle di
cinghiale, lucida, martellata. Rimase a osservare mentre la avvolgevano in un pacchetto perfetto. Pi
tardi lo svolse in un bar. Soppes orgogliosamente il suo acquisto, annus le pieghe della carta.
Linterno era tutto un mondo, pieno di possibilit. Cerano righe per annotare gli appuntamenti ora per
ora, le telefonate da fare, le lettere urgenti. Poi cera uno spazio in bianco per le varie incombenze della
giornata. Le pagine successive contenevano informazioni insolite: i valori delle monete dei vari paesi,
lora di New York. Finalmente trov qualcosa che gli era familiare: una cartina stradale. Osserv i
tracciati, rossi per le autostrade, gialli per le strade nazionali, i puntini e i cerchiolini delle citt. Sorrise.
Si guard intorno: un gruppo di signore prendeva il caff. Presso la vetrina, un vecchio aveva lo
sguardo perduto nel traffico di fuori. Non si sentiva granch senza il suo camion, mescolato alla gente
oziosa del mattino.
La sera Tona insisteva per andare al bingo. Sembrava che la cosa la divertisse pi di una serata
romantica. Giocava le sue cartelle in silenzio, immersa nella penombra satura di profumi a buon
mercato. Lui avrebbe preferito una cena e una chiacchierata al ristorante, rigirare fra le mani una coppa
di cognac o ascoltare musica in un locale notturno. Ma Tona non aveva pazienza per le lunghe serate, si
annoiava in fretta, lanciava occhiate impazienti tuttintorno.
La sera della vigilia smontava alle sei. Rafael ne fu contento, avrebbero avuto tutto il tempo per
fare un giro e tornare a casa per cena. Al mattino, quando Tona fu uscita, diede unocchiata in cucina e
constat che non era previsto niente di particolare per quella sera. Non cerano nemmeno decorazioni
natalizie. Usc lui stesso a far compere. Fece provvista di antipasti in scatola e salumi costosi. Pass da
un fioraio e compr un grande ramo di pino ornato di fiocchi rossi. Prese un taxi: lo imbarazzavano le
occhiate della gente mentre camminava carico di quelle cose.
Tona non parve molto soddisfatta dei preparativi.
 Credevo che saremmo andati a cena fuori.
 In una sera come questa  meglio restare a casa.
Lei si strofin un occhio con indolenza, doveva aver bevuto.
 Non vorrai mica giocare alla famiglia felice, no?
Lui rimase l a sorridere come un cretino, non sapeva come reagire. Tona assunse un tono
ragionevole, tinto di stanchezza.
 Senti, ho passato anni della mia vita a star male per colpa di queste maledette feste. Non
avevo uno straccio di decorazione, non avevo neanche la cena, non avevo nessuno. Ogni anno pensavo
che il prossimo sarebbe stato diverso, e invece era sempre la stessa cosa. Finch mi sono detta che era
tutta una gran cazzata. Da allora mi  sempre andata benissimo cos e non ho intenzione di cambiare
adesso.
Rafael la guardava, sconcertato. Lei cambi tono, cerc di mostrarsi pi simpatica. And
nellingresso, torn con una cassetta di cartone.
 Vieni, vediamo cosa ci ha regalato il capo questanno.
Misero la cassetta sul tavolo di cucina e Tona cominci a tirarne fuori barattoli di frutta
sciroppata, bottiglie di liquore, cioccolatini.
 Credi che ci baster per cena?
Lui fece di no, serio.
 Andremo a cena fuori.
I ristoranti erano quasi tutti chiusi, soffiava un vento gelido che aveva spazzato via la gente
dalle strade. Entrarono in una taverna gagliega. Ordinarono brodo, bistecche con losso, spumante.
Cerano pi clienti di quanti non si fossero aspettati. Il televisore era acceso e lambiente era scaldato
da un paio di stufe a gas. Tona continuava a bere, lui se ne stava serio, teso, di fronte ai suoi occhi
beffardi. Lei lo sorprese proponendo un brindisi:
 A tutti i cani e i gatti senza una casa.
  questa lunica cosa che ti viene in mente?
 Perch no?
 Non  affatto spiritoso.
 Senti, ma coshai? Ti ricordi delle tue bambine? Del presepe?
 Sta zitta!
  festa anche per me, e quando  festa mi piace divertirmi.
Lui non rispose, affond la forchetta nella carne, alz gli occhi e la guard con durezza.
 Dove vai quando non sei con me, Tona? Dove sei stata la domenica che mi hai lasciato solo?
Il sorriso cinico si sciolse sulla faccia di Tona.
 Ci risiamo con questa storia? Sono stufa. Vuoi sapere dove vado? Chi vedo? Te lo dico
subito: vado a scopare, a scopare con qualcuno che mi piaccia.
 Come le puttane.
 No, io vado a letto con chi voglio, e se mi va accetto anche dei soldi. Credevi forse che fosse
gratis per tutti come per te?
Lui la prese per il polso e glielo strinse pi forte che pot. Lei resistette stringendo i denti.
Rafael deglut, respir profondamente e usc dal ristorante.
Dentro di lui la furia si confondeva con la sorpresa. Cammin senza una direzione. Non sapeva
nemmeno come fosse cominciato, quellalterco, in ogni caso la convivenza pacifica non era durata a
lungo. Tona aveva cercato di ferirlo, questa era in definitiva lunica cosa che sapeva fare. Era stata
ferita, e aveva voglia di ferire gli altri. Tutti quelli che le si avvicinavano finivano per essere sue
vittime. Tona e il suo passato, la ridicola storia di tutti quegli uomini che erano vissuti con lei, pezzenti
senza un soldo, seduti in canottiera al tavolo della cucina, li vedeva mentre se la scopavano in piedi nel
corridoio, o cose pi schifose ancora. Il ragazzo del supermercato e la sua famiglia. Cosa aveva a che
fare lui con tutto quel pattume? Entr in un bar deserto. Il barista stava guardando la televisione da
dietro il banco. Ordin un cognac. Se lera immaginato fin dallinizio che fosse una puttana, nessuna
donna esce misteriosamente in piena notte per andare a mangiare una pizza con unamica. Eppure non
riusciva a credere che si facesse pagare. Le puttane hanno soldi, non avrebbe abitato in quel buco senza
nessuna comodit, non avrebbe lavorato otto ore al giorno allautogrill. Il cognac gli bruciava lo
stomaco senza dargli alcun piacere. Pag e usc. La vigilia di Natale da solo, in mezzo alla strada in una
citt vuota. Non riusciva a sentirsi infuriato, solo in preda a una dolorosa malinconia. Si guard le
scarpe sporche sotto un lampione. Un brutto momento pu capitare a chiunque. Vide passare un taxi
libero e lo prese, non era la sera per andare in cerca di puttane, e per di pi lei non sarebbe stata in casa.
Rientrando, sbatt la porta. Rimase in piedi, fermo, in silenzio. Accese la luce del corridoio e
apr la porta della camera da letto. Tona dormiva ben coperta. Prov una gioia improvvisa, una
riconoscenza immotivata. Cominci a spogliarsi senza spegnere la luce. Lei non si muoveva. Si infil
nel letto, senza osare sfiorarla. Il tepore delle lenzuola gli rimise in moto il sangue.
 Tona, non possiamo arrabbiarci sempre cos.
Lei non rispose.
 Quando si litiga si dicono cose assurde.
Lei si volt, la sua voce era mezzo addormentata.
 Ho sonno, dormiamo,  tardi.
Poi pos la mano sul sesso di Rafael e cominci ad accarezzarlo.
20
Il giorno dopo, il mattino fu freddo e nuvoloso. Dormirono fino a tardissimo. Fecero colazione
in cucina. Tona sembrava allegra, sbatt le uova, fece delle frittate, apr qualcuna delle scatolette che
aveva comprato Rafael. Poi lui appese al muro il ramo di pino. Fu soddisfatto della sua opera, la
contempl da qualche passo di distanza. Tona non ne fu per niente entusiasta, le era toccato darsi da
fare con le decorazioni del bar. Tutto il pomeriggio ad appendere campanelle e festoni, ad appiccicare
stelline sui vetri. Cerano stati anni ben peggiori, una volta il personale al completo aveva dovuto
vestirsi da Babbo Natale, avevano fatto le foto e le avevano esposte allingresso: Noi tutti vi diamo il
benvenuto e vi auguriamo buone feste.
Rafael le propose di andare a fare una passeggiata. Quando furono fuori, si ricord del camion.
Era riuscito a rimanere fermo per diversi giorni senza che la strada gli mancasse. Pens che avrebbe
dovuto esserne soddisfatto, anche se forse questo voleva dire che stava invecchiando. La vita era
assurda, aveva fatto tutto al contrario, si era accollato la responsabilit di una moglie quando era ancora
un ragazzo e ora, che finalmente aveva la sua libert, si vedeva costretto a mendicare attenzioni
casalinghe a una puttana. Guard Tona, che camminava accanto a lui, forse annoiata.
 Entriamo l a prendere qualcosa.
La luce del giorno non arrivava fino in fondo al locale. Ordin della birra.
 In certi paesi prendono la grappa con la birra. Me lha detto uno che lavora sui TIR. Un
sorsetto di grappa e un sorso di birra.
Lei volle provare. Rideva ogni volta che la birra diluiva il bruciore della grappa. Lo stup che
questo la divertisse tanto. Non si sapeva mai cosa potesse piacerle, farla ridere. Lui faceva ogni sforzo
per tirarla fuori dalla vaga insofferenza in cui sembrava continuamente immersa. Ma lunica cosa che
davvero lavrebbe entusiasmata non era certo in suo potere: uscire a cercare dei tipi che se la
scopassero. E se lavesse fatto? Magari doveva provarci, farle da ruffiano, da magnaccia. La seconda
grappa scese gi meglio. Tona canticchiava una canzone.
 Era vero quel che mi hai detto ieri?
Lei non si stup pi della domanda, lo guard con ironia.
 La storia che vado a scopare in giro? No, certo che no!
Nel locale esplosero le note di un pezzo jazz. Bene, meglio cos, se avesse risposto
diversamente le avrebbe spaccato la faccia, o lavrebbe ammazzata. Sorrise, le pass una mano sul
viso, dallalto in basso, come a cancellarne i tratti. Tona si ritir con un sobbalzo.
 Ne prendiamo unaltra?
Uscendo dal bar, Rafael si sent le gambe molli. Andarono in un ristorante. Il vino contrast
nelle loro bocche col sapore aspro delle birre. Rafael si divertiva a pescare le polpettine dalla minestra e
a lasciarle ricadere nel piatto, coprendo di schizzi la tovaglia. Tona si torceva dalle risate, non riusciva
nemmeno a mangiare. Il cameriere pass un paio di volte, li guard con ostilit. Questo la fece ridere
ancora di pi. Erano ubriachi, incapaci di venire a capo dellarrosto dagnello. Sfilacciarono la carne,
bevvero di nuovo.
In strada cominciava a far buio. Tona voleva andare al bingo. Lui azzard, con falsa sicurezza,
che a Natale le sale bingo sono tutte chiuse. Preferiva tornare a casa, preferiva dormire, non ce
lavrebbe fatta a sopportare lambiente chiuso, le vecchie chine sulle cartelline dei numeri.
Rimase appiccicato alla stufa, assorto, a guardare il fornello che bruciava senza fiamma e senza
rumore. Poi guard il ramo di pino, come una grande macchia sul muro. Si mise a dormicchiare
sdraiato sul divano. Tona aveva preferito il letto. Di tanto in tanto apriva gli occhi, di scatto, e il
chiarore della stufa lo restituiva al suo inquieto dormiveglia. Alla fine si svegli del tutto. Accese la
luce, prese una sigaretta. Il silenzio nella casa era assoluto. Aveva mal di testa. I pomeriggi di Natale a
casa sua erano diversi. Anche l dormicchiava su un divano, ma nelle altre stanze cera vita, in cucina
Mercedes preparava un ripieno per il giorno dopo, dalla camera delle bambine arrivavano voci, rumori
dei giochi. Prese il telefono, fece il numero di casa. Rispose Mercedes, indifferente, pratica.
 Le bambine sono andate al cinema.
 Con Pili, immagino.
Non rispose.
 Vorrei sapere come stanno.
 E allora vieni a trovarle.
Sent il clic del ricevitore che veniva bruscamente messo gi. Tona entr nel soggiorno,
spettinata, con la faccia segnata dalle pieghe del lenzuolo. Si lasci cadere sul divano, accese una
sigaretta.
 Coshai?
 Ho parlato con Mercedes.
Lei rimase a fumare in silenzio, strofinandosi gli occhi.
 Ha riattaccato dopo due secondi. Mi rinfaccia che non mi occupo delle bambine. Come se non
le mandassi i soldi tutte le volte che devo!
Tona si sganci il reggiseno da sotto la camicetta. Lui parlava con rabbia contenuta.
 Credi che si sia portata a casa un uomo il giorno di Natale?
Tona sorrise.
 Non lo so.
 Mi fa schifo che le mie figlie stiano in quellambiente.
Lei alz le spalle, si strofin il naso.
 Se la chiami continuamente per questo, finisce che ti incazzi e basta. Ti conviene fare come
me, non dare segni di vita.
Lui la guard incredulo.
 E se tuo figlio fosse operato di appendicite?
Tona si risistem con indolenza sul divano.
 Se lo operano, cosa posso farci io?
 Ma non tutti hanno il pelo sullo stomaco che hai tu.
La faccia di Tona si irrigid, si riemp di disprezzo.
 Sei venuto a ricordarmi cosa devo fare?
 Posso dire quello che voglio, ne ho il diritto, pago laffitto in questa casa.
Lei lo guard piena di ferocia.
 Paghi perch lhai voluto tu. E per quello che paghi non avresti mai trovato una casa come
questa, credi che sia scema?
Si gir e and a prendere il cappotto. Se lo infil in fretta, prese la borsa.
 Dove vai?
Lei non rispose, and alla porta. Lui fece un passo avanti, grid, fuori di s:
 Dove vai, Tona?
 Te lho gi detto ieri, a scopare. Ci avrai mica creduto che non era vero?
Chiuse la porta con un colpo secco. Lui le corse dietro ma non os uscire. Se esco la picchio
pens, la picchio, la picchio, la picchio. E si mise a sferrare pugni contro il divano. Poi croll, con le
ginocchia a terra, il petto appoggiato ai cuscini. Si mise a piangere. Il rumore del suo pianto lo fece
tacere subito, gli ridiede freddezza, unindifferenza tagliente si impossess di lui. Si alz, accese il
televisore.  Piango perch sto diventando pazzo  disse a voce alta. Poi si sent pi tranquillo.
Era deciso ad aspettare finch Tona non fosse tornata. Stavolta non era stata colpa sua. Appena
lavesse vista, le avrebbe detto: Dora in avanti vivremo tranquilli, non ci saranno pi discussioni. Si
vers un whisky, ma non riusc a berlo. Guard con disgusto quella casa, un appartamento brutto e
silenzioso dove non cera niente che lui potesse fare. Troppi giorni di inattivit. Sorrise. Che storia!
Una storia che lavrebbe fatto ridere per due ore di fila se qualcuno glielavesse raccontata al bar.
Tona torn verso le dieci. Puzzava di alcol. Era una perfetta puttana, sapeva trovarselo subito
uno con cui passare il pomeriggio. Apr la finestra. Lo guard come se non lavesse mai visto. Forse
andava in qualche locale, sempre il solito, dove rimorchiava. Oppure il tizio era uno solo, se ne stava a
casa ad aspettare che lei chiamasse.
 Tona.
Lei alz le sopracciglia, scocciata.
 Sono parecchi, o  sempre lo stesso?
Lei rise. La vide uscire dal bagno con la camicetta sbottonata.
 Tu non ti arrendi mai, eh?
Gli si avvicin, gli ficc la lingua in bocca, la mano nei pantaloni, cominci ad accarezzargli il
culo.
  uno o sono tanti, Tona?
 Tanti, a volte contemporaneamente, uno davanti e uno di dietro, uno sopra e uno sotto.
Rafael chiuse gli occhi, lei continu a toccarlo con le dita umide.
21
Incontrare Luis in ditta gli fece piacere, un piacere esagerato, come se non si vedessero da anni.
Tutti parlavano di uno sciopero dei trasporti. Tre giorni fermi per protestare contro laumento del
gasolio, una rivendicazione che conveniva anche ai padroni.
 Questa volta sciopero anchio.
 Non potrai fare altrimenti, ti rovinerebbero il camion, finiresti pestato.
Stranamente Luis non aveva voglia di parlare dello sciopero. Passeggiarono fra i camion,
scambiando informazioni coi colleghi, definirono gli itinerari fino al giorno dello sciopero. Uscirono
prima di mezzogiorno, per mangiare qualcosa insieme. Scelsero una trattoria lontana dal deposito, in
modo da evitare la compagnia degli altri camionisti.
 Volevo far due chiacchiere con te, Rafael.
Cominci a parlare non appena si furono seduti a tavola, ancora prima di fare le ordinazioni.
Rafael era sicuro che si trattasse di Mercedes. E invece no: Luis si era messo con una ragazza.
Uninsegnante di ginnastica, giovanissima, appena ventidue anni.
Non sapeva cosa dirgli.
 Caspita, eh? Ti sei deciso!
Laveva incontrata in un bar lungo la strada. Lei partecipava a una gita organizzata dalla
palestra. Lui stava prendendo il caff con dei colleghi. Cera stato uno scambio di battute. Alla fine gli
aveva dato il suo numero di telefono. Si vedevano molto meno di quanto desiderassero, ma lui le
telefonava continuamente. Rafael conosceva quella fase.
 E adesso cosa pensi di fare con Emilia?
Luis lo guard come se fosse impazzito.
 Niente, far in modo che non lo sappia. Non voglio giocarmi la famiglia.
 Io sono contento come sto  disse lui, senza sapere perch.
 Mi fa piacere.
Si guardarono sorridendo.
 Passer con lei i tre giorni dello sciopero. Dir a Emilia che sono con te, non si sa mai.
Prendeva troppe precauzioni, tipico dei principianti.
 Tu starai da Tona?
Rafael esit.
 No, ultimamente siamo stati un po troppo insieme. Non  il caso che si abitui.
 E cosa pensi di fare?
Rafael alz le spalle.
 Perch non vieni con noi?
Rafael rise.
 Dico sul serio. Staremo in un bungalow da qualche parte, in campagna. Tu ne prendi uno, noi
un altro. Poi andiamo a fare delle passeggiate, mangiamo. Cos possiamo chiamare Emilia tutti e due
insieme, alibi perfetto. E poi conoscerai Mnica.
 Mnica?
 S, anche il nome  carino.
 Di sicuro non  il nome quel che ti attira di pi.
Risero forte. Una gran bella idea per una vacanza. In fin dei conti lamicizia  importante.
 Sai qualcosa della mia ex moglie?
 Emilia ogni tanto la vede.
 E come le vanno le cose?
 Dice che vendono abbastanza, non so altro.
Era minuta, muscolosa, molto carina. Guardava Luis con aria sognante, beveva Coca-Cola tutto
il tempo. Luis con lei si comportava come un innamorato. Le circondava le spalle col braccio e le
sistemava bene la sciarpa quando uscivano al freddo.
Compravano i giornali per seguire le notizie sullo sciopero. Luis era soddisfatto, si parlava di
rifornimenti minacciati, del caos che poteva nascere dal blocco. Qualcuno finalmente si sarebbe reso
conto dellimportanza della categoria. Si preoccupava per le possibilit di abusi, di azioni isolate di
forza. A Las Pedroeras qualcuno aveva tentato di dare fuoco a un camion. Era pericoloso, un atto del
genere poteva screditare le agitazioni. Rafael lo ascoltava senza passione, erano cose lontane, per lui.
Guardava Mnica, anche lei si annoiava. Portava ai lobi due piccoli gingilli doro che oscillavano di
continuo. Era meraviglioso vederla cos giovane, insieme al suo amico Luis. La ragazzina innocente
che cade nella trappola del camionista sposato. Vecchia storia.
Di mattina Luis e Mnica andavano a passeggiare da soli per la campagna, in tuta da ginnastica.
Lei portava delle scarpette bianche, pulite e nuove come se non fossero mai state usate. Verso
mezzogiorno si ritrovavano con Rafael e pranzavano tutti e tre insieme nellunico ristorante del paese.
Il pasto si prolungava indefinitamente: cominciavano con un aperitivo accompagnato da fettine di
prosciutto, poi passavano alla minestra, a una bella bistecca succosa. Mnica non riusciva a mangiare
tanto, non cera niente che le piacesse davvero. Luis la sgridava come un padre, era abituata agli
hamburger, alle pizze, roba di plastica, porcherie. Lei combatteva a lungo con la sua bistecca, ne
buttava la met. Poi rimanevano seduti a tavola, a fumare e a prendere il caff, non cera nessuno a
metter loro fretta. A volte Mnica si stancava di starli ad ascoltare, prendeva una sedia e si piazzava
davanti al televisore dellenorme sala da pranzo.
 Si annoia  diceva Rafael, ma Luis diceva di no, non se ne curava, preso comera dai discorsi
sullo sciopero.
Rafael la guardava da lontano, semiaddormentata, le guance arrossate dal riscaldamento, gli
orecchini che dondolavano. Era molto diversa da tutte le donne con cui era stato ultimamente. Era
diversa da Mercedes, il ragno che lo aspettava senza muoversi dalla sua tela. E da Adela. E diversa
anche da Tona, che forse in passato era stata una ragazza innocente e allegra. A Tona telefonava pi
volte al giorno, ogni tanto riusciva a trovarla in casa. Rivedeva la stanchezza e lo scherno su quella
bocca che cominciava a essere segnata da rughette sottili. Mentre ci pensava sorseggiava la sua grappa,
ascoltava le chiacchiere interminabili del suo amico, si addormentava.
Verso le cinque Mnica e Luis andavano a fare un sonnellino. Si ritiravano allacciati, lui un po
alticcio. Rafael li vedeva darsi dei bacetti sulle labbra. Luis si faceva prendere allimprovviso da
unesplosione daffetto, le mollava una pacca sul sedere.
 Guardala l, la bambina. E ha dato la maturit, ha due diplomi, di educazione fisica e...
cosaltro ancora?
 Fisioterapia  rispondeva lei, con falsa modestia.
Cerano altri baci. Rafael vedeva le labbra che si toccavano e si staccavano lentamente, morbide
e adesive, calde.
Verso sera era lui che ne approfittava per passeggiare. Camminava lungo la via principale del
paese, quasi deserta a quellora. Il vento gelido gli rischiarava le idee. Quando arrivava a unestremit,
ritornava al punto di partenza. Poi telefonava a Tona sul lavoro, ma non riusciva quasi mai a parlarle,
aveva quasi sempre da fare.  Sto servendo delle salsicce  diceva, o caff.
Dopo cena si ritrovavano tutti e tre in uno dei bungalow, guardavano la televisione, o uscivano
a bere qualcosa. In una di quelle serate, Luis gli chiese:
 Non telefoni mai a Tona?
 S, qualche volta.
 Si arrabbier.
 Non gliene importa un cazzo se la chiamo o no.
Luis lo guard perplesso, ma lui non aggiunse una parola. Non aveva voglia di dirgli che Tona
andava con altri, che litigavano, che in ogni caso lui non poteva pretendere niente, dato che non aveva
altro posto dove andare e non voleva stare solo.
Lultima cena fu un avvenimento speciale. Capretto arrosto con patate e cavolo. Mnica disse
che solo due bestie come loro potevano mangiare una cosa cos. Risero molto. Rafael le tir i capelli, la
fece arrabbiare come si fa con le bambine. Tutti e due si divertivano a chiederle cose del tipo: Com
che fanno allamore i ragazzini, eh?. Lei, consapevole del suo ruolo fra i due uomini, diceva
sciocchezze, li provocava infantilmente chiamandoli vecchi. Non la finivano pi di ridere. Ordinarono
in suo onore una grande torta, si deliziarono per la sua faccia stupita nel vederla arrivare. Poi Mnica
volle andare al bungalow a farsi bella, avevano deciso di uscire a prendere qualcosa per festeggiare.
Loro rimasero al tavolo a bere cognac. Luis si stiracchi con soddisfazione.
 Ti fa sentire giovane.
 S.
 Il sesso ti fa sempre sentire giovane.
 Certe volte no . Lespressione gioviale di Rafael si irrigid e si fece triste.  Certe volte il
sesso diventa una cosa cos diversa dalla giovent che ti fa schifo.
 Sei andato troppo a puttane, Rafael.
Fuori, una macchina non voleva saperne di mettersi in moto. Scostarono la tenda e rimasero a
guardare nel buio, assorti nel ripetersi di quel rumore.
 Sta ingolfando il motore.
Cominciava a scendere un nevischio impercettibile. Rafael pass un dito sul vetro.
 Puttane o non puttane, alla fine  sempre la stessa solfa.
Luis bevve in silenzio, sospir:
 Domani, di nuovo in strada.
Cadde su di loro un silenzio nostalgico. Luis scosse la testa, mentre pensava: Le donne non
sono tutte uguali.
 Le donne sono buone, e gli uomini anche,  la vita che  bastarda.
Mnica comparve con un vestitino nero incollato al corpo. Luis mut la sua espressione
malinconica in un misto di tenerezza e desiderio. Andarono a prendere i cappotti. Rafael vide che la
ragazza se la cavava bene a camminare in quel tubino elastico. Sarebbe senzaltro sopravvissuta alla
storia col camionista sposato.
...
.
...
22.
...
.
...
 Vieni qui subito, figlio di puttana.
Riusc a malapena a reagire.  Cosa?
 Ti dico di venire qui subito.
 Tona, sei diventata matta?
 Chiedi un permesso, fa quello che ti pare, ma vieni.  urgente.
Lavevano avvertito della telefonata dalla ditta. Era la prima volta che Tona lo faceva. Cerc di
capire. La richiam cinque minuti dopo.
 Tona, voglio sapere cosa succede.
 Se non sei qui entro stasera, chiamo la polizia, butto la tua roba dalla finestra.
 Ma perch?
Lei riattacc, era molto agitata. Rafael usc dal bar con le mani in tasca. Non sapeva se salire o
no sul camion. Diede un calcio alla ruota. Rientr nel bar, fece il numero della ditta.
 Se  cos urgente... lascia il camion al deposito di Teruel, il carico lo porter un altro. Ma
domani sera cerca di essere di nuovo al tuo posto.
Prese una corriera fino a Sagunto, poi il treno. Sarebbe arrivato a notte fonda, impossibile far
prima. Mangi un panino al bar della stazione. Lansia e la curiosit gli impedirono di dormire bene. Si
assopiva e si risvegliava di soprassalto. Si scervellava ma non riusciva ad avere la minima idea di cosa
potesse essere successo. Forse un tentativo di furto. Ma allora, perch figlio di puttana? La notte era
umida, il buio, completo. Non aveva con s il rasoio, avrebbe dovuto comprarne uno a Tarragona.
Dopo uno di quei bruschi risvegli pens alla morte. Si immagin steso su una panca, nella sala dattesa
di una stazione, solo. Nellimmagine, una bambina si avvicinava per vederlo meglio. Usc in corridoio
a fumare. Il freddo, limprevisto, una nube di ricordi fluttuava fra i vetri appannati.
Un tassista silenzioso lo port a casa di Tona. Mentre si frugava in tasca cercando le chiavi,
cominci a tremare. Unondata calda gli bruci la faccia, il cuoio capelluto gli prudeva.
Non cerano luci accese nellappartamento. Fece qualche passo nelloscurit.
 Tona?
Nessuna risposta. And verso la camera da letto. Accese la luce. Il letto era vuoto. Torn nel
soggiorno. Dal divano, Tona accese la lampada e cos la vide, seduta e immobile. Un brivido gli
percorse la schiena. Aveva la faccia gonfia, gli occhi violacei; allangolo della bocca, una crosta di
sangue rappreso. Anche le narici erano sporche di coaguli. Si sedette accanto a lei, la osserv, non
riusciva a parlare.
 Adesso tu prendi le tue cose e te ne vai.
Lui lott contro lo stupore, contro lorrore.
 Tona... cos successo?
  stato un piccoletto tinto di biondo, uno schifoso.  venuto qui stamattina, ha cominciato a
prendermi a botte appena gli ho aperto. Ha detto che erano per te, che tu avresti capito, che eravate pari.
Si sent attanagliare le budella, finalmente era tutto chiaro.
 Rpalo  disse a voce bassa.
Lei lo guardava con la faccia contratta dalla durezza. Vide senza muoversi che Rafael si alzava,
si torceva le mani.
 Rpalo, figlio di puttana, mi ha seguito, credevo che non avrebbe mai pi...
Tona stava in silenzio.
 Hai chiamato la polizia? Perch non ti hanno medicata?
 Volevo che mi vedessi cos.
Lui si avvicin di nuovo, fece per toccarle la faccia con la punta delle dita. Lei si tir indietro.
 Prendi le tue cose e vattene.
 Devi farti vedere da un medico, le ferite...
 Non voglio nessun medico. Vattene subito.
 Tona, non essere assurda, ti spiegher...
Di colpo, lei si mise a gridare istericamente:
 Vattene, vattene!
Lui la scosse per le braccia, ma lei continuava a gridare. La strinse forte, grid anche lui.
 Sta zitta!
 Vattene via!
Le diede uno schiaffo sulla faccia gonfia col dorso della mano. Lei si rattrapp come unostrica viva. Rafael le si inginocchi davanti, la circond con le braccia, le pos la testa in grembo, si mise a piangere.
 Tona, perdonami, non  colpa mia, ultimamente mi sta andando tutto male.
Rimase cos a lungo, traendo sollievo dallo scorrere delle lacrime. Sent la voce di lei, tranquilla, ormai. Asciutta e triste.
  tutto uno schifo, e basta. Vai via Rafael, e non tornare pi, io sto meglio da sola.
 Non mi cacciare, Tona, ti ricompenser, non ti mancher niente.
Lei lo scost, si alz.
 Ti ho lasciato la valigia pronta nellingresso. Mangia qualcosa, se vuoi, prima di andare. Io vado a letto. Se quando mi sveglio ti trovo ancora qui, chiamo la polizia e dico che questo me lhai fatto tu. Parlo sul serio.
Rafael rimase seduto sul tappeto. Guard il muro, cera ancora il ramo di pino che aveva appeso lui per Natale. Aveva voglia di fumare una sigaretta. Pens che sarebbe stato meglio farlo fuori da quella casa. And nellingresso. La valigia era vicino alla porta. La sollev, era pesante. Forse uscendo avrebbe trovato ancora qualche bar aperto.
...
.
...
23.
...
.
...
I banconi imbottiti non gli erano mai piaciuti, ti tocca allungare il braccio per prendere il
bicchiere, ti impediscono di appoggiarti comodamente al bordo. Preferiva quelli a spigolo vivo, su cui
puoi puntare il gomito per parlare con la ragazza.
Sput per terra ed entr nel locale. Cerano pochi club di quel livello lungo le strade spagnole.
Spazioso, con i tavoli ben separati e un bancone di legno lucido, coperto di vetro. Cerano perfino
statue di donne nude sparse in giro.
Appena lo vide, Blanquita gli corse incontro sorridendo. La chiamavano Blanquita per scherzo,
perch era molto scura, gli occhi neri, i peli di sotto nerissimi anche quelli. Era molto educata, e
giovane, non ne sceglieva mai unaltra quando si fermava l.
Ordinarono da bere e si misero a chiacchierare. Era un locale dove nessuno ti metteva fretta, i
clienti venivano trattati bene. E nemmeno le ragazze avevano voglia di correre. Si poteva stare in pace,
bere un bicchiere con tutta tranquillit, un whisky dei migliori, o un cognac. Lo raccomandava a molti
colleghi, agli amici, no. A Luis si poteva raccomandare ben poco, adesso meno che mai. Se ne era
andato di casa. Dopo un anno che vedeva la ragazzina di straforo, aveva deciso di andarsene, di lasciare
Emilia e i bambini. Era scoppiato un bel casino. Nei mesi successivi lo si vedeva sempre preoccupato,
nervoso, ma poi si era calmato. Rafael era stato a trovarli nel loro nuovo appartamento a Barcellona.
Un posticino piccolissimo, ma avevano tutto il necessario. Mnica guadagnava bene con la ginnastica.
Aveva imparato a fare frittate, piatti di riso. Sembravano abbastanza felici. Eppure, vedendola cos
giovane, cos ben fasciata e tranquilla nel suo tubino nero, Rafael aveva i suoi dubbi, un giorno o laltro
Luis sarebbe stato piantato. Certe volte usciva a cena con loro, facevano quattro risate.
Un giorno gli venne in mente di chiamare Adela per chiederle di uscire. Lei si era messa a fare
un mucchio di giri di parole, si era perfino scusata. Alla fine il motivo salt fuori: aveva un fidanzato.
Va bene, per possiamo uscire lo stesso. Siamo amici, o no?. Ma non cera stato modo di
convincerla, aveva paura che si arrabbiasse. Una donna che aveva passato la vita a chiedergli di lasciare
la moglie e le figlie, adesso non voleva neppure uscire con lui per una birra, perch uno che magari la
stava prendendo per il culo a tutto spiano si sarebbe arrabbiato.
Blanquita rideva. Aveva un piccolo neo vicino al labbro, e a ogni risata, il neo saliva su. Con lei
era un piacere chiacchierare, perch era sempre allegra. E poi sapeva aspettare il momento giusto, non
ti seccava suggerendo continuamente di salire in camera. Sapeva fare il suo mestiere, ma non era certo
uneccezione. Di ragazze come Blanquita ce nerano dappertutto, non erano difficili da trovare.
Dipendeva dal livello del locale.
 Un giorno di questi ti porto un regalo.
Lei si mise a ridere, col neo che saliva su.
 Un grosso orso di peluche per la tua camera.
Rideva come una matta. Forse le puttane non possono tenere pupazzi in camera.
 Non ti va un orsacchiotto? Allora un bel paio di scarpe, una borsa.
 Se fai regali a tutte le ragazze di strada finisce che rimani senza niente.
 No, io tengo sempre qualcosa per me.
 E cosa ti compreresti?
 Io? Un costume da indiano.
Lei si piegava in due dal ridere.
Verso luna salirono in camera. Erano delle belle camere, col riscaldamento individuale e le
tende a colori chiari. Pagando un supplemento, il cliente poteva rimanere tutta la notte.
Blanquita cominci a spogliarsi. Lui si sentiva molto stanco, allung le gambe sul copriletto. Le
scarpe caddero sul tappetino, una con la suola allins. Si ricord di aver finito le sigarette, ma non
importava, al mattino ne avrebbe comprato un pacchetto in un bar, il primo che avrebbe trovato aperto.
...
.
...
FINE.